Fatacarabina

Fatacarabina

mercoledì 22 maggio 2013

Gli aridi

Non mi avrete mai nel vostro circoletto pettegolo e saccente.
Non mi avrete mai nel rito della noia sbadigliata a piccoli sorsi di gin tonic.
Non mi avrete mai complice dei vostri sotterfugi.
Non mi avrete mai spettatrice dei vostri umori espettorati con garbo.
Non mi avrete mai nel coro di sottofondo del buuu al brutto, al fesso, al solo, alla racchia, alla zitella.
Non mi avrete mai partecipe del rito spocchioso del piacersi per forza.
Non ci sono.
Per voi.
No.

martedì 21 maggio 2013

Parli con me?

E no, non sono Bob.
Io davanti allo specchio mi faccio un sorrisetto, controllo le rughe, mi spalmo la crema sulla faccia. Mi faccio un sorrisetto, mi guardo mentre mi passa per la testa un pensiero sconcio, lo vedo perfettamente il pensiero che fa il suo giro e poi evapora, mi faccio la faccia birba e  me la rido. 
Mi mando in mona da sola. 
No, io non sono Bob o meglio Travis. 
Non mi punterei mai una pistola contro.
Al massimo userei una di quelle di plastica, che spari ed esce la scritta "Bang" o esce un fiore.
E giù a ridere.
(si capisce che ho rivisto "Taxi driver?)  

mercoledì 15 maggio 2013

Nuove case

Blonk, la casa editrice tanto bellina, ha deciso di ospitarmi.
Mi potete leggere anche lì, adesso.
Il primo post si chiama "Trallallà".
Spero di avere tante altre cose da dire.
Ciao
Qui il blog su Blonk

martedì 14 maggio 2013

Dei cartoni

Ieri sera ho rivisto con gli amici "Madagascar 3" e pensavo poi che solo un animale  poteva rappresentare la forza dell'impossibile che diventa possibile come, appunto, un animale di duecento chili che attraversa l'anello indossato dalla più piccola delle bambine e per di più infuocato.
E l'animale è la tigre.
La mia amica , qua presente , annuisce e chiede litri di balsamo per capelli alla frutta.
Io mi adeguo.

venerdì 10 maggio 2013

Abbi un libraio di fiducia!!

Dopo un periodo di passione tecnologica che mi ha portato a comperare e leggere esclusivamente libri sul mio Ipad (confermo che è comodissimo, perché te lo porti dietro e puoi leggere ovunque anche nei momenti vuoti del lavoro e lo fai con un occhio alle news e alle mail e insomma per una donna che è multitasking di natura è normale tutto questo) io avevo bisogno di carta.
Di sentire al tatto e all'olfatto che tra le mani ho un libro.
Se poi azzecchi il libro che ti fa sorridere, non appena lo apri, la soddisfazione arriva a livelli importanti che per una donna è normale, ma decisivo, per stare bene.
Insomma, l'altro giorno sono tornata dal mio libraio di fiducia.
Ho comperato libri a getto, tranne uno, "La cagnetta" di Grossman, che mi è stato regalato e ho letto con piacere, e che ho pensato, a mia volta, di regalare.
Perché ci sono libri che vanno regalati.
Gli altri li ho comperati con il metodo migliore che conosca, cioè vago tra gli scaffali, mi lascio attirare da nomi di autori e titoli, poi alzo il volumetto verso il libraio che è seduto alla cassa, davanti al computer, e dico. "Billy, e questo?".
E attendo.
Dopo un poco Billy guarda verso di me e parla.
(La durata dipende dalla voglia che ha di parlare)

Quando ho alzato il "Trattato di culinaria per donne tristi" di Héctor Abad Faciolince, Billy ha sentenziato quasi subito: "Sublime".
Uomo di poche parole, il mio libraio, ma ne sa. Nel senso che lui i libri non solo li vende, ma li legge. E se è nella giornata giusta, ne viene fuori pure un dibattito che è sempre utile e dilettevole.

Appena portato a casa il sacchetto pieno di libri, è il "Trattato" il primo che ho messo sul comodino, gli altri sono finiti sparsi per casa, tra divano, tavola della cucina e mobili.
Temevo fosse una cosa per donne tristi e io ora non lo sono e non sapevo cosa aspettarmi e di intristirmi mica ho voglia.
Beh l'ho aperto e ci ho ritrovato subito, dentro, odore di Colombia, di decotti, pietanze, di desideri e di cure.
E assicuro che la mia reazione facciale va dal sorriso alla risata man mano che procedo nella lettura.
Saggezze popolari e ironia per un risultato già dalle prime pagine "sublime".
E frasi da sottolineare per la loro potenza, come quella che ripete da tempo immemore una vecchia saggia: "A tutti gli uomini manca almeno un bollore".

