La morale è sempre quella, paraponziponzipò
Ogni volta che agisco di slancio, senza star là a farmi le pare, mi schianto su una vetrata.
Vado a far merenda. :)
"È vero, zio Stojil, ho visto una fata che ha trasformato un tizio in fiore." "Meglio così che il contrario," risponde Stojil senza togliere gli occhi dalla scacchiera. "Perché?" "Perché il giorno in cui le fate trasformeranno i fiori in tizi, la campagna diventerà infrequentabile."
Fatacarabina
venerdì 12 novembre 2010
giovedì 11 novembre 2010
Cose belle successe oggi
Segnarle serve, diceva mia nonna. Che è quella che diceva anche che è verissimo che chi ama resta giovane perché far l'amore è l'unica cosa che ferma il tempo e fotte quello che sta lassù (mia nonna lo diceva in dialetto)
La lista di oggi:
1) Mutande nuove!!!
2) Nebbia scomparsa e sostituita da un pallido sole ( sempre meglio che niente se sei meteoropatica)
3) Arrivata al lavoro, trovato plico portato dal postino. Con all'interno libro, con dedica del mio poeta preferito. Ululata di ringraziamento (spero si sia sentita fin lì)
4) messaggio ironico perché sclero ma resto simpatica, evidentemente ( e son felice).
5) inatteso complimento, roba forte.
( continua...)
La lista di oggi:
1) Mutande nuove!!!
2) Nebbia scomparsa e sostituita da un pallido sole ( sempre meglio che niente se sei meteoropatica)
3) Arrivata al lavoro, trovato plico portato dal postino. Con all'interno libro, con dedica del mio poeta preferito. Ululata di ringraziamento (spero si sia sentita fin lì)
4) messaggio ironico perché sclero ma resto simpatica, evidentemente ( e son felice).
5) inatteso complimento, roba forte.
( continua...)
Onirica
Stanotte non ho fatto altro che sognare baci. Roba seria, non sbaciuk finti.
Stamattina sul tavolo, in cucina, ho trovato un biglietto di Arturo.
Vuole il divorzio.
( solo a me poteva toccare un pupazzo geloso)
Stamattina sul tavolo, in cucina, ho trovato un biglietto di Arturo.
Vuole il divorzio.
( solo a me poteva toccare un pupazzo geloso)
mercoledì 10 novembre 2010
Tutta colpa della pioggia
Piove di nuovo, cazzarola, e per una meteoropatica non è il massimo. Solo una cosa serve quando piove.
E allora stavo prendendo appunti e il cervello si è messo a fissare la pioggia e ho finito con il segnare sul foglio i miei difetti.
E poi ho riletto e mi sono messa a ridere.
"Io sono
curiosa
puntigliosa
alla ricerca continua di stimoli
e complimenti
e sorrisi
Io sono
fastidiosa
umorale
sperimentatrice
strafottente
Io sono fragile.
Una che nasconde benissimo
che ha paura
che ha eccessiva forza
che mostra solo se vuole
Io sono ormone".
E allora stavo prendendo appunti e il cervello si è messo a fissare la pioggia e ho finito con il segnare sul foglio i miei difetti.
E poi ho riletto e mi sono messa a ridere.
"Io sono
curiosa
puntigliosa
alla ricerca continua di stimoli
e complimenti
e sorrisi
Io sono
fastidiosa
umorale
sperimentatrice
strafottente
Io sono fragile.
Una che nasconde benissimo
che ha paura
che ha eccessiva forza
che mostra solo se vuole
Io sono ormone".
Il no è perfetto
Lui: ti posso baciare?
Lei: ok. Bon, bacio della buonanotte. Ecco la guancia.
Lui: no lì. Posso scegliere?
Lei: hmmmm
Lui: sulla bocca
Lei: no
Lui: perché?
Lei: perché no.
Lui: ah beh...
Lei: no.
Lui: hmmmmm
Lei: bon, notte
Lei: ok. Bon, bacio della buonanotte. Ecco la guancia.
Lui: no lì. Posso scegliere?
Lei: hmmmm
Lui: sulla bocca
Lei: no
Lui: perché?
Lei: perché no.
Lui: ah beh...
Lei: no.
Lui: hmmmmm
Lei: bon, notte
lunedì 8 novembre 2010
Aguasso
A me piacciono le parole veneziane, che sono così piene di s e di r che mentre le pronunci ti pare di star lì a scriverle, su un enorme foglio bianco, con la bella calligrafia. Quella che io non so fare. Talvolta sogno di scrivere con una bella calligrafia, poi mi sveglio.
