Magrissima, i capelli corti corti, distesa sul pavimento come se fosse la cosa più normale, il corpo dentro ad un vecchio sacco a pelo. Attorno ha gente che manco la vede.
Lei si guarda attorno, visione marciapiede.
I nostri sguardi si incrociano, lei mi sorride, io ricambio. Lei mi fa ok con la mano, io sorrido.
Mi viene da pensare che dovrei tirare fuori una moneta e dargliela, ma poi penso che è lei che ha dato qualcosa a me.
Le copie dei giornalini di Tex sono una accanto all'altra nello scaffale, ben tenute, non sono in ordine numerico però. Cerco il punto in cui inserire quella che ho appena preso in mano ma un ordine non c'è, sono messe alla rinfusa. Metto la 212 al suo posto, quello che secondo me dovrebbe essere il suo posto.
"Togliti da lì che disturbi". Il sudamericano dice all'amico col borsone di levarsi dalla panchina dove sto. Hanno facce che si vede che sono un pochino sballati. Forse sono tossici.
Poi quello si gira verso di me e in inglese si scusa per il disturbo arrecato.
"È vero, zio Stojil, ho visto una fata che ha trasformato un tizio in fiore." "Meglio così che il contrario," risponde Stojil senza togliere gli occhi dalla scacchiera. "Perché?" "Perché il giorno in cui le fate trasformeranno i fiori in tizi, la campagna diventerà infrequentabile."
Fatacarabina

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