Arturo e la tigre restano con me e anche quak, l'anatra. Questo albergo invece chiude.
Non cancello nulla, mi piace portare rispetto alle persone che in questi anni sono passate di qui e credo che un giorno mi piacerà tornare a rileggere cosa hanno lasciato scritto. Quando un albergo chiude, la locandiera si porta via il libro degli ospiti, e secondo me capita che se lo rilegge. Sarà lo stesso qui. Altri posti per leggerci ci saranno.
Ciao
e grazie.
Hotel Ushuaia
"È vero, zio Stojil, ho visto una fata che ha trasformato un tizio in fiore." "Meglio così che il contrario," risponde Stojil senza togliere gli occhi dalla scacchiera. "Perché?" "Perché il giorno in cui le fate trasformeranno i fiori in tizi, la campagna diventerà infrequentabile."
giovedì 27 ottobre 2011
mercoledì 26 ottobre 2011
Un, due, tre stella!
Ci ho giocato un sacco a un, due, tre stella! Ma proprio tanto.
Con i compagni del garage vicino a casa, dove ci si nascondeva, appena possibile, per dirci le prime parolacce e mostrarci le mutande, lontano dagli occhi degli adulti, e dove si sistemavano le ruote delle bici, regolarmente bucate dopo le lunghe corse nei campi dietro casa, si giocava anche a un, due, tre stella!
Uno stava sotto e contava, spalle al muro, con gli occhi chiusi come a nascondino, gli altri si avvicinavano quatti quatti ma quando lui si voltava, a sorpresa, dovevi stare fermo come una statua, anche se avevi la gamba su, perché magari lui si girava mentre te correvi.
Era divertente, si rideva un sacco, mi ricordo. Anche perché il gioco, sì, era veloce, ma qualche compagno, si metteva a girare, perfido, per vederci tutti immobili e allora dovevi stare serio e fermo.
Immobile, non un passo avanti, non un respiro di più.
Oggi che sono grande mi pare che è la vita, a volte, a farmi giocare a un, due, tre, stella! E io come allora, dovrei vederci il lato divertente e ridere del vedermi ferma come una statua ad aspettare il mio turno di giocare. E, invece, questa sensazione di immobilità pare, a volte, una irritante prigione, con le porte aperte.
Post scriptum: Poi in realtà ci si accorge che immobili, praticamente, non lo si è quasi mai ma a volte si ha la sensazione di esserlo. Strano, ma vero.
Con i compagni del garage vicino a casa, dove ci si nascondeva, appena possibile, per dirci le prime parolacce e mostrarci le mutande, lontano dagli occhi degli adulti, e dove si sistemavano le ruote delle bici, regolarmente bucate dopo le lunghe corse nei campi dietro casa, si giocava anche a un, due, tre stella!
Uno stava sotto e contava, spalle al muro, con gli occhi chiusi come a nascondino, gli altri si avvicinavano quatti quatti ma quando lui si voltava, a sorpresa, dovevi stare fermo come una statua, anche se avevi la gamba su, perché magari lui si girava mentre te correvi.
Era divertente, si rideva un sacco, mi ricordo. Anche perché il gioco, sì, era veloce, ma qualche compagno, si metteva a girare, perfido, per vederci tutti immobili e allora dovevi stare serio e fermo.
Immobile, non un passo avanti, non un respiro di più.
Oggi che sono grande mi pare che è la vita, a volte, a farmi giocare a un, due, tre, stella! E io come allora, dovrei vederci il lato divertente e ridere del vedermi ferma come una statua ad aspettare il mio turno di giocare. E, invece, questa sensazione di immobilità pare, a volte, una irritante prigione, con le porte aperte.
Post scriptum: Poi in realtà ci si accorge che immobili, praticamente, non lo si è quasi mai ma a volte si ha la sensazione di esserlo. Strano, ma vero.
martedì 25 ottobre 2011
lunedì 24 ottobre 2011
La merenda
Il volersi bene è esercizio quotidiano, che non si compone solo di grandi azioni, ma anche di piccoli gesti. E' esercizio quotidiano e libero, che presuppone il sentire il bisogno di stare assieme, e quindi è fatto di periodi di assenze, in cui ciascuno dei coinvolti nell'esercizio del bene conduce la propria esistenza in totale libertà e poi sente dentro il bisogno degli altri, quelli a cui vuole bene, e allora li cerca. Non parlo qui della fantastica alchimia dell'amore di coppia. Parlo qui dell'amore di gruppo, che spesso si soddisfa di risate e di merende, di segreti condivisi e confessioni, di momenti di riflessione importanti e di cazzate grandiose. Ecco, io guardo questa tavola fotografata dal Mistro, e penso che se la guardi bene, questa tavola, ci trovi dentro tutto quello di cui ho appena parlato qui.
sabato 22 ottobre 2011
Imbranata
Non sono mai stata brava a lanciare i sassi negli stagni, per vedere se rimbalzavano sull'acqua.
Il sasso faceva un balzo, massimo due, poi cadeva nell'acqua.