Talvolta sogno che mi sveglio e Venezia è un'isola dei Caraibi, mi ricordo che una volta avevo visto una bellissima pubblicità di piazza San Marco, che al posto dei colombi, ci avevano messo centinaia, che dico, migliaia di pappagalli colorati. E insomma, io talvolta sogno che Venezia è un'isola, che già lo è, tutta, e che si trova ai Caraibi. Poi mi sveglio.
E c'è l'aguasso. Che è una condizione dell'animo, mi pare, soprattutto. Perché siccome alle parole i veneziani alla fin fine ci danno il sentimento che vogliono loro, l'aguasso che vorrebbe dire la rugiada, il che presuppone che ci sia già freddo, lo usi anche quando c'è vento di scirocco e ti pare di star ai Caraibi e invece vivi nell'umido dell'aria e dell'acqua, che son giorni che non smette di piovere qua, e se smette c'è scirocco e umido, e dopo la pioggia dall'alto, c'è quella dal basso, l'acqua alta e sei sempre in mezzo all'aguasso, alla fine. Se sei meteoropatico a Venezia, non importa se di qua o di là dal ponte, c'hai l'aguasso dentro.
Talvolta sogno che mi sveglio e Venezia è un'isola dei Caraibi, mi ricordo che una volta avevo visto una bellissima pubblicità di piazza San Marco, che al posto dei colombi, ci avevano messo centinaia, che dico, migliaia di pappagalli colorati. E insomma, io talvolta sogno che Venezia è un'isola, che già lo è, tutta, e che si trova ai Caraibi. Poi mi sveglio.
E c'è l'aguasso. Che è una condizione dell'animo, mi pare, soprattutto. Perché siccome alle parole i veneziani alla fin fine ci danno il sentimento che vogliono loro, l'aguasso che vorrebbe dire la rugiada, il che presuppone che ci sia già freddo, lo usi anche quando c'è vento di scirocco e ti pare di star ai Caraibi e invece vivi nell'umido dell'aria e dell'acqua, che son giorni che non smette di piovere qua, e se smette c'è scirocco e umido, e dopo la pioggia dall'alto, c'è quella dal basso, l'acqua alta e sei sempre in mezzo all'aguasso, alla fine. Se sei meteoropatico a Venezia, non importa se di qua o di là dal ponte, c'hai l'aguasso dentro.
venerdì 5 novembre 2010
Dolci risvegli
Stamattina mi sono svegliata sorridente, sono andata in bagno, mi sono seduta là dove arriva il primo pensierino del mattino, e ho cacciato un urlo. Che avevo una cimice che mi passeggiava addosso e mi mollava addosso le scoreggine. Ho cominciato a correre per casa per toglierla, che mi pareva di averne non una ma dieci addosso, tutte lì, intente a mollar scoreggine sui miei pensieri mattutini. Poi nell'atto di liberarmi ho urtato un piatto sulla credenza della cucina e quello è caduto a terra e ho cominciato a saltellare, che ero a piedi nudi, e avevo paura di farmi male con le schegge della ceramica, che ovviamente erano finite ovunque, e saltellando, mi è tornato il male alla gamba, che l'altra sera, nell'irruenza della pallacesto, son volata coi piedi dentro la sacca dei palloni, e ho fatto una scivolata sulla schiena che manco nelle migliori comiche. Saltellavo e avevo male, ma ero libera dalla cimice, che era una, puzzona, non dieci.
mercoledì 3 novembre 2010
Di pisciate e radar
Partiamo dall'inizio, dall'odore della carta. Datemi della pazza nostalgica ma la prima cosa che ho fatto è stata annusarlo. Poi l'ho toccato, dopo sono andata a vedere a che pagina ero.
Ma per prima cosa l'ho annusato.
Poi l'ho toccato. Bello: è fatto di carta buona. Sì. Poi mi sono letta ed è stato come leggermi per la prima volta. Poi mi sono messa le mutande nuove, che mi sono pisciata addosso.
Poi sono andata a vedermi tutti i nomi, 21. Un collettivo, insomma. Anche se ognuno ha lavorato da casa sua con il tramite, unico, di Massimiliano Nuzzolo. Che mi sopporta, ed è già un gran merito questo.
Che è uno che sgobba e con i lavori di gruppo e no-profit ci ha preso pure gusto. Perché mentre faticava su questo, lavorava anche a questo
Anche questo ve lo consiglio, che c'è gente davvero brava che sa scrivere e poi la musica è un gran bel fare. E' un radar, appunto.
