Fatacarabina

Fatacarabina

giovedì 31 dicembre 2009

'Spetta 'spetta



Sì, sono una che ci prova, ma che certezze personali ne ha ben poche.
Che ha il terrore di disturbare perché sa che è eccessiva nel modo di essere, e che ha paura di passar per stronza insensibile, e spesso ci riesce benissimo.
Che sa, per fortuna, prendersi in giro benissimo: visto come esco conciata? Proprio così...AHAHAHAHAHAH


Adesso devo andare a cucinare, sennò stasera il cenone lo passano maledicendomi,
quindi
BUON ANNO A TUTTI

martedì 29 dicembre 2009

Pozzanghere

Con gli stronzi patentati ci ho a che fare tutti i santi giorni. Ne vedo così tanti a sufficienza che dovrei esser già o stronza pure io o cinica, perché con un panorama così, che olezza di potere usato solo per l'autoeccitazione di qualche ego molliccio, la voglia di sorridere va a suicidarsi. Un sinto mi ha detto l'altro giorno: "Se vivi nel male, lo pratichi il male". Cacchio come ha ragione, mi sono detto.
Va sempre messo nel conto che prima o poi potrebbe capitare anche a me di inciampare nella pozzanghera del cinismo.
Per ora sono seduta a guardar questo orizzonte grigio pirla e c'ho un sorriso che a qualcun potrebbe sembrar ebete ma che invece è bello consapevole. Perché siamo a fine anno e tutti stan facendo i loro personali bilanci e io che sono decisa che il 2010 lo vivrò senza buoni propositi, senza liste di cose da fare, senza inutili e pelosi buonismi, ma con la consapevolezza che quel che verrà di buono sarà un regalo e i dolori van messi sempre in conto, come gli ombrelli volanti cipputiani, se penso al 2009 che lascio ci vedo facce.
Il mio anno è stato un anno di volti.
Alcuni mi hanno affascinato e poi deluso.
Un altro l'ho scoperto lentamente e oggi è la mia oasi di felicità.
Ci sono i volti della mia banda di amici, che sono la mia famiglia larga, che sta spesso ad un indirizzo che sembra tutto un programma: Bon-aiuti. Ci sono i sospiri della mia famiglia naturale, che mò respira ma resta elettrica.
Ci sono le facce che ti impennano il morale del mio amico immaginario, della mia amica aquilotta banfante, dell'oltreporompompò, della mia Argentina in Friuli, degli splendidi, del merciaio, della genovese, della fiorentina, del gianduiotto trevigiano, della ragazza metà l'ondra metà venessia.
E ci sono poi tutta una serie di volti che ho voglia di conoscere, e riconoscere, perché ci sono intese che senti subito che sono la strada per il sorriso.

E allora le pozzanghere? Lasciamole ai poveri di spirito.

domenica 27 dicembre 2009

Convivenze



Da Natale convivo, ho deciso di far il gran passo e di metter su famiglia. Con Arturo.
Stiamo prendendo le misure; a parte quelle fisiche che ci vedono molto somiglianti in alcuni tratti anatomici, ci stiamo abituando uno all'altra. Stanotte lui ha invaso tutti i miei spazi, stamattina la camera sembrava un territorio di battaglia. Mi sa che qualche pacca l'ha presa, nel sonno, che era tutto mogio alla fine...O è solo che abbiam sognato troppo. Ora è di là che fa colazione col procione. Sembra quasi 'na famiglia. Sembra. Quasi.

venerdì 25 dicembre 2009

Saluti dalla polipo family




(via mms del nipotastro)

Polpo family

E' bastato un cappello a forma di polpo, nero, per trasformar il cenone dai miei in una festa a suon di risate. Merito del mio regalino al nipote piccolo, per modo di dire, è alto quanto me, e merito della voglia che ogni tanto scatta in questa famiglia di gente tutta fatta a modo suo, che porta a ridere a crepapelle, con gli adulti maggiori che perdono 60 anni in un colpo, gli adulti medi che ne perdono almeno almeno 30 e si finisce tutti a risentirsi piccoli d'età. Capita, per fortuna, ancora adesso, e la magia del gioco è quella che ti trasforma un cenone in una festa vera.
E' successo anche anni fa, quando i nipoti eran piccoli piccoli, e si era stranamente, non ricordo perché, tutti a casa e tutti a casa dei miei e mio padre con la pompa dava acqua alle piante in giardino, e non so come, dopo 5 minuti, eravamo tutti, grandi e piccoli, cognato compreso, impegnati in una battaglia d'acqua in giardino, un gioco di bande come i ragazzi della via Pal, ma eravamo in via Gobbi, e c'è voluto solo lo sguardo infastidito del vigile di passaggio per calmarci, che dai palazzi attorno ridevano troppo.
E' successo di nuovo ieri sera, senza acqua, ma col cappello da polpo. E il papa doveva ancora scapussarsi.


Buone feste a tutti

giovedì 24 dicembre 2009

Questione di rispetto

Lo spirito del Natale quest'anno per me sta tutto in una piccola questione di rispetto. Io che sono diciamo agnostica a modo mio, perché quando è la Madonna della Salute io un cero lo faccio portare in chiesa, da veneziana quasi brava, quest'anno al Natale ho deciso di portar rispetto. Ho fatto l'alberetto e pure il presepe, per carità a modo mio, ma non mi pare il caso di sottilizzare. Il fatto è che io e
lui la scorsa estate abbiamo avuto da ridire e io sono arrivata a minacciarlo. E lui, non me l'ha messa in quel posto. E stanotte saremo in sette a festeggiare.

Quindi, scusatemi, ma è una questione di rispetto.

Sì, ok

Fatanatalina
:)

martedì 22 dicembre 2009

Gordon

Dai pubbari, gli amici miei, succedon tante cose. Cose che a volte si dimenticano o che ci passi sopra e non le dici, perché durano il tempo di una pinta di Gordon e poi chi ci pensa più. Ma stasera il tipo che arriva sempre tardi, puntualissimo però, per la sua birretta solitaria, dopo aver messo a letto moglie e figlia adorate, si è girato e mi ha fissato. E poi con un sorriso dei suoi, se ne è uscito con un "io adoro questa donna". E io che ai complimenti non sono abituata, mi son girata a vedere chi c'era dietro di me, che magari sai ti trovi che parli e alle spalle hai la Naomi Campbell de Caene e manco lo sai e di colpo non solo l'ego si sotterra ma anche buca il pianeta, in cui vivi, e ti ritrovi in un posto ameno, te e i cactus che ti piaccion tanto...Insomma, dicevo il tipo se ne esce con un "io adoro questa donna" e io ovviamente mi giro e non c'è nessuno e mi rigiro e lui non c'è più che è andato fuori a fumar una sigaretta sotto la pioggia. E allora me ne torno alla mia tisana, e al bicchierino di 50 gradi di raboso invecchiato che mi han offerto da assaggiare, che è appena arrivato dal Friuli, e ti che ti sa senti...Poi lui, il tipo, rimette dentro la testa, butta la sigaretta e inizia a parlare. "Io ci son tre tipi di donne che non sopporto: le donne in carriera, le donne che non sono mai andate da nessuna parte salvo far la spesa dal fruttivendolo e poi le sciacquette, quelle che non muovono un dito se non lo dice il moroso". Ok, concordo, penso io. E magari che son le 23 e c'è poca gente, dai che parte il dibattito sul mondo femminile, e io ero pure in vena...di dibattito. E poi lui mi fissa di nuovo e mi dice: "Per questo io a te ti adoro, non rientri in nessuna di queste tre categorie". E poi, rivolto agli amici pubbari, "ecco, perché io adoro questa donna".
Ho sorriso, son rimasta zitta, ho pagato il conto, poi andando via gli son passata accanto e gli ho mollato un bacino sulla guancia, con un grazie sussurrato verso l'orecchio.
Mi sa che lo ha sentito.

lunedì 21 dicembre 2009

cavallette



canoce lessate
polipo bollito con radicchio di treviso e porrette
tartare di tonno
tartare di pesce spada e olive taggiasche
gamberi siciliani crudi
scampi crudi
risotto con canoce lessate e ganasse di rana pescatrice
filetti di rana pescatrice e pesce spada rosolati con castraure
sette bottiglie di bianco, tra cui pinot bianco e traminer di Haas e Pecorino
biscotti veneziani intinti in nutella e gianduia di Pettenò
arance
grappa Poli

Per dieci boccucce

domenica 20 dicembre 2009

Likami tanto tanto intensamente

Lo ammetto, nei giorni scorsi sono andata abbastanza in crisi perché vedevo il blog boccheggiare, arido di commenti, e di conseguenza di comunicazione.
Che io ci tengo che questo posto, che è mio, sia un tramite per dirsi e raccontarsi. E allora quando ho lanciato l'idea del "69", di dieci cose raccontate da chi mi legge a me, senza le mie domande, e in una ventina e passa han risposto, io ho pensato che 'ste cavolo di crisi prima o poi devo farmele passare, ma so che sono parte di me.
Una mail mi ha invitato a non staccar la spina.

Oggi penso che comunicare e dirsi mica è una azione continua, a volte serve uno stacco. Perché altrimenti tutto avrebbe lo stesso gusto e sapore e io so benissimo che così non è.
Alle persone, anche nel web, ci si abitua. E si finisce con il non seguire tutto, il non poter commentare tutto. C'è chi commenta sempre e chi mai. Che chi legge gli altri tutti i giorni, e chi lo fa una volta al mese.
Così è, alle persone e forse agli avatar, in assenza di una immagine diretta, ci si abitua. E non è mica una brutta cosa, anzi.
Una volta un carissimo amico mi ha detto che lui non sente il bisogno di parlarmi spesso, perché tanto mi legge tutti i giorni e gli pare di sentir la mia voce che gli racconta le mie cose.
Beh, cosa c'è di più bello di questo? Solo il vedersi di persona, credo.
Perché dico queste banalità?
Lo dico perché ieri sul SN che frequento, ho visto ragazze lamentarsi della mancanza di audience nei loro confronti, altre definirsi cozze e insignificanti perché non han la taglia delle tette e il numero di like che vorrebbero. Tutto perché è arrivata una ragazza molto bella, una famosa, pare anche morosa di uno famoso, non ho capito se è quello che quando è arrivato eran tutti a commentar da lui come se fosse l'unico detentore di divertimento e verità.

Ecco il giorno che sentirete dalla mia bocca uscir la parola audience per definire quelle persone che con me dialogano e interagiscono qui o altrove, siete autorizzati a bruciare questo blog con me dentro.

Ciao

mercoledì 16 dicembre 2009

69

Visto che questo blog ha insomma un periodo di stanca, che evidentemente o sono io che non diverto o voi non avete niente da dirmi, proporrei un giochetto ai 68 che mi seguono. A me paion 69 ma ho scoperto che mi seguo pure io, insomma...La numero 69 sono io... ehm.
Allora il giochetto è per farmi conoscere meglio i 68 che han scelto di seguire in modo costante questo blog, che ripeto, ultimamente mi sa che è giù di tono e non ho voglia di staccar la spina, che io lo farei, se sapessi che soffre mentre muore, lo giuro.
E allora il giochetto è: ditemi 10 cose di voi che non so e vorrei sapere. Dieci, qualsiasi. La scelta la lascio a voi,
ciao.
(Ps: ovviamente le pubblico non come commenti ma come post)

LE PRIME RISPOSTE

splendidi quarantenni:
dieci cose son tantissime. anche se magari di me non ne sai cento. Insomma, ci penso. Ah la prima è che io e te ubriachi suoneremo la colonna sonora di blalde runner col sax contralto. E una..

Baol: Bella difficile 'sta cosa, da qualche parte nel mio blog ci dovrebbero essere un sacco di come di me comunque ci provo va...