Oggi ho detto alcune parole e mi sa che l'effetto, su di me, è proprio identico.
Il sasso faceva un balzo, massimo due, poi cadeva nell'acqua.
Oggi ho detto alcune parole e mi sa che l'effetto, su di me, è proprio identico.
giovedì 20 ottobre 2011
Io ballo da sola
Per me l'affetto o come sarebbe più intelligente dire l'amore è come il vento. All'improvviso arriva e mi scompiglia i capelli, mi gira attorno e io mi ritrovo sempre a ballarci assieme entusiasta. Ci ho fatto le mazurche e i tanghi, ci ho ballato il rock e mi ci sono ondeggiata a passi di jazz.
E poi ancora blues, sanguigno, semplice, che non riesco ancora a tenere le anche ferme.
Niente, io quando mi arriva addosso quel vento, ballo. E sono felice proprio perché ballo e scopro che non è mai uguale alla volta prima. E' un ballo sempre diverso, mai noioso. Più o meno coinvolgente, mai ripetitivo. Stavolta la ventata è stata così forte che sono ancora che ballo, da sola.
E poi ancora blues, sanguigno, semplice, che non riesco ancora a tenere le anche ferme.
Niente, io quando mi arriva addosso quel vento, ballo. E sono felice proprio perché ballo e scopro che non è mai uguale alla volta prima. E' un ballo sempre diverso, mai noioso. Più o meno coinvolgente, mai ripetitivo. Stavolta la ventata è stata così forte che sono ancora che ballo, da sola.
mercoledì 19 ottobre 2011
Voi pensatela come vi pare
No, ecco, io ve lo dico. Poi voi pensatela come vi pare. Ma non c'è una via stronzista alla felicità. Proprio per niente. Qui, nel mio piccolo mondo antico, e chissenefrega se non è il vostro, vivo bene uguale, i buoni non sono fessi. Perché oggi i buoni non sono quelli che subiscono. No.
I buoni sono quelli che sanno dire di sì e dire di no, e ne dicono di no, state sereni. Hanno imparato. Ma non vogliono essere stronzi e allora indossano i panni degli altri, ci si immergono dentro, siano uomini, siano donne. Sentono, capiscono. Capiscono quando è il caso di forzare la mano e quando invece no.
Sono gente normale. Come me e come te. Che si sentono merde e hanno spiragli di sereno in cui non puzzano. Che si sentono belli quando riescono a sognare ad occhi aperti. Che si sentono sereni quando possono essere quello che vogliono, senza padroni. E vivono non sentendosi stronzi, perché ad esserlo, stronzi, ci si sente soli. Magari forti, ma soli. Ed esser forti e soli non conta niente.
Buonanotte
I buoni sono quelli che sanno dire di sì e dire di no, e ne dicono di no, state sereni. Hanno imparato. Ma non vogliono essere stronzi e allora indossano i panni degli altri, ci si immergono dentro, siano uomini, siano donne. Sentono, capiscono. Capiscono quando è il caso di forzare la mano e quando invece no.
Sono gente normale. Come me e come te. Che si sentono merde e hanno spiragli di sereno in cui non puzzano. Che si sentono belli quando riescono a sognare ad occhi aperti. Che si sentono sereni quando possono essere quello che vogliono, senza padroni. E vivono non sentendosi stronzi, perché ad esserlo, stronzi, ci si sente soli. Magari forti, ma soli. Ed esser forti e soli non conta niente.
Buonanotte
Niente tappi nelle orecchie
"Niente tappi nelle orecchie, mi ha detto la tigre, stamattina, che poi ti rimbomba tutto".
La tigre è una personaggia strana, pare senza paura ma secondo me è piena di patimenti in questo periodo, e infatti viene come una gatta a farmi l'otto tra le gambe, e fa quel rumore di fondo quando non ci sono in casa che so perfettamente dove è. Insomma stamattina che mi sono svegliata di traverso, lei mi ha detto che posso fare come lei, far finta, ma poi devo stare attenta ai fischi nelle orecchie, che se metto i tappi per non sentirli, finisce invece che mi rimbomba tutto. Perché, mi ha detto, io sono una che se la può raccontare come vuole ma non posso smettere di pensare al bello, che è vero, che esiste. E allora, devo mettere nel conto sempre i fischi, nelle orecchie.
La tigre è una personaggia strana, pare senza paura ma secondo me è piena di patimenti in questo periodo, e infatti viene come una gatta a farmi l'otto tra le gambe, e fa quel rumore di fondo quando non ci sono in casa che so perfettamente dove è. Insomma stamattina che mi sono svegliata di traverso, lei mi ha detto che posso fare come lei, far finta, ma poi devo stare attenta ai fischi nelle orecchie, che se metto i tappi per non sentirli, finisce invece che mi rimbomba tutto. Perché, mi ha detto, io sono una che se la può raccontare come vuole ma non posso smettere di pensare al bello, che è vero, che esiste. E allora, devo mettere nel conto sempre i fischi, nelle orecchie.
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