C'è chi crede al detto " Tanti nemici, tanto onore". Ci sono persone che preferisco mi siano nemici, perché non capisco il loro essere, i loro comportamenti e i loro valori. Ci sono persone con cui si è totalmente diversi che anche un dialogo sarebbe alquanto difficoltoso, figuriamoci un rapporto di conoscenza. Amicizia? Impossibile. E' scritto nel nostro Dna.
E se lui o loro mi odiano, beh, sta nelle cose. E' normale, no?
A volte però capita l'evento sfortunato di vedere persone per le quali provi affetto e stima scomparire come se fossi tu, il peggior nemico. Ed è una sensazione pazzesca, di quelle che ti spaccano in due, almeno se sei uno che considera l'amicizia come un bene prezioso, primario.
Ecco, a me, il pensare che là fuori ci sia qualcuno o più di qualcuno, che io non sento come nemico, perché nel mio imprinting c'è scritto che è persona da stimare e a cui voler bene, che invece mi evita come la peste, o che forse mi odia, mi fa pensare che aver nemici un onore non lo è affatto.
"È vero, zio Stojil, ho visto una fata che ha trasformato un tizio in fiore." "Meglio così che il contrario," risponde Stojil senza togliere gli occhi dalla scacchiera. "Perché?" "Perché il giorno in cui le fate trasformeranno i fiori in tizi, la campagna diventerà infrequentabile."
Fatacarabina
lunedì 13 aprile 2009
domenica 12 aprile 2009
sabato 11 aprile 2009
Pubbari/1
I miei amici hanno un pub dove altri amici lavorano e altri amici, ancora, vanno a bere e mangiare. E così sul tardi siamo tutti lì, ognuno con i propri legami attorno ad una pinta di birra. Qui è nato l'orto storto, qui nascono battute e gags. Qui nascono discorsi serissimi.
E se ci vai spesso al pub dei miei amici, alla fine, vedi anche le facce degli altri, dei clienti affezionati, degli amici degli amici, e dei saltuari visitatori, che passano oltre il bancone invaso dai nostri sgabelli occupati, e si siedono in sala.
E spesso ne senti e vedi, di belle. Che la gente sembra tutta impettita, tutta uguale e invece scopri delle perle.
Tanto che mi è venuta la voglia di farci una rubrichetta: Pubbari, appunto. Che comparirà qui ogni tanto...
C'è gente che si avvicina al bancone
-che chiede un doppio di salsa rosa per il club sandwich ma poi neanche la tocca.
-che beve 10 whisky in una serata ma poi esclama che "il fumo fa male".
-che chiede forchetta e coltello per mangiare un toast
-che sente queste frasi: "Che budget abbiamo?" "Budget? No, non lo conosco. Che vino è? "
-che usa l'intonazione da opera lirica per ordinare una pinta di doppio malto bionda
-che chiede se la musica di sottofondo è l'ultimo dei Depeche Mode, e si becca un No stereofonico da 50 persone che si girano contemporaneamente e manco li conosci tutti.
- che non offre la birra alla ragazza con cui esce, che a vent'anni evidentemente sono nati con l'imprinting del "paghiamo alla romana".
- che misura massimo 1.65 e arriva regolarmente accompagnato da belle ragazze sopra il metro e ottanta, tacchi esclusi.
- che entra biascicando che offrirà 100 euro per essere accompagnato in auto a cento metri di distanza.
- che considera le donne troppo furbe per lui e vorrebbe per la figlia un futuro sotto il burka.
- che dice che la birra è troppo alcolica, ma poi chiede ron e pera.
- che davanti a pane e nutella sembra che perda i sensi.
- che arriva con il figlioletto e poi lo tiene sveglio a urli fino a mezzanotte passata.
- che non sa sedersi sugli sgabelli quadrati.
E questo è solo un assaggio :)
E se ci vai spesso al pub dei miei amici, alla fine, vedi anche le facce degli altri, dei clienti affezionati, degli amici degli amici, e dei saltuari visitatori, che passano oltre il bancone invaso dai nostri sgabelli occupati, e si siedono in sala.
E spesso ne senti e vedi, di belle. Che la gente sembra tutta impettita, tutta uguale e invece scopri delle perle.
