Fatacarabina

Fatacarabina

lunedì 31 dicembre 2012

Quindi

Gli auguri per te mi piacerebbe scriverli sulla tua pelle, con un dito.
Ma non si può.
E allora li scrivo con la penna.
Ti scriverei alcune parole sulla pelle.
La prima non si può perché non si può.
E allora scrivo serenità che fa bene e fa alzare leggeri la mattina.
E poi scrivo fantasia, che ne serve un pizzico ogni giorno per non sentirsi stritolare dalla noia.
E poi ci metto anche comprensione. Ché per capire gli altri, che hanno alfabeti sentimentali diversi dai nostri, quella serve. Se gli apri il cuore e ci guardi dentro ci trovi un sacco di lettere strane.
Cercare di interpretarle, no?
Guarda, scrivo anche voglia sulla tastiera, che la voglia muove praticamente tutto.
Pure i sassi secondo me hanno voglia.
Quindi...buon 2013

venerdì 28 dicembre 2012

Notti

"Vieni, andiamo assieme a vedere l'ignoto". Poi è partita una palpata e a me è venuto in mente "Disperato erotico stomp".

martedì 25 dicembre 2012

Perché


Grazie,  anche, a loro io non dirò che i miei sedici anni sono stati una merda.
Consiglio l'ascolto, a tutto volume.
Ciao

lunedì 24 dicembre 2012

domenica 23 dicembre 2012

To do list

correre, rotolarmi per terra, stringere mani, fare un sacco di sesso, scrivere come voglio, ridere ancora, non smettere di sorridere, essere sempre coerente con quello che sono.

(Non credo ci sia migliore lista di cose da fare)

sabato 22 dicembre 2012

Impara l'arte

Se c'è una cosa che mi farà ricordare questo 2012 che se ne va è la parola sparizione.
Ha accompagnato quest'anno in molti modi.
Sparizione di qualcuno che non volevo sparisse.
Sparizione di un sentimento che ho capito era solo mio.
Sparizione di legami che credevo di aver saldato con l'oro.

Alla fine c'è anche qualcosa di positivo.
Ho imparato a sparire anch'io. Noi fatecarabine ci tocca studiare, sempre.
Le doti che abbiamo spesso non sappiamo di averle finché non proviamo.
Ignoriamo, siamo fate ignoranti.
Ecco, io appena il mondo che mi sta attorno non per dovere ma per presunto piacere, noto che prova fastidio appena, non dico disgusto, odio o antipatia alla mia vista, sparisco.
E il rumore mi piace.
Fa Puff.

mercoledì 19 dicembre 2012

Non vago, valgo

Mi piace tenere il conto delle cose mai fatte prima e fatte dopo.
Tipo ieri sera mi sono ritrovata a discutere di alluce valgo con il cameriere che aveva appena messo in tavola il piattone di pasta con gli scampi alla busera.

E ho canticchiato due, dico, due canzoni di Pupo.

sabato 15 dicembre 2012

Farsi i film

Io sono una con una fantasia tale che a volte mi faccio i film da sola, tutto dentro la testa.
Durano un attimo, però sono divertenti.
L'ho sempre fatto, questa cosa dei film in testa, che a qualcuno può sembrare orribile e invece è di un innocuo pazzesco.

Tipo l'altra sera sono tornata a casa e c'era una macchina ignota parcheggiata davanti a casa e dentro l'auto c'era un signore. Mai visto prima.
E io mi sono fatta il mio piccolo film, tutto dentro il mio cervello, con una trama che mi sono divertita spesso negli ultimi tempi ad immaginare, che partiva da un colpo di scena, da un campanello che suonava non atteso e da una faccia, la più bella che mi sia capitato di incontrare.

Poi, dopo che ho lasciato un attimo la fantasia correre, io non mi preoccupo che  lo so che il campanello suona sempre e porta altre sorprese.

Però, adesso, quando mi parte in testa quella sceneggiatura, visto che il regista sono io,  il campanello non suona e non c'è alcun colpo di scena. La trama, insomma, ha perso di smalto. Una pizza.

venerdì 14 dicembre 2012

Cose sentite al bar

Potete chiedere scusa per un sacco di cose, l'ho fatto anche io, che ti credi, ma se è stato amore, non si chiede mai scusa per l'averlo lasciato libero di esprimersi.

martedì 11 dicembre 2012

E son tornata a casa contenta di me

Treviso, spazio Paraggi. Lezione ad una ventina di corsisti di scrittura creativa.
Io.
Sì, io.
Ne è valsa la pena, anche solo per le risate mentre leggevo "Il terminale", da "Ottanta lettere".
Per la signora che mi ha detto "sì, te scrivi le cose porche ma ci metti un sacco di umanità dentro" e per i baci che alla fine ho dispensato all'alchemico timido pittore e agli altri corsisti.
Bello.

lunedì 10 dicembre 2012

I...you

Si vive di alti e di bassi, è normale.
L'importante è smettere di lasciarsi sopraffare dai bassi (e mentre scrivo ci leggo un velo di attualità che fa quasi piacere).
Dalle mie parti, si userebbe un termine volgare, per l'incitamento personale a reagire.
Non lo scriverò qui.
Ma l'ho pensato più volte.
Anche nella sua traduzione inglese, ultimamente utilizzata come gioco.
E assicuro che serve.
Se hai avuto la netta impressione di non essere stato niente, non ci puoi far nulla, sei stato niente.
Prendi e esci, abbatti il basso e studia il prossimo salto in alto.

Post scriptum:  voi tra l'I e il you ci potete mettere quello che volete ;)

giovedì 6 dicembre 2012

Due cosette

Resto sempre dell'idea che un abbraccio sia meglio di mille polemiche.
Che il "non  dovevi dirmi questo e quest'altro", senza tener conto che esiste lo stress e qualche volta anche il bisogno di una coccola si cela dietro un rimbrotto,  si risolve con una risata, senza polemiche sterili e avvitabili. E chi lo fa il rimbrotto, si rende conto un attimo dopo di essere pirla.

C'è troppa negatività vera, in giro,  per vederla anche dove non c'è, davvero, perché se sai che c'è stima e affetto, non pensi ad  una sciabolata di cattiveria.
O forse se ne vede troppa di negatività in giro, in carne ed ossa, e gambe e pelle,  e allora quella diventa come una lente che colora di scuro quello che vediamo?

mercoledì 5 dicembre 2012

Oh mia bela cartilagine

Pomeriggio dal fisioterapistachirurgofisiatraomeopataconmillespecializzazioni, la prima volta.
Uno che mi ha detto appena entrata "stia zitta", e mi è risultato subito simpatico.
Un poco meno mi sono piaciuti i colpetti in testa, come se mi dicesse, senza parlare, che sono tutta matta. Bella scoperta, pensavo.
L'agopuntura sul ginocchio, sui piedi, sul polmone, invece mi è piaciuto.
Ho scoperto che il dolore diventa quasi un solletico.
Bella sensazione.
Poi il  responso e sono esplosa in un sorriso, per non ridere.
Sto tutta a sinistra, mi ha detto.
Una bella cosa, ho pensato io, che sono mancina e di sinistra.
E invece no, mi ha detto lui, perché con questo trucchetto perdo energia.
Insomma, tutti i miei problemi dipendono dal vecchio ginocchio destro malandato.
Mi serve della destra cartilagine.
Scusatemi, ma rido.


lunedì 3 dicembre 2012

Bene e male

So fare il pane, direi bene.
Canticchio male, peril collettivovoci .

Poi

Ti guardi e ti dici " cosa hai che non va?". E la risposta è "niente".
Apri la finestra, anche se fa freddo c'è il sole e mandi via l'aria viziata.
C'è un niente che è pieno di tutto.
E l' aria lo sa.

sabato 1 dicembre 2012

Voglie

mi sono svegliata con una voglia di pistacchio, che non avete idea, me la porto dietro da stamattina. Il pistaccio, come dicevo da piccola. Senza non si può.

venerdì 30 novembre 2012

risvegli

Alle sette suona il telefono, c'è un sit-in davanti ad una scuola.
Poi riprendo a dormire.
Poi suonano al campanello, è la postina.
Poi suona skype, un amico al mio panf panf chiede se sono sul tapis roulant
e io invece sto aprendo il pacchetto e c'è tap roul.
Apro una pagina a caso e leggo:

l'opera deve avere il sapore acre e selvatico della libertà totale

dovremmo abbracciarci più spesso sotto la luna e  avere il coraggio di esprimere desideri

gli orsetti gommosi haribo sanno di figa (...)


Buongiorno

giovedì 29 novembre 2012

mercoledì 28 novembre 2012

Evoluzioni della specie

"Mi sono fatta il fidanzato".
Ci sono donne che lo dicono, lo giuro, le ho sentite. Pensavo fosse una delle tante forme dialettali diventate parlata comune, per darsi un tono.
C'è davvero chi pensa che se l'amore o almeno una bella passione erotica non ce l'ha perché non gli capita, la crea. Facile , come farsi un maglione coi ferri di mamma.
Al  massimo ci si prepara, pensa, si studia, come se fosse un corso di decoupage, quella cosa che impari a rivestire di carta cose vecchie e brutte e se hai buon gusto ti vengono fuori cose belle.

Con l'uomo, pensano queste signore, è uguale: puntano uno per strada, in ufficio, meglio ancora su un social network, perché in chat si fa presto ad abbattere il muro della diffidenza, lo studiano un attimino, e decidono che lui è il loro fidanzato, se lo immaginano come vogliono e si comportano  di conseguenza, come se fossero, loro,  la di lui fidanzata.
Visto che poi lui è sicuramente gentile e lascia un pochino fare, la bella signora decisa va di  ammiccamenti, inviti sessuali, che tutti possono vedere, addirittura scenate di gelosia e appostamenti alle di lui amiche, quelle che con lui hanno mangiato spesso pane e salame, insinuando dubbi su tresche novembrine. Ecco, la bella signora si è fatta il fidanzato.
Tutto suo, come un casereccio Big Jim, solo che manco sa che profumo hanno le sue ascelle e se si depila sotto. Non lo sa perché non l'ha mai frequentato, perché l'interesse non è tanto nel rapporto quanto nella tensione erotica, forse. Boh, io non lo so.
La bella signora dell'autoproduzione vive la sua storia a distanza riempiendola di contenuti, i suoi desideri, e  quando lui decide di cambiare identità per porre fine alla sua persecuzione, sistema tutto con le amiche, dandosi un tono. Sistema il ciuffo e racconta in giro.
"Eh sì! Mi ero fatta il fidanzato ma lui mi ha  deluso profondamente, calpestando il mio amore".



martedì 27 novembre 2012

il bello del blog

Fai e disfi, ti può anche partire uno sfogo, lo scrivi, tanto chi legge?
Poi passato il fastidio, cancelli. E se qualcuno legge mica pensa chissà che, che siamo tutti estranei in fondo, no? E tutto è a posto. L'armonia dopo un vaffanculo, alchimia perfetta :)

lunedì 26 novembre 2012

Come li capisco a volte gli uomini...

