In realtà vorrei dire altre cose. Magari vorrei che le parole, se sapessi dirle, producessero una azione.
Ma non ci sarà azione, e le parole me le hanno fatte sparire da sotto il naso, come se non avessero significato e, peggio, come se non le avessi dette, e la reazione sarebbe un fastidio, un brufolo sulla punta del naso che non puoi nascondere e produce solo un misto di vergogna e pus che esce, io non dico quello che vorrei dire, e scrivo di altro, scrivo di niente, perché scrivere di niente è dare rispetto a parole che non escono, ad azioni che non scattano, è un modo semplice di dire qualcosa di profondo, di definitivo, di profondamente privato come solo uno sbottante "va-in-mona-va" sa essere.
"È vero, zio Stojil, ho visto una fata che ha trasformato un tizio in fiore." "Meglio così che il contrario," risponde Stojil senza togliere gli occhi dalla scacchiera. "Perché?" "Perché il giorno in cui le fate trasformeranno i fiori in tizi, la campagna diventerà infrequentabile."
Fatacarabina

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2 commenti:
Bello, condivido, ottimo spunto di riflessione.
Beh, un bel "va-in-mona-va", ogni tanto, male non fa.
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