1) Da piccolo volevo fare il cuoco, poi sono cresciuto ed ho capito che volevo diventare un fisico, ora sono un commercialista...questo denota la progressiva diminuzione delle mie capacità intellettive;

2) A prescindere da quello che ho detto al punto 1, in realtà quando da piccolo mi veniva chiesto cosa volessi fare da grande, rispondevo: "Lo strozzino"....ora non dire che con il fatto che faccio il commercialista si chiude un cerchio;

3) Avrei tanto voluto imparare a suonare il sax, al massimo invece ho strimpellato un basso, un cazzilione di anni fa;

4) Ho dato il primo bacio a 18 anni...e stendiamo un velo pietoso please...

5) Adoro i serial televisivi, soprattutto quelli americani, soprattutto il Dr. House;

6) Sono un tipo impulsivo ed un lettore compulsivo: ci sono periodi in cui leggo un sacco ed altri in cui non c'ho voglia di leggere niente;

7) Adoro la tecnologia ma odio i social network...lo so, sono all'antica;

8) Mi piace un sacco scrivere;

9) Ho vissuto l'ultimo anno a Milano, da solo ed ora sono tornato a casa, al sud, con i miei...forse è meglio che il velo di prima lo stendiamo qui;

10) Proprio sull'ultima non mi viene niente da dire?! Mannaggia... Ah, sì, ho letto "La coscienza di Zeno" e mi è pure piaciuto...già già, non un tipo strano.

E meno male che hai 68 (in realtà sono 70 in aumento) seguaci, se ne avevi 10 ci chiedevi 68 cose da dirti! =)

Palmasco:
1. Sono simpatico - abbastanza e a prima vista - ma non sono socievole. È una specie di malattia, non grave, ma visibile, soprattutto perché sono abbastanza simpatico quindi si nota. Per esempio io penso che poi la gente me ne voglia male più di quanto me ne meriti; 2. dal sesso ho avuto tutto, tranne il miraggio dei musulmani: un paradiso di vergini. Neanche una, per la verità, mai. Non mi è mai dispiaciuto particolarmente: non sono tipo da dilettanti, mi sono detto in certe notti oscure; 3. scrivere mi piace molto, quello che scrivo per niente; 4. ho rubato molte cose, ma non restituirei niente di quello che ho rubato, perché mi ogni volta mi serviva di sicuro di più delle persone o dei negozi dove ho preso quello che non era mio; 5. ho perso amici per l'AIDS, ma è un argomento di cui non si riesce mai a parlare, sembra così anni '80 :( Non è che io abbia la necessità di parlarne, ma mi sembra una di quelle cose che non si possono più capire. Invece ci sono ancora. Accanto alle fontane, quando avevo vent'anni, a Roma, c'erano molto spesso delle persone sdraiate con una siringa piantata nel braccio, era una scena molto comune, nel centro di Roma. Poi sono spariti, almeno da vent'anni, ma non il consumo di eroina, anche di questo non si può più rendere l'idea; 6. io non l'avrei fatto, di dire queste cose, ma ho una vera lealtà di gruppo - in questo caso del disatta-sito in cui mi avete invitato - , anche se nessuna di clan o di branco :)

Laura:
Non posso non aderire (ti leggo sempre!), però 10 sono tante anche per me... Almeno un paio:
1. ho una passione sfrenata, senza limiti per le caramelle gommose: basta solo che ne senta l'odore... In pubblico mi contengo ma sono compulsiva! (Alla festa di laurea mia mamma simbolicamente mi ha regalato quelle a forma di uovo, per dire...)
2. sono assolutamente profana, ma amo istintivamente la musica jazz, sto cercando di capire cosa mi piace (anche con l'aiuto di amici che sanno tanto di musica): è un periodo in cui ascolto My Favourite Things di Coltrane tutte le sere, è quasi una medicina!

Hneeta:
10 cose: 1. mi sarebbe piaciuto avere un'amica come te 2. ero una dei 68 che ti leggono 3. mi piace l'autunno 4. ieri sono diventata + anzyana 5. non riesco a ingrassare 6. leggo tanto 7. i miei cibi preferiti sono il gelato e la pizza 8. mi piace leggere i blog 9. sono tumblraddicted 10. sono precisina e come vedi 10 cose hai chiesto e dieci ne ho scritte.

Federico:
Allora, proprio perchè ti seguo da poco mi sembra una cosa carina a cui aderire, perciò cerco di impegnarmi:

1. sono un ingegnere, con tutto quello che ne consegue
2. grazie all'aiuto delle persone che ho incontrato nella vita, in barba al punto 1, sono diventato una persona molto emotiva, forse anche troppo.
3. non riesco a non essere ironico almeno una ventina di volte durante la giornata, e a volte mi rendo conto di esagerare quando è troppo tardi
4. amo il rock e il blues, rino gaetano e de andrè. Le mie passioni vanno a periodi. ci sono gruppi che però sono sempre presenti nella mia playlist
5. mi piace leggere, anche se non riesco ad essere un lettore costante
6. vivo a Roma da poco più di 2 anni, e gradualmente mi sto romanizzando (ma cerco di resistere)
7. voglio sempre più bene a certi amici e sempre meno ad altri, per cui nella mia vita si sta creando una spaccatura, che cerco di tamponare conoscendo persone nuove. A chi voglio bene, però, dò tutto me stesso.
8. preferisco far parlare gli altri ed ascoltare piuttosto che parlare delle mie cose
9. non sono ancora arrivato ai 30
10. porto gli occhiali, ho 44 di piede, ho un anello al dito ma non sono sposato, ho la wii, ho una chitarra che non suono quasi mai, lavoro nelle tlc, odio buona parte dei miei colleghi, odio il signor B ma guardo anche mediaset, in fondo sono una persona semplice.

Gozer:
così, di getto, mi viene da dire:
1. sono un musicista, anche se non lo faccio per lavoro. non sono mai riuscito a trasformare le mie passioni in professioni.
2. adoro la musica, i libri, le foto, l'arte.
3. amo le persone che sanno scrivere, suonare, fotografare.
4. non guardo la tv e non ascolto la radio.
5. non seguo un partito politico.
6. da piccolo volevo fare l'astronauta. poi l'archeologo.
7. porto i capelli lunghi da quando ho sedici anni.
8. Non ho mai messo una cravatta in vita mia.
9. mi piacciono i vestiti consumati.
10. quando cammino non guardo mai dove metto i piedi e inciampo spesso.

Pepper mind:
Osti, 10 cose... io sono tra i 69, comunque, immagino... non so.
Passo spesso, ma non tutti i giorni, boh.
Ecco, questa è una cosa che non sapevi, e me la son sfangata via.
Poi che sono laureato in filosofia indirizzo logico-epistemologico.
Suono il pianoforte.
Ho studiato con Franco D'Andrea.
A quante siamo?
Che ti leggerei sempre, accada quel che accada (mh, forse lo sapevi, boh).
Ho un colpo di testa fenomenale, a calcio.
Me la cavo col disegno, feci il liceo artistico.
Amo le centrali elettriche di Milano, la loro architettura da cattedrale.
Ho letto l'Ulisse di Joyce e la recherche di Proust.
Penso che l'unica cosa geniale della filosofia di hegel sia la dialettica servo-padrone.

Dovrei avercela fatta :)

Lindalov:

1) non sono una signora, una con tutte stelle della vita,

2) sono una material girl,

3) mi piace il mare d'inverno,

4)non porto mai la "umbrella",

5)dovrei andare in "rehab",

6)non ho ancora trovato "my way",

7)"la fortuna è cieca ma la sfiga ci vede benissimo" è stata scritta per me,

8) uso sempre il "rimmel",

9) credo di essere una "bella senz'anima" invece sono solo una senz'anima,

10) vorrei "volare"

Ti abbraccio

La valigia delle idee:

Sono uno che ha la sindrome di altrove, chi ha scelto di vivere in più posti, più vite,e so che sono poche le cose da portare con se.
Ecco i miei 10 indispensabili, quelli che sono me.

1- Tessera feltrinelli: perché leggere è il modo più semplice per restare vicino a casa.
2 -Un biglietto da visita: aiuta a ricordarsi cosa si fa.
3- Una piccola camera: per fissare immagini e idee.
4- Un cellulare grigio per la vita privata.
5- Uno smartphone nero per il lavoro.
6- Una usb memory: perché tutta la tua vita non deve occupare più di 1GB.
7- Una moleskine zeppa di segreti, per riflettersi e riflettere.
8- Una Spaulding grigia: perchè non amo le mezze misure.
9- Ipod: la vita ha una colonna sonora.
10- Un tocco di blu, per quando non ci sei tu.

La adorabile Silly:
Dieco son tante, qualcuna te la dico, ci siamo anche conosciuti di persona...
Sono bellissima, ho un musetto molto dolce.
Sono abbastanza ubbidiente, in pizzeria mi comporto bene.
Ho il pelo liscio, lungo e molto morbido.
Sono timida, difficilmente mi faccio accarezzare.
Mi piace giocare.
Sembra che abbia un brutto carattere perchè quando incontro un nuovo amico/a faccio un sacco di casìno ma in realtà sono solo feste.
Fata, tu mi sei risultata subito simpatica.


Scritto in grassetto :
1 da grande voglio fare la persona seria
2 noil medico
3 anzi l'ingegnere
4 però nemmeno il pasticcere sarebbe male
5 Astronauta? Why not?
6 Il critico gastronomico?
7 L'attore?
8 Il pilota da corsa!
9 Pericoloso...meglio il meccanico,però tutto quel grasso..
10 Ecco! Ho trovato! Farò l'indeciso!

mich :

uh, io ti leggo sempre ma tu non sai di me un bel po' di cose. vediamo:
1. sono molto stonata ma me la canto volentieri
2. questo qui sulla guancia sinistra è davvero un brufolo
3. mi piacciono le cornici concentriche e gli incroci obbligati per solutori particolarmente abili
4. pratico un solo sport estremo: vado in bici in città
5. mi occupo di qualunquismo
6. mi illudo con piacere
7. nell'ultimo anno e mezzo ho partecipato a tredici matrimoni
8. ho sempre pensato che prima o poi imparerò a suonare la fisarmonica
9. sono disgrafica, non chiedermi mai indicazioni stradali
10. credo più o meno a tutto


Gibilix:

1. Una volta il padre di un mio amico che fa l'artista (il padre, non l'amico) mi disse che ognuno nella vita fa quello che sa fare di meno e tralascia le cose che saprebbe fare meglio. Razionalmente so che è una stronzata, ma me la tengo come giustificazione per il fatto che dopo essermi laureato in fisica a pieni voti ho lasciato e ora faccio l'infonerd. Ora pago il prezzo di non saper più risolvere un'equazione differenziale, però so installare Windows. Che culo.

2. Tendo a scordarmi le cose, infatti la seconda non me la ricordo.

3. Mi piace viaggiare ed in particolare in america latina, ma questa forse non vale perché gia lo sai. A volte passo due ore sull'atlante a guardare paesi ed immaginare itinerari. Mi affascinano i toponimi. Ultimamente questi sono stati usurpati dagli storpionimi, ma questa è un'altra storia, come direbbe Lucarelli.

4. Vorrei tanto saper scrivere come fate voi 'o bloggher, ma tutte le volte che provo a farlo un altro me mi ruba la penna o la tastiera e vengono fuori cagate mostruose o fredde banalità. Il mio blog muore e mi guarda con un ghigno malefico come a dirmi: te l'avevo detto che non avevi un cazzo da dire!

5. Gli amici e i colleghi dicono di me che sono uno con cui è impossibile litigare. A me sta cosa manda ai matti e un giorno gli mollo un cazzotto.
Poi vediamo.

6. Non ho mai sopportato le discoteche. L'altro giorno sul corriere è uscito un sondaggio per votare l'album più bello degli ultimi dieci anni. Minchia, manco uno ne conoscevo! Eppure la musica l'ho sempre adorata. Ogni tanto mi può succedere ancora di rompere i coglioni al prossimo con gl'Inti Illimani.

7. Sono nato al sud, in mezzo al mare, tra scogli, sole, profumi di mandorle e azzurro. Quell'ambiente è il mio habitat naturale. Ma sono cresciuto e vivo a Roma, che è la città che sento più mia e adoro, anche se mi puoi sentire imprecare contro di lei e i suoi abitanti (me compreso) ogni giorno. Tuttavia ho sempre adorato anche la montagna e negli ultimi anni sto sviluppando un serio bisogno di nord.