Tanto che mi è venuta la voglia di farci una rubrichetta: Pubbari, appunto. Che comparirà qui ogni tanto...
C'è gente che si avvicina al bancone
-che chiede un doppio di salsa rosa per il club sandwich ma poi neanche la tocca.
-che beve 10 whisky in una serata ma poi esclama che "il fumo fa male".
-che chiede forchetta e coltello per mangiare un toast
-che sente queste frasi: "Che budget abbiamo?" "Budget? No, non lo conosco. Che vino è? "
-che usa l'intonazione da opera lirica per ordinare una pinta di doppio malto bionda
-che chiede se la musica di sottofondo è l'ultimo dei Depeche Mode, e si becca un No stereofonico da 50 persone che si girano contemporaneamente e manco li conosci tutti.
- che non offre la birra alla ragazza con cui esce, che a vent'anni evidentemente sono nati con l'imprinting del "paghiamo alla romana".
- che misura massimo 1.65 e arriva regolarmente accompagnato da belle ragazze sopra il metro e ottanta, tacchi esclusi.
- che entra biascicando che offrirà 100 euro per essere accompagnato in auto a cento metri di distanza.
- che considera le donne troppo furbe per lui e vorrebbe per la figlia un futuro sotto il burka.
- che dice che la birra è troppo alcolica, ma poi chiede ron e pera.
- che davanti a pane e nutella sembra che perda i sensi.
- che arriva con il figlioletto e poi lo tiene sveglio a urli fino a mezzanotte passata.
- che non sa sedersi sugli sgabelli quadrati.
E questo è solo un assaggio :)
venerdì 10 aprile 2009
La variante germanica
Una donna per amica
e' un oggetto raro, un dono prezioso
di quelli che non si possono
sporcare o stropicciare
Complice ma anche rivale
Tagliente ma anche dolce
Comprensiva ma anche dura
Incoerente ma anche presente
E' uno specchio o un obiettivo
ma poco importa chiedersi che senso abbia
quando una risata esplode ed un abbraccio rincuora
mercoledì 8 aprile 2009
Primavoglia
La primavera inizia per me quando arriva la stagione delle voglie improvvise.
Voglia di esser stropicciata.
Voglia di persone belle e non di ruoli.
Voglia di una montagna di cioccolato fondente.
E poi voglia di fragole, di libri da leggere e del rumore del mare.
Voglia di mojito al tramonto e di un venticello birbante.
Voglia di esser stropicciata.
Voglia di persone belle e non di ruoli.
Voglia di una montagna di cioccolato fondente.
E poi voglia di fragole, di libri da leggere e del rumore del mare.
Voglia di mojito al tramonto e di un venticello birbante.
lunedì 6 aprile 2009
sabato 4 aprile 2009
Mancinismi
Ho pochissime certezze, facevo il conto oggi. Una su tutte è il mio mancinismo, sono sinistra come solo una mancina può esserlo. Ho un tetto sopra la testa e un lavoro a tempo indeterminato che spero duri, visto che manco quello oggi è così sicuro, ma non ho certo quelle certezze monumentali che avevano i miei genitori.
Le cose accadono veloci, sempre più veloci. Cambio io, non sono quella dei miei vent'anni, se non per l'entusiasmo che ci metto. Cambia il mio corpo che è diverso da quello dei miei 30 anni, figuriamoci. Cambiano i miei bisogni, cambiano pure i miei sogni. Chi avrebbe pensato trenta anni fa, quando volevo diventare un oncologo, che oggi avrei avuto come unico vero sogno quello di diventare una contastorie. I miei sogni e bisogni oggi sono diversi. Prendi il vivere da soli. La solitudine quando sei bambino sembra un orco cattivo, ma quando diventi grande quell'orco, se ti va bene, te lo fai amico e hai pure bisogno di lui a volte. Io, animale sociale, ho bisogno della mia solitudine.
Cambiano pure le persone attorno a me. Ci sono dei punti fermi, i monoliti del sistema amicale, ma il bello è che arrivano spunti nuovi, sorrisi diversi. E altri sorrisi scompaiono, anche questi velocissimi. Ci sto male, che io non sono una dura, una che finge, e quando dico Ti amo o Ti voglio bene, lo dico praticamente per sempre. Ma le cose cambiano, è tutto in movimento.
