Fatacarabina

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lunedì 25 ottobre 2010

Emozioni



Non la uso spesso quella parola. Neppure al singolare. E già non troppi anni fa, quando non era inflazionata, la impiegavo di rado. Quasi che utilizzarla equivalesse a mostrare il fianco, un lato del proprio intimo e delle proprie debolezze. Un modo di ragionare da medioevo, d'accordo, ma che aveva rispetto per la parola. Se uno la pronunciava, si capiva che stava dicendo qualcosa di importante, da prestarci attenzione. E allora si ascoltava.
Poi i media (in particolare i talent show e le trasmissioni del primo pomeriggio) iniziarono ad abusarne. L'omonima canzone di Lucio Battisti era proposta fino alla nausea. Un vero bombardamento, con conseguente inflazione e perdita di valore. I maligni riuscirono nel loro oscuro intento. Oramai mi basta sentire quelle otto lettere perché l'intero discorso che le contiene cada e perda di valore, salvo eccezioni. E sì, non c'è un sinonimo egualmente efficace. “Sentimenti” è qualcosa di differente, ha altre implicazioni.
Questo però non significa che non provi mai nulla e che non abbia nulla da dire in merito. Farlo bene, parlarne come si dovrebbe, però, non è facile. Né si può sempre essere in vena per farlo. Ma se ci tolgono pure le parole, che ci resta?




3 commenti:

Raffa ha detto...

Tranquillo, le parole non ce le toglie nessuno. È la fonte da cui provengono a determinarne il peso. Una certa parola pronunciata da un reality o da una voce cara non ti sembrerà nemmeno la stessa. Del pari, non trattenerla quando la voce cara sei tu.

claire ha detto...

ha ragione Raffa, non è tanto la parola, quanto come la usi, come la pronunci, in che contesto. e dilla, dill semopre, ogni volta che ti scappa :)

vix ha detto...

le parole sono utili contenitori, ma come tali hanno dei limiti: se sono trasparenti puoi intuire con buona approssimazione il contenuto, che, comunque, è sempre una porzione della realtà.

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