Non ricordo più chi ( e non si arrabbi per la dimenticanza) alcuni giorni fa su friendfeed diceva che gli amori non condivisi finiscono diritti nella munnezza. Una sentenza senza appello, che mi ha lasciato l'amaro in bocca. Perché gli affetti, uso un termine più vasto per farmi capire meglio, a mio avviso dentro un cassonetto non ci dovrebbero mai stare. Sono comunque reali e per questo importanti, anche se non baciati dalla magia della condivisione. Ci vorrebbe un posto diverso per gli affetti non condivisi, non certo il cassonetto, mi sono detta.
E così mi chiedevo dove poteva finire tutto quell'amore che si è sentito dire di no o che non era utile, o quell'affetto tra persone che magari è l'anticamera dell'amore o dell'amicizia, ma che non viene capito o cade nelle incertezze e non si alza subito dalla pozzanghera o che sbaglia l'approccio ma non la sostanza.
Volere bene in solitaria credo sia uno dei sentimenti più difficili da provare sulla propria pelle. Ti lascia tanta incertezza e solitudine, dentro, proprio perché il principio dell'amore ( per un uomo o una donna, un amico o una amica) è la condivisione. E quindi se vuoi bene solo tu, il tuo bene vale meno? Se ami solo tu, il tuo amore all'improvviso diventa niente? Non voglio pensarlo, perché vorrebbe dire che il nostro cervello, in secoli di affetti orfani, avrebbe dovuto metterci in guardia subito, magari ordinandoci di lasciar perdere alla prima avvisaglia di fallimento. E invece molti di noi continuano ad amare e a fallire.
E tutto questo affetto non si spegne con un click. Non basta un no a farti cambiar idea.
I sentimenti, semplicemente, finisci con il tenerteli per te, perché sono all'improvviso soli oppure non hanno mai potuto esprimersi o l'hanno fatto decisamente male. Prima cerchi di farti capire, poi passi al cilicio personale, ed infine resti lì con questo carico da novanta, inespresso.
Ecco, più ci penso mi convinco che piuttosto che il cassonetto per questi amori orfani servirebbe un giardino dove portarli a correre, finalmente liberi di esprimersi come vogliono. Così che chi non li ha voluti, magari, possa spiarli da lontano e ridere di tanta energia. Oppure possano starsene con altri, loro simili, non certo per crear la casta dei falliti, ma per quattro chiacchiere tra simili. O possano imparare ad esprimersi in altri modi.
Orfani , certo, ma mai inutili.
"È vero, zio Stojil, ho visto una fata che ha trasformato un tizio in fiore." "Meglio così che il contrario," risponde Stojil senza togliere gli occhi dalla scacchiera. "Perché?" "Perché il giorno in cui le fate trasformeranno i fiori in tizi, la campagna diventerà infrequentabile."
Fatacarabina
martedì 31 marzo 2009
Mate de coca
Io mica lo so se è la gioia dei pazzi o degli illusi, ma io son felice. Ho appena finito di livellare e sistemare l'atto finale de "Gli smontatori" e sono felice. Ballerei per casa se non fossero le 2.30 e metter i Clash a palla è dura e sono anche fuori uso le cuffie, e allora, visto che sono felice e stremata, mi bevo un mate de coca prima di andar a dormire e ripenso a quanto è bello fermare il tempo, raccontando storie. E' il mio antidoto ai dolori e alle insoddisfazioni. Sarò pazza, sarò una illusa. Ma non importa niente, Io stanotte, davanti ad una tazza fumante, da sola, sono contenta, cazzo.
Domani lo troverò quel refuso, che sicuramente mi è scappato, anche se ho letto, limato e riletto 50 volte.
Ma ci penso domani.
lestoriedimitia
Domani lo troverò quel refuso, che sicuramente mi è scappato, anche se ho letto, limato e riletto 50 volte.
Ma ci penso domani.
lestoriedimitia
domenica 29 marzo 2009
Il nervo scoperto

A me la pioggia fa effetti strani.