Sono una che prova vergogna.
Assisto allo show di estranee che so perfettamente dove vogliono andare a parare, alzo argini contro le loro attenzioni che so essere figlie esclusive della voglia di dire, mollarmi davanti alla faccia quella cosa che ho intuito ma non mi interessa sapere, che non è certo uno sfogo il segnale di una amicizia, lo è la confidenza dettata dal cuore, dalla stima e dalla fiducia, non la smania di trovare una sponda. E se ti sfoghi in quel contesto ha senso, sennò no.
Non si è manco complici, senza confidenza.
No.
Finisce che ascolto, dico che non capisco, mi sento dire ti aiuto e io rispondo, no grazie mica ho bisogno. Ma oramai  il tappo è saltato e la sento lanciarmi lo sfogo addosso, mi scanso dicendo che non sono affari miei.
No, non lo sono.
Poi mi vergogno, che mi hanno buttato addosso pezzi di vita che non volevo sentire.
Come quando si butta la carne al cane rabbioso.
E io mi sento la carne, mica il cane rabbioso.



sabato 24 novembre 2012

Figa

Mi sono guardata allo specchio e mi sono vista bella di un bello che non avevo mai provato.
Morbida, ammiccante alla me che guardava. Un ben de dio, se si dice così.
Ho pensato a questi mesi complicati, di dubbi, di silenzi, di qualche incazzatura di troppo, di fatica a gestire sempre tutto da me. Mi sono detta che visto come sono, ora, stupenda e per dirla tutta, erotica con tutti i difetti che ho,  morbidissima, e' meglio se dico grazie a tutte quelle situazioni,  che ai miei occhi mi hanno reso proprio gnocca.

venerdì 23 novembre 2012

Ego te absolvo

Usare termini di un certo tipo, per darsi una sorta di auto-assoluzione.
Elevarsi al rango di vittime sacrificali della cattiveria altrui.
Mi rendo conto, che chi lo fa, chi li usa quei toni là, cerca una immediata consolazione, che, seppur comprensibile, nel senso che ognuno pensa come vuole, a me, che non mi assolvo manco davanti al padreterno, chiunque egli sia, mi suona sempre come la via più banale per non imparare niente .

giovedì 22 novembre 2012

Ho voglia

Ho voglia di organizzare una festa :)

Il treno


Ci sono treni che sono in orario, lo giuro, solo che sono treni sbagliati, lo sai che non ci devi salire, lo fai perché non ti hanno trattenuto sul binario. O perché sei convinto che potrai prenderne altri e magari stavolta perderli.
Poi passi il tempo del viaggio, verso casa, nello scompartimento a capire dove sta il freno d'emergenza. Non ti chiedi mai perché il capotreno ti ha fatto salire, ti chiedi solo cosa puoi fare te per scendere.
Poi arrivi a destinazione e scendi lì, lontano da dove volevi restare.
E capisci che era il treno da non prendere, quello.
E il capotreno, affaccendato nel suo lavoro,  è completamente ignaro di quel passeggero che sta lì a chiedersi perché, per una volta, un treno è arrivato in orario ed era quello sbagliato.

lunedì 19 novembre 2012

Luoghi comuni

Luoghi comuni da sfatare, una volta per tutte.

1) a moltissime donne non interessa nulla della macchina del potenziale fidanzato di turno. Nel senso che manco si ricordano il modello. Quindi perché parlarne? Stessa cosa dicasi per la busta paga: discutere di quanto si guadagna è noioso quanto un pomeriggio passato a seguire i programmi Rai. Devastante.
2) ci sono persone, che una volta che si sentono dimenticate, non provano minimamente odio o rancore. Gli spiace solo. E credo che basti.
3) ci sono persone che vogliono solo vivere serenamente assieme agli altri, senza dover per forza primeggiare. Nel senso che va bene competere, ma oziare ha il suo gran perché.
4) non è che se sei amico di una donna, questa vuole portarti a letto. Di solito se sei amico di una donna, lei non ti vuole portare a letto. Vale anche per l'uomo versus donna amica.
5) il trombamico non esiste, è solo che non si vuole ammettere che ci sveglieremmo volentieri con lui o lei la mattina dopo.
6) l'acidità degli animi va tenuta sotto controllo come il ph della pelle  e dell'urina.
7) se sei stitico, fai poca cacca, diventi nervoso e facilmente irritabile. Prendi i fermenti lattici e lascia in pace il prossimo.
8) mica tutti gli extracomunitari che vedi in giro sono degli "scampai de casa". Molti sono laureati e ne sanno più di te.
9) i famosi "cinque schei de mona in scarsea" servono ancora oggi, nell'era dell'euro. Diciamo che valgono 50 cent?
10) ricevere una lettera, di quelle di carta, scritte a mano, è una bellissima sensazione. Dovremmo farlo più spesso perché la mail non ha lo stesso effetto, coccolante. Poi dipende tanto dal contenuto, eh.

Se avete altri luoghi comuni da sfatare, io li aggiungo...


domenica 18 novembre 2012

Dna

Quando si andava da mia nonna, e le si chiedeva "Com'è?", lei rispondeva così di getto.
Spiazzante.
Poi, ricordo, il tutto finiva in una grande risata.

Oggi è successo a me mentre scorrevo il tumblr.

(mi scuserà  rispostesenzadomanda)

sabato 17 novembre 2012

Tu sei come una trottola

Provate a dirmi il nome o indicarmi una persona che in tutta la sua vita è rimasta sempre uguale.
Impossibile. Non esiste una persona così. Perché si cambia, sempre.
Magari non lo si intuisce subito, ci vuole tempo, ma poi guardando ciascuno al proprio passato, ci si rende conto che si è diventati altro, il cambiamento c'è stato.
E allora, visto che tutti siamo in cambiamento continuo, perché vogliamo imprigionare le persone in quei comportamenti che ci sono piaciuti o che abbiamo odiato?
Magari il più grande stronzo oggi è una persona adorabile.
Magari la migliore persona del mondo oggi è una merda.
Il giudizio, quindi, va sospeso?
Non lo so. Siamo troppo abituati a giudicare piuttosto che fare.

Mi ci metto in mezzo anche io, ovviamente, sia mai che mi tiro fuori, io, specie quando si parla di merda.
Si cambia, sempre. Il fatto che si speri di cambiare in meglio, è probabilmente un modo per aspirare ad esserlo, meglio. Basta? Non lo so.
Siamo fatti di cambiamento, quindi, siamo come le trottole.
Siamo anche fatti di tentativi, o come li chiama qualcuno, di errori.
Se non passi per un tentativo, non saprai mai se ce la fai o no. Cioè il successo, il cosidetto meglio (?) passa per un tentativo, che non è detto che vada a buon fine.
Il vero discrimine del meglio, allora, forse, oggi non è tanto come e quanto cambi ma quanto poco usi gli altri.
Quanta poca empatia ci metti nel capire come i tuoi comportamenti sono azioni che producono reazioni.
Quanta poca voglia hai di capire la lingua dell'altro o dell'altra che ti sta davanti.
Quanto bisogno consolatorio hai di sentirti fermo mentre giri.
Tu, centro del mondo, granitico punto fermo.

venerdì 16 novembre 2012

Sconosciuto

Ieri ho ricevuto una telefonata da un numero sconosciuto.
Ho risposto, non ha parlato nessuno.
Click. Ho rimesso il cellulare sul tavolo.
Per un secondo ho pensato che fosse qualcuno che pensavo.
Poi sono scoppiata a ridere. E mi sono rimessa a lavorare.
Che, di solito,  quando pensi qualcuno, la telefonata che arriva è quella di un call center.
Hanno imparato a chiamare da numeri sconosciuti, i call center, manco fossero amanti segreti.


martedì 13 novembre 2012

Free pasta

Quando la pazienza diventa pratica quasi fastidiosa mi scatta un moto di ribellione.
Prima ho impastato la madre in mutande. Non la ottantenne, che si poteva offendere, ma la parente giovane. E la sua pasta è finita anche sui piedi nudi.
Divertimento assicurato, pazienza free.


lunedì 12 novembre 2012

Certe donne

No, guarda, bella. Credi a me. Quello che ti porti dietro non è un moroso, è il tuo criceto in gabbietta.

sabato 10 novembre 2012

Preferisso i nemissi ai mone

Cercavo il significato di una parola veneziana, che a me piace ricordarmi le parole veneziane e riproporle, e sono incappata in questo libro dele parolasse di Dino Durante, datato 1973.
Se segui il link lo puoi leggere.

Dino Durante spiega nella prefazione che all'epoca, negli anni Settanta, intendo,  sentiva il problema farsi avanti, la scarsissima fantasia nell'espressione della parolaccia moderna. Un problema che oggi si sente ancora.
E allora lui è andato a scavare, nel vasto e fantasioso vocabolario lagunare, per una operazione che è, dice lui stesso, dettata "dall’immenso amore che provo per il nostro dialetto, il più schietto, sincero, gagliardo d’Italia, anche nelle parolacce". 




giovedì 8 novembre 2012

Incapace

Mi fanno sorridere quelle persone che non fanno che far notare gli errori degli altri.
Le loro incapacità. 
Di solito se ne stanno a braccia conserte a fare gli umarell, mentre gli altri, quelli che sbagliano, provano a fare un sacco di cose.

Sì, cantare

Ieri sera fino a tardi non avrei smesso di cantare.
Io non canto bene, non ho tecnica, ho solo un pochino di intonazione, che se una canzone mi piace me la ricordo e allora via...
A me il karaoke mai ha fatto impazzire, nei locali intendo, con le canzoni che segni sul foglietto e la gente che ti guarda. No non fa per me.
Ma se  è a casa di amici, tra cuscini e un bicchier di vino, mi ritrovo che devono strapparmi il microfono dalle mani. Uno dei miei tanti sogni era fare la corista.
Dei Pink Floyd, non di Gigietto D'Alessio.

E stanotte l'ho fatto, ho urlato i coretti per " Confortably numb".
Bellissimo.

(Anche se non assicuro sul risultato)

mercoledì 7 novembre 2012

Quesiti dell'una di notte

Domandine, così, prima di dormire, dopo aver un attimo guardato in giro.
Ecco quel che ho pensato.

1) a vederli dai social network gli italiani sono tutti preoccupati stanotte: deve vincere Obama.
Lo dicono gli italiani, che hanno fatto governare uno come Berlusconi.

2) La vicenda dello sciopero della fame dei malati di Sla ha fatto ricordare a moltissimi la difficile vita di tante persone disabili. Se ne dimenticheranno appena vedranno un parcheggio per disabili libero?

3) Scrivere un racconto utilizzando la prima persona singolare non significa che si sta facendo autobiografia. Ma tantissimi, questa cosa, non la capiscono.

4) I momenti stupidini sono fondamentali per chi ritiene importante la leggerezza. Pesante è  far notare a qualcuno che ha il momento stupidino.

5) Mi sono beccata una multa salata per una svista. Zitta, pago e passo per fessa. Cosa non mi è chiaro?

6) Perché devo essere io a cercare?

martedì 6 novembre 2012

Una piccola cosa

Dirlo, ora che non ho modo di dirlo, se non a me, è un atto divertito di coscienza libera.

Che baciare delle labbra e capire che l'unica cosa giusta era suonarci addosso, a quella pelle, tutta "Little Wing" incurante di tutto, di applausi, di pubblico, di giudizi, di commenti, perché quello che conta sei tu e lo strumento perfetto da sfiorare per produrre il suono più bello che si sia mai sentito, beh, è stato uno dei sogni più belli che ho fatto.

venerdì 2 novembre 2012

Il monologo del maiuscolo

Sai che ti dico? Che io pretendo, anzi ci metto l'odioso maiuscolo, e quindi mi  ripeto, io  PRETENDO, che sei felice.
E non voltarti e marcia diritto, passo dopo passo, vai leggiadro, dimentica ogni cosa, fai sana tabula rasa, prendi anche l'antidoto se serve.
Io PRETENDO, maiuscolo majestatis, che sei felice. 
Sennò ti mando a fare in culo per il resto dei tuoi giorni. Fai tu.
Lo PRETENDO, io, maiuscolo supremo, che te sei felice.