Da ragazzina mia mamma mi diceva sempre che nella vita ci vogliono certezze e io, immancabilmente, sono finita a cercarle, male forse, ma oggi che certezze non mi pare di averne, e che se ho il posto fisso mi sento sempre precaria dentro, a questa incertezza io mi sono affezionata e ne faccio un vestito da portare con orgoglio. Come il mio essere mancina.
Le cose accadono veloci, sempre più veloci. Cambio io, non sono quella dei miei vent'anni, se non per l'entusiasmo che ci metto. Cambia il mio corpo che è diverso da quello dei miei 30 anni, figuriamoci. Cambiano i miei bisogni, cambiano pure i miei sogni. Chi avrebbe pensato trenta anni fa, quando volevo diventare un oncologo, che oggi avrei avuto come unico vero sogno quello di diventare una contastorie. I miei sogni e bisogni oggi sono diversi. Prendi il vivere da soli. La solitudine quando sei bambino sembra un orco cattivo, ma quando diventi grande quell'orco, se ti va bene, te lo fai amico e hai pure bisogno di lui a volte. Io, animale sociale, ho bisogno della mia solitudine.
Cambiano pure le persone attorno a me. Ci sono dei punti fermi, i monoliti del sistema amicale, ma il bello è che arrivano spunti nuovi, sorrisi diversi. E altri sorrisi scompaiono, anche questi velocissimi. Ci sto male, che io non sono una dura, una che finge, e quando dico Ti amo o Ti voglio bene, lo dico praticamente per sempre. Ma le cose cambiano, è tutto in movimento.
Da ragazzina mia mamma mi diceva sempre che nella vita ci vogliono certezze e io, immancabilmente, sono finita a cercarle, male forse, ma oggi che certezze non mi pare di averne, e che se ho il posto fisso mi sento sempre precaria dentro, a questa incertezza io mi sono affezionata e ne faccio un vestito da portare con orgoglio. Come il mio essere mancina.
venerdì 3 aprile 2009
Cosa c'è dietro il carrello della spesa
Ciao ,
speravo di poter trovare una mail che mi ponesse in contatto con te che sei una che racconta con attenzione (...).
Io non so usare punti e virgole con destrezza ma ho da raccontarti una storia di abusi sul posto di lavoro perché finalmente sono stufa di subire come lavoratrice e soprattutto come persona di sesso femminile - femmina - donna.
Lavoro in un un discount, posto dove con trenta euro riempi il carrello ma senza accorgerti di quello che succede intorno poiché l'azienda offre al cliente un magnifico parco giochi tenendo bassissimi i costi alla fonte e sfruttando i dipendenti ...
1. siamo tenuti sotto organico
2. alle cassiere viene contata una produttività di cassa sulla quale viene stilata una pagella. Devi fare un cliente al minuto e nel minuto comprendere il controllo merce in uscita. Se non rispetti i tempi vieni richiamato pesantemente.
3. alle cassiere viene chiesto di pulire i locali e i bagni clienti e dipendenti ( esula dal contratto nazionale )
4. siamo costrette ad imparare oltre ottanta codici di frutta e verdura a memoria ( cambiano periodicamente )
5. veniamo sottoposte al test del carrello. Cos'è ? (...) Ci sottopongono ad una umiliante prova di memoria e di caccia alla volpe .... Devi stanare la merce che loro fingono di rubare ovviamente il tutto innanzi alla clientela attonita che spesso ci invita a denunciare. Alla fine ci viene fatto firmare un foglio di cui non viene mai rilasciata una copia.
6. non ci è mai stato dato l'orario fisso come da contratto. Nonostante le richieste continue a molte colleghe vengono negati gli orari agevolati per necessità famigliari e durante l'orario lavorativo a chi fa più di sei ore non viene data la pausa. Ma gli uomini ce l'hanno
7. nonostante le ripetute rapine e le ripetute richieste non c'è mai stata data una guardia giurata armata. Dicono che costa troppo. Ma quanto costa la vita di un dipendente?