Non la amo particolarmente, ma la pioggia ha il suo perché. Sempre
La pioggia bagna la terra arida e la gonfia di voglia di vivere. Oppure rende tutto scuro all'improvviso e ti ricorda quanto sei stronzo. Mio nonno diceva che la pioggia lava via tutto.
Io penso che lei, scendendo decisa, e
a suon di lavarmi, lei mi spogli e mi costringa a vederlo, il nervo scoperto.
Ecco, sono sotto la pioggia, che bagna i miei capelli e mi dice che le cose belle capitano e scivolandomi sulle labbra e le orecchie, passeggio con una goccia impertinente che mi sussurra quanto sono stronza.
Perché avevo una cosa bella e l'ho trasformata in un nulla silenzioso.
E nuda, sotto quest'acqua, lo vedo il nervo scoperto e mi tocca dirlo, che quel nulla, oggi ( come ieri e come domani) , mi manca.
sabato 28 marzo 2009
Semicerchi
Prima di provare con il tiro con l'arco (eheheheh, mica mollo io - son cocciuta), sono di nuovo qui a scrivere. Principalmente perché mi sono dimenticata di una promessa fatta a ziomau.
Ovvero spiegare il concetto di "Cavite dal semicerchio", che ho usato una volta in Friendfeed e che uso spessissimo nella vita di tutti i giorni.
Cavite dal semicerchio, ovvero togliti dal semicerchio, traslando dal veneziano all'italiano.
Fondamento coniato da un amico in una vacanza in Jamaica, quando dopo aver consumato una omelette di funghi in un noto ristorante, lui e due amici tornati nella stanza d'albergo, capirono tante cose.
Anzitutto che in una stanza da bagno, ci può stare un elefante e che è possibile esser anche solo per un giorno superman, con poteri incredibili di emanare luce, quando si guarda verso il mare. E che con la dovuta attenzione, vedi anche la goccia d'acqua sulla palma a 100 metri da te. E ancora, che mai salirai in aereo se sfortunatamente, invece di una mano, hai una grossa chela di aragosta , che pesa, pesa tantissimo, e anche se pensi alla disgrazia di una simile condizione, poi sei felice perché scopri che con quella chela puoi disegnar nell'aria i concetti fondamentali della matematica maja e capirli tutti all'improvviso. E ti senti così intelligente e connesso alla natura, che scopri il concetto base, quello che tutto regola. Il cavite dal semicerchio: ovvero il principio dello spazio vitale. Tracci un semicerchio davanti a te e decidi tu , se e quando farci entrare chi vuoi. O farlo uscire per un quarto d'ora o una intera giornata. E' lo spazio indispensabile per una vita serena. E' il salva-vita.
Se ne tornarono a casa, dalla Jamaica, più felici, i miei amici. Con quel mistero racchiuso in una videocassetta, che aveva registrato solo l'audio di quella rivelazione. Ma bastò. Ascoltarla provocò una tale ilarità generale, che sembrava fossimo stati anche noi al ristorante con loro. Ma quando ci si trova di fronte a rivelazioni di quel tipo, se ne resta anche segnati. Da allora, vige il principio del semicerchio, che regola i buoni rapporti tra noi amici. E tra me e il mondo,
E' un segnale, scatta il salva-vita. E tutti si devono adeguare.
"Cavite dal semicerchio!".
E' facile, provateci anche voi.
Ovvero spiegare il concetto di "Cavite dal semicerchio", che ho usato una volta in Friendfeed e che uso spessissimo nella vita di tutti i giorni.
Cavite dal semicerchio, ovvero togliti dal semicerchio, traslando dal veneziano all'italiano.
Fondamento coniato da un amico in una vacanza in Jamaica, quando dopo aver consumato una omelette di funghi in un noto ristorante, lui e due amici tornati nella stanza d'albergo, capirono tante cose.