E non ho detto gioia

La noia è un nemico.
Ti porta a cercare ventate di novità e vaghi e cerchi e poi alla fine del vagare, capisci che attorno a te hai già un sacco di bello e vagare era inutile.
Era solo la noia a spingerti.
E torni sui tuoi passi.
Purtroppo le ventate di novità hanno spesso forma umana e loro se ne accorgono, poi, che era solo noia. 




P.s. = la regoletta è per me, gli altri possono fare come credono :)

lunedì 29 ottobre 2012

Io, io, io

A volte capita che si eccede con l'io, io, io, io...
Credo sia normale ma l'importante è sempre non esagerare con l'io qua e l'io là, che poi ti viene anche da cantarci sopra sull'io là.
(che se i mari fosse de tocio e i monti de polenta, oi mama che tociae).
Insomma, dicevo, c'è troppo io, io, io, in giro.
Di solito capita quando non ti viene da dire il noi, è vero, pensaci.
Ma poi ci pensi e  un sacco di noi ti vengono lo stesso.
Noi, noi, noi.
(...poenta e baccalà. Perché non m'ami piùùùùùùùùùùùù).


domenica 28 ottobre 2012

Metti una sera a cena


ricevo da Giorgio Bassanese e condivido:


Reza Raschidy, sbarcato in laguna, dall'Iran di Reza Pahlavi, per laurearsi in architettura circa una quarantina d'anni fa, non ha perso la voglia di “architettarsi” una nuova professione. E, da buon persioveneziano, organizza eventi culturali, cene conviviali, per condividere e scambiare conoscenze sul tema cibo, radici, identità e contaminazioni...
Venerdì sera 26 ottobre al circolo ARCI Sahara, nella zona Auchan di Mestre, Reza Rashidi, con la Casa della Cultura Iraniana, ha organizzato una cena scandita da un

Preludio
nano paniro sabzi
(crema di feta, erbe aromatiche, noci e olio d’ oliva su crostini)
kuku –ye panir
(feta, semi di coriandolo, zafferano, uova)
kashke badenjan
(crema di melanzane con formaggio di pecora)

Piatto Principale
polò e khorshte kerafs
(riso cotto al vapore servito con intingolo a base di carne di manzo, sedano, menta e prezzemolo)
... e per finire in dolcezza
qottab

dolce a base di farina, noci, pistacchi, cardamomo, cannella accompagnato da chai (tè)

...e dopo cena
(prima del dolce) la parola per condividere saperi culinari.
Ho proposto anch'io il racconto recente di Mitia “Piccolo trattato di Bigolomanzia”: E' stato tanto apprezzato ed applaudito che Mauro Ferrari, docente dell'Università di Padova, che mi aveva preceduto con un suo intervento, mi ha chiesto il testo.

translator

Prima o poi = mai

Impeto

Mi piacerebbe essere come il vento che sferza tutto, fuori dalla finestra. Impetuoso, freddo ma tanto freddo che alla fine fa caldo, da quanto è impetuoso.
Esci ad affrontarlo e ti raffredda tutto, il viso, le gambe, poi ti perdi nei suoi giri in mezzo ai terrazzi, alle case, agli alberi e ti viene caldo a stargli dietro con l'occhio.
Vorrei adesso essere come lui e andare a scompigliare capelli, infilarmi tra le gambe dei passanti, vederli cercare riparo in cappelli e sciarpe per tenermi testa, vederli tenere a bada i ciuffi di capelli che devono stare a posto.
Vorrei scompigliare i perfettini, quelli che hanno tutto in tono e tutto in tinta e tutto firmato, vorrei schizzare i loro giubbotti dell'acqua sollevata dalle pozzanghere.
Vorrei vederli reagire, loro che non sbagliano mai. Solo per vedere la faccia che fanno.
Vorrei giocare con la cornacchia che sta sull'albero là in fondo, e che oggi mica canta, oggi sta zitta, chissà come mai.
Vorrei correre dietro ai bambini, non per fare loro paura, ma per misurarci a vicenda l'impeto.


sabato 27 ottobre 2012

Non che cambi qualcosa

Non cambia nulla, mai.
Ma se qualcuno prova ad obbligarmi a fare qualcosa, stia certo che io disobbedisco.
Mi viene proprio spontaneo.

Pietre sopra

A metterle una dietro l'altra, le pietre sopra, viene fuori un bel ciottolato.

venerdì 26 ottobre 2012

sssssssssssssss

La lettera della tigre

C'è che mi sono sentita così umana da essere sovrumana, avevo tutti i pori e i bulbi piliferi in azione e mi sono vista forte e bellissima, senza alcuna voglia di aggredire, spinta da una fame diversa, una fame umana di baci e carezze, una cosa sovrumana.
 Mi divertivo sempre a fare gli otto con le zampe e la coda, sentendomi sesso in ogni centimetro di muscolo e non avevo né da stare in guardia, né da aspettarmi attacchi assassini.
 Potevo essere rilassatamente tigre, imponente da togliere il fiato, infinitamente piccola da stringermi in una mano. Domata ma libera.

mercoledì 24 ottobre 2012

La lucetta verde

Rosso:occupato.
Arancione: boh assente
Verde: disponibile

La lucetta della chat è ingannatrice, mette voglia di farsi avanti con una parola, il verde come al semaforo invita a passare, in serenità.
Ma la lucetta della chat  è peggio del semaforo, quasi sempre quando si accende la lucetta verde non lo è mai per voi che guardate, per voi è come se fosse sempre rosso il semaforo.
La lucetta verde è tale sempre per qualcun altro.
Quindi, la legge di Murphy secondo me va implementata: diffidate dalle lucette.
 Il massimo del culo, comunque, è essere daltonici, e sanamente fottersene.

Mi diverto

Hanno aperto un blog di storie di cibo e cucina. Potevo non bussare?
Ho mandato un piccolo trattato di bigolomanzia

domenica 21 ottobre 2012

Colloqui

Un signore stasera mi ha detto: "eh, ma te lo sai che gli uomini da te vogliono sempre quella cosa, no?" E io gli ho risposto: "di solito vogliono o consigli o ricette"

sabato 20 ottobre 2012

La ratta

Il titolo è merito della confusione di una amica, che spiegava al cellulare che stava andando, con me e altri, ad un evento a Mirano per la giornata contro la tratta di esseri umani e gli è uscita la ratta, che fa sorridere.
Ma non parliamo di topi.
No, scrivo della due giorni per la giornata contro la tratta, percorsa da Mestre, in bici, a Mirano in macchina. Ne scrivo perché ho sentito delle parole di sinistra.

Libertà di scegliere la vita che vogliamo fare e difesa della dignità. Parole queste pronunciate dal vicesindaco della mia città ieri a Mirano per spiegare il perché contro la tratta bisogna agire, senza essere al solito indifferenti. Gli enti locali con progetti di protezione delle vittime e percorsi educativi che li portino a cambiare la loro vita; i cittadini dando una mano, vedendo e collaborando, segnalando le situazioni a rischio (prostituzione, accattonaggio, sfruttamento lavorativo) con una telefonata al numero verde regionale 800.290.290.
Insomma il Veneto che ci vede benissimo, può fare molto.

Poi, a sorpresa, ho riscoperto la modernità dell'analisi sul capitalismo e la moderna schiavitù del precariato, grazie alle parole del giovane filosofo Diego Fusaro, torinese. Marx aveva capito quello su cui oggi ci interroghiamo: siamo sfruttati anche se non siamo più schiavi incatenati, il sistema capitalistico ci rende numeri di un conto economico, ma senza diritti.
Prometto che mi rileggo il Capitale, come minimo, adesso.

E come si risponde a questa moderna schiavitù? Probabilmente creando società basate sui diritti umani e non sul profitto, segnala l'amico Claudio, poi, mentre andiamo verso la macchina.




mercoledì 17 ottobre 2012

Desi

Ho un desiderio che non posso realizzare. Credo sia questo il momento in cui si diventa un pochino più grandi, quando si capisce che si ha dentro qualcosa che non potrà mai esprimersi.
Puoi scacciarlo, fingere di dimenticarlo, chiuderlo in un cassetto. Poi, ogni tanto, riapri il cassetto, lo guardi, ti senti come allora, sorridi, chiudi il cassetto.
Ti ricordi la grandiosità del desiderio. Quello lì.
Una cosa che non ha eguali.
Ti accorgi che sei pieno di desideri, molti li realizzi.
Quello no.
Però ce l'hai.
Anche se è sospeso a mezz'aria tra il tuo naso e gli occhi.

lunedì 15 ottobre 2012

Uhm

Il sospetto un pochino lo avevo ma adesso è confermato.
Questa non è una madre, è Hulk

Quel difetto

Me l'han fatto notare, ci ho pensato e ho convenuto che è vero.
Io non so declinare il tu devi.
Al presente, passato o al futuro.
Quando mi rivolgo a chi mi interessa non lo uso.
Mi han detto che è un difetto.
Lo aggiungo alla lista. :)

venerdì 12 ottobre 2012

Insolente

C'è qualcosa di insolente in me, ultimamente.
E mi piace tantissimo.
Così stupenda era tanto che non mi vedevo, arruffata, diversa.
Molto più fragile.
Lo sguardo insolente è come un figlio che porto in giro con orgoglio.
Non perché mio ma perché parte di me.


giovedì 11 ottobre 2012

En passant

Oggi, in bici, mentre andavo al lavoro, me lo sono detta.
Che sono stupenda.
E ho ripreso a pedalare.

mercoledì 10 ottobre 2012

E comunque

Secondo me se una persona la pensi e al solo pensiero sorridi, quella persona ha fatto del bene. 

martedì 9 ottobre 2012

Ascolto

Raccontatemi qualcosa voi, va :)

Robetta

Dicono di lei che è centenaria e veneziana, e che ne ha fatte di cose buone lei, sciogliendosi e ricomponendosi, lievitando e gonfiando, mescolata con passione, cotta, mantenuta, alimentata con costanza.
E mi dicono che esagero quando dico che la madre è uno dei tanti modi per spiegare l'amore che se non fai così, quello muore, che ci vuole serena follia, nel crederci, e costanza nel volerlo portare avanti.
Se non mi credono, non mi importa più.
Lei è arrivata ieri sera, è entrata in casa, e una persona si è messa a raccontarmi una cosa, un pochino dolorosa, certamente spiacevole, che con l'amore non ha niente a che vedere, alla fine, anche se vorrebbe tanto assomigliargli.