Ps: gli altri titoli li trovate sulla pagina di Anobii, lo dico per i curiosi

lunedì 6 maggio 2013

Interpreti di sogni, fatevi avanti

Io son qua da ieri pomeriggio, che, colpa il mal di testa, mi sono appisolata e ho dormito il sonno più pesante degli ultimi mesi, che me lo chiedo.
Nel sonno pesante diventato sogno ho visto un signore che è venuto a parlarmi mentre io sistemavo pile di libri sugli scaffali (era una biblioteca o una libreria) e mi ha sussurrato delle cose, dicendomi che sapeva chi ero e cosa scrivevo. E dal tono della voce a me pareva che aveva letto, sì, ma che non gli era piaciuto niente e gli facevo domande e lui invece mi guardava e basta, talvolta sorrideva, talvolta mi faceva domande che presupponevano una conoscenza profonda che invece mica c'era stata, perché per me lui era uno sconosciuto mentre io per lui, evidentemente, mica lo ero.
Alla fine prima di andarsene mi ha messo in mano un piccolo quaderno, pieno di appunti.
Piccolo piccolo, ma gonfio di carta.
E là, con quel quaderno mignon, nel palmo della mano, mi sono svegliata.


E da ieri mi chiedo cosa voleva dirmi, con quei foglietti che gonfiavano il piccolo diario.
(Mannaggia ai sogni che finiscono sempre quando non lo vuoi)

lunedì 29 aprile 2013

Pata-pata

Stavolta ci ho riso sopra.
Una risata lunga, liberatoria.
Perché ci vuole dell'idiozia, e io ne ho, evidentemente.
E francamente mi sta bene anche così.



sabato 27 aprile 2013

Bella ciao

Il 25 aprile, giorno della Liberazione, come sempre ero in piazza. Per lavoro e perché ci sto bene, di solito, in piazza il 25 aprile. C'era la gente, non troppa, tanti seduti ai tavolini dei caffè, comodi a seguire la commemorazione ufficiale.
C'era Natalina, 91 anni, partigiana che  ha aperto il corteo di autorità, militari, associazioni di combattenti. Lei col passo fiero, scandito dal deambulatore, apriva il corteo.
Lei che ha partorito un figlio in carcere, lei che ha pianto il fratello a cui i tedeschi non solo han tolto la vita ma pure gli occhi, in un gesto di spregio completo.
C'erano i ragazzini delle scuole in piazza, a suonare per il concerto della Liberazione.
Pianoforti, chitarre, clarini, anche delle ragazze col sax, a suonare tutti assieme davanti ad una platea di genitori armati di cellulari.
Natalina è andata via prima, io sono rimasta che c'era gente con cui scambiare qualche parola e si è finito a parlare di oggi, di questa strana situazione di un paese doveva esserci l'alternativa e poi di colpo si fa un governo tutti assieme.
"Che i vada in mona, va", la frase più scandita a mezza voce, comunque bassa.
Il tono.
Ecco, il tono.
Quando i ragazzini si sono messi a suonare "Bella ciao", io camminavo tra la gente e loro erano tutti in silenzio ad ascoltare, presi dagli scatti coi cellulari, dai discorsi con gli amici, da quel "Ma che i vada tutti in mona", sussurrato.
L'unica a cantare a voce alta ero io. Non ho visto altri muovere le labbra, scandendo le parole.
Quando me ne sono accorta, sono andata via.

domenica 21 aprile 2013

Cosa rimane?

Mi sto chiedendo cosa rimane.
Non lo so.
Ho visto una volta un uomo dedicare ad una donna una canzone struggente, di quelle che si sentono pochissimo per radio perché sono amore in ogni parola. L'aveva scritta un cantante visionario che sapeva cantare l'amore e quella canzone, se la senti, ti immedesimi e pensi che non ci sia un amore più grande di quello.
Ecco, io l'ho sentita e mi sono immedesimata.
E ho pensato che quella canzone era per me.
Pensarlo è stato come volare.
E per una fata pasticciona volare è uno dei divertimenti più grandi che possano esistere.
Quella canzone fanno bene a trasmetterla poco per radio.

Oggi in piazza, alla festa dei fiori, c'era un bambino piccolo, avrà avuto massimo due anni, in triciclo.
Indossava la maglietta con la S di Superman, con tanto di mantello.
L'ho fissato a lungo,  ho sorriso della sua disinvoltura.
Quel bambino è come quella canzone.
Adesso son qua che voglio una maglietta e un mantello da Superman e un triciclo di legno.


lunedì 15 aprile 2013

Capezzolo

Mi piace molto il nuovo sfondo, quello che c'è oramai da un pezzetto, di questo blog.
Macchie di colore. Ma io ogni volta che entro qua, ho l'occhio che mi cade su quello che a me pare proprio un capezzolo. Non femminile, ma maschile.
Non so, voi lo vedete?
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