Anzitutto che in una stanza da bagno, ci può stare un elefante e che è possibile esser anche solo per un giorno superman, con poteri incredibili di emanare luce, quando si guarda verso il mare. E che con la dovuta attenzione, vedi anche la goccia d'acqua sulla palma a 100 metri da te. E ancora, che mai salirai in aereo se sfortunatamente, invece di una mano, hai una grossa chela di aragosta , che pesa, pesa tantissimo, e anche se pensi alla disgrazia di una simile condizione, poi sei felice perché scopri che con quella chela puoi disegnar nell'aria i concetti fondamentali della matematica maja e capirli tutti all'improvviso. E ti senti così intelligente e connesso alla natura, che scopri il concetto base, quello che tutto regola. Il cavite dal semicerchio: ovvero il principio dello spazio vitale. Tracci un semicerchio davanti a te e decidi tu , se e quando farci entrare chi vuoi. O farlo uscire per un quarto d'ora o una intera giornata. E' lo spazio indispensabile per una vita serena. E' il salva-vita.
Se ne tornarono a casa, dalla Jamaica, più felici, i miei amici. Con quel mistero racchiuso in una videocassetta, che aveva registrato solo l'audio di quella rivelazione. Ma bastò. Ascoltarla provocò una tale ilarità generale, che sembrava fossimo stati anche noi al ristorante con loro. Ma quando ci si trova di fronte a rivelazioni di quel tipo, se ne resta anche segnati. Da allora, vige il principio del semicerchio, che regola i buoni rapporti tra noi amici. E tra me e il mondo,
E' un segnale, scatta il salva-vita. E tutti si devono adeguare.
"Cavite dal semicerchio!".
E' facile, provateci anche voi.
venerdì 27 marzo 2009
C'ho l'arte ciò
Cazzari si nasce, credo. Puoi anche diventarlo, con anni di sapiente dedizione, ma sono convinta che si nasca predisposti.
E io come cazzara, beh, sono a buon livelli.
Mi piacciono sempre gli uomini irraggiungibili, quelli che mai mi guarderanno con una occhiata sexy.
Mi piacciono a volte le battute sconce
Mi piacciono i convivi maschili, magari con un giro di carte, piuttosto delle serate di dimostrazione della Tapperweare (come dicono dalle mie parti).
Quando salgo a bordo di un'auto, sarebbe bene che organizzassero una chiusura al traffico
Sono così distratta, che ascolto sempre i discorsi degli altri, e poco quelli diretti a me
In cucina da anni ho il divieto di usare la pentola a pressione, specie se devo preparare fagioli
Sono terrorizzata dal microonde che emana saette quando ci inserisco le vaschette di alluminio
Parlo tutte le mattine con le mie piante e ballo in kimono ma saluto tutte le mattine il vicino del palazzo di fronte
Conosco più nomi di birre che di calciatori famosi
Vado avanti?
No, meglio di no. E devo ancora migliorare
buonanotte
E io come cazzara, beh, sono a buon livelli.
Mi piacciono sempre gli uomini irraggiungibili, quelli che mai mi guarderanno con una occhiata sexy.
Mi piacciono a volte le battute sconce
Mi piacciono i convivi maschili, magari con un giro di carte, piuttosto delle serate di dimostrazione della Tapperweare (come dicono dalle mie parti).
Quando salgo a bordo di un'auto, sarebbe bene che organizzassero una chiusura al traffico
Sono così distratta, che ascolto sempre i discorsi degli altri, e poco quelli diretti a me
In cucina da anni ho il divieto di usare la pentola a pressione, specie se devo preparare fagioli
Sono terrorizzata dal microonde che emana saette quando ci inserisco le vaschette di alluminio
Parlo tutte le mattine con le mie piante e ballo in kimono ma saluto tutte le mattine il vicino del palazzo di fronte
Conosco più nomi di birre che di calciatori famosi
Vado avanti?
No, meglio di no. E devo ancora migliorare
buonanotte
Sono troppo superba
Questo blog sta diventando una sorta di diario. Prima qui ci scrivevo tutto: i pensieri, le poesie e i racconti. Poi ho pensato che i racconti avevano diritto di starsene in un posto a parte ed è nato Lestorie, in un momento evidente di superbia e sboroneria. E questo blog, il vecchio hotel, è diventato altro. Cioè, oggi è il mio angolo e finisce che ci scrivo soprattutto dei miei stati d'animo o dei tanti pensieri che faccio.