E io ascoltavo e pensavo.
E mi sono ricordata che le azioni hanno sempre due facce e in assenza di comunicazione, quello che a te pare bene agli occhi di chi lo riceve appare male.
E in tempi di multitasking, ci metti un bite a far sparire tutte le tracce di quel che avevi pensato di aver costruito. E ho agito.
Intanto mettevo in frigo lei, la centenaria. Che ha bisogno di cure e attenzione.
Lei, la centenaria, che, sicuramente agli occhi di qualcuno appare solo come un pezzo insignificante di lievito. Robetta.
Ma che è la gioia, di quelli che come me hanno il raptus dell'impasto.
O sono solo folli e costanti :)





lunedì 8 ottobre 2012

Disadattata ma felice

Che è anche il nome di uno dei gruppi di amici che ho.
Ma qua si tratta che oggi ho parlato a lungo con una persona, che era un pezzo che non ci parlavo, e quella persona mi ha chiesto se io sono mai stata gelosa, e io gli ho detto di sì, due volte, una volta tanti anni fa, e una volta recentemente, ma nè quella volta lì, nè questa volta qua, io dico tranquillamente che ero gelosa perché non era comprensibile che lo fossi e quindi non l'ho mai detto e ho fatto finta di non esserlo e poi non ci ho pensato più.
E questa persona mi ha detto che invece io c'ho diritto di esserlo gelosa, e io gli ho risposto che non avevo motivo e che quindi senza motivo, che senso aveva esserlo?
E questa persona mi ha girato il discorso perché la gelosia non è mica solo cosa di letto, è soprattutto cosa di comunicazione ed emozioni, e io avevo ogni diritto, il mio, esclusivamente di esserlo, visto che di emozioni ne ho avute così tante che certi manco in tutta la loro lunghissima vita, e che comunque ci sono quelli che davanti ad una emozione schiattano e io invece ballo, perché io di quelle mi nutro, mica di fronzoli e promesse e regali e lustrini, che quelli me li so dare da me.
E insomma  io adesso sono qua che mi coccolo la mia gelosia, che è una sensazione disadattata ma felice, che io non so. Quasi quasi per la contentezza impasto.

Il prosecco commuove

Ieri ero a Valdobbiadene. Gita lampo, improvvisata, per tornare in un posto a cenare da dove mancavo da più di vent'anni. Un posto dove andavo con gli amici e l'amore di allora, diversissima da oggi, protesa verso la carriera, decisa a difendermi dal mondo a colpi di capelli e intelligenza.
Son cambiata io, è cambiato in parte il personale, i muri sono gli stessi, la vigna anche.
Un posto dove mi ritrovai su una carriola (meglio non precisare) e al centro di una proposta di acquisto (ancora meglio, non precisare).
Prima di cenare ci siamo concessi un aperitivo in centro nell'unica simil osteria e arriva l'oste e io mi dico no, ma te sei il clone brutto della mancanza che sento, e insomma quello arriva e io ordino un dry e lui se ne va.
E mentre va io penso che quel clone ha culo perché ci sono persone, come me, che lo guardano, e pur sapendo che è brutto, lo trovano un pochino bello perché ha quei tratti che ricordano una mancanza
che è niente rispetto all'originale ma porta al clone brutto un certo non so che di bellezza indiretta, che  lui manco lo sa di avere, ma insomma lo rende meglio.
E sia l'originale che la brutta copia non sanno niente ma io vedo somiglianze e differenze e prendo il mio bicchiere di prosecco, rigorosamente dry, come aperitivo e mi dico che adesso scaccio il pensiero e mi gusto l'aperitivo.
La mancanza lo percepisce, si mette a farmi i grattini sotto il mento e a me lacrima un attimo l'occhio destro. Solo un attimo.
Il tempo di spiegare, agli altri, no non è raffreddore, è il prosecco che commuove.


sabato 6 ottobre 2012

Mi sono inventata

Mi son messa a pensare ad un gioco. E siccome l'ho pensato io e le regole pure, lo dico e vediamo se qualcuno ha voglia di giocare.
Ho pensato che siccome ho tanti conoscenti e amici che hanno dei blog, sarebbe bello pensare ad una storia, una di quelle cose con tante pieghe inaspettate, fatta di due frasi ciascuno. E siccome ci deve essere una regola, la prima è che non si usa il c'era una volta, la seconda è che chi comincia indica il blog che dovrà proseguire e se quello non accetta lo scriverà nei commenti, così il blog da cui parte la storia può segnalare un altro link, dove il blogger scriverà il suo pezzo di storia di due frasi e passerà il link di un altro.
Allora questa cosa funziona se si ha voglia di giocare, primo, se si accetta il passaggio di link, secondo, se chi arriverà dopo accetterà il passaggio di link, e così via.
In teoria, se non inciampiamo in gente priva di fantasia e ahimè, possiamo andare avanti una trentina d'anni senza colpo ferire? No?
Io dico di sì.
E siccome quando ho voglia di giocare, difficilmente mi fermo, comincio subito.
Allora, l'inizio è questo


Giacomo aprì la porta della camera, andò ad aprire le tapparelle della finestra della cucina, si mise a preparare il caffè. Poi appoggiò la moka sul ripiano, e si guardò attorno. "Ma non c'è nessuno?". 


Continua
Pepper mind
che ha accettato e ha aggiunto le sue due frasi.

Attraverso

Attraverso in greco si scrive dià; se ci metti vicino la parola logos (discorso),  viene fuori il dialogo.
Che è il confronto tra due o più persone dai sentimenti, dagli interessi, dalle convinzioni contrapposte.
Non è detto che si arrivi a capirsi, non c'è uno spazio per la ragione a priori, ma parlarsi in questa nostra civiltà è il modo migliore per tentare di farlo.
Di fare cosa? Capire l'altro, capire noi, e andare avanti.
Altrimenti ci toccherebbero solo monologhi e insomma ve la immaginate la scena, tutti che espongono da soli le loro opinioni, senza nessuno che li ascolti, controbatta, faccia notare che c'è un errore in quella costruzione mentale, tutti a monologare per i cavoli loro.
Che tristezza, vero?
A me piace molto quel dià, l'attraverso, è un moto a capire.
Non c'è amore, non c'è amicizia, non c'è gruppo, non c'è movimento, che non sia fatto di attraverso e discorsi.
Se c'è solo il logos ma manca l'attraverso, il moto a capire, dopo un poco ci si mette a fare monologhi, che è più comodo, sicuramente.





mercoledì 3 ottobre 2012

Succa baucca

I semi di zucca, già sgusciati, tostati e salati, insacchettati e pronti all'uso sono la DROGAAAAHHHH!!

(Io ve l'ho detto, ho la coscienza a posto)
(il titolo è un gioco di parole, deriva da suca baruca, che è veneziano, e sì è una canzone dei pitura freska)

lunedì 1 ottobre 2012

Dammi tre parole

Non sole, cuore, amore.
Ma te che leggi questo blog in silenzio, oggi potresti dirle tre parole.
Lo stesso farò io nei vostri blog.
Insomma, giochiamo?

domenica 30 settembre 2012

Gioia

Ho provato cosa significa essere dimenticata mentre ero in quella situazione che descrive bene Pessoa quando dice che è così difficile esprimere quello che si sente quando si sente che esiste veramente.
E io mi sono trovata come scissa tra una sensazione decisamente esistente e l'inesistenza mia, e di conseguenza mi sono interrogata sul fatto che una inesistenza possa sentire l'esistente.
La risposta  è che può.
E che c'è molta libertà in tutta questa cosa qua.
Che più che contorta oggi mi pare ghirigorata. E seguendone il segno sul foglio mi è salita dentro una certa gioia, che non so dire, quindi credo esista veramente.

Daghe de elettrodo

Ieri sera un amico mi spiegava al bancone del pub dei miei amici di una tecnica utilizzata nel suo lavoro, fortemente manuale, visto che fa l'operaio.
Ma è un operaio speciale, che ama molto l'arte moderna, e per un periodo l'ha anche prodotta, poi come tanti si è fermato e ora vorrebbe, lo sento, ricominciare ma si trova in quello stadio in cui vorresti ma ti pare di non potere e trovi tutte le scuse per...
Insomma mi spiegava questa tecnica e se ne è uscito con "quando sei sicuro che non ci sono crepe, prendi e ti ghe dà de elettrodo".
E io mi sono messa a ridere, e gli ho fatto notare che Basaglia avrebbe riso molto a quella frase,  e anche lui ha riso, lui che ogni volta che guarda il gruppo di amici che si ritrova se ne esce con: "Dovremmo fare un monumento noi a Basaglia, che se stiamo fuori è merito suo".

venerdì 28 settembre 2012

Pensierino sul pressofuso

Capita a volte di avere a che fare con i falsi, con i manipolatori, con i finti poeti dal cuore d'acciaio pressofuso che non emana battiti.
Capita.
Ciò non toglie che non abbiamo alcun dovere di dormire su cuscini di odio.
E non abbiamo manco il dovere di sentirci vittime sacrificali di un mondo cattivo che non apprezza il nostro ingenuo slancio.
Non abbiamo alcun dovere di fare quello che gli altri si aspetterebbero di vederci fare.
Perché chi usa pensa spesso di essere usato. Chi odia pensa spesso di essere odiato. Chi non ama pensa di non essere amato.
E invece purtroppo siamo tutti fatti anche di melma.
Odiare mica è un dovere.
Odiare è un diritto, certo, ma fa venire le rughe dentro.

Domande senza risposta

Ma coloro che sogniamo di portare dietro un cespuglio e lì li spogliamo e ci facciamo spogliare e poi stiamo in silenzio e gli sorridiamo e poi agiamo, con i polpastrelli delle dita e la lingua, che senza bisogno manco di vedere,  ci pare che ovunque è sinonimo di desiderio, ecco, quelli lì che la mattina dopo si svegliano e vanno in bagno con gli occhi ancora chiusi, si incrociano davanti allo specchio, ecco, quelli lì intendo, lo sentono l'odore?

giovedì 27 settembre 2012

Settembre

Settembre è il mese che o sei felice che ti esplode il cuore in mille coriandoli colorati e ti metti poi a ricomporlo e ti viene fuori un puzzle di un quadro di Matisse.
Oppure no.

mercoledì 26 settembre 2012

Bestia

Ho sul terrazzo un grande vaso pieno di menta. Menta italiana, comune; menta glaciale che pareva morta e invece no e menta marocchina che era una radice scura e ora è piena di foglie.
Mi piace andare in terrazzo ad annusare la mia menta. Ha un odore che va dal lieve dell'italiana al forte della glaciale all'inebriante della marocchina.
Comprerò un grande sacco di carta per proteggerla dall'inverno, ho deciso. Che mi dicono tutti che la menta d'inverno pare che muore e invece in primavera basta smuovere la terra e lei esplode e io farò così ma per sicurezza la coprirò così quando arriverà la neve, non soffrirà troppo.
Stamattina nella terra, tra le foglie verdi, ci ho trovato Luce la lucertola che si è fatta grossa, è cresciuta lei, e mi sa che ha deciso di riposare qua, nel verde, per evitare il freddo dell'inverno.
Un motivo in più per comperarlo quel sacco di carta.
Io con Luce non ci parlo, non lo so parlare il silenzio lucertolese.
Ma mi pare che ci capiamo. Lei sa che io non le faccio niente e non scappa più, io so che è bel animale che ama da matti le mie piante grasse e anche se qualche volta la trovo avvinghiata ai peperoncini, poco male. Penso che le piace il piccante.
Piace anche a me,  come biasimarla?
E' così facile capirsi quando sto con lei che penso che il dialogo scalda come il sol dell'avvenire.
Poi torno tra gli umani e boh.
Luce non mi ha mai detto "siamo amiche" ma è così.
E mi conferma che se non fai qualcosa per quelli a cui vuoi bene sei un pochino bestia.


martedì 25 settembre 2012

Cosa c'è

C'è che ci sono persone che conosciamo in modo diverso, non de musu ma de spiritu,
gente che non sai individuarne il profilo ma sai che hanno cuore, passione e nessun pelo sulla lingua, e queste persone non le vedi e non le senti ma loro, a modo loro, ci sono.
E ogni tanto, senza un motivo apparente, ti viene voglia di scherzare e prendi il telefono e mandi un sms.
E queste persone, due volte due, nella stessa giornata, ti scrivono cose che leggi e ti ritrovi a lacrimare, prima in macchina e poi al ristorante.
E siccome sei tra amici, non ti poni manco il problema di spiegare quelle lacrime inattese, e passi dal ridere al lacrimare, come facevi da bambina.
C'è chi ha colto l'essenza sotto strati di melma.
Non so bene cosa è ma scrivere queste parole è un modo per esprimere gratitudine.


