L'altra sera, parlando con un amico via chat, ci dilettavamo a parlare del bello, concordavamo sul fatto che c'è bisogno di bello nelle nostre vite per mantenere alto il tasso di sorriso nel nostro sangue.
Che sia arte, creazione, amore, facce di persone che incontriamo, alla fine siamo cacciatori di bello.
E crescendo, diventando grandi, ci guardiamo e sentiamo che siamo fatti di mattoncini colorati, un pochino come i Lego. Quelli con cui diventavamo matti a giocare da piccoli.
E ci dicevamo in quella conversazione, anche, con una dose di alto orgoglio, che noi abbiamo il senso del rossore, che ci stupiamo per le fantasie che il nostro cervello produce, e diventiamo tutti rossi, che è uno dei colori dei mattoncini.
Ci ho pensato poi ma io non gliel'ho detto, che pare che faccio la sborona e io no, mai, ma secondo me Doro, il mio piccolo amico di Ottanta lettere, è già così, pieno di mattoncini colorati.
"È vero, zio Stojil, ho visto una fata che ha trasformato un tizio in fiore." "Meglio così che il contrario," risponde Stojil senza togliere gli occhi dalla scacchiera. "Perché?" "Perché il giorno in cui le fate trasformeranno i fiori in tizi, la campagna diventerà infrequentabile."
Fatacarabina

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