Ieri sera ho pensato: ma alla gente interessa quel che io penso e scrivo qui?
E se il mondo social ristabilisce paro paro, i comportamenti sociali della vita di tutti i giorni, senza andar oltre ai gruppetti degli amici degli amici, del ti liko perché sei figo e famoso, e del non ti cago perché qui tu non sei amico di quello o quella, io che c'azzecco?
Fare la parte del cane sciolto mi va bene, non è un problema. Sapere che sto antipatica a più di qualcuno, lo è ancora meno. Solo che davvero all'inizio avevo pensato al social 2.0 come ad un luogo che abbatte le barriere, invece di erigerne di nuove. Evidentemente il lavoro da fare è ancora molto. Ma a favore del Social, devo mettere nel conto anche alcune perle, che sono i miei nuovi amici. Uomini e donne a cui voglio bene e che conosco e di cui mi fido, anche.
Piuttosto, la prima domanda resta in sospeso. Ha senso quel che faccio e scrivo, il messaggio che cerco o spero di mandare arriva o passa via come l'acqua sprecata, dieci litri cavoli, ogni volta che tiro lo sciacquone in bagno? ( e qui va un sorriso a la Rejna per la suggestione passatami con un bel video).
Ha senso poi ostinarsi a pubblicare su Lestorie i miei racconti? In fondo, potrei ( e qui arriva un'altra suggestione, direttamente da Eio) fare come tanti: scrivere e tenere i miei scritti per me e partecipare al premio di poesia indetto dalla Proloco per la sagra del peperone, invece di scaricarvi addosso, in Rete, i miei racconti solo per la voglia che sento dentro di contarle, le storie. Cioè per dirla alla Zio Bonino, se giochi a tennis ci scrivi sopra un libro?
Ecco, a me il tennis non piace ma ci siamo capiti...
Allora sono un essere privo di pudore e così superbo da pensare che interessi davvero a qualcuno la mia fatica?
Evidentemente sì, forse una delle caratteristiche del mio essere blogger è proprio la superbia.
Mi è piaciuto tanto il post di Elenasenzaaggettivi, in cui raccontava della sua normalità. Ecco, io sono assolutamente normale, quasi banale a volte, e mi sta bene. Ho solo un problema, quando mi metto a scrivere difficilmente mi fermo e lascio uscire cose che sento fortemente mie. Ma ora sono qui e mi dico: ma agli altri cosa gliene frega?
Non farei meglio a sprecare meglio le mie energie, che ne sò, iscrivendomi a quel maledetto corso di tiro con l'arco? O ad un corso di cucina?
Besos
Ieri sera ho pensato: ma alla gente interessa quel che io penso e scrivo qui?
E se il mondo social ristabilisce paro paro, i comportamenti sociali della vita di tutti i giorni, senza andar oltre ai gruppetti degli amici degli amici, del ti liko perché sei figo e famoso, e del non ti cago perché qui tu non sei amico di quello o quella, io che c'azzecco?
Fare la parte del cane sciolto mi va bene, non è un problema. Sapere che sto antipatica a più di qualcuno, lo è ancora meno. Solo che davvero all'inizio avevo pensato al social 2.0 come ad un luogo che abbatte le barriere, invece di erigerne di nuove. Evidentemente il lavoro da fare è ancora molto. Ma a favore del Social, devo mettere nel conto anche alcune perle, che sono i miei nuovi amici. Uomini e donne a cui voglio bene e che conosco e di cui mi fido, anche.
Piuttosto, la prima domanda resta in sospeso. Ha senso quel che faccio e scrivo, il messaggio che cerco o spero di mandare arriva o passa via come l'acqua sprecata, dieci litri cavoli, ogni volta che tiro lo sciacquone in bagno? ( e qui va un sorriso a la Rejna per la suggestione passatami con un bel video).