8. abbiamo l'anti-taccheggio al massimo due volte a settimana e solo al mattino. Noi chiudiamo alle 21 e spesso siamo solo in tre a volte entrano tipi assurdi E NOI ABBIAMO PAURA e come se non bastasse ci è stato detto che quando un inventario va male è colpa nostra e che quindi saremo sottoposti di nuovo ai test . (...)
9. tiriamo su quintali di merce a spalla. Abbiamo solo due muletti ormai usurati (...) e a volte c'è chi si arrampica e ci sono colleghi che si sono fatti male
10. ci è stato detto di andare in un altro posto a fare la spesa perché così si è certi che l'inventario andrà bene dato che il dipendente potrebbe anche rubarla la merce e inoltre non possiamo tenere l'acqua al lavoro alla cassa.
11. ci viene vietato di essere rappresentati sindacalmente.
Vorrei solo che questi giganti del commercio ogni tanto diventassero nani.
sono stanca (...)
grazie ancora, Nuvola.
Questa mail è reale, l'ho ricevuta alcuni giorni fa e quando l'ho letta mi sono arrabbiata. Perché non ritengo tollerabile che nel 2009 i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici siano ancora carta straccia. Perché mi stupisco che non si riesca a garantire una forma di tutela sindacale per gli sfruttati. Non so che altro termine usare per racconti come questo, che mi mostrano cosa c'è davvero dietro al gesto del carrello della spesa che arriva alla cassa per pagare. E perché molti giovani oggi non pensano di poter entrare in una sede sindacale per tutelare i propri diritti, perché spesso si ritrovano da soli ed hanno paura di ripercussioni. E in un momento di crisi generale come questo, queste situazioni rischiano di moltiplicarsi per il timore, comprensibile, di perdere il posto di lavoro.
Allora ho scelto, con il consenso di Nuvola, di pubblicare sul mio sito questo suo sfogo. Perché si sappia come se la passano i lavoratori di certi supermercati dove andiamo a fare la nostra spesa.
Ho omesso volutamente una serie di indicazioni, per un semplicissimo motivo. C'è uno spazio per riflettere, questo, e uno spazio per denunciare: ma a quello ci si arriva con i dovuti tempi e le dovute tutele. Senza speculare sulle vite altrui.
speravo di poter trovare una mail che mi ponesse in contatto con te che sei una che racconta con attenzione (...).
Io non so usare punti e virgole con destrezza ma ho da raccontarti una storia di abusi sul posto di lavoro perché finalmente sono stufa di subire come lavoratrice e soprattutto come persona di sesso femminile - femmina - donna.
Lavoro in un un discount, posto dove con trenta euro riempi il carrello ma senza accorgerti di quello che succede intorno poiché l'azienda offre al cliente un magnifico parco giochi tenendo bassissimi i costi alla fonte e sfruttando i dipendenti ...
1. siamo tenuti sotto organico
2. alle cassiere viene contata una produttività di cassa sulla quale viene stilata una pagella. Devi fare un cliente al minuto e nel minuto comprendere il controllo merce in uscita. Se non rispetti i tempi vieni richiamato pesantemente.
3. alle cassiere viene chiesto di pulire i locali e i bagni clienti e dipendenti ( esula dal contratto nazionale )
4. siamo costrette ad imparare oltre ottanta codici di frutta e verdura a memoria ( cambiano periodicamente )
5. veniamo sottoposte al test del carrello. Cos'è ? (...) Ci sottopongono ad una umiliante prova di memoria e di caccia alla volpe .... Devi stanare la merce che loro fingono di rubare ovviamente il tutto innanzi alla clientela attonita che spesso ci invita a denunciare. Alla fine ci viene fatto firmare un foglio di cui non viene mai rilasciata una copia.
6. non ci è mai stato dato l'orario fisso come da contratto. Nonostante le richieste continue a molte colleghe vengono negati gli orari agevolati per necessità famigliari e durante l'orario lavorativo a chi fa più di sei ore non viene data la pausa. Ma gli uomini ce l'hanno
7. nonostante le ripetute rapine e le ripetute richieste non c'è mai stata data una guardia giurata armata. Dicono che costa troppo. Ma quanto costa la vita di un dipendente?