Siamo solo noi

Ho deciso: troverò una fisarmonica e imparerò a suonarla.
Proprio come la signora di " Pane e tulipani", Rosalba, quella che nel film si innamora e molla tutto per Fernando Girasole.
Quel film, sarà perché l'han girato a Venezia, sarà perché c'è Felice Andreasi, splendido fiorista, sarà perché ci recita anche una fior di attrice della mia città, mi è penetrato nella pelle.
Mi ricordo che sono uscita dal cinema con la voglia di suonare la fisa.
E la voglia di andare a ballare in una balera con Don Backy che canta.

Poi, ho lasciato perdere, che ho pensato che no, non avevo tempo.
Ho sbagliato. Adesso penso che il tempo me lo devo prendere, per imparare a suonare la fisa in cucina, e per fare tante altre cose.
Se c'è una cosa,  chiara, netta, ora, è che i nostri desideri siamo solo noi a doverli  esaudire.
E io i miei li devo esaudire. Per me.
E visto che sono convinta che un giorno ho incrociato per strada Fernando Girasole, come minimo adesso devo imparare a suonare la fisa.
Per me.

lunedì 24 settembre 2012

Domande del lunedì mattina sorseggiando il caffè

Il libro d'arte che ho lasciato ieri sera al pub lo ritrovo o sparirà come tanti libri prestati o dimenticati?
Lo stronzismo è un modo di vivere o rende più dolce la vita?
Dimenticare è come cancellare o ci si diverte di più?
Se faccio il gelato non gelato con le pesche mature viene buono come quello con le banane?
Poko poco ma poko Sba e Vix. Posso definirmi sana?
Non è che mi faccio troppe domande di lunedì mattina?
Mi bevo il caffè, va.

venerdì 21 settembre 2012

giovedì 20 settembre 2012

Muraglia di carta

Si trasloca, pochi metri alla fine, ma la mia sede di lavoro si sposta. E io stasera ho preparato gli scatoloni con le cose da portare via. E ho finito con il buttare chili di block notes, fogli, vecchi progetti, carte, persino qualche floppy disc, libri inutili. Nei block notes, montagne di appunti, storie, sfoghi. Cose di lavoro.
Ma tutte storie, alla fine, anche quelle.
Sono adesso alla mia scrivania, senza più muraglia di carta.
Nuda.
E con tanti meno pesi al seguito.

mercoledì 19 settembre 2012

La regola della canocia

L'altra sera sulla via del rientro a casa mi è capitato tra le mani un chilo di canocie, si dice così in veneziano, ma in italiano si chiamano cicale di mare.
Son cose che capitano, vado a trovare gli amici per un saluto veloce e mi ritrovo con un chilo di canocie da bollire e preparare. Son cose che a me capitano.
Ho pensato, le congelo, per quando mi serviranno per una cena. Ero stanca, volevo andare a casa mia a riposarmi.
Poi ho guardato le canocie, ho guardato i miei amici.
I miei amici hanno guardato le canocie, poi hanno guardato me.
Abbiamo improvvisato alle nove di sera una cena coi fiocchi: pasta con canocie in bianco e canocie bollite. Tante risate inframmezzate da ciucciamenti, che la canocia devi ciucciarla sennò non sei uno che ama il pesce.
A mezzanotte e mezza mentre lavavo i piatti mi è risultata chiara la regola della canocia.

Se ti capita tra le mani un chilo di canocie devi mangiarlo subito in compagnia. Degli amici, che sanno apprezzare te e la canocia.
Se non lo fai, non sai cosa è il mare.


martedì 18 settembre 2012

Un post triste

E niente io sono stata brava, ho portato pazienza, ho tenuto duro. Ho fatto l'impossibile affinché la situazione non cambiasse.
Ma lo devo ammettere.
Stanotte a letto, ho dovuto alzarmi e andare a prendere il trapuntino, perché avevo freddo.
Lo ammetto.
Ciao

domenica 16 settembre 2012

Micromètro

Il micromètro (simbolo: µm) è un'unità di misura della lunghezza corrispondente a un milionesimo di metro (cioè millesimo di millimetro). Ovvero: 1μm = 1×10−6 m.
Un micrometro equivale a 1000 nanometri (nm).


Copio da Wikipedia la definizione perché sto tentando di darmi una misura.
Oggi, che avrei bisogno di fare solo una cosa e invece non la faccio.
Evito. Lo so che capita a molti: pensiamo di fare qualcosa con qualcuno che pensa di fare qualcosa con altri che non siamo noi. Ci ritroviamo a vagare.
Vaghiamo con queste microscopiche spinte che solo noi sappiamo hanno una misura, mentre chi ci guarda non nota nulla.
Sembriamo fermi.
Che roba a pensarci, spinte che non si misurano, che ci sono ma non si vedono.
Questione di micromètri, insomma.
Se un capello arriva anche ad una ottantina di micromètri e le polveri sottili dello smog sono inferiori a 10 micron, quanto misuro io?

Mentre bevo il caffè

Sono qua che bevo il caffè, faccio le prime telefonate della domenica mattina lavorativa, e leggo le mail. Oh Adsense mi scrive, che io non ci penso mai a quei servizi lì. Cosa vuole stavolta?
Ah, mi contestano un post sul sesso ai tempi di skype, vecchio di anni, ma proprio vecchio e la cosa più fastidiosa è che mi scrivono che ho tre giorni di tempo, così scrivono, "per apportare le modifiche al sito".
Come per l'altro richiamo, quello dell'aver scritto dei monologhi della vagina, lì dovrei andare a modificare entro 72 ore, quello che ho scritto, e chi se lo ricorda più e manco vado a vedere,
Sennò sto fuori da Adsense.
E allora sto fuori, semplice.
Ma sbotto come un vecchio giocatore di scopone scientifico. Che è il modo, è il dire "apporta le modifiche al sito" come se loro pensassero che qua si scrive per un euro di pubblicità, e invece si scrive e si dice quel che si pensa.
E punto.
E poi sta cosa che i contenuti sessualmente espliciti li contesti una macchina, perché alla fine è una macchina, in automatico, che mi manda queste mail, dopo esser andata a contare le volte che ho scritto figa o cazzo, mi rende il tutto quasi ridicolo.
Dovrei discutere con una macchina della potenza di un libro come i Monologhi della vagina?
O andare a modificare ogni "cazzo" scritto con un "apparato riproduttivo maschile"?
Non ho tempo e soprattutto voglia.
A me le parole piacciono, anche quelle volgari, hanno, nel contesto adeguato, il loro giustissimo valore.
Magari mettessero per ripicca quando si viene a leggere questo blog la scritta da cliccare: "dichiaro di comprendere e voler continuare", quella roba lì che io leggo ogni volta che vado a trovare la Lindalov.
Magari la mettessero su tutti: "dichiaro di volere comprendere".
Bellissimo.
Un atto di volontà :)
Il caffè è finito, mi accendo una sigaretta.

Forse è proprio perché son le macchine che fanno sull'internet un sacco di cose, compreso dare giudizi sul sessualmente esplicito e spedire mail in automatico di contestazione, che alla fine l'erotismo è partito e non lo vediamo più.
Non ha manco più un premio al Macchianera Blog Awards.
E senza erotismo siamo un pochino più vuoti.

Vada per il secondo caffè :) io vado a cliccare per vedere la pagina della Lindalov


venerdì 14 settembre 2012

C'è sta cosa

Che il tatto, come le visioni, l'olfatto e il gusto, propagano il ricordo.
Che stavo guardando dei riccioli bellissimi, non miei, di ragazzino, e li ho sfiorati, con un gesto quasi imbarazzato, alla vista di tanta bellezza, e  mi sono trovata avvolta nel ricordo di  capelli lontani.
Un abbraccio tricologico.

giovedì 13 settembre 2012

Mi casa

Altro che social qua e là, un blog è la casa perfetta. Ti senti libero di dire quello che vuoi.
Chi vuole viene e legge.
Tornano gli amici e ne arrivano di nuovi.
Arrivano i fake, certo, ma anche chissene...

Una comune, in pratica.
L'unica differenza è che non si fanno gli sporcacessi, ma credo che l'amore di gruppo sia ancora possibile
 :)

martedì 11 settembre 2012

Consigli di lettura

Del giorno in cui diventaisupereroa è un pezzo scritto da Chiara che secondo me spiega meglio di tanti altri discorsi cosa significa diventare mamme. Ed è bellissimo.

Supernova

Qualcuno penserà: ma che cacchio hai da festeggiare.
E invece io festeggio che certe cose non capitano tutti i giorni, nella loro potenza, e allora bisogna ricordarsele finché hai memoria le potenze. Quelle che scaldano come una supernova.
Ognuno ha il suo 11 settembre,  per fortuna il mio è bello.
E' una potenza e lo senti qui.
L'ho scritto io, l'ha letto Alessandro, un'altra potenza.

A lui va un bacio grande... secondo me arriva dove è lui adesso.

domenica 9 settembre 2012

Dice Arturo

Dice Arturo che gli hanno detto che sono morta.
Vuole una prova della mia esistenza in vita, che sono appena uscita di casa ma lui non si fida.
Gli ho mandato questa.
Eccola :)

certezze

 Sono così morbida, che se casco, rimbalzo

sabato 8 settembre 2012

Pissi pissi bau bau

Se c'è una cosa che mi snerva del pissi pissi bau bau è che alla fine non dici niente.
Capita anche a me, eccome.
Sono femmina e il pissi pissi bau bau mi esce naturale.
Ma non è che puoi stare ore nel pissi pissi bau bau.
Poi quello diventa sottofondo.
Ti abitui al sottofondo, ti ci trastulli.
Conforta quel pissi pissi bau bau.
Ti pare di avere sempre qualcosa da dire.



venerdì 7 settembre 2012

Capsaicina

Il primo raccolto, eccolo qua.
Gli altri, ancora verdi, alcuni marroni, altri rossi ma ancora piccoli, sono sulle piante.
Li ho trapiantati in vaso la mattina prima di fare una cosa che se io adesso mi dico che sono davvero una figa è perché ho fatto anche quella cosa lì.

