L'altra sera sulla via del rientro a casa mi è capitato tra le mani un chilo di canocie, si dice così in veneziano, ma in italiano si chiamano cicale di mare.
Son cose che capitano, vado a trovare gli amici per un saluto veloce e mi ritrovo con un chilo di canocie da bollire e preparare. Son cose che a me capitano.
Ho pensato, le congelo, per quando mi serviranno per una cena. Ero stanca, volevo andare a casa mia a riposarmi.
Poi ho guardato le canocie, ho guardato i miei amici.
I miei amici hanno guardato le canocie, poi hanno guardato me.
Abbiamo improvvisato alle nove di sera una cena coi fiocchi: pasta con canocie in bianco e canocie bollite. Tante risate inframmezzate da ciucciamenti, che la canocia devi ciucciarla sennò non sei uno che ama il pesce.
A mezzanotte e mezza mentre lavavo i piatti mi è risultata chiara la regola della canocia.
Se ti capita tra le mani un chilo di canocie devi mangiarlo subito in compagnia. Degli amici, che sanno apprezzare te e la canocia.
Se non lo fai, non sai cosa è il mare.
"È vero, zio Stojil, ho visto una fata che ha trasformato un tizio in fiore." "Meglio così che il contrario," risponde Stojil senza togliere gli occhi dalla scacchiera. "Perché?" "Perché il giorno in cui le fate trasformeranno i fiori in tizi, la campagna diventerà infrequentabile."
Fatacarabina

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4 commenti:
Da noi si chiamano canocchie
buonissime
l'unica controindicazione è che se si succhiano bucano tutta la bocca :/
ma no!! da curate ovvio :)
Allora è come la regola delle cozze!
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