Fatacarabina

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giovedì 20 agosto 2009

Animal house

Son passata per casa di mia madre prima e c'era la Camilla, cane peloso, ad attendermi al cancello. E mi è tornata voglia di un cane per amico, tutto mio stavolta. Non lo prendo solo perché non ho un giardino dove lasciarlo quando io sono al lavoro e per me questo è importante perchè i miei amici a quattro zampe non devono soffrire. Beh dicevo questo perchè quando vedo la Camilla rivedo i miei animali. Ho imparato a camminare grazie alla lupa Lea, poi quando me l'hanno uccisa, sono rimasta tre anni senza cani. In compenso è arrivato il gallo George, prima di lui c'era stata l'oca Carlotta e un altro gallo, di quelli da competizione, che si chiamava Aristide, ma io di lui mi ricordo poco. Poi, morto George con cui giravo in bici per il mio paese, è stata la volta degli allevamenti: nell'ordine di vermi, lumache e granchi ( questi ultimi, donatimi da un pescatore, finirono dentro una enorme vasca di quelle di plastica che usava mia madre per il bucato). Poi fu la volta dei conigli, Gino il primo. Poi Pino e un altro grigio, che era di mia sorella e non mi ricordo come si chiamava. Poi sono tornati i cani: la Laika, salvata dall'abbandono dopo la rottura di una zampa. Quella sprovveduta visse una vita da vergine e un anno prima di morire si fece ingravidare da un anonimo alano. Nacque Mafalda, cieca come una talpa e brutta come un topo. E' stata la mia preferita dopo la Lea, devo ammetterlo, e assieme a Ceres, il mio pastore tedesco che ora scorazza nelle campagne veneziane a caccia di galline, dopo aver espresso eccessiva gelosia nei confronti dei miei nipoti...Non c'era altro da fare, ma se la passa bene, lo so. E poi è stata la volta di Camilla che oggi è ancora con noi. Ma in casa con noi è stato per 13 anni pure Felipe, merlo indiano senza gabbia e con un veliero di ferro per giaciglio, e dopo, complice mi sa il passaparola, è arrivato suo cugino, Ernesto, merlo africano, che una mattina al melone ha preferito la fuga e da allora nessuno l'ha più visto. Era un guerrigliero, quello.
Due anni fa sono arrivati poi Anita e Garibaldi, un Germano e la morosa anitra bianca, che ci han trasformato il giardino in una fogna putrida, a causa delle loro improvvise scenate d'amore. Non han unito niente loro, salvo loro stessi, con tenacia costante e sono stati tra le vittime certe della prevenzione dell'influenza aviaria. Il dio dei pennuti li abbia in gloria.

2 commenti:

Scritto in Grassetto ha detto...

Ceres è un nome stupendo

Claudio dei Norma ha detto...

Buongiorno, Mi'.
Sorvolo sul cane per amico, con tutto quello che scrivo su Norma non sarei imparziale. E poi sai bene da sola cosa significa, hai avuto un sacco di compagni quadrupedi. Anche se, per dire, la mia adorata sorda preferisce casa al giardino. Hai visto mai trovassi anche tu un cane sui generis...
Ma che meraviglia la serie di pennuti e gli allevamenti. Un allevamento di lumache, il mio mondo ideale. Che immagine, un hobbit tutto tondo e ricoperto da lumache, compresi i suoi piedoni. Che benessere.

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