Dicono di lei che è centenaria e veneziana, e che ne ha fatte di cose buone lei, sciogliendosi e ricomponendosi, lievitando e gonfiando, mescolata con passione, cotta, mantenuta, alimentata con costanza.
E mi dicono che esagero quando dico che la madre è uno dei tanti modi per spiegare l'amore che se non fai così, quello muore, che ci vuole serena follia, nel crederci, e costanza nel volerlo portare avanti.
Se non mi credono, non mi importa più.
Lei è arrivata ieri sera, è entrata in casa, e una persona si è messa a raccontarmi una cosa, un pochino dolorosa, certamente spiacevole, che con l'amore non ha niente a che vedere, alla fine, anche se vorrebbe tanto assomigliargli.
E io ascoltavo e pensavo.
E mi sono ricordata che le azioni hanno sempre due facce e in assenza di comunicazione, quello che a te pare bene agli occhi di chi lo riceve appare male.
E in tempi di multitasking, ci metti un bite a far sparire tutte le tracce di quel che avevi pensato di aver costruito. E ho agito.
Intanto mettevo in frigo lei, la centenaria. Che ha bisogno di cure e attenzione.
Lei, la centenaria, che, sicuramente agli occhi di qualcuno appare solo come un pezzo insignificante di lievito. Robetta.
Ma che è la gioia, di quelli che come me hanno il raptus dell'impasto.
O sono solo folli e costanti :)
"È vero, zio Stojil, ho visto una fata che ha trasformato un tizio in fiore." "Meglio così che il contrario," risponde Stojil senza togliere gli occhi dalla scacchiera. "Perché?" "Perché il giorno in cui le fate trasformeranno i fiori in tizi, la campagna diventerà infrequentabile."
Fatacarabina
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martedì 9 ottobre 2012
martedì 31 marzo 2009
Munnezza
Non ricordo più chi ( e non si arrabbi per la dimenticanza) alcuni giorni fa su friendfeed diceva che gli amori non condivisi finiscono diritti nella munnezza. Una sentenza senza appello, che mi ha lasciato l'amaro in bocca. Perché gli affetti, uso un termine più vasto per farmi capire meglio, a mio avviso dentro un cassonetto non ci dovrebbero mai stare. Sono comunque reali e per questo importanti, anche se non baciati dalla magia della condivisione. Ci vorrebbe un posto diverso per gli affetti non condivisi, non certo il cassonetto, mi sono detta.
E così mi chiedevo dove poteva finire tutto quell'amore che si è sentito dire di no o che non era utile, o quell'affetto tra persone che magari è l'anticamera dell'amore o dell'amicizia, ma che non viene capito o cade nelle incertezze e non si alza subito dalla pozzanghera o che sbaglia l'approccio ma non la sostanza.
Volere bene in solitaria credo sia uno dei sentimenti più difficili da provare sulla propria pelle. Ti lascia tanta incertezza e solitudine, dentro, proprio perché il principio dell'amore ( per un uomo o una donna, un amico o una amica) è la condivisione. E quindi se vuoi bene solo tu, il tuo bene vale meno? Se ami solo tu, il tuo amore all'improvviso diventa niente? Non voglio pensarlo, perché vorrebbe dire che il nostro cervello, in secoli di affetti orfani, avrebbe dovuto metterci in guardia subito, magari ordinandoci di lasciar perdere alla prima avvisaglia di fallimento. E invece molti di noi continuano ad amare e a fallire.
E tutto questo affetto non si spegne con un click. Non basta un no a farti cambiar idea.
I sentimenti, semplicemente, finisci con il tenerteli per te, perché sono all'improvviso soli oppure non hanno mai potuto esprimersi o l'hanno fatto decisamente male. Prima cerchi di farti capire, poi passi al cilicio personale, ed infine resti lì con questo carico da novanta, inespresso.
Ecco, più ci penso mi convinco che piuttosto che il cassonetto per questi amori orfani servirebbe un giardino dove portarli a correre, finalmente liberi di esprimersi come vogliono. Così che chi non li ha voluti, magari, possa spiarli da lontano e ridere di tanta energia. Oppure possano starsene con altri, loro simili, non certo per crear la casta dei falliti, ma per quattro chiacchiere tra simili. O possano imparare ad esprimersi in altri modi.
Orfani , certo, ma mai inutili.
E così mi chiedevo dove poteva finire tutto quell'amore che si è sentito dire di no o che non era utile, o quell'affetto tra persone che magari è l'anticamera dell'amore o dell'amicizia, ma che non viene capito o cade nelle incertezze e non si alza subito dalla pozzanghera o che sbaglia l'approccio ma non la sostanza.
Volere bene in solitaria credo sia uno dei sentimenti più difficili da provare sulla propria pelle. Ti lascia tanta incertezza e solitudine, dentro, proprio perché il principio dell'amore ( per un uomo o una donna, un amico o una amica) è la condivisione. E quindi se vuoi bene solo tu, il tuo bene vale meno? Se ami solo tu, il tuo amore all'improvviso diventa niente? Non voglio pensarlo, perché vorrebbe dire che il nostro cervello, in secoli di affetti orfani, avrebbe dovuto metterci in guardia subito, magari ordinandoci di lasciar perdere alla prima avvisaglia di fallimento. E invece molti di noi continuano ad amare e a fallire.
E tutto questo affetto non si spegne con un click. Non basta un no a farti cambiar idea.
I sentimenti, semplicemente, finisci con il tenerteli per te, perché sono all'improvviso soli oppure non hanno mai potuto esprimersi o l'hanno fatto decisamente male. Prima cerchi di farti capire, poi passi al cilicio personale, ed infine resti lì con questo carico da novanta, inespresso.
Ecco, più ci penso mi convinco che piuttosto che il cassonetto per questi amori orfani servirebbe un giardino dove portarli a correre, finalmente liberi di esprimersi come vogliono. Così che chi non li ha voluti, magari, possa spiarli da lontano e ridere di tanta energia. Oppure possano starsene con altri, loro simili, non certo per crear la casta dei falliti, ma per quattro chiacchiere tra simili. O possano imparare ad esprimersi in altri modi.
Orfani , certo, ma mai inutili.
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