Bautta (pronuncia: "baùta"). Maschera bianca, lievemente sorridente, che non guasta, da portare con un lungo mantello nero.
I veneziani della Serenissima non la usavano a Carnevale, la maschera, ma tutto l'anno, quando volevano proteggersi dagli sguardi altrui. C'era talmente rispetto delle vite, mi par di capire, anche quelle più dissolute, che l'anonimato a Venezia era garantito dalla libertà di girare con una maschera sul volto, per non farsi riconoscere. Maschera unisex, andava bene per uomini e donne, e si dice che il nome venga dal babau, l'uomo nero, quello che faceva paura.
Secondo me era una grande civiltà quella veneziana, anche per queste cose qui, e non solo perché nelle sue calli hanno tranquillamente convissuto gente come Goldoni e il Baffo.
Se invece eri donna, e volevi vestirti da donna anonima, c'era la Moretta, maschera nera che però si teneva con la bocca: c'era un morsetto da trattenere tra le labbra.
E così il risultato era che eri anonima, ma pure zitta. Quando ho letto sta cosa mi è venuto da ridere.
"È vero, zio Stojil, ho visto una fata che ha trasformato un tizio in fiore." "Meglio così che il contrario," risponde Stojil senza togliere gli occhi dalla scacchiera. "Perché?" "Perché il giorno in cui le fate trasformeranno i fiori in tizi, la campagna diventerà infrequentabile."
Fatacarabina

venerdì 22 giugno 2012
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