Qualcuno dirà: Eh buoni ma non li digerisco e poi fanno venire le emorroidi.
No, non causano emorroidi, anche se qualcuno ancora lo pensa, perché sono quelle cose sentite dire che diventano normalità.
Sì infiammano, ma proprio perché lo fanno, dicono gli esperti, vanno a togliere il dolore.
Quindi se c'è un dolore, loro vanno ad infiammare il cervello e cancellano l'idea del dolore.
Semplice, no ?


mercoledì 5 settembre 2012

Interruzione

Mi guardo i piedi, sono sporchi di farina. Mi piace impastare il pane a piedi nudi, sul marmo della cucina, in camicia da notte. Appena sveglia.
Il mio giorno di riposo inizia così, con la moka sul fuoco e l'aroma di caffè in giro per la casa, e io con la mani e la camicia sporche di farina che impasto la madre e mi preparo il pane.
Non lo faccio mai solo per me, il pane.
Mi guardo i piedi, sono sporchi di farina.
Mi piace impastare, con le mani che all'inizio sono tutte sporche d'impasto e poi man mano che lo lavori, quello diventa elastico, prende forma, non è più liquido ma diventa sostanza che si gonfia.
E le mie mani lavorano. Mi piace sentire la farina che si addensa, la pasta che diventa man mano più soda. Mi diverte sporcarmi, mi sono sempre divertita a sporcarmi.
A volte, quando ho finito di impastare, ho la pasta anche sui capelli o sulla punta del naso. Poco male, basta una doccia e si torna presentabili. Così nessuno si stupisce che giochi con la pasta, giochi a far la panettiera, con la farina che cade per terra, sui piedi, e ogni volta che li guardo penso che ho fatto sesso, alla fine.
La farina è la base del pane, fare il pane è come far l'amore.
Impastarsi, mescolarsi.
Alla fine quando divido l'impasto in tre palline mi dispiace sempre farlo. Mi pare di interromperle.
 

martedì 4 settembre 2012

Cose che ho imparato

Ho imparato che sono davvero morbida come voglio.
Ho imparato che si vuole bene. E punto.
Ho imparato che a volte si crede di far ridere e invece si fa incazzare.
Ho imparato che dire ho sbagliato non è consolatorio, non migliora niente, ma ti fa camminare leggero.
Ho imparato che non saprei mettere le catene a nessuno io.
Ho imparato che se mi abbracci e poi mi incateni, mi libero.
Ho imparato che non si è bianchi o neri, c'è un sacco di grigio, più di 50 sfumature.
Ho imparato che chi dice io, no, mai, si candida a farlo subito.
Ho imparato che anche se so perfettamente che sono una persona fortunata, perché ho me, ogni tanto devo mettere da parte l'odio per lo sboronismo che a me sa tanto di mediocrità e dirlo perché sennò paro ingrata.
E allora lo dico.

lunedì 3 settembre 2012

Il tocco mejo

C'è un punto nel rifacimento di "Monnalisa" dei Marlene Kuntz per il tributo ad Ivan Graziani, che io mi ritrovo a ridere, sia a casa che  in macchina, all'incrocio col rosso o in ufficio, saltellando e scuotendo la testa come se fossi una tarantolata, seguendo quell'urletto di Godano, che ci mette il giusto senso della follia che è in tutta la canzone. E se sono in macchina e quello dell'auto a fianco mi guarda come se fossi matta, io gli sorrido, lui ride e io ritorno a scuotere la testa.
E mi piace riascoltarmelo anche due o tre volte di seguito quel pezzetto, con l'urletto, e io rido e scuoto. E mi viene da dire, dammi una chitarra elettrica, subito!!!

Secondo me quei momenti là liberano un sacco.

domenica 2 settembre 2012

Le cose facili

"L'amore non ha senso", è il testo di un sms che mi è arrivato ieri sera, da un amico.
Ha due livelli di lettura, questo sms, e ci ho riflettuto mentre mangiavo con altri amici un bel bollito misto di pesce, che sto diventando sempre meno carnivora e sempre più pescivora, ma questo non c'entra nulla.
L'amore non ha senso sta a significare che volerlo è pratica inutile. Lui arriva quando vuole, se ne va quando vuole.  Lui va e viene, fa un pochino come gli pare.
Ma lui, essendo libero per natura, se la passa meglio di noi. Se ne frega, lui, di convenzioni sociali, contratti, giudizi, abitudini.

L'amore non ha senso sta anche a significare che andare a cercare una motivazione del perché si ama, specie quando lo si fa senza manco pensare di poter avere un minimo di corrispondenza, ti fa sentire il bambinetto davanti alla prima equazione della sua vita. Insomma, ti fa sentire stupido.

L'amore non si cerca e manco si capisce.
E' così banalmente facile che questo post lo chiudo con il rumore della porta. Io vado a farmi una bella passeggiata, al fresco e al sole.


sabato 1 settembre 2012

Era ora

 Grazie alla amica Isa ho scoperto che su XL c'è questo cd tributo a Ivan Graziani.
"Era ora", mi sono detta comprandolo. Io ci voglio del bene a Graziani: anni e anni fa, non mi ricordo più in quale paese del padovano lo vidi in uno dei suoi ultimi concerti e ne sono ancora contenta.

Nel disco ci sono tanti nomi noti, primo tra tutti i Marlene che rifanno "Monnalisa". E van ben. Ma io mi sono sorpresa a cantare e sorridere in macchina ascoltando la Cristina Donà che ci mette del suo, davvero, per rifare Agnese e lo fa tra il gioco e la filastrocca bimba.
E mi dico che ha fatto bene. E me la riascolto.

Fotogramma

Tra le sette e le otto ho sognato, che mi ero alzata per andare al bagno e sono tornata a letto e ho subito ripreso a dormire. Ho sognato di essere un fotogramma, una immagine ferma seduta in un bar, che conosco, ripresa dall'alto con una inquadratura impossibile, seduta al centro della sala ad un tavolino basso intenta a parlare con una sedia vuota davanti a me.
Un fermo immagine mio ma anche di tutto il bar, insomma eravamo tutti fermi.

Poi a me sono cominciati ad uscire dai riccioli in testa  delle nuvolette, tipo quelle dei vecchi fotoromanzi, di una volta,  e anche dalla sedia vuota davanti a me è uscita una nuvoletta e dentro queste due nuvolette ci scorrevano parole, sfondo bianco, colore nero, scritte per fortuna in Helvetica, ed è cominciato un dialogo fatto di puntini, per lo più, di mumble mumble, di cuori svolazzanti, di tante parole. Non sempre avevano un senso all'interno del dialogo, sembravano più pensieri.

Delle due, l'una: o parlavo con un fantasma o l'uomo invisibile o stavo parlando col legno delle sedie.

venerdì 31 agosto 2012

Cose che penso

Penso che certe persone, che ti entrano in testa senza bussare, all'improvviso, e ti fanno fare un bel sorriso mentre sei davanti allo schermo del pc, mentre parli con il capo che te la sta smenando sul fatto che vuole di più, mentre sei a colloquio con il tipo pedante e che magari ha anche lo sputacchio facile, che esce pure quello pedante, mentre sei al banco del supermercato con il numero 100 e hanno appena chiamato il 97 e a te scappa di andare in bagno, e un bagno non c'è, mentre sei in coda dal dottore e attorno a te parlano di calli, malattie cardiache e funghi, mentre sei in macchina e la radio ti trasmette solo musica unz unz e non puoi cambiare perché a tuo nipote piace tanto, mentre sei al bancone del bar e ti pare che tutti non abbiano di fondo nulla da dire e fanno quel blablabla sommesso che fa solo l'effetto di un ronzio che toglie suono al silenzio. Io penso che certe persone, che ti entrano in testa senza bussare e ti fanno sorridere solo grazie al ricordo, che ci sono state, che ti hanno fatto ridere, che ti hanno abbracciato, che ti hanno detto che sei stupida, ecco quelle persone meriterebbero un regalo all'anno, senza ricorrenze fisse, quando viene viene. Solo per dire grazie, che ci sei.


Ovunque siano.

giovedì 30 agosto 2012

mercoledì 29 agosto 2012

lunedì 27 agosto 2012

Tan-tan-taan

Tan-tan-taan.
Odio il suono della sveglia ma devo odiarlo per svegliarmi.
Sembra assurdo ma mi risolve un sacco di problemi.

Io se dormo, profondamente, fatico a svegliarmi. Se sogno, ancora peggio. Se sogno cose belle, tipo fare sporcacessi con uomini bellissimi, siamo al disastro.
Faccio tardi.
Mi serve un rumore odioso, fastidioso, per alzarmi e strapparmi all'onirico divertimento notturno.
Negli anni ho avuto tante sveglie, rimpiango ancora quella vecchia col batacchio enorme, che la caricavi la sera e poi dormivi con il ticchettio in sottofondo che conciliava. 
Poi sono arrivate le radiosveglie, io l'avevo sintonizzata su un canale di classica, e mi sono fatta ronfate epiche con il sottofondo di Mozart e Bach. Mi conciliano il rilassamento.

Poi sono arrivate le suonerie dei cellulari, che sono comode, eviti di avere troppi oggetti sul comodino, che è già occupato dai libri.
I grilli, no, mi fanno tenerezza.
Lo scampanellio della bici, no, che mi spinge a sognare lunghe pedalate.
Il sonar di "Caccia ad ottobre rosso", non si può, è la suoneria ufficiale delle chiamate e non mi piace confondermi.
Le musichette techno semplicemente non le sento.
Sono finita per adottare quel Tan-tan-Taan che parte sommesso e si eleva in un fastidioso crescendo, e dopo cinque minuti, riparte, sommesso, in crescendo.
Una rottura clamorosa.
Mi tocca svegliarmi per porre fine a quel fastidio, una volta aperti gli occhi capisco che è ora di alzarmi e non faccio tardi.
Ringrazio la sveglia ma la odio.
Profondamente.

venerdì 24 agosto 2012

Risveglio lento

C'è quel momento tra le 7 e le otto e mezza del mattino, che ti svegli, infastidito dal raggio di sole che filtra dalla tapparella. E' presto per alzarsi e riprendi a dormire ma non è un sonno profondo, è un vero e proprio dormiveglia con l'occhio che ogni tanto smette di sonnecchiare e va a cercare l'orologio per capire se è presto, ancora, o è quasi tardi.
E i minuti passano così lenti che la senti tutta la differenza con il resto della giornata in cui il tempo sembrerà volare, via, inesorabile, mangiandosi le ore a morsi.
Ed è bello assaporare quella lentezza con i minuti che diventano evidenti, nel loro passare lento.
E hai il tempo di abbracciare il cuscino, di stenderti a stella sul letto, di nuotarci dentro, di fare la capriole e le giravolte. Tutto lento, che c'è tempo.

martedì 21 agosto 2012

Follow you, follow me (1978)

Kaurismaki

Ho sognato in una tonalità che è quella dei film di Kaurismaki, stanotte, con quei panorami là, quelle facce là e quei toni di colore così particolari.
Ero in un cinema afoso e guardavo questo film sullo schermo e ad un certo punto mi sono accorta che quella proiettata era la mia vita degli ultimi mesi.
Oh vi dirò che ho trovato il film davvero bello, pieno di colpi di scena  e inattesi lunghi silenzi, romantico, con un finale privo di rancore che è tutta speranza, se ci penso.
Mi sono svegliata con la voglia di rivederlo, chissà se il mio cervello lo mette in cartellone.

lunedì 20 agosto 2012

Sunshine of Your Love

Mi

Mi han bruciato un pezzo di barena, a Campalto. E' successo la scorsa settimana. Stavolta l'area non è piccola, se passi in bici non si può non vedere la terra bruciata.
Mia madre è andata a vedere. E' tornata a casa inviperita, io sono qua che mi chiedo chi ha avuto  interesse a bruciare un pezzo di barena, bonificata e restituita alla gente, senza attracchi e servizi, selvaggia come deve essere e che deve diventare prolungamento del parco.

Ci ho messo il mi prima dell'han bruciato perché penso che quel posto sia anche mio. Non solo perché la mia famiglia ci è nata ma perché era il posto dei miei giochi bambini e pure di qualche camporella da ventenne e insomma, se ti bruciano qualcosa di tuo non puoi fare l'indifferente, no?

Se pensassimo che ogni posto che ci sta attorno è anche un pochino nostro forse non lasceremmo mano libera, avremmo tutti l'occhio vigile, non passerebbe inosservata l'azione, spesso interessata, qualche sparuta volta solo annoiata, di  chi intende distruggere quello che i nostri occhi amano guardare.

