Gli avvoltoi li ho visti solo nei documentari ma i loro parenti sudamericani, i condor li conosco bene. Non sono belli a vedersi, ma sono tremendamente affascinanti quando sono in volo. Certo sono saprofagi. Ma come sfruttano le correnti ascensionali in maniera fantastica... non volano semplicemente, loro si fanno portare dall'aria e cavalcano la corrente, come fossero surfisti scatenati. Sono animali affascinanti...Ma sono anche stronzi, diciamolo.
Li ammiravo, un giorno di tre anni fa, nel campo della baia Onelli con le Ande al mio fianco sinistro. Erano puntini nel cielo, solo che ad un certo punto i puntini sono caduti in picchiata libera sopra la mia testa. Puntavano diritti su di me. In apparenza, l'unico essere vivente in mezzo al verde. Diciamo, che non ho pensato ad abbracciarli ma mi sono messa a correre come correrebbe un vitello nella prateria, quando sente che il predatore gli è oramai alle coste. Ancora adesso se ci ripenso, ho il fiatone.
Per la cronaca, mamma condor stava insegnando al pargolo a cacciare e guarda caso, il vitello di turno ero io.
Li mortè.
( questo post di ricordi è dedicato a Sba e al suo commento su Friendfeed)
"È vero, zio Stojil, ho visto una fata che ha trasformato un tizio in fiore." "Meglio così che il contrario," risponde Stojil senza togliere gli occhi dalla scacchiera. "Perché?" "Perché il giorno in cui le fate trasformeranno i fiori in tizi, la campagna diventerà infrequentabile."
Fatacarabina
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martedì 12 maggio 2009
martedì 31 marzo 2009
Munnezza
Non ricordo più chi ( e non si arrabbi per la dimenticanza) alcuni giorni fa su friendfeed diceva che gli amori non condivisi finiscono diritti nella munnezza. Una sentenza senza appello, che mi ha lasciato l'amaro in bocca. Perché gli affetti, uso un termine più vasto per farmi capire meglio, a mio avviso dentro un cassonetto non ci dovrebbero mai stare. Sono comunque reali e per questo importanti, anche se non baciati dalla magia della condivisione. Ci vorrebbe un posto diverso per gli affetti non condivisi, non certo il cassonetto, mi sono detta.
E così mi chiedevo dove poteva finire tutto quell'amore che si è sentito dire di no o che non era utile, o quell'affetto tra persone che magari è l'anticamera dell'amore o dell'amicizia, ma che non viene capito o cade nelle incertezze e non si alza subito dalla pozzanghera o che sbaglia l'approccio ma non la sostanza.
Volere bene in solitaria credo sia uno dei sentimenti più difficili da provare sulla propria pelle. Ti lascia tanta incertezza e solitudine, dentro, proprio perché il principio dell'amore ( per un uomo o una donna, un amico o una amica) è la condivisione. E quindi se vuoi bene solo tu, il tuo bene vale meno? Se ami solo tu, il tuo amore all'improvviso diventa niente? Non voglio pensarlo, perché vorrebbe dire che il nostro cervello, in secoli di affetti orfani, avrebbe dovuto metterci in guardia subito, magari ordinandoci di lasciar perdere alla prima avvisaglia di fallimento. E invece molti di noi continuano ad amare e a fallire.
E tutto questo affetto non si spegne con un click. Non basta un no a farti cambiar idea.
I sentimenti, semplicemente, finisci con il tenerteli per te, perché sono all'improvviso soli oppure non hanno mai potuto esprimersi o l'hanno fatto decisamente male. Prima cerchi di farti capire, poi passi al cilicio personale, ed infine resti lì con questo carico da novanta, inespresso.
Ecco, più ci penso mi convinco che piuttosto che il cassonetto per questi amori orfani servirebbe un giardino dove portarli a correre, finalmente liberi di esprimersi come vogliono. Così che chi non li ha voluti, magari, possa spiarli da lontano e ridere di tanta energia. Oppure possano starsene con altri, loro simili, non certo per crear la casta dei falliti, ma per quattro chiacchiere tra simili. O possano imparare ad esprimersi in altri modi.
Orfani , certo, ma mai inutili.
E così mi chiedevo dove poteva finire tutto quell'amore che si è sentito dire di no o che non era utile, o quell'affetto tra persone che magari è l'anticamera dell'amore o dell'amicizia, ma che non viene capito o cade nelle incertezze e non si alza subito dalla pozzanghera o che sbaglia l'approccio ma non la sostanza.
Volere bene in solitaria credo sia uno dei sentimenti più difficili da provare sulla propria pelle. Ti lascia tanta incertezza e solitudine, dentro, proprio perché il principio dell'amore ( per un uomo o una donna, un amico o una amica) è la condivisione. E quindi se vuoi bene solo tu, il tuo bene vale meno? Se ami solo tu, il tuo amore all'improvviso diventa niente? Non voglio pensarlo, perché vorrebbe dire che il nostro cervello, in secoli di affetti orfani, avrebbe dovuto metterci in guardia subito, magari ordinandoci di lasciar perdere alla prima avvisaglia di fallimento. E invece molti di noi continuano ad amare e a fallire.
E tutto questo affetto non si spegne con un click. Non basta un no a farti cambiar idea.
I sentimenti, semplicemente, finisci con il tenerteli per te, perché sono all'improvviso soli oppure non hanno mai potuto esprimersi o l'hanno fatto decisamente male. Prima cerchi di farti capire, poi passi al cilicio personale, ed infine resti lì con questo carico da novanta, inespresso.
Ecco, più ci penso mi convinco che piuttosto che il cassonetto per questi amori orfani servirebbe un giardino dove portarli a correre, finalmente liberi di esprimersi come vogliono. Così che chi non li ha voluti, magari, possa spiarli da lontano e ridere di tanta energia. Oppure possano starsene con altri, loro simili, non certo per crear la casta dei falliti, ma per quattro chiacchiere tra simili. O possano imparare ad esprimersi in altri modi.
Orfani , certo, ma mai inutili.
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