8. Non riesco a stabilire "la canzone preferita", "il libro preferito", "il film preferito" ecc... Sono troppo volubile. Infatti lascio i profili sempre in bianco.

9. Inizio tantissime cose con grande entusiasmo, ma sono poche quelle che riesco a portare a termine.

10.

Shannafra:
non ci ho pensato alla fine come viene:
1. sono elettrica ( se mi tocchi prendi la scossa 90/100)
2.mi piacciono i gatti ma sono allergica e la cosa mi fa soffrire enormemente soprattutto dopo averne avuto due per 7 anni
3. non sopporto le smancerie, proprio le odio (quelli che ti vogliono sbaciucchiare e abbracciare in maniera adolescenziale per dire)forse per questo sono dibventata elettrica
4. il mio frutto preferito è il limone, lo adoro e lo mangio come gli altri mangiano le arance
5. prima adoravo il salato ora il dolce (è l'età)
6. sono la regina delle inconcludenti
7. sono pigra e indolente( la lettura di oblomov mi procurò una grave crisi causa totale identificazione)
8.sono siciliana anche se non sono siciliana
9. sono logorroica
10. sono vanitosa (quindi soffro)

Vix :
mah, proviamoci, così, in celia
1) sono un insensitivo, nonostante mi sforzi non riesco ad evocare fantasmi, nè a capire i fondi del caffé;
2) la prima volta che ho mangiato il sushi ho pensato che faceva cagare, ora invece lo adoro. forse perché sono stitico;
3) so fare un giochino che ho imparato da happy days, mi metto venti monetine impilate su un gomito e stendendo il braccio di scatto riesco ad afferrarle tutte senza farle cadere, svegliandomi tutto sudato;
4) ho imparato a pattinare a 5 anni ma ho smesso subito, ho imparato a fumare a 15 ma non ho smesso ancora. perché?
5) ho fatto un corso di cucina macrobiotica. è vero, be', e allora?
6) non so suonare nessuno strumento ma ne posseggo almeno 5, compreso un basso elettrico con relativo amplificatore e un didjeridoo di bamboo e un kazoo.
7)una volta ho girato sul mio asse per 70 minuti e quando mi sono fermato l'orologio segnava un'ora e dieci minuti indietro. era fermo.
8)mi piace il gelato al te' verde.
9)penso che le penne stilografiche facciano complessivamente cagare.
10) non so contare fino a dieci. molto molto di più, ma ancora non ho raggiunto un limite.

claire :
allora fata ci provo anche io :)

1) anche se sono passati più di venti anni da quando ho smesso di fumare, ogni tanto qualcuna me la fumerei

2) da piccola ho fatto per due anni danza classica e poi, non so neanche io il perchè, sono passata all'atletica leggera e addirittura al calcio, ebbene ho giocato a calcio, quindi pallavolo, nonostante l'altezza

3) avrei voluto laurearmi in medicina per diventare una ricercatrice, sogno infranto dopo tre anni di università causa figlio dell'ammore

4) a scuola ero bravissima nella matematica, una schiappa totale in italiano, infatti si vede da quello che scrivo!

5) amo tutto ciò che è arte, e ancora di più gli artisti (possibilmente uomini)

6) mi piacciono da morire le ciliegie, ne mangerei a chili, e di solito, ne mangio tanta da farmi venire il mal di pancia. quello vero.

7)non sono un tipo intraprendente, anzi mi imbarazzo spesso, quando canto con il coro, mi metto sempre dietro a quelli alti, così nessuno mi vede

8) non sono capace di andare in bicicletta e soffro di vertigini e mal di mare

9) sono sempre "la seconda" in tutto, riesco a fare un sacco di cose, ma nessuna veramente bene, c'è sempre chi mi batte

10)mi piace tanto viaggiare, veramente tanto, avrei voluto fare "turisti per caso"


Catepol :

arrivo ora ma solo perchè ero in trasferta :-)
ma mi ripromettevo di scrivertele le 10 cose che non sai di me ed eccomi qui (vado random però, senza un filo logico):

1) son più rompiballe nella vita reale che online (ma questo forse si intuiva)

2) sempre portato l'orologio al polso destro e non al sinistro come i comuni mortali (cioè ora non lo porto perchè...sono così pigra da non trovare il tempo per andare a metterci la batteria nuova)

3) sono così pigra che... vebbè dico solo questo.

4) la rete non è tutto per me (cioè potrei amabilmente farne a meno eh...lo so che non ci credete)

5) son sempre stata la più piccola delle classi frequentate avendo fatto la primina

6) Potevo essere una chitarrista o una cantante e invece ad un certo punto mi son messa a fare altro (già...ho un diploma di conservatorio nel cassetto...non credo di averlo detto, se non a pochi)

7) non è vero che ho i superpoteri, faccio solo ciò che potrebbero fare tutti e me lo vendo bene :-)

8) prima di internet avevo sempre un libro in mano...insomma comunque dovevo leggere i fatti degli altri :)

9) prima del blog riempivo le smemo di fatti miei...peccato non ci fosse modo di fare like o commentare le cose che scrivevo

10) sei una delle persone che mi ha fatto più piacere conoscere dal vivo anche se, tolto l'intervista condivisa, c'è stato poco tempo per raccontarci altro o anche solo cazzeggiare e ridere. Ma immagino che ci rincontreremo, no?

baci

Rimembranze



Sta foto l'ho fatta ieri, più la guardo più penso alla
Sidgi
Chissà perché, boh :D

Amore di gruppo

Allora, io ho aspettato un attimo a dirlo, che non si sa mai che i soliti benpensanti credano che mi sono data ad una vita dissoluta. Io è un pochino che pratico l'amore di gruppo, in questo posto che si chiama FELICEMENTE DISADATTATI, che è un blog, ma in pratica è il mezzo di espressione di una amicizia multipla, un enorme tessuto amicale, che quando ho cominciato mi sembrava un fazzoletto, e adesso è grande come un piumone. Di quelli di piuma, caldissimi, che ti ci puoi metter sotto in silenzio e nessuno si offende, che ti ci puoi rotolare dentro in due o in otto ed è divertentissimo. Leggero, non di quelle cose pesanti, che ocio qua, ocio là. Ognuno ci mette quel che può, la sua presenza o la sua assenza, anche.

Post scriptum:
duechiacchiere
ha pubblicato una intervista doppia in cui ci sono anche io. A me fa ridere sia il nota anche come Fatacarabina e la faccenda delle pantofole :D Oltre al fatto che mi intervistino...a me. Vabbé

Post scriptum 2: ho 68 followers, in realtà ne risulterebbero 69, perché ho scoperto che io seguo me stessa...ecco! Io seguo me...son problemi eh

martedì 15 dicembre 2009

Letargite

Mi sa che il procione mi ha attaccato la letargite, perchè faccio di quelle ronfate in questi giorni che mi par cosa quasi incredibile. Metto la testa sul cuscino, decisa a leggere, o partecipare al cazzeggio su ff, e invece niente mi si annebbia la vista e parte la ronfata. E mi faccio di quei sogni in tecnicolor che dovrei scrivermeli tutti e ci verrebbero fuori un sacco di storie nuove. Ma poi al mattino, mi sveglio e come i bambini vado in cerca dell'acqua, bevo e puuuuffffffff, niente non mi tornano in mente le storie. Ma i colori restano.

lunedì 14 dicembre 2009

O quanto sono brava

...ma veramente brava a disturbar il prossimo quando è impegnato e fatica pure a respirare. O mamma, non sbaglio un colpo...

L'Amalia Muniega

Sir Squonk ha, a tempi da record, lanciato nello spazio-tempo prenatalizio il Psla 2009, ovvero il Post sotto l’albero. C’è anche la mia Amalia Muniega. Non vi dico dove è , andatevela a cercare, e leggetevi anche tutti gli altri. Che son bravi, giovini, e belli e son blogger e han voglia di dire. E in tempi di crisi, scusate, ma non è poco.

Siamo tutti qui

domenica 13 dicembre 2009

Riunione di condominio

Suona il campanello, è la vicina di casa che si scusa che è domenica pomeriggio ma ha un problema: suo marito si è iscritto alle serali per ottener il diploma e non capisce niente delle espressioni matematiche. Un foglietto in mano, con i calcoli, e viene a suonar da me. E io comincio a sudare che in matematica, ma non andava meglio nelle altre materie, sono sempre stata troppo distratta per imparare. E allora, aspettiamo che suoniamo all'altro, o all'altra, su e giù per le scale. Prova così, prova colà, aspetta la so, no, non mi ricordo più.
E' stata la più bella riunione condominiale a cui ho partecipato.

To do- sequel

Sequel ( per capir leggi prima)

Che poi da brava sognatrice , finisce che sogno di essere in un campo di radicchio rosso a parlar di masturbazione femminile alle mondine ( cosa c'entrano se siamo in un campo di radicchio) e che mi rispondono cantando
così.

To do

Mai mai aprire bocca mentre mi sto gustando una storica nera, dopo una cenetta piacevole con gli amici, a base di carne al sangue ( filetto nella fattispecie) con contorno di fondi di carciofo e radicchio al forno trevigiano. Mai mai, risponder alla maschia provocazione...mai mai spiegare cosa pensan davvero le donne, in quei momenti. Perché ti trovi a parlare nel silenzio più assoluto, e dal fondo della sala si alza un brava, che ti fa arrossire...
Mai...mai

sabato 12 dicembre 2009

Ore 8

Adesso va ben tutto, che uno lavora e gli va dato il giusto rispetto che si deve, ma che alle 8.00 spaccate, di sabato mattina, suoni il campanello l'omino del gas per il controllo del contatore, e per farlo entrare corri a vestirti e apri la finestra della terrazza e fuori c'è un freddo canchero, porta inesorabilmente l'azienda del gas ad esser equiparata, automaticamente, ai testimoni di Jeova, no?
Brrrrr. buondì

Nativi- tà



Il mio presepe :)

venerdì 11 dicembre 2009

Amiche da sempre




ma lo sai che ci assomigli? Non fisicamente, ma nei modi - chiaratiz su Friendfeed

Helvetica

Non mi ricordo mica il giorno, ma tempo fa in questo periodo, non stavo mica tanto bene, cioè avevo l'ansia costantemente aggrappata al collo e la usavo come una sciarpa. E io una sera sono finita a dare un bacio, di quelli belli, c'era anche la pioggia e sembrava una scena da film francese con gli attori allegri e le facce da ragazzi dentro. Un bel film. Quanto sarà durato? Un minuto, forse non di più. Non ricordo più niente, salvo quel piano sequenza di un bacio che sembrava una ricerca di ossigeno. Ed io che amo i film francesi, specie se c'è la pioggia che per me significa che è arrivato il tempo di far l'amore, e quel bianco e nero delle serate un po' così, che son perfette per il solo fatto che succedono, beh , devo dire che con la testa ho inserito a ripetizione il rewind e non sono arrivata a vedere oltre quel minuto, scarso credo, dove c'era la parola The end, quella dei titoli di coda. E così mi son tenuta per qualche tempo quell'immagine, perché era un piano sequenza così ben girato e poi c'era l'ansia che si metteva lì, aggrappata al collo, e applaudiva pure lei.
Adesso che l'ansia, quando bussa, so che devo lasciarla uscire e fare il trambusto che vuole, sedendomi sul divano a vederla far casino, scompaginando tutto, quel piano sequenza quasi me l'ero scordato. E' riapparso per la coincidenza dei tempi e dei pensieri, ma è scivolato via veloce sulla scena cruciale e si è fermato sul The End, scritto a lettere cubitali. Lettere bianche su fondo nero. Fermo immagine, lievemente vibrato, come succedeva coi vhs. Il carattere? Era l'Helvetica, e non me ne ero accorta.

mercoledì 9 dicembre 2009

Battito

Io so che sono buffa, che non avrò mai un blog erotico e manco tecnico, che non sono propriamente una figa e che manco sono una che spinge la gente a volerla reincontrare, perché sono un pozzo di simpatia. Io so solo che senza passione sto male e quando c'ho la passione sto male comunque. Io so che la passione è quella cosa che mi spinge ad abbatter muri per arrivare dove voglio e che è quella cosa che mi porta la testa perennemente altrove, dove mi piace stare. Perché io quando c'ho la passione mi sento viva. Ed esser vivi non significa solo aver un battito cardiaco regolare.