8. abbiamo l'anti-taccheggio al massimo due volte a settimana e solo al mattino. Noi chiudiamo alle 21 e spesso siamo solo in tre a volte entrano tipi assurdi E NOI ABBIAMO PAURA e come se non bastasse ci è stato detto che quando un inventario va male è colpa nostra e che quindi saremo sottoposti di nuovo ai test . (...)
9. tiriamo su quintali di merce a spalla. Abbiamo solo due muletti ormai usurati (...) e a volte c'è chi si arrampica e ci sono colleghi che si sono fatti male
10. ci è stato detto di andare in un altro posto a fare la spesa perché così si è certi che l'inventario andrà bene dato che il dipendente potrebbe anche rubarla la merce e inoltre non possiamo tenere l'acqua al lavoro alla cassa.
11. ci viene vietato di essere rappresentati sindacalmente.
Vorrei solo che questi giganti del commercio ogni tanto diventassero nani.
sono stanca (...)
grazie ancora, Nuvola.
Questa mail è reale, l'ho ricevuta alcuni giorni fa e quando l'ho letta mi sono arrabbiata. Perché non ritengo tollerabile che nel 2009 i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici siano ancora carta straccia. Perché mi stupisco che non si riesca a garantire una forma di tutela sindacale per gli sfruttati. Non so che altro termine usare per racconti come questo, che mi mostrano cosa c'è davvero dietro al gesto del carrello della spesa che arriva alla cassa per pagare. E perché molti giovani oggi non pensano di poter entrare in una sede sindacale per tutelare i propri diritti, perché spesso si ritrovano da soli ed hanno paura di ripercussioni. E in un momento di crisi generale come questo, queste situazioni rischiano di moltiplicarsi per il timore, comprensibile, di perdere il posto di lavoro.
Allora ho scelto, con il consenso di Nuvola, di pubblicare sul mio sito questo suo sfogo. Perché si sappia come se la passano i lavoratori di certi supermercati dove andiamo a fare la nostra spesa.
Ho omesso volutamente una serie di indicazioni, per un semplicissimo motivo. C'è uno spazio per riflettere, questo, e uno spazio per denunciare: ma a quello ci si arriva con i dovuti tempi e le dovute tutele. Senza speculare sulle vite altrui.
mercoledì 1 aprile 2009
La vasca
Sono dentro la vasca e mi libero di me. A volte serve, quando hai troppi carichi addosso, e hai bisogno di leggerezza. E' stato il miglior consiglio ricevuto oggi, bello perché inatteso.
E allora ci provo. Faccio finta di esser sulla mongolfiera e che ci sia un sole incredibile sopra di me, e io verso quel sole ci voglio andare, e per farlo devo alleggerire, togliere pesi. E allora via: io non sono una giornalista, io non sono una contastorie, io non sono una trentottenne, io non sono le prime rughe all'angolo della mia bocca, io non sono cattiva, non sono un fastidio, io non sono una a cui non rivolgere la parola, io non sono... Tolgo tutto, e resto io. E vado sù, lieve. E il sole mi accieca e io, cecata, rido.
Non mi serve molto, mi accorgo: ho bisogno di parole, di un taccuino dove scrivere, di un libro che mi allieti nelle serate uggiose, di una musica jazz di sottofondo, di un vino che rischiari la voce e di una mano che stringa forte. E di questa vasca in cui sentirmi piccola e grande, nuda e vestita. Io.
E allora ci provo. Faccio finta di esser sulla mongolfiera e che ci sia un sole incredibile sopra di me, e io verso quel sole ci voglio andare, e per farlo devo alleggerire, togliere pesi. E allora via: io non sono una giornalista, io non sono una contastorie, io non sono una trentottenne, io non sono le prime rughe all'angolo della mia bocca, io non sono cattiva, non sono un fastidio, io non sono una a cui non rivolgere la parola, io non sono... Tolgo tutto, e resto io. E vado sù, lieve. E il sole mi accieca e io, cecata, rido.
Non mi serve molto, mi accorgo: ho bisogno di parole, di un taccuino dove scrivere, di un libro che mi allieti nelle serate uggiose, di una musica jazz di sottofondo, di un vino che rischiari la voce e di una mano che stringa forte. E di questa vasca in cui sentirmi piccola e grande, nuda e vestita. Io.
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