Non so se basta ma l'indifferenza è un male dilagante a cui bisogna porre un freno. Personale, ognuno per sé.
Nei rapporti umani come nei rapporti con il paesaggio. 

sabato 18 agosto 2012

Pozzanghera

Mi sono svegliata con la voglia di saltare dentro una pozzanghera.
Con tutti e due i piedi.
Sciaff.
Sporcarmi tutta. Sentire il fresco che vien su per le gambe. Gli schizzi sulla faccia.
Ridere. Di me, di te, di tutto quel che mi sta attorno, troppo sudato.
Non piove da settimane, l'ultima pioggerellina è durata 5 minuti, la pioggia è svanita prima ancora di aver potuto assaporarne l'odore.
Fa caldo, è una estate troppo calda per pensare.
Il venticello quando arriva, se arriva come adesso, lieve lieve, quasi fosse pure lui intimidito da tutto questo caldo che fa evaporare i nostri pensieri, è una magra consolazione.
Ci vuole una pozzanghera.
Adesso metto l'acqua in vasca e ci salto dentro, con tutti e due i piedi.
Sciaff, mi bagno tutto, il fresco su per le gambe, gli schizzi in faccia.
Rido.
Di me, di te, di tutti sti sentimenti sudati.

venerdì 17 agosto 2012

Ino

Ho sempre questo dolorino, tra lo sterno e la spalla, un dolorino che non è dolore eccessivo da far saltare ma che c'è.
Si appisola ogni tanto, io penso che è andato via.
Ma quando penso che è andato via, lui torna.
Adesso gli faccio il caffè, non sia mai che sono scortese con gli ospiti.

mercoledì 15 agosto 2012

Gli occhi

C'è che ieri sera ho conosciuto questo signore, che io a grandi linee so chi è, lui non sa chi sono io e non è importante.
Un signore che gli è successa una cosa, di quelle che le sai perché il passaparola c'è sempre, di quelle che ti lasciano in silenzio a pensare per un attimo come te la passeresti tu. E che non ammettono commenti. A lui è successo, a tanti è successo e a tanti succederà.
Questo signore, anche se è passato un mese, lo guardi e vedi che è innamorato.
Si è mescolato con un attimo di pudore all'inizio in mezzo a noi, tutta gente diversa, di età diverse, di mestieri diversi, che per caso ci siamo ritrovati in un posto che oramai sono convinta che concilia gli incontri e poi siamo andati tutti assieme, chi in macchina, chi in bicicletta, a caccia dell'unico bar decente aperto di notte in centro.
E non passava nessuno e c'era un cane nero con un collare con le punte e la testa grossa il doppio della mia, un paio di tipi che erano lì per tirar tardi ma aspettavano affari, un paio di turisti giapponesi e noi, che ci siamo ritrovati per caso e per caso ci siamo messi a raccontarci la vita degli ultimi mesi, chi ridendo, chi a bassa voce, chi con leggiadria, chi con un attimo di pudore proprio.
E questo signore,con gli occhi innamorati, si è bevuto un limoncello, ha mangiato dei biscottini spuntati da un bagagliaio, ha sorseggiato una birra con perfetti sconosciuti, si è fatto avanti, si è ritratto, ha detto due parole, è rimasto zitto.
Ha ascoltato tanto, sorridendo, con quegli occhi lì.
Secondo me è stato bene.

martedì 14 agosto 2012

Libri che ho letto (non contiene spoiler)

Ho appena finito di leggere Simenon, "I complici" (Adelphi) e mi è venuta voglia di imparare a scrivere come e meglio di lui.
Sboronismo, il mio, certo, ma la voglia di imparare  è una gran bella cosa e a me non manca di certo.
"I complici"è un libro regalato, perché doppio.
Ho questo amico che compra i libri di getto, poi va a casa, si accorge di averli già comperati e li regala. Con una dedica, che è bello avere un libro tra le mani di parole altrui con l'incipit che cambia perché ci sono altre parole, tutte per te,  sulla prima pagina bianca a disposizione.
Diventa un fatto privato quel libro.
Come la complicità, che è sempre, assolutamente, fatto privato, non di gruppo.
La complicità, se non è criminale, funziona solo per due, non oltre.
Se è criminale, forse funziona anche per dieci, ma gestirla è comunque un casino.
Chiedete a quelli della Magliana, per dire.

I complici di Simenon si possiedono, non si amano, ma ci lascio un punto di domanda sospeso su questa cosa qui; assieme involontariamente sono colpevoli ma fanno finta che no. Il protagonista davanti a questo far finta che no finisce che mette in discussione la sua vita, agiata, brillante, stimata.
Lo sapeva anche prima che i rapporti su cui si basava la sua vita erano niente, ma ci sono momenti, in cui è come se tutto fosse più chiaro, e allora quello che ti è andato comunque bene, per il quieto vivere, fino ad un momento prima, dopo, non ti va assolutamente più bene.
Lo senti come un corpo estraneo infilato dentro la carne, e pensi solo a toglierlo.
Un noir, quello di Simenon? No, è psicologia pratica, direi, ora che l'ho finito nel cuore della notte.

Questo Simenon, diverso da quello che ho conosciuto con Maigret, mi ricorda tanto Scerbanenco e il suo "Centodelitti", altro monumento noir, italiano, che però se lo leggi con attenzione e ti lasci prendere capisci che è pura psicologia pratica,  applicata al quotidiano, e fatta leggere ai matti che siamo noi.

Vedere, percepire, intuire, sentire, scrivere.

A proposito di sentire, ho già detto qui che ho riletto "Venezia è un pesce", (Feltrinelli) di Tiziano Scarpa (ci trovi altri riferimenti qui in questo blog) ed è una guida al sentire, vedere, gustare, una città immensa come Venezia senza l'abitudinario percorso pecora del turista.
Dovrebbero fornirlo come audioguida al percorso in città, per far perdere i turisti, sparpagliandoli per le calli a caso, senza meta, invece di far sempre il solito percorso Piazzale Roma-Ferrovia-Rialto-San Marco.

Non ho detto invece che ho letto "La lunga notte del dottor Galvan" (Feltrinelli) di Pennac (sì lui) ed è spassosissimo, corto ma spassoso come lui sa essere che quando l'ho letto ho percepito la leggerezza e se devo a lui sto nome che mi sono messa anni fa è per quello, la leggerezza, che ricerco ovunque.

Anche il "Dizionario delle cose perdute" di Guccini (Libellule) è leggero: fa venire davvero nostalgia di quel passato. Lui è più vecchio di me, ha ricordi di oggetti e giochi che sono quelli dei miei genitori ma la tradizione del racconto, il passaggio dei ricordi, ha abbastanza funzionato e tanti oggetti e situazioni non mi sono lontani, anzi.
E poi Corto Maltese "La giovinezza" di Pratt (Rizzoli Lizard) ma in versione ebook e i fumetti elettronici, uhm, non so, ecco, io ci lascio il dubbio anche se Corto Maltese è sempre irresistibile, raffinato.

Adesso sto leggendo "Sulla letteratura" (Bompiani) di Umberto Eco  e un librino di racconti di Wallace "Dire mai e altri racconti" che ho trovato dentro il Sole24ore in omaggio.
E mi sa che sono pronta per "Infinite Jest" anche se per portarmelo appresso, mi ci vorrà una borsa apposita.



lunedì 13 agosto 2012

E se andassimo tutti allo zoo comunale?

A guardare le bestie feroci?
Io non ci porterei la tigre che si rattrista di più.
In questi giorni sto inventando un sacco di giochi per lei.
Cantiamo molto, jannacci tanto.
Poi giochiamo a Campanon.
Mazza e pindolo, no, che in casa spaccheremmo tutto.
La lascio anche mordermi, che va bene così.
Le barzellette gliele racconto, giochiamo a carte, Monopoli e trivial ( e' bravissima)ma si rilassa davvero solo quando facciamo, assieme, le bolle di sapone.
Usciamo talvolta con gente anonima, così c'è poco da dire di vero, ci rompiamo molto le palle con quella gente li' che passa e va.
Non sono belli come le bolle di sapone che si moltiplicano,in decine, piccine, o si gonfiano enormi,che fan fatica pure a sollevarsi. Il bello e' farle scoppiare e sentire il puff dello scoppio e subito dopo averci la nostalgia di non averci giocato abbastanza. E ridiamo che la leggerezza fa solo che bene.

domenica 12 agosto 2012

Il soffio dell'ocarina

E' un muscolo cavo, è fatto di tessuti e tanto sangue. Non lo vedi mai, lo senti sempre, sta a te accorgertene. 
Senza, sei morto. Indispensabile. 
Diciamo che è buono, bello, generoso, arido, spezzato, gonfio di gioia, ghiacciato, solitario, arrabbiato, inacidito, violento.
Tutto passa attraverso il cuore, anche il vento ci passa dentro. 
Il cuore è un mattone forato, dicevo tempo fa.
Forse adesso dico che  è una ocarina di terracotta, che se la suoni ci produci un sacco di varianti ma se la fai cadere per terra, la ceramica va in mille pezzi.
E se lo tengo tra le mani, questo cuore ocarina, sento il soffio.
Che ogni volta che penso quello che mi sto imponendo di no, lui soffia. 
E' il vento che si sentiva libero, credo. 
Dovrei accompagnare l'ocarina con una bella fisarmonica, secondo me ci viene fuori una melodia nuova, di quelle che nessuno ha mai suonato. 
 Potrei andare in giro per le sagre, a suonare, sorridendo, la melodia soffiata dell'ocarina. 
:)

sabato 11 agosto 2012

Porco

Ieri dovevo andare in un ufficio, ho attraversato la strada e una macchina mi è passata a fianco. Una utilitaria blu. Dentro, alla guida, c'era un cinquantenne.
Capello brizzolato, pancetta prominente, maglietta grigio chiara con una scritta. Aveva il finestrino, lato guidatore, abbassato. La macchina mi è passata davanti mentre mi trovavo sulla linea di mezzeria. Non si è fermato per farmi passare ma passandomi davanti, il guidatore, si è messo ad urlare.
E ha tirato un bestemmione che pareva un ululato, da tanto ha modulato l'ugola per farlo uscire, e sul ...PORCO finale ha anche tirato fuori un do profondo, che mi ha fatto fare un passo indietro, per lo spavento, che ho temuto che se arrivava una macchina alle mie spalle, beh, quella mi centrava di sicuro.
La macchina ha proseguito e svoltato a destra; io dopo un attimo di tensione, che non avevo capito se quell'uomo bestemmiava a me, pedona, sulla linea di mezzeria, o con chi non lo so che era solo in macchina e non stava parlando al cellulare, me ne sono andata a fare quello che dovevo fare in quell'ufficio che mi aspettava.
Quando ho finito mezz'ora dopo mi sono fermata al baretto all'uscita dell'ufficio e ho visto fuori su un tavolino quell'uomo con la maglietta grigia, il porconatore. Leggeva il giornale, seduto.
Lui mi ha guardato, io l'ho guardato.
Sono entrata nel bar e ho chiesto un caffè. Lui è entrato alle mie spalle e ha detto alla barista che il mio caffè lo pagava lui.
Io mi sono voltato e ho detto di no.
Lui mi ha guardato e ha detto di sì.
Io mi sono bevuta il mio caffè.
Lui mi ha detto che me lo offriva per scusarsi, che non voleva pensassi che aveva bestemmiato contro di me, pedona sulla linea di mezzeria, ma stava bestemmiando contro tutto.
Io gli ho fatto notare che quel do profondo effettivamente mi aveva fatto pensare a un ululato.
Lui ha riso forte e mi ha detto che tutto gli sta andando di merda, ha detto proprio così, e allora in macchina quando è da solo, senza moglie che non gliene frega un cazzo di lui, senza figli che bisogna farli crescere bene, senza colleghi che il lavoro è sempre meno, senza niente, lui si diverte ad aprire il finestrino e tira saracche al sole.