562

Ho sorpassato la soglia dei 560 post in questo blogghetto, che è casa mia. Allora, io stamattina mi sono svegliata con la cellulite che mi ha portato la colazione a letto e per l'emozione mi son dimenticata di prender la pastiglina di magnesio, quella anti-tutto. Poi sono andata a bere un coffee in piazza con la mami, che mi ha detto che ho la faccia di una che non si sa bene cosa ha. A me è venuta la paura di aver il cimurro, che a star con le bestie selvatiche non si sa mai, e sono corsa a comperare 5 chili di arance naturali, che però boh, non so come, sopra c'avevano un velo di polvere che manco la Sfinge, e allora ho detto al venditore se me le spolverava e lui ha spolverato 5 chili di arance, che ora sono qui accanto a me...E mi fan i sorrisini. Ma io senza il mio magnesio, oggi mi sento strana. Mi sento gonfia e potrei alzarmi in volo come una mongolfiera tra pochi minuti...quindi se mi volete quel grammo di bene che non si nega ai giusti, mai, trattenetemi per un piede, per favore...

martedì 8 dicembre 2009

In oca

Ieri sera conversando amabilmente del più e del meno, in versione 2.0, con un amico, questi mi segnalava il fatto che ultimamente sono più oca del solito.
E ha ragione, devo ammetterlo, lui che sa vedere le cose fronte retro e laterali, ha colto un aspetto di me nuovo. Stamattina facendo colazione e sistemando le calze e infilando lo stivalone grigio, anche il procione mi ha guardato fisso e mi ha detto che sono oca. Ed ha aggiunto che la cosa non gli dispiace più di tanto perché si può vivere di soli libri, eccerto, e di musica e di cose buone da mangiare, ma una rinfrescata al cervello e al guardaroba era ora e tempo, che sennò le tarme si stufano. E poi conversando al telefono con mia madre, pure a lei, è uscito: "Madò come sei in oca in 'sto periodo". E a me è scappato un "qua qua".

lunedì 7 dicembre 2009

Regali 2


Che torni dal lavoro stanca e ti trovi due regalini due che ti mettono il sorriso.
La gattacarabina è del Domi


Il link sotto porta ad un filmato davvero carino, che mi ha regalato il grande
Gilgamesh

Cliccate senza timore
Eroica

Ah che bello, gli amici che san cucinare....

Io non ho una casa grande, ma per me va bene.
Ieri sera ci abbiamo cenato in dieci, un pochino baraccati, ma ce la si è fatta. Io per fortuna c'ho amici maschi con il pallino della culinaria e allora anche se lavoravo tutto il giorno, ieri, loro che avevan voglia da una settimana di zuppa di cipolle, sono arrivati con le borse della spesa, si sono presi le mie chiavi e son andati a casa a cucinare per dieci.
E quando sono arrivata a sera, a me è rimasto solo preparar la tavola, cambiar gli stivali e accogliere gli altri, come una vera padrona di casa, e loro gli amici con il pallino della culinaria, avevan anche voglia di coscia di maiale al forno e ho scoperto che l'han comperata e cucinata così lentamente che era alla fine non carne ma un prodigio di morbidezza. E poi avevan voglia di cardi gratinati, di cipolline all'aceto balsamico e di cicerchie al sugo. E li han comperati e preparati.
E a me da perfetta padrona di casa alla fine non è rimasto che stappar le bottiglie di vino. Otto in dieci, di cui una dell'età di quattro mesi, quindi inabile al consumo.
Solo che poi gli chef della domenica, se ne sono andati alle tre di notte, e mi sono ritrovata, io la padrona di casa, con tre lavastoviglie di piatti, bicchieri, posate e pentole, da lavare. Prima di andar in ufficio.
Buon lunedì

sabato 5 dicembre 2009

Ricordatemi così



Ricordatemi così, serena, senza stress, con la faccetta prociona. Un giorno, spero, tornerò a sentirmi così...sempre che lo stress da lavoro eccessivo passi in fretta...

roba da duri

urge ricostituente per affrontare un sabato, una domenica, un lunedì, un martedì festivo e un mercoledì di lavoro. Si riposa giovedì. Non ce la posso, ma ce la devo fare.
Uffa

venerdì 4 dicembre 2009

Nordest

Mi sono svegliata con la casa così fredda, ma così fredda, che mister Grufolo batteva i denti e non grugniva più e il procione aveva già cominciato a scavar la buca sotto il letto per il letargo. E io sono corsa a preparar la spremuta, con le arance che mi ricordano così tanto il sole, in mezzo a questo grigio Nordest. Ostia, vero se pensi al Nordest pensi al grigio e allora questo colore bisognerebbe ufficializzarlo.
L'altro giorno sono entrata in un negozio e ho comperato un paio di calze viola. Poi sono tornata a casa e ho letto la scatolina di carta: viola Barcellona. Il colore non era un semplice viola come pensavo io.
E allora mi son messa a pensare che ci vorrebbe un bianco Cartagena, un giallo Marrakesh e un rosso Buenos Aires, pure.
Ho pensato che avevano ragione, che se io penso a Barcellona penso anche al viola.
E allora le calze, se proprio voglion farle grigie, dovrebbero chiamarle Grigio Nordest.

giovedì 3 dicembre 2009

Certe cose...

Oggi al tg, mentre mangiavo un panino, ho sentito la storia dell'asilo chiuso dalla polizia, perché lì le maestre picchiavano i bambini.
E mi è passata la fame.
A me la maestra alle elementari mi legava la mano dietro la schiena, la mano sinistra, per impedirmi di scrivere con quella, io che sono mancina.
All'epoca quando mamma lo venne a sapere andò a scuola, successe il classico quarantotto, ma erano altri anni, i panni sporchi si lavavano in fretta e nel privato delle aule...
Io quella maestra me la sono portata fino agli esami di quinta e poi ha continuato tranquillamente ad insegnare fino alla pensione.
Nessuno l'ha ritenuta una inadatta all'insegnamento perché legava i bambini per costringerli a non usare la mano "del diavolo" o diceva che puzzavano...Noi invece siamo cresciuti sentendoci un pochino disadatti dentro.
Specie quando scriviamo con la penna, che trema sempre guardacaso.
Ecco, oggi la polizia mi sta davvero simpatica.

mercoledì 2 dicembre 2009

serata amarcord




Ci son sfide che ci impegneranno fin alla fine. Come questa :)

Sotto assedio

La mia migliore amica, sì lei, da giorni mi martorizza a suon di sms per dirmi che a Natale mi regalerà HK.
Ecco manco il nome per esteso metto, che poi questo blog sta male e soffre, e non voglio rigurgiti.
Mi vuole regalare una camicia da notte, una penna, un portachiavi, una giarrettiera, un pacchetto di assorbenti, insomma qualsiasi cosa pur che abbia il faccino demente della gatta senza bocca.
Io rigetto ogni offerta, dico di no, che qua si rischia di mandar a peripatetiche una amicizia che dura da oltre vent'anni.
Lei persevera nell'offerta, invece, baldanzosa aiutata dagli amici che dicon che io con la HK addosso farei tanto sexy bimba.
Che me ne frega a me di far la sexy finta bimba?
Non voglio quella cosa addosso, specie sulle parti intime. No, no, e no.
E non sanno, gli stolti, che io sotto assedio sto benissimo, divento baldanzosa io...
Sto studiando i regaletti natalizi con una cura pazzesca e medito l'acquisto di una nuova maglia di Betty Boop. Perché quando la indosso, io, si legge solo "Etty Boo". E lo dicono loro, gli stolti che non sanno quello che fanno. E sanno il perché.
E questo effetto una gatta senza bocca mai lo offrirà.
Quindi esticats

martedì 1 dicembre 2009

Ho capito

Ho capito che sei amico della mia migliore amica
ho capito che ti sono simpatica
ho capito che sei un tipo gentile, che fa i complimenti, o come sei figa o come sei figa
ho capito che pensi di intortarmi, con tanto di glassa, che io ti do l'idea di quella che nell'intimità è gattona
ho capito tutto
ma la mano dalla tetta, con lo sfioro a finto caso, la togli o ti spacco?

Sono una letto-dipendente

Niente, sono andata in ufficio e la gnagnera è venuta con me. Devo scrivere il post per Sir Squonk e non trovo le parole giuste, la storia è tutta in testa, invece. C'ho una marea di cose da fare ma ho lasciato il cervello a letto, sotto il piumone, con quella meravigliosa sensazione di tana calda, stimolante. Lui dorme, io lavoro. Me lo immagino il cialtrone, girarsi e rigirarsi, spostarsi nel lato freddo per poi rivoltarsi in fretta verso quello caldo e sorridere. Il cuscino regolarmente macchiato di bavetta. Ho un letto bellissimo io , una cuccia madornale, cioè non è niente di che ma a me piace un casino. Mi manca durante il giorno.
Avete mai visto un cane lamentarsi per la coperta dove dorme? Ecco, ci siamo capiti.

lunedì 30 novembre 2009

Ah dimenticavo

Ci ho io, ci ho, un amico nuovo che mi ha insegnato che aziendalista non è una brutta parola e che mangia la pizza più velocemente di chiunque abbia mai visto mangiar alla Conchiglia.
Ps: lo leggete nel blogroll
:)

Un regalo



Una super-eroina che passa attraverso i muri e le persone, lasciando tutto come è (vedi Invisible sun)
interpretata da il Domi che sbaciucchio.
:)

domenica 29 novembre 2009

Bondiola

Comunque sarà che ieri ho girato con questo albero in macchina, una donazione che arriva ogni due mesi in ufficio da un anonimo, e che stavolta è toccata a me. Sarà che ieri sera dagli amici si è cenato con la bondiola e la mostarda, quella forte, che ti va su per il naso, sarà che ho dormito poco alla fine, ma stanotte ho sognato che vivevo su un albero e che ero piena di cellulite.
Al risveglio, come nei migliori incubi, è rimasta solo la cellulite.

Del giocare

A me giocare piace.
E' un dato di fatto. Non ci posso fare niente, mi scappa di giocare anche se sono stanca e l'occhio è pendulo dal sonno. E' più forte di me. Anche da bambina non volevo mai dormire per non smettere di giocare. E quando dormivo, spesso sognavo che stavo giocando. Ci ho anche scritto un raccontino,tempo fa. Ieri sera ho ancora una volta provato il piacere di giocare. Prima con tre belle bambine, che stan crescendo serene e felici e con le loro piccole età diverse, sono uno spasso. La sorellina, la sorella, la sorellona. E poi io, la zia babbea.

Poi me ne sono tornata a casa, ho acceso il Mac, ho scritto dell'albero di fico in macchina ( quello che ci ha lasciato un signore in ufficio, per l'ennesima volta, e che stavolta è toccato a me portare a casa in omaggio) ed è uscito
questo.
Non vi costringo a leggerlo tutto, non ce la fareste. Un buon psicanalista ci troverebbe spunti interessanti.
Non mi interessa...Ma è la prova provata, che giocare si può, anche da grandi. E il risultato è solo uno: una gioia che rilassa.

sabato 28 novembre 2009

Vieni qui

Vieni qui, davanti allo specchio. Guardati.
Ma li hai visti gli occhi belli che hai?
Li vedi, come li vedo io, questi occhi verdi che ridono?
Ti accorgi della tua pelle che cambia, che si rilassa, che ti fa tornare ai tuoi vent'anni, quando avevi solo fiato nei polmoni e le ossa ti vibravano per la troppa vita che volevi vivere?
Ti rendi conto che non sei uguale a ieri?
Vieni qui, vicino a me. Stacci cinque minuti.
Io li vedo gli occhi belli che hai.
Occhi verdi che ridono, non di me, ma con me.
Una pelle che si rilassa, che scaccia i fastidi e i dolori, che mi fa venir voglia di esserci stata, io, quando tu avevi vent'anni e così tanto fiato nei polmoni e ossa vibranti, di voglia di vivere, di fare, di sperimentare.
Io li vedo gli occhi belli che hai.
E resto ad ammirare la trasformazione. E ne resto folgorata, come una cieca che torna a vedere, dopo anni di buio.
E penso che anche lontano chilometri e decenni, il bene non si sporca, se non c'è malafede e quel basso gioco all'utilizzo della felicità altrui per dar una parvenza di dignità alla propria.