E adesso torno a far pipì. Cià
Ma per prima cosa l'ho annusato.
Poi l'ho toccato. Bello: è fatto di carta buona. Sì. Poi mi sono letta ed è stato come leggermi per la prima volta. Poi mi sono messa le mutande nuove, che mi sono pisciata addosso.
Poi sono andata a vedermi tutti i nomi, 21. Un collettivo, insomma. Anche se ognuno ha lavorato da casa sua con il tramite, unico, di Massimiliano Nuzzolo. Che mi sopporta, ed è già un gran merito questo.
Che è uno che sgobba e con i lavori di gruppo e no-profit ci ha preso pure gusto. Perché mentre faticava su questo, lavorava anche a questo
Anche questo ve lo consiglio, che c'è gente davvero brava che sa scrivere e poi la musica è un gran bel fare. E' un radar, appunto.
E adesso torno a far pipì. Cià
Ritratti di famiglia
F. Corcos "ritratto delle signore Caterina Grassi e Bianca Bignami" ( grazie Domiziano . tramitehttp://friendfeed.com/ilfeedd...)
lunedì 1 novembre 2010
E questo lo scrivo io, e questa è casa mia
Non scriverò che sono figa, che sennò ho amici che pensano che lo scrivo perché in realtà non lo penso. Non scriverò neanche che non lo sono, figa, che sennò ho amici che pensano che uso la mia autoironia solo perché lo penso che non lo sono.
Ho appena letto un bel post della Lindalov e mi sorprendo sempre a pensare come ci si possa sentire in sintonia con una persona che mai si è vista in faccia. La faccia è importante, dice un sacco di cose. Anche se la bocca sta muta. E' questo il bello di tante persone, che hanno facce che dicono. Anche se han la bocca muta. Ma non c'entra niente, adesso questo discorso qua. O si...
Sono partita da lì, dalle sensazioni che mi ha dato quel post, che c'è un libro, dentro, che amo, e parole che accompagnano chi legge e una voglia d'amore che si ferma e cioccolata e cinema.
Io ci ho visto soprattutto la voglia di farsi bene. Che è lì, dove sta lei, e pure qui dove sto io. A chilometri di distanza. In questo posto, che è casa mia, senza muri. O in un sms che viaggia, improvviso, per dire "Ti voglio bene".
Io qui sono rimasta muta per giorni. Zitta. Me lo sono imposta. Perché quelli come me a volte rischiano di dire troppo, specie quando si fanno male da soli, e le parole io le rispetto e se suonano come un troppo, io sto male. E' che quando amo e mi accorgo che lo faccio da sola, poi l'atto finale lo posso scrivere solo io.
Per settimane sono stata dentro una cascata che mi sono dovuta lavare via da sola, annegando per tutta l'acqua che mi sono tirata addosso e mi sono pure screpolata la pelle.
Sono ancora tutta bagnata ma so respirare da sola.
E adesso vado a farmi una cioccolata con panna.
Ho appena letto un bel post della Lindalov e mi sorprendo sempre a pensare come ci si possa sentire in sintonia con una persona che mai si è vista in faccia. La faccia è importante, dice un sacco di cose. Anche se la bocca sta muta. E' questo il bello di tante persone, che hanno facce che dicono. Anche se han la bocca muta. Ma non c'entra niente, adesso questo discorso qua. O si...
Sono partita da lì, dalle sensazioni che mi ha dato quel post, che c'è un libro, dentro, che amo, e parole che accompagnano chi legge e una voglia d'amore che si ferma e cioccolata e cinema.
Io ci ho visto soprattutto la voglia di farsi bene. Che è lì, dove sta lei, e pure qui dove sto io. A chilometri di distanza. In questo posto, che è casa mia, senza muri. O in un sms che viaggia, improvviso, per dire "Ti voglio bene".
Io qui sono rimasta muta per giorni. Zitta. Me lo sono imposta. Perché quelli come me a volte rischiano di dire troppo, specie quando si fanno male da soli, e le parole io le rispetto e se suonano come un troppo, io sto male. E' che quando amo e mi accorgo che lo faccio da sola, poi l'atto finale lo posso scrivere solo io.
Per settimane sono stata dentro una cascata che mi sono dovuta lavare via da sola, annegando per tutta l'acqua che mi sono tirata addosso e mi sono pure screpolata la pelle.
Sono ancora tutta bagnata ma so respirare da sola.
E adesso vado a farmi una cioccolata con panna.
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