Un pochino come i lupi che ululano alla luna, mi è venuto da pensare.
Ho tagliato corto e me ne sono andata, che io ieri non avevo molta voglia di partecipare alle sfighe altrui, ma poi ci ho pensato al porconatore sull'utilitaria blu, che si sfoga bestemmiando sull'asfalto, gli occhi al cielo, nel silenzio rumoroso dell'abitacolo, caldo, di questo Ferragosto che per tanti è fatto solo di ennesime insoddisfazioni.
Almeno si sfoga, e questo è bene.

Poi il pensiero è andato al fatto che lo fa bestemmiando che a taluni darà molto fastidio, specie a chi crede in quel colui che viene bestemmiato e apostrofato con un termine, porco, che ha tutta una sua valenza negativa. Ma i maiali non sono brutti.
Porco sta ad indicare qualcosa di animale, sporco e zozzo, però quando ce l'hai sul piatto il porco te lo mangi con tanto gusto.
Lo stesso è per l'uomo.
Se dici che uno è porco è per insultarlo.
Però un uomo elegante, che non lo diresti mai,  ma rivela un animo porco, a me ho scoperto che piace, e allora mi sa che non dirò mai più di nessuno che è un porco, in senso negativo; me ne guarderò bene perché usare parole negative in generale e poi farsele piacere in privato, boh, mi pare pratica un pochino da pochetti.
Poi mi è venuto da pensare che allora se porco mica è negativo, certe cose si possono dire, urlando fuori dal finestrino, ma lasciamo perdere...

venerdì 10 agosto 2012

Nessun commento in sospeso

La differenza sta nel fatto di rendersi conto di avere ottimi gusti, in fatto di umani, e gioirne senza farsi notare.

giovedì 9 agosto 2012

proviamo

Visto che io non ho voglia di dire niente, se avete qualcosa da dirmi, voi, potete farlo qui.
Ciao :)

mercoledì 8 agosto 2012

Don't worry, be happy





Naso rosso, fiore tra i capelli, un cappellino e un fiocco bluette.
A volte ci si sente così.
E oggi ho provato a disegnarmi, dopo aver strappato una risatina.
Meglio una risata di un vaffanculo.
Sempre.

martedì 7 agosto 2012

Non avere paura

Non è la depressione ma qualcuno vi dirà che lo sembrate, depressi.
Non è pazzia, non lo siete meno di molti altri.
Non è che siete cattivi di botto.
No.
Soffrire di ansia, quella spiacevole sensazione che ti prende e ti fa vivere nella paura, come in uno stato di stress costante, come se fossimo seduti sul seggiolino di una montagna russa lanciata a velocità pazzesca dentro il nostro cervello, e pensiamo che non possiamo controllare niente, ci costringe, quando decidiamo di affrontarla e tenerla lontana, ad avere sempre sotto controllo il nostro benessere.
Lo scrivo per quelli che forse sanno che ne soffrono, perché lo si capisce, ma non sono mai andati a parlarne con nessuno, di competente, intendo.
Dovrebbero farlo, andarne a parlare con uno psicologo o un terapeuta comportamentale.

Cercate di scendere dalla montagna russa e di vivere la vita affrontandola come un percorso di camminata lunga, in mezzo a prati e montagne, dove si suda molto, ci si mette fin troppo in discussione e si inciampa.
Non sempre la vita è una passeggiata. Spesso riserva dolori e fatiche, e proprio in quei momenti, l'ansia subdolamente cerca di nuovo di fare capolino.
Il modo migliore per tenerla lontana è essere vigili, sapere che mai camminerete in piano, perché l'inciampo è dietro l'angolo.
Talvolta si è deboli, perché provati e quando accade il patatrac, i rapporti con gli altri ne fanno le spese.
Anche perché gli altri faticano spesso a vedere i cambiamenti che noi abbiamo prodotto in noi stessi.
Non è facile, non è neanche dovuto, vedere.
Ho troppo rispetto di valori come l'amicizia per pensare che non si possa rimediare.
Ci vuole tempo, ci vuole voglia. Anche là non si cammina mai in piano, ci sono saliscendi, ci sono silenzi e parole, ci sono tante incomprensioni.
Tenere lontana l'ansia significa imparare che non siamo perfetti, che siamo fatti dei nostri errori, che quegli errori possiamo imparare a non ripeterli.
Sì può non avere paura.

Piccole scoperte



( il libretto è del 2004 - stampato da Filippi editore di Venezia)

lunedì 6 agosto 2012

Il bene che ti voglio

Sono rimasta inebriata da un abbraccio.
Ho cominciato a ridere.
Sono rimasta intontita da un bacio.
Ne ho cercati altri.

Ho avuto fame senza mangiare.
Ho avuto sete senza bere.
Ho avuto parole che avevano un senso.
Ho avuto paura di restare senza parole.
Ho avuto voglia di spogliarmi e correre.

Ho avuto di nuovo paura che le parole non bastassero.
Ho avuto la certezza che le parole non bastano.
Ho percorso chilometri per mostrare il bene che ho dentro.
Ho lasciato che prendesse aria.
L'ho visto correre.
L'ho visto ridere. 

Intontita, inebriata, orgogliosa, sincera, sfrontata.
Pensare che è tutto prodotto della mia mente...

sabato 4 agosto 2012

La differenza

Che poi se ti dicono che non ti vogliono vedere triste ma felice, e poi fanno cose, che ti rendono triste, e niente affatto felice,  io non ci capisco più tanto bene.
Che si pensa all'effetto, la felicità, e se ne provoca un altro, la tristezza.
Che è sostanzialmente la differenza tra esserci o no.

venerdì 3 agosto 2012

Meccanica

Mi serve una rettifica al cervello. Devo smetterla di fare certi sogni. O almeno dovrei sognare in solitaria.

giovedì 2 agosto 2012

Arturo e la Wanda

Arturo e la Wanda, dopo un iniziale periodo di annusamento e comprensione, si sono coalizzati. Fanno coppia fissa, stanno in casa ad ascoltare musica, mangiucchiare, leggere. Si raccontano le fiabe a vicenda. Lei gli racconta del mare, lui dei boschi. Lui al mare non c'è mai stato, lei  sui monti manco per niente. Sono carini, assieme.
Ieri sera abbiamo dormito tutti nello stesso letto,  nonostante il caldo, ma c'era un pochino di aria condizionata e insomma siamo riusciti a dormire abbastanza bene. Anche perché loro, ieri sera, le fiabe le hanno raccontate a me. In sottofondo, c'era il soffio della tigre, che è partita con un pippone maternale nei miei confronti che sono stata zitta ad ascoltarla. Eravamo tre contro uno, ero in evidente posizione minoritaria.

Non dirò del loro discorso, sono cose personali.

mercoledì 1 agosto 2012

42

1) mi immagino cose, l'errore consiste nel coinvolgere altri nelle visioni
2) sorrido spesso senza un motivo
3) perdo altri due chili e scendo sotto la linea del sovrappeso
4) tendo a non fare male al prossimo ma come tutti, ci riesco benissimo
5) ho i capelli arruffati da stregaccia ma ho l'animo da fata
6) la carabina in casa c'è stata davvero, ero piccina
7) ho segreti, alcuni non lo sono più perché li ho raccontati
8) quasi tutti i miei ex usano farmi gli auguri una volta l'anno, qualcuno azzarda anche a Natale
9) credo di avere delle grandi potenzialità inespresse
10) adoro stare in mezzo ai maschi ma amo le risate femminili
11) adoro il lavoro che faccio, mi ritengo una persona fortunata
12) sono indipendente e me ne vanto ma la mia forza sta nella mia delicatezza
13) a volte sono sborona
14) in quattro anni ho dimezzato il valore della mia glicemia e ho un colesterolo da atleta
15) ho amici a cui non posso rinunciare, spero sia altrettanto
16) raccontare credo sia l'unica cosa che mi riesce davvero bene
17) il 16) era un esempio di sboronismo
18) a diciotto anni  mi hanno regalato un braccialetto d'oro
19) a diciannove anni mi vedevo sposata
20) a venti sono andata in Grecia
21) non mi ricordo più quando ma dopo non mi sono più vista sposata
22) oi 'ndemo vedar i pin floi ( io c'ero)
23) sto leggendo "I complici"  di Simenon
24) ieri ho avuto la visione che mi andava bene
25) oggi ho avuto la conferma che non mi va bene
26) nella mia vita ho avuto cinque cani, un gallo, una oca bianca, due conigli, un germano reale, una anatra, un allevamento di lumache, una vasca da bagno piena di granchietti
27) il gallo si chiamava George
28) sì, ho visto Radici
29) sì non mi sono sposata perché mi mancava l'aria
30) una volta ho avuto un moroso mezzo delinquente
31) un'altra un moroso militare
32) un'altra non ho avuto un moroso perché gli ho riso in faccia quando si è spogliato
33) non mi piacciono i boxer di cotone con i baci stampati
34) ho visto Paolo Nori leggere, in una libreria molto bella
35) ho visto Guido Catalano leggere
36) sì sono innamorata
37) no non te lo dico
38) mi manca vedere Ugo Cornia leggere dal vivo
39) ho letto almeno cinque volte "Cent'anni di solitudine"
40) lo sto leggendo in spagnolo da tre anni
41) ce la farò a finirlo
42) to be continued...

martedì 31 luglio 2012

Ce la si può fare (piccole donne crescono)

L'ho rivista dopo mesi e mi è esploso dentro l'orgoglio.
Quindici anni di bellezza, di capelli lunghi e setosi, con un sorriso che non passa inosservato, le gambe lunghe e sode negli shorts di jeans, la fierezza di essere bella.
Non è sempre stata così.
Non me la scorderò mai quella sera, di alcuni anni fa, quando piangemmo assieme sulle scale durante un matrimonio tutto balli e alcol.
Lei teneva il muso, dissentiva su tutto, suo padre mi raccontava che parlarle era diventato impossibile.
Mi abbracciò, io non le chiesi come va, ci sedemmo, la guardai.
Le parlai direttamente guardandola negli occhi.
"Sei una potenza della natura, piccola. Sei bella e non hai nulla di sbagliato".
Lei mi saltò addosso come faceva da piccola e si mise a piangere. Piansi con lei, minuti che a me paiono essere durati ore.
"Davvero non ho nulla di sbagliato?", mi chiese.
"No, sei perfetta. Non devi cercare di essere uguale alle altre, devi pensare di essere uguale a quello che tu vuoi essere".
"E allora perché papà e mamma si sono lasciati?".
"Perché l'amore finisce, a volte, se non è alimentato o se uno dei due scopre che ha bisogno di altro, che   quel bisogno gli toglie il fiato. Tu non c'entri. Loro ti amano, sempre. Da liberi te ne vorranno anche di più, di bene. Vedrai".
"Zia perché non ti sei sposata, tu?"
"Perché ho avuto amori che volevano andare e non restare. Ma era sempre amore".
"Anche tu ti sentivi sbagliata, vero?"
"Tutti i giorni".

Rivederla quindicenne piena di speranze, voglia di vivere e sperimentare, mi ha riempito il cuore d'orgoglio. Vedere una piccola sbagliata vivere con la coscienza di essere una potenza della natura, è una visione meravigliosa.
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