Io li vedo gli occhi belli che hai e sono un antidoto al buio che avanza.

Invisible sun

Sarà che io con tutto questo grigio attorno, grigio meteorologico e umido dentro le ossa, non ci sto bene. Che io da quando me ne sono andata sei anni fa, la prima volta, in Sudamerica, c'ho sempre il sole dentro.
Ma io vivo nel grigio per mesi e a me viene in mente quelli che se ne stanno ancora più a Nord, in mezzo ai ghiacci che han giorni che sono sempre notte e sarebbe carino ma se non hai un pub e una canzone da cantare, cacchio fai?
Non c'entra niente, lo so, ma io sono in questi giorni piena di segnali di invisibilità.
Del sole anzitutto, che qua a Nordest manca da giorni e giorni.
Di abbracci e baci, che questo mica è periodo propizio.
Si finisce col sentirsi invisible woman, specie se ti pigli un educato e gentile due di picche. Ci si annusa, uno dei due scopre che non hai un buon sapore. E te lo dice, che altro può fare. Lo farei anche io se mi trovassi nella stessa identica situazione. Solo che se ci metti slancio, un dolorino addosso ti rimane. Muto.
E allora prima ridevo, pensando a questa donna invisibile con gli acciacchi, che non è proprio una immagine da super-eroina da fumetti. Una super-eroina che passa attraverso i muri e le persone, lasciando tutto come è , senza causar casini e provocar ricordi, e visto che c'è mette pure tutte le cose a posto ( è questo il compito dei super-eroi, no?) ma poi gli tocca fermarsi a riprender fiato, perché c'ha quel doloretto muto dentro che la sfianca un attimino. Chi lo leggerebbe un fumetto così? Nessuno, mi sa. Perché nei super-eroi cerchi una speranza, ma mi sa che di questi tempi anche quella ci han fregato.
E comunque se c'è è grigia. E non è solo una questione meteorologica. No.

venerdì 27 novembre 2009

Evabbè

Oggi è stata la giornata delle prese d'atto.
Di non essere sufficientemente pronta per quello che desidero, di non essere sufficientemente adeguata a stimolare chissà che.
Del resto sono un essere pieno di difetti e limiti. Mi è impossibile nasconderli sotto pelle, quelli escono.
Io non so mica cosa mi ha fatto pensare di essere pronta e di esser adeguata, io.
E' un atto di enorme immodestia, il mio.

giovedì 26 novembre 2009

Seppellitemi in piedi



Se vi capita leggetevelo questo libro ( una descrizione qui) e magari fatevi una idea vera, vostra, su quelli che chiamano zingari, andando a vedere di persona. Perché ve lo dico? Io la notte scorsa in pratica non ho dormito, sono andata a vedere il trasloco dei sinti dal vecchio al nuovo campo della mia città. Quello per cui da mesi ci sono polemiche ogni volta che si riunisce il consiglio comunale, con il carroccio che attacca la giunta e la accusa di regalare la casa ai pochi di buono. Io per carità so bene che ci sono 2 mila e passa persone che attendono una casa dal Comune, è un problema serio per una nazione che svende il suo patrimonio abitativo. So che molti non se la passano bene, ma so anche che in questi anni nelle case popolari c'era chi aveva il macchinone e pagava però affitti da due soldi.
Non è questo il punto.
Il punto è che per questo scontro, una settantina di bambini in piena notte pensavano di dormire in un posto e di notte sono stati trasferiti in fretta e furia nel nuovo campo, ancora non del tutto attrezzato, solo per evitare scontri. Capite? Scontri. E si parla di persone nate in Italia, residenti nella mia città, cittadini italiani a tutti gli effetti.
E di notte, un uomo, uno del campo, mi ha detto: "Adesso vogliamo solo che ci lascino in pace, ci hanno offeso dicendo che dovevamo tornarcene a casa nostra. Ma se casa nostra è l'Italia".

mercoledì 25 novembre 2009

Inquietudine

Io lo so bene cosa mi rende inquieta, cosa mi porta a sentirmi lupa che avanza e ritorna, dentro una gabbia.
Ho sentito l'odore, l'ho sentito benissimo e l'ho lasciato penetrarmi dentro e adesso mi devo abituare all'astinenza.
E invece reagisco, mi innervosisco, scruto l'aria. Irrequieta.

Io e il mietitore

Allora, volevo dirti che vita o morte, io devo scrivere il tempo che basta, per dirti, che vita o morte, o morte o vita, qua non è mica più tutta campagna, ma c’è il sole e a volte dalla finestra la vedo, la campagna, e mi penso che la morte è una cosa lontana, che non mi appartiene, che mi rifugge , che non mi è amica e che non sarà mai mia vicina di casa. Penso questo, guardando dalla finestra, mentre gioco a questo giochetto infernale, per cui o scrivo o sono un kamikaze che si fa fuori con la katana. Almeno fosse di Hanzo sarei contenta, di acciaio lustrissimo e affilato, sarebbe cosa nobile, assai. E invece mica so come sarà questa katana del cavolo, quando arriverà. Chi? Il tristo mietitore senza falce ma con la Katana, e magari indosserà anche un meraviglioso kimono di cotone, e io invece di perder tempo a convincerlo a lasciarmi stare, sprecherò minuti preziosi a chiedergli dove l’ha comperato questo fantastico kimono di cotone. Che io per i kimono cotonati perdo la testa come anche per le infradito brasiliane e giro per casa pensando di far la geisha e poi apro la finestra e saluto fuori , guardando verso quel posto dove c’era tutta campagna e salutando il vicino di casa, mi sentirò una gran figa. E quando capiterà sarò lì in terrazzino, la cicca in bocca, e il kimono addosso e suonerà il campanello e io penso che è il postino. Ma lui suona due volte e se è lei, urla arrivando in motorino che è la postinaaaaaaaaaaa e invece stavolta è solo uno scampanellio, unico, solitario, e io andrò ad aprire la porta e ci sarà lui, tristo, mietitore con katana, ma con addosso il kimono. Lui guarderà me, io guarderò lui, i nostri kimono si riconosceranno e si saluteranno con un lieve fremito delle maniche. Lo farò entrare, gli dirò di sedersi. Lui appoggerà la katana al muro e io andrò a fare il caffè. Che non si muore, senza bere un caffè, specie se in compagnia, e se il caffè è buono ed è quello del Doge che arriva dai monti del Nicaragua, cazzo, fermati, mietitore e bevi un caffè con me. Per morire, c’è tempo… E lui si siede e io andrò a metter su la moka sul fuoco e ci berremo poi un caffè assieme. E lui guarderà il mio kimono e io guarderò il suo, tutto nero, mentre il mio è nero e bianco. E lui mi dirà: bello. E io gli dirò: bello, sì, anche il tuo. E lui mi dirà: vuoi morire adesso? E io gli dirò, aspetta, che ho voglia di parlare. E lui mi dirà di cosa? E io: del tuo kimono che è bellissimo e mi piace. E lui, il mietitore diventerà tutto rosso da bianco morto che è , e mi dirà. perché ti piace ? Perché fa sesso, gli risponderò. E lui diventerà rosso e toccherà la katana e io gli spiegherò che così non va bene. Che rosso e nero, oramai non è più di moda.”

Col giochino infernale

http://writeordie.drwicked.com/

martedì 24 novembre 2009

Parole parole parole

Alla fine cosa faccio io qua? Lancio parole, inseguo sogni, gioco.
Non ho fatto altro, nella mia vita.
Non so fare altro.

Io sono un albero

Mi guardo allo specchio e mi vedo come sono. Solida, non leggera. Io ho i piedi ben piantati per terra, le mie gambe sembrano i tronchi di un albero, massiccio, un ulivo mi piacerebbe pensarle. Sono solida, massiccia, io occupo spazio, non sto in un angolino e se mi vieni addosso, difficile è che mi sposto. Sono salda, grande.
Ecco perché tanti mi dicono che sono perfetta per gli abbracci, quelli che do, perché avvolgo il più delle volte. E quando abbraccio esseri minuti, mi viene quasi paura che a stringerli troppo gli faccio male, loro che sono così fragili che mi paiono non tronchi ben piantati ma rami leggeri che si spezzano con facilità. Ma loro mi dicono che stanno bene, che appoggiati a me si sentono come su un cuscino, di foglie.
Io che sono così solida, poi, mi sento tutto meno che quello.
Perché ho la testa che pare la cima di un albero, fatta di rami sottili, aggrovigliati e con un sacco di foglie. La mia testa è così leggera che fa rumore da quante foglie ci sono sopra. Sarà per quello che io in mezzo al vento sto così bene, non mi sposto manco lì, ma lascio che il vento mi passi attraverso i capelli e faccia tutto il casino che vuole, tanto già ci trova tutto il casino che vuole. A me il vento mi abbraccia e io allora mi sento eterea.

lunedì 23 novembre 2009

Dati di fatto

Faccio colpo sui vecchi.
La mia presenza fisica (ehm) provoca impulsi passionali solo negli over 60.
Ho un futuro da badante assicurato.

domenica 22 novembre 2009

Chinotto

Nella mia serata travestita da figa, con lo stivalone grigio sopra al ginocchio e la gonna stretta, tra salamino di maiale nero con pistacchi, polpettine di baccalà, pasta e fagioli e trippa, proprio mentre tentavo di pulirmi la bocca sporca di sugo, il mio chef di riferimento ha buttato fuori la testa dalla cucina, mi ha fissato a lungo e mi ha urlato: "Mò, basta dimagrire eh".

Gente a cui voglio bene




beh sì, sono bellissimi!

(foto rubata a Mastrangelina su friendfeed)

sabato 21 novembre 2009

Puntina

Mi è risuccesso. L'avevo parcheggiata lì, ne sono sicura. Al cento per cento. O quasi, che oggi con la testa sono altrove, dentro la cuccia, e mi infastidisce che invece sono fuori e lavoro. Ma giuro, l'avevo parcheggiata lì. Poi sono ritornata che mi serviva, e non c'era. Ero di fretta. Avevo un lavoro da fare, sono andata a far il lavoro e tornando verso il parcheggio dove ero sicura che c'era, sono passata davanti alla mia macchina. Il puntino grigio digos non era dove pensavo ma in un'altra strada e per fortuna che ci sono passata davanti altrimenti mica vedevo che si era spostata.
Con quella macchina mica è la prima volta che mi capita. Una sera sono salita in un puntino grigio digos, dopo aver aperto con la chiave, e prima di metter in moto mi sono accorta che gli interni erano neri. Ma la mia ha invece gli interni bianchi. Allora sono scesa, ho chiuso a chiave e mi sono accorta che la mia puntina era quella dietro. E sono certissima che mi ha guardato ghignando. Certissima.

Vivere l'abbandono

Se c'è una cosa che ho imparato in questi ultimi due anni è quella di non reagire più alla malinconia, agitandomi e preoccupandomi e tirandomi addosso gli strali del mondo per il mio carattere all'improvviso aggressivo.
Ho imparato che quando arriva la malinconia, e quella sensazione netta dell'abbandono, dell'esser all'improvviso da soli, non c'è niente di meglio da fare che vederla e non scacciarla, anzi ho bisogno di coccolarla la malinconia, tenerla con me senza pormi troppe domande. Vivere l'abbandono, senza ingigantirlo, ma viverlo con la perfetta coscienza che si è, spesso, degli orfani.

