Sono una che prova vergogna.
Assisto allo show di estranee che so perfettamente dove vogliono andare a parare, alzo argini contro le loro attenzioni che so essere figlie esclusive della voglia di dire, mollarmi davanti alla faccia quella cosa che ho intuito ma non mi interessa sapere, che non è certo uno sfogo il segnale di una amicizia, lo è la confidenza dettata dal cuore, dalla stima e dalla fiducia, non la smania di trovare una sponda. E se ti sfoghi in quel contesto ha senso, sennò no.
Non si è manco complici, senza confidenza.
No.
Finisce che ascolto, dico che non capisco, mi sento dire ti aiuto e io rispondo, no grazie mica ho bisogno. Ma oramai il tappo è saltato e la sento lanciarmi lo sfogo addosso, mi scanso dicendo che non sono affari miei.
No, non lo sono.
Poi mi vergogno, che mi hanno buttato addosso pezzi di vita che non volevo sentire.
Come quando si butta la carne al cane rabbioso.
E io mi sento la carne, mica il cane rabbioso.
"È vero, zio Stojil, ho visto una fata che ha trasformato un tizio in fiore." "Meglio così che il contrario," risponde Stojil senza togliere gli occhi dalla scacchiera. "Perché?" "Perché il giorno in cui le fate trasformeranno i fiori in tizi, la campagna diventerà infrequentabile."
Fatacarabina

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4 commenti:
Non si è manco complici, senza confidenza.
bello.
non c'è l'orario nei tuoi post...
Serve l'ora?
no, certo...
non ce l'ho nemmeno io.
ah bene allora :)
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