Ha senso poi ostinarsi a pubblicare su Lestorie i miei racconti? In fondo, potrei ( e qui arriva un'altra suggestione, direttamente da Eio) fare come tanti: scrivere e tenere i miei scritti per me e partecipare al premio di poesia indetto dalla Proloco per la sagra del peperone, invece di scaricarvi addosso, in Rete, i miei racconti solo per la voglia che sento dentro di contarle, le storie. Cioè per dirla alla Zio Bonino, se giochi a tennis ci scrivi sopra un libro?
Ecco, a me il tennis non piace ma ci siamo capiti...
Allora sono un essere privo di pudore e così superbo da pensare che interessi davvero a qualcuno la mia fatica?
Evidentemente sì, forse una delle caratteristiche del mio essere blogger è proprio la superbia.
Mi è piaciuto tanto il post di Elenasenzaaggettivi, in cui raccontava della sua normalità. Ecco, io sono assolutamente normale, quasi banale a volte, e mi sta bene. Ho solo un problema, quando mi metto a scrivere difficilmente mi fermo e lascio uscire cose che sento fortemente mie. Ma ora sono qui e mi dico: ma agli altri cosa gliene frega?
Non farei meglio a sprecare meglio le mie energie, che ne sò, iscrivendomi a quel maledetto corso di tiro con l'arco? O ad un corso di cucina?
Besos
giovedì 26 marzo 2009
Ciao Piero
Il freddo take dell'Ansa ce l'ho ancora davanti, sullo schermo del pc.
Piero è morto, se ne è andato la scorsa notte.
Aveva 81 anni, era il nostro "nonno" giornalista, e io gli volevo bene. Mi piaceva la sua grinta. Mi piaceva quando mi raccontava che si era comperato un nuovo computer e delle sue escursioni in Internet. Mi piaceva perchè sapeva sempre regalare un sorriso. Un collega grintoso, di quelli che si sbattono, che stanno dentro il sindacato, anche quando sono in pensione. E si rompono le scatole, per aiutarti ad organizzare i seggi per le elezioni. Che pensano alla formazione dei giovani.
Ma oltre al collega, al sindacalista, c'era molto di più.
Prima di tutto, una persona per bene.
Ciao Piero, un bacio
Piero è morto, se ne è andato la scorsa notte.
Aveva 81 anni, era il nostro "nonno" giornalista, e io gli volevo bene. Mi piaceva la sua grinta. Mi piaceva quando mi raccontava che si era comperato un nuovo computer e delle sue escursioni in Internet. Mi piaceva perchè sapeva sempre regalare un sorriso. Un collega grintoso, di quelli che si sbattono, che stanno dentro il sindacato, anche quando sono in pensione. E si rompono le scatole, per aiutarti ad organizzare i seggi per le elezioni. Che pensano alla formazione dei giovani.
Ma oltre al collega, al sindacalista, c'era molto di più.
Prima di tutto, una persona per bene.
Ciao Piero, un bacio
mercoledì 25 marzo 2009
Calcestruzzi
Un giorno ero in un cantiere, e parlavo con un capocantiere. E quell'uomo, con le sue mani grandi e gli occhi azzurri, mi ha portato a vedere un sottopasso in costruzione. E si è fermato davanti ad una delle campate e mi ha detto: "Questo calcestruzzo, vedi, è meraviglioso". E io ho sorriso, perché non riuscivo a vedere la meraviglia, la bellezza, di un blocco di cemento immobile. Ne vedevo l'utilità, la funzione, ma non ne vedevo la bellezza. Poi ho guardato attentamente la faccia del capocantiere e quegli occhi azzurri e ci ho visto dentro tutta la soddisfazione, la fatica e il piacere di guardare quel calcestruzzo. E ho capito che la bellezza non è dove pensiamo stia normalmente, ma ci sta tutta dentro quel che ci appassiona. Anche se l'opera finale è un blocco di calcestruzzo freddo e silenzioso.
Beh, io mi sento oggi come quel capocantiere.
Che non dimentica la bellezza di un blocco di cemento che non intende dire nulla.
Beh, io mi sento oggi come quel capocantiere.
Che non dimentica la bellezza di un blocco di cemento che non intende dire nulla.
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