Gategate

Passi che i miei amici si divertano a farmi saltar per aria con qualsiasi oggetto tra le mani, con il giochetto a sorpresa del gategate, ma che seri professionisti ogni volta che mi incontrano in qualsiasi occasione affollata, si divertano a farmi il buffetto alla guancia destra, quel gesto che si fa ovviamente con i bambini ciccetti che han le guance sporgenti, e poi mi mandino pure sms di scuse, spiegando che non riescono a resistere...

venerdì 20 novembre 2009

Amique



Belle :)

Altro che cerini

Qua l'anzyanità avanza e con essa, alcune prese d'atto, di quelle che ti garantiscono un invecchiamento senza disagi, se prima non arriva l'Alzheimer a sistemarmi per benino. Prendo atto che mangio meno, che i miei nipoti oramai sono più alti di me, che mi si sono rimpiccioliti i piedi, e che ogni tanto ho le mani lievemente rugose ( la faccia tiene, ma non so per quanto). E i capelli si fanno più incasinati che sembro la Minerva. Quella dei cerini.
No,mi sto accorgendo che non sono manco più capace di corteggiare, come reazione ottengo sbadigli e "Scusa cosa hai detto?". Io che ho messo in imbarazzo un uomo in una pizzeria fissandolo per due ore dal tavolo vicino, finchè lui non è arrivato alla fine al mio di tavolo, dicendomi: ok quando usciamo?
E' evidente, sto invecchiando. E il prossimo che mi dice che quando si fa una certa, di età, tutto è più bello e sereno e spensierato e vivi le cose con una maturità differente...sì, il prossimo lo incenerisco. Altro che cerini.

giovedì 19 novembre 2009

Mi è venuto un flash

Mi è venuto un flash, all'improvviso. Io ero fuori dall'ufficio a fumare e guardavo la gente che passava. E passa all'improvviso questo tizio che mi oltrepassa come se fossi trasparente. Poi si blocca, si gira, mi chiama. E ride. E io lo guardo e mi dico: "Cazzo hai da ridere?". E lui, come se sentisse, mi dice se mi ricordo di lui, che a quindici anni siamo stati assieme tre giorni, tre.
E io francamente lo giuro, lo guardavo e non mi ricordavo per niente. Che poi tre giorni, tre, cosa sono. A quindici anni sono una vita, a ..enta e passa sono uno sbadiglio.
E allora lui mi ha detto il nome, e io non mi ricordavo per niente. E comunque siamo stati 5 minuti a parlare, e lui rideva, mi diceva che mi trovava bene e che qualche volta si era chiesto in tutti questi anni e ne sono passati un bel po', lo assicuro, che fine avevo fatto. Perché non mi aveva mai mai mai più vista. E io lo ascoltavo e sorridevo e comunque non mi ricordavo chi cavolo fosse, mi ricordavo la strada, la palestra, il parquet dove mi allenavo tre volte la settimana, ma quella faccia e quel nome no, beh insomma vi dicevo, mentre lo ascoltavo e sorridevo, ad un certo punto mi è venuto il flash. Ma perché mi hai mollata? Perché mi hai mollato tu, vero? Cioè il motivo scatenante, quale fu? L'ho chiesto ridendo, buttando in svacco perché sono curiosa e visto che non mi ricordavo francamente manco chi aveva lasciato chi, a quel punto volevo sapere. E lui mi ha risposto, con una smorfia della faccia: "Perché non ti ricordavi mai il mio nome".

Travolta da una insolita pupilla

Lo so che è solo un sogno, che ho sognato quest'uomo così normale da esser bellissimo, ma io sono settimane che son travolta. Primo perché era un sogno così nitido da sembrar vero, secondo perché sognando, c'è stato un momento preciso, che è quel momento, che tutto rovescia, che io gli ho guardato l'occhio a quell'uomo del sogno, e ho visto perfettamente, distintamente, il verde dell'occhio sobbalzar per la felicità e io non ero più in quel sogno ma in mezzo al mare, e io lo so che è tutto una produzione del mio cervello, ma era così bello che all'uomo del sogno gli è pure cambiata la faccia e non sembrava più adulto ma ragazzino. Cioè io in quel preciso istante l'ho visto oltre, l'uomo del sogno, e lui se ne è accorto, mi sa e da allora io vivo come se fossi costantemente sballottata avanti e indietro da un'onda, potente e grande. Vivo travolta. Mi ha fregato.

martedì 17 novembre 2009

Onestà

Io non sono bella, sono più un tipo, ecco.
Si dice così quando una non è una strafiga che fa girare tutti gli uomini che incrocia.
Sei un tipo, cioè, e ci ho messo anni a capirlo, hai una bellezza tutta tua.
Cioè ce l'hai solo tu. Mica è colpa tua se lo stampo con cui ti hanno prodotto, poi l'han buttato. Insomma, sei un tipo? Sei una sorta di prototipo, avete presente, un esperimento, più o meno ben riuscito, dipende.
E se non trovi tuoi simili in giro, poco male. Sei unica.
Il mio tipo dovrebbe star bene in un bosco, non in città. Modello procione, tanto arruffato e poco sexy a meno che uno non trovi sexy qualcosa di selvaggio.
Alla fine son solo gusti.

venerdì 13 novembre 2009

Calze

Stamattina al risveglio, prima ancora del caffè, mi sono messa a lavar le calze. Come se avessi solo quelle tre paia da usare. Poi ho aperto il cassetto e sono saltati fuori decine di pacchettini di calze. Quasi tutte nere, molte con la fascia siliconata autoreggente. Due sono di seta, quelle di una volta, dovrei mettermi il reggicalze per portarle...Ma quante cavolo di calze ho? E' una cosa a cui non pensi, finché non apri il cassetto e ti trovi davanti al fatto compiuto. Sei una calza-dipendente.
Le ultime che ho comperato sono viola. In microfibra, pesantine, da portare con gli stivali e la gonna. Ma io la gonna la metto poco, solo quando ho voglia di essere sexy, perché non so ma io in gonna sembro diversissima.
Un procione gonnato, che gioca a far la sexy, mi diverte assai. E questo gioco me lo concedo quando voglio io, per il resto sono una ragazza che vira dal jeans al pantalone nero. Dal pantalone nero al jeans. E allora di tutte queste autoreggenti che me ne faccio? Sono una calza-dipendente, una collezionista.
Una che si metterebbe l'autoreggente anche sotto i jeans, e l'ho fatto, e lo faccio, perché non so ma mi ci sento bene.
O sono una destinata ad invecchiare accumulando, non rifiuti, ma montagne di calze di nylon e microfibra e seta, che ci potrei fare una fune e finir chissà dove.

giovedì 12 novembre 2009

Amici di refusi

Beh, anche a me capita di incappare in un refuso, nel mio lavoro.
Mi capita, perchè a volte il refuso si insinua tra le righe e io lo vedo solo il giorno dopo bello e stampato. E mi arrabbio. Oppure non lo vedo ma c'è una persona che me lo segnala. Da anni. Prima lo faceva con la mail, poi visto che siamo diventati amici di Facebook (si è ufficialmente presentato venendo a cercarmi lì, forse per farmi capire che era un essere vivente e non solo un segnalatore di errori) usa i messaggi per segnalarmi gli errori che faccio. Per fortuna non capita spessissimo. Ogni volta lui si scusa alla fine del messaggio, che teme di essere petulante.
Beh, stamattina è passato al mio ufficio, questo signore, e ha chiesto se c'ero. E io c'ero. E allora ci siamo fumati una sigaretta in strada, parlando del più e del meno come due amici. Di refusi.

Debolezze

Superman deve star attento alla criptonite, io devo tenermi lontano dal latte e i suoi derivati. Anche i supereroi han le loro debolezze. Per fortuna, così sembrano alla fine umani pure loro.
Oggi il mio intestino, dopo una settimana di dolori e notti in bianco, ha pensato di risvegliarsi, dopo avermi mandato piacevolmente affanculo per il torpore a cui l'ho costretto, colpa la mia golosità.
Stamattina gli ho fatto il caffè, gli ho dato anche lo yogurt di soia, e un bel kiwi. Ha sbadigliato, mi ha guardato e mi ha mandato a cagare. Facendomi promettere solennemente che d'ora in poi starò lontana dal latte come Superman fugge la criptonite.
"Meglio se ti mangi chili di formiche culone", mi ha detto, tutto serio.
Come non dargli ragione...povero colon.

mercoledì 11 novembre 2009

Mate de coca

Preparo l'acqua, la tazza è già sul tavolo ad aspettare. La bustina tra le mie mani. Annuso, sento netto l'odore di erba forte che mi sale su per il naso. Mi vien voglia di tornare là dove l'ho scoperto. E' una voglia mentale e pure fisica, mi manca la visione dell'infinito che si perde, delle Ande piene di colori. Ero felice. Oggi lo sono ancora, ma è diverso.
Adesso l'acqua sta per bollire, spengo subito. Non voglio che l'impatto sia troppo forte tra l'acqua e la bustina, voglio che si incontrino con lentezza e allora verso piano.
Non ho fretta. Allora, sulle Ande, mentre masticavo per la prima volta quell'erba amarissima, per la prima volta dopo anni mi tornai a sentire in pace. Lo sono anche adesso in pace, ma è diverso.
Aspetto che loro due, l'acqua e il mate, si prendano, si abbraccino e si bacino. Il vapore sale dalla tazza, io ci avvicino le mani per scaldarmi. Mi sento una guardona mentre li osservo amarsi, avvinghiarsi lentissimi, poi l'acqua diventa gialla.
E' il colore del loro piacere, mi viene da pensare e ci rido su e mi chiedo che colore è il mio di piacere.
Non è mai stato dello stesso colore. Un tempo era blu notte. Poi è diventato arancione ma virava all'improvviso sul nero.
Adesso io vedo verde il mio piacere che si espande. Anche il mate di coca era verde, lo è anche adesso, ma è diverso.
E finalmente bevo, con calma, senza fretta, che non ho nessuno che mi corre dietro. Rallento e mi fermo, scendo dalla giostra del mondo che corre, e mi fermo a sorseggiare il mio mate.
Qui, adesso, come allora. Ma è diverso

domenica 8 novembre 2009

Tentato suicidio

Io con il mio intestino ci baruffo da anni, devo sempre star attenta al colon che si incazza ed è tutta colpa di questa intolleranza grave al lattosio che mi costringe a tante rinunce e pure a girar con le pastigliette perché il lattosio E' praticamente in ogni cibo che mi piace.
Uno si abitua, sì, ma io sono scema e alle restrizioni ogni tanto reagisco: allora martedì c'è stata la pizza con la bufala ( più 2 pastigliette), ieri sera il risotto al baccalà mantecato ( più 2 pastigliette) e un assaggio di struffoli con il pecorino di fossa ( diosanto lo amo) ma io ero già costipata da giorni, che il cambio climatico mi fa male all'intestino, e allora passo dagli amici del bar e prendo una tisana detox e si parla di acciacchi, come una banda di pori vecchi, e viene fuori che mi dicon: Dai, tieni un bicchiere di latte fresco da portarti a casa, lo bevi e visti i tuoi noti problemi, stai bene subito. Vedrai.
Io che ero stanca, mi son detta, ci provo. Cosa vuoi che sia...
E sono finita alle 4 di mattina con il telefono in mano, decisa a chiamare il 118 per denunciare il mio tentativo di suicidio e supplicare una lavanda gastrica. Ziocanea.

sabato 7 novembre 2009

Blogroll

Si chiama blogroll questa cosa dove nel mio blog ci sono i richiami ai blog di altri. Che sono quelli che io leggo di più, che è gente che mi piace cosa scrivono e quello che raccontano. Ce ne sono altri che mi piacciono, ma per pigrizia anzitutto, non li metto tutti subito nel blogroll.
Ecco, io quando mi prende la curiosità, vado ad esempio sul blog della sidgi, che è amica mia, e arrivo ad altri che lei legge e che mi incuriosiscono. E' successo così con alcuni che oggi sono anche amici e amiche reali, cioè che conosco in carne ed ossa. Che è molto meglio conoscersi così, perché poi quando ti leggi capisci di più.
Il merito non è mio che sono mussa ma della Sidgi, che come ha detto qualcuno più bravo di me è un catalizzatore di affetto. E allora poco importa, volevo dire, se la Sidgi fa bu e il mondo accorre, mentre a me questo non riuscirebbe manco se faccio miao, poco importa _ dicevo _ perché visto che nel suo blogroll ci sono pure io, qualche pigro curioso finisce che passa a trovare me o io vado a trovare lui. Insomma, alla fine è come andar a giocare in un labirinto, divertendosi a scoprire parole e persone nuove.
Ci sono appuntamenti fissi con il mio blogroll.
Vado dalla placida tutti i giorni, anche più volte che mi piace leggermi i commenti di quelli che scrivono da lei.
Vado a vedere che combina Sba e l'ultima dello Zio Bonino, che sono appuntamenti quotidiani.
Passo tutti i giorni da 365albe, soda caustica per l'anima.
Passo dallo Splendido e dalla Chiara ( ah, loro sono nell'altro blogroll, quello dei
racconti. Che loro là non so ci stanno benissimo e so io perché)
Passo da Sergio e dalla Mastrangelina, sbircio sempre quel che fanno Gigi, la Niki e la Simple.

Sono amici miei, anche se alcuni mai li ho visto de musu.

(Non metto i link in questo post perché è bene che andiate a sbirciarlo il blogroll - questo e pure l'altro - e facciate il vostro click pure voi, pigri)

venerdì 6 novembre 2009

Il benefattore

su
Le storie di Mitia
Si ringrazia per l'ispirazione e l'idea crudele
il signor
Dilaudid

Post scriptum

Ps: in una giornata di pioggia, prendi il maglione e l'ombrello e vai a passeggiare un attimo prima di andar al lavoro, che camminare fa bene.
E poi ti fermi davanti ad una vetrina, di un marchio che non ami, ma ti dici che in verde staresti benissimo. E te ne esci con mutande e reggiseno verde muschio e pensi che, non le coccole, ma le Cioccole, quel volersi fondente e umido, di cui parlavi con la tua amica Neropositivo, quando volevamo dare un nome diverso e vero ad una cosa che è roba per telespettatori di una vita finta, è la soluzione.

promemoria per affrontare un giorno di pioggia

1) Le coccole non si chiedono.
2) Mai recriminare, o arrivano o non arrivano (le coccole).
3) Darle fa un effetto analogo ( sì, parlo sempre di quelle)
4) Fuori fa freddo e piove a dirotto, meglio un maglione e un ombrello

giovedì 5 novembre 2009

E intanto mi do allo scambismo

Cosa non si fa per l'immortalità...
Per esempio si gioca con Dilaudid . Siamo gente crudele.

Beh

L'ho scritto alcuni giorni fa del tipo che ha chiamato, anzi è stata della moglie l'idea, il cane Chetamina. Beh, ieri sera era al bancone e l'ho guardato, la faccia da trentenne cresciuto poco e i piercing sul labbro che non lo rendevano mica feroce, solo un pochino mona...E' entrato ad un certo punto, un bengalese con un mazzo di fiori e lui si è rivolto verso di me.
"Mi dai una mano?", mi ha detto.
"A far che", gli ho risposto.
"Voglio portare una rosa a mia moglie, quale scelgo?".
Gli ho dato una mano nella scelta, poi lui ha ammirato la rosa, la teneva ben stretta. Ha pagato la birra e uscendo dalla porta mi ha ringraziato.
"Sai, io mia moglie la amo".
Beh :)

mercoledì 4 novembre 2009

Abbi dubbi

Dubitare, sì, dubitare di tutto quello che riesci a fare, di come lo riesci a fare, di come avresti voluto farlo.
Dubitare, dubitare, sempre.

lunedì 2 novembre 2009

Lei

Lei ha otto anni più di me, è sempre stata la mia vice mamma. Anche oggi, che gli anni sono passati, quando sto male, io scappo da lei. Con lei mi sfogo, con lei urlo spesso, con lei so che posso dire tutto e che mi capisce. A lei racconto la mia felicità in questa vita nuova che sto provando a vivere.
Tutti i cocci rotti della mia vita, li ho scopati via assieme a lei.
E' stata lei a dirmi ad un certo punto che stavo male e che dovevo fare qualcosa e se oggi sto meglio lo devo anche a lei che aveva visto quel che io non volevo vedere.
Quando ha partorito, io ho partorito con lei.
Quando è stata male e rischiavo di perderla, io sono morta prima.
Oggi mentre la guardavo davanti alla commissione d'esame spiegare la sua tesi sulla cartella di analisi del paziente pediatrico, come strumento di aiuto nell'assistenza domiciliare, ho ripensato alle nostre notti da bambine, quando le dicevo buonanotte a ripetizione e mi addormentavo con la paura del buio perché il buio poteva portarmela via.
Mia sorella.

PS: La sorellona oggi a Padova, a 47 anni, si è laureata. Lei, sì, che è una strafiga :)

Solitari

Mi sento sola, in questi giorni.
Cioè non lo sono, sono sempre in mezzo ad un sacco di gente, ma mi sento sola. Mi sento una che è senza un braccio, eppure ci prova ad abbracciare gli altri con un braccio solo. Non ho nulla da recriminare, mi sento così.
Ho come un buco nello stomaco ma se ci metto la mano dentro e cerco di raccontarlo non ci riesco.
Ultimamente mi capisco al volo solo con gli animali. Loro mi guardano, sentono forse che mi sento sola e mi vengono vicino. E' successo con un gatto, l'altro giorno, era piccolo, aveva tre mesi ed era rosso come Isidoro. Tanto che l'ho chiamato così e lui mi si è strusciato contro come se fossi perfetta.
Mi è successo stasera incrociando il capoccione di un pitbull nero, che aveva 6 anni e la testa il doppio della mia, e che portava a spasso una tossica gentile all'una di notte.
Si è sbranato un pacchetto di grissini e mi ha guardato con due occhioni neri, da cane solitario, buono, in un corpo pauroso.
Non siamo tanto diversi, in fatto di crudeltà, noi due.

domenica 1 novembre 2009

Nomi

E' entrato nel bar degli amici mentre facevamo festa, che uno di noi invecchiava. E' entrato con questo orsetto nero e marron al collo, dolcissimo. La testa nascosta nel giaccone del suo padre. Un cucciolo di Rotweiler, si scrive così?, di tre mesi tre. Un amore di cane, insomma.
"Che bello, stupendo questo cane, come si chiama?"
"Mia moglie ha voluto chiamarlo Chetamina".
Poi, il silenzio.

venerdì 30 ottobre 2009

Bisogno

Io tante cose le dico di getto, quando mi piace quel che sento e che provo.
Mi viene da dirlo di getto e a ripetizione, ad esempio, se qualcuno mi piace.
Mi piace dire quanto mi piace qualcuno che sto imparando a conoscere e se poi trovo che quel qualcuno è pure capace di stupirmi, ecco allora che le parole stupite mi escono a raffica, come una tarantella pazza, e le pronuncio a ripetizione. Come da bambini quando ti attaccavi alla gonna di mamma urlando: "Giostra, giostra!!!".
E' che io dalla giostra non scenderei mai.
Ma c'è una cosa che fatico a dire ed è il bisogno, quello che ti blocca l'intestino e ti fa sentir freddo alle ossa.
Talvolta, quando incontro qualcuno che Mi piace e che Mi stupisce e che odora di buono, scatta il bisogno. Di tornar sulla giostra e di girare così forte, che il mondo attorno cambia prospettiva.
E io quel bisogno non sono capace di dirlo, veloce e ripetuto, come una tarantella. Finisce che incespico.

Io me la ricordo bene

E' sempre stata lei a chiamarmi, lo faceva ogni tanto. Passavano anche mesi senza sentirla, poi, una sera, suonava il cellulare ed era lei. "Ciao, sono appena uscita dall'ospedale", mi ha detto l'ultima volta. E mi ha raccontato delle botte che aveva preso da un cliente, che l'aveva rapinata. E aveva calcato la mano sulla sua faccia, con una rabbia che mi disse, la lasciò, dolorante e sconvolta. Probabilmente se ne è andata, sono andata un paio di volte a vedere dove lavora di solito e non l'ho più vista. Era bionda, alta, muscolosa, con una quinta di seno a cui mancava solo la parola per essere un essere con vita propria. Portava tacchi alti, gonne al ginocchio strettissime e pellicce vistose, di quelle che a me fan venir la desolazione della vista di un cimitero.
La prima volta che è venuta a trovarmi era preoccupata per una collega. Arrivò in taxi con una amica, lei biondissima, l'altra mora. Due superdonne.
I modi gentili, la voce con la cadenza brasiliana, gli occhiali neri firmati, il completo elegante e quelle pellicce lunghe fino ai piedi. Io le ascoltai, presi appunti, feci quello che dovevo fare. Ma i miei occhi curiosi cadevano sui movimenti gentili delle mani, sui piedi ben calzati e ben posizionati a terra, sulle unghie perfettamente laccate, sul trucco eccessivo e sul pomo di Adamo che andava su e giù e che difficilmente non si poteva non notare, tra donne sedute a chiacchierare. I miei colleghi invece sbavavano dal vetro retrostante e ci scappò qualche commento grossolano a volume zero.
Un paio di giorni dopo quell'incontro mi chiamò e lo fece per anni, poi. Ogni tanto. Chiamava per raccontare degli sviluppi di quella storia, ma anche per raccontare delle colleghe picchiate dagli albanesi o delle risse di strada e di quello strano cliente, che aveva il vizietto di drogarle e di consumare poi per un paio di giorni, a gratis, approfittando del loro torpore indotto. Mi diceva sempre: "Non venire a trovarmi, che la strada fa paura. Se arrivi squilla e io mi faccio trovare più lontano che andiamo a berci un caffè". Di clienti ne aveva tanti, mi raccontava. A bere il caffè non ci sono andata, temevo di metterla nei casini sul posto di lavoro.
Ogni volta la telefonata era uno sfogo, che poi finiva con la sua voce quieta che mi chiedeva "Come stai? Li curi bene i tuoi bei capelli?". E più di qualche volta siamo finite a conversare del più e del meno, come due amiche qualunque. In un posto qualunque. Senza transazioni.

lunedì 26 ottobre 2009

Peter Parker mi fa una pippa

Fatacarabina esiste davvero, non è una disconnessione mentale, non è manco una scissione della personalità. Fatacarabina nella vita di tutti i giorni, si chiama Mitia. Di cognome fa Chiarin, che in veneziano si dice Ciarin. E l'esser in ciari, in veneziano, significa esser alticci.

La Mitia, ovvero la fata o fatacarabina, fate voi, fa tutti i giorni, spera con onestà, un lavoro. Come tutti.
Nel suo caso, è il giornalismo. Ha cominciato per caso a 17 anni, ed è arrivata a camparci fin quasi ai 40 che scoccano il prossimo anno. Visto che deve arrivare alla pensione, continuerà a lungo, pensa, a far questo mestiere.
Con questo ci campa, ovvero si paga le bollette di casa, si paga i debiti , si mantiene e sopravvive.
Per vivere però Mitia ha bisogno di altro. Ha sempre avuto bisogno di altro.
Di comunicare, essenzialmente. E di raccontare.

Ecco, adesso smetto la terza persona, così fastidiosa. E continuo con la prima... consentitemelo.
Ho sempre scritto. Un volta lo facevo sul diario segreto, poi sulla moleskine, poi sui file salvati in .doc. Poi, un giorno, mi sono accorta di internet e ho aperto un blog su splinder, che non se lo leggeva nessuno, tranne pochissimi, che ci sono ancora oggi. E poi sono passata a blogger e poi...è arrivato friendfeed, grazie ad Andrea Buoso, e la condivisione di parole e contenuti con tanti sconosciuti che oggi, in parte, sconosciuti non sono più. Mi serviva un nome.
Era Remedios poi è virato in Fatacarabina.
Sempre Mitia è alla fine.
Questo volevo dirvi, che Peter Parker a me mi fa una pippa.
E io lo frego, perché se lui non dice di essere l'uomo ragno, io lo dico che sono la Fatacarabina.
Anche se poi in giro, dico, che non voglio nomi, grazie. Non per vergogna, ma perché io ancora oggi mi stupisco, di tutto, e voglio stupirmi tutti i giorni e sentirmi libera di dire e inventare. Di chiedere agli amici di aiutarmi a provare a fare una cosa assieme, o di chiudermi una sera sola in casa a scrivere una storia.
Che le storie son quella cosa che ci unisce a me e a te che mi leggi.
Tutto qua.

anche io persona orribile

allora io oggi mi sono svegliata con la voglia di una sola cosa.
Che questa settimana non posso fare.
La dieta della mia vita, questa settimana, prevede cibi senza sapore eccessivo, acqua , poco zucchero e niente cioccolato fondente. E stavolta mi pesa, perché quando ti abitui al fondente, è difficile pensare di star senza una settimana. Almeno per me che sono notoriamente golosa, e ho i segni sul corpo, della mia golosità. Chi mi conosce sa che sono una curva, mi piaccio così, in media quasi tutti i giorni. Una volta ero molto più rotonda, oggi diciamo che sono ovoidale. Sempre curva sono alla fine.
Da piccola, mi difendevo dalle sgridate di mia madre per le mie quotidiane marachelle, mettendo il muso, facendo spuntare due lacrime ai bordi degli occhi, e con la faccia più pentita possibile, andavo da lei e le dicevo: "Ti perdono".
Adesso che so che per tutta la settimana dovrò solo sognarmelo il fondente e tutto quello che scatena dentro di me, ho aperto il cassetto, ho tirato fuori la stecchetta della cioccolateria artigianale e l'ho aperta. Ne ho preso un quadratino, uno , e l'ho messo in bocca. E mi sono ritrovata con il cervello da tutt'altra parte. Il tempo di sentirlo sciogliere in bocca e sentire tutte le terminazioni del mio corpo reagire assieme.
Una scarica così non puoi non averla, almeno una volta la settimana.
Adesso lo chiamo il dietologo e gli dico: "Ti perdono". Ma senza lacrime, che sono cresciuta, come persona orribile

sabato 24 ottobre 2009

Not in my bed

"Non nel mio letto". Penso questo quando la religione nel mio paese cerca di dettare comportamenti e condotte della sessualità dei cittadini. Dall'aborto alla scelta del partner.
Dopo questa giornata, penso lo stesso anche della politica.
So che questa mi tirerà addosso qualche buuu di dissenso , ma non importa.
Non credo che la mia opinione su qualcuno cambi a seconda di chi sceglie di portarsi a letto.
Conta invece un principio di fondo. L'onestà.
Se un politico dice il falso, mi arrabbio. Chi si porta a letto, non è motivo per me di incazzatura.
E' invece l'ipocrisia del dover nascondere per passare per una cosidetta "persona per bene" a rendere fastidioso il tutto.
Se un politico è onesto e non pensa solo al suo interesse personale, in termini economici e di potere, ma davvero svolge il ruolo per cui è stato eletto, perché dovrei considerarlo un "poco di buono" se preferisce baciare un uomo o un transgender e non una donna?
In un paese dove se due uomini si baciano oggi scatta il linciaggio, non è facile ammettere i propri gusti sessuali.
Invece dovrebbe essere normale, visto che la sessualità è tra le massime espressioni della nostra personalità.

giovedì 22 ottobre 2009

La strategia

« Fascisti non si diventa, ma si nasce; il fascismo è insito nel DNA »
(Carlo Tassi)

Mi sono fatta una idea, che è tutta strategia. Studiata molto bene e che bene sta funzionando. Così bene che pare tutto normale. Normalissimo.
Parto dalla fine: Facebook e il gruppo per il quale il governo si mobilita chiedendone la chiusura con tanto di annuncio di denuncia a tutti i partecipanti. Riprendo da Repubblica: Maroni parla di "apologia di reato" e di un "problema di cultura". Una strada pericolosa, soprattutto "se passa il concetto che uno può scrivere impunemente queste cose".
Per me questi gruppi sono delle enormi cretinate, lo chiarisco subito, ma non credo neanche che questo sia oggi il problema principale del nostro paese. Temo invece che questo servirà a gettare una luce negativa sul mondo di internet, perché chi lo vive da fuori, è abituato a far due più due. E quindi se Facebook è covo di potenziali istigatori di assassini, lo diventa, agli occhi di chi poco sa e lo sa male, tutta la Rete. E questo è un modo per screditare un luogo, la Rete, appunto, dove c'è, ancora, libertà di pensiero.
Poi c'è il problema dei problemi, il controllo dei mezzi di informazione. Da una parte la Rai, che è terreno di conquista dei partiti da decenni, mica da ieri. Dall'altra le reti della famiglia del premier che arrivano a pedinare, cosa mai vista, un giudice che ha emesso una sentenza contraria al gruppo editoriale di riferimento. E' l'atto conseguente ad una campagna che parte da lontano, e non sarò certo io, nel mio piccolo, a doverla ricordare.
Basta che andiate a rileggere qua e poi ditemi se non ci trovate qualcosa di
familiare.
Poi ci sono i respingimenti degli immigrati, in barba ai diritti sanciti per la tutela di quanti fuggono da guerre e da persecuzioni politiche, in una società che ha un forte bisogno di manovalanza dall'estero. Ma c'è l'ipocrisia della sanatoria per le utili badanti e gli altri, si arrangino.
Ci sono i tentativi ben riusciti di distruggere l'unione sindacale. C'è una opposizione che pare stanca in partenza, si getta al centro a caccia di voti, e trova più facile indossare un paio di calzini che tornare davvero a parlare tra la gente, non alla gente.
Ci sono i tentativi in costante agguato di modificare le leggi sull'aborto. C'è il no alla libera scelta su una morte decente e dignitosa. C'è la legge contro l'omofobia che annega in Parlamento mentre fuori tornano i picchiatori, finalmente sdoganati. C'è la crisi economica, quale condizione migliore, e ci sono famiglie che non ce la fanno a campare con uno stipendio per quattro settimane e vanno dai sacerdoti a chiedere i pacchi di sostentamento assieme a tanti immigrati, ma la solidarietà non è fatto nazionale ma privato.
E se qui, dove abito io, i conflitti non sono esplosi, non sono tanto orba da non vedere che altrove ci sono.
C'è un problema morale della politica, che condannata la prima Repubblica, mi sa che fa peggio.
C'è Prodi che ricordava, mesi fa, come l'Europa stia andando a destra e mica tante risposte decenti le ho sentite...


Nel 1919 nasceva il fascismo in Italia e un signore come Benito Mussolini disse, tra le tante cose, questa frase: « Noi ci permettiamo di essere aristocratici e democratici, conservatori e progressisti, reazionari e rivoluzionari, legalisti e illegalisti, a seconda delle circostanze di tempo, di luogo e di ambiente. »

Ecco, non è una strategia, questa?

Russamenti ( e siam a 500)

Pensando a certa gente che dorme benissimo, mi sono messa a pensare al fatto che io quando dormo con qualcuno scopro irrimediabilmente che russo. Come dice qualcuno ben più intelligente di me, quando si è da soli, questa scoperta non la si fa mai e si dorme benissimo.
E dopo che lo hai scoperto, la cosa è di un imbarazzante tale, che cerco di non dormire , se posso, e se proprio mi capita di dormire della grossa (e qualcuno dopo il Gazzo camp lo sa bene) poi mi vergogno, al punto che penso che a me non mi sposerà mai nessuno proprio per quel motivo.
E io che volevo per me un destino da sax contralto, finirò con l'invecchiare come un trombone zitello.

Dormi

Io non so come fai a dormire così, con il sorriso sulle labbra, la faccia che si rilassa man mano che passano i minuti e si trasforma in un qualcosa che non so dire. Tu dormi e io no, io dormicchio, io mi muovo, io quando sono ad un passo dall'abbandonarmi completamente, mi sveglio un attimo, perché non ci credo che al mio fianco c'è qualcuno che dorme così, con il sorriso sulle labbra. Che pensavo che un sonno sorridente fosse il massimo e poi ti guardo e non so manco dirlo quanto bello è vederti dormire. E poi, nella penombra, mi vergogno di spiarti e mi giro, dandoti le spalle, e cerco un sonno tutto mio, sereno al par tuo. Ma poi, tu sposti il braccio, cerchi una nuova posizione e io che tradita dall'abbandono, pensavo di esser sola, rinvengo e mi giro e ti rivedo, con quella bocca che mi sorride e resto estasiata nel veder quanta pace hai dentro. Tu.

lunedì 19 ottobre 2009

Meglio se dormo e basta

Ultimamente faccio sogni contorti, strani, arzigogolati. Sogno gente che però non è quella che mi immagino. Cioè hanno tutti atteggiamenti e comportamenti diversi da quelli che mi aspetterei.
Poi la mattina dopo, regolarmente, faccio tabula rasa, non mi ricordo più niente. Salvo, qualche tonalità del sogno sognato, qualche gesto, qualche parola ma dimentico completamente il contesto generale.
Salvo poi ricordarmene all'improvviso quando qualcuno, che è finito involontariamente nel sogno arzigogolato, dice una cosa e io all'improvviso ricordo tutto.
Come ieri sera quando il mio amico birraio ha cominciato a parlare di una traversata a vela verso Capo Nord, che è un suo sogno e io all'improvviso, mentre mangiavo la mia pizza, ho alzato la faccia, l'ho guardato e ho ricordato come in un flash che nel mio sogno aveva la cerata gialla, enorme, con tanto di cappello da capitano Achab sulla pelata e mi infilzava con uno spiedo come fossi Moby Dick in fuga nell'oceano. E io con la mia mole gli speronavo la barca con la coda.
E gli ho fatto involontariamente con il cervello il gesto dell'ombrello, per fargli capire che mai mi avrebbe infilzato con cotanta cattiveria da cacciatore.
Ma lui mi ha guardato strano e non ha capito .

Piccole felicità

Sono felice di abitare in una città dove oggi in tanti con soddisfazione hanno passeggiato in piazza tra i nuovi concittadini, le comunità straniere che si sono mostrate con i loro abiti tradizionali, le musiche, i giochi, i cibi. Tutti assieme in un giorno di festa.
Sono felice di abitare in una città dove non ci sono normali e anormali e si sta fuori la sera, senza paura.
Sono felice di abitare in una città dove i miei amici si accorgono se sotto un porticato, di notte, c'è chi dorme al freddo perché non ha un tetto sotto cui vivere e me lo dice, preoccupato, non per la sua sicurezza ma per la povertà che dilaga.
Sono felice, finché dura, di vivere in un posto dove non abbiamo ancora tutti gli occhi ciechi.
Buonanotte

domenica 18 ottobre 2009

Slow food

Ballavano felici, tutti vestiti bene, come se fosse Capodanno e invece era il 17 ottobre, ma pareva, da quanto erano sorridenti, che fosse l'ultimo dell'anno. Tutti a ballare nel capannone tirato a lustro della fiona. Noi invece eravamo nella stanzina piccola, tutti vicini che faceva anche un pochino di freddo, a mangiar salame cotto, costicine, e le verdure buone dell'orto della fiona. Che quando vai da lei, e mangi le sue verdure, ti riconcili con la terra, che sa ancora di buono. Per davvero.
Noi a cantar " bella ciao", loro a ballare, in tanti, nel capannone.
"Ma che è? Fiona, quella festa di là, che è...E' bello, sono così felici", le ho chiesto.
"E' perché c'è la tv", mi ha risposto lei.
E sono tornata a cantare "bella ciao".
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