Fatacarabina

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venerdì 3 aprile 2009

Cosa c'è dietro il carrello della spesa

Ciao ,
speravo di poter trovare una mail che mi ponesse in contatto con te che sei una che racconta con attenzione (...).
Io non so usare punti e virgole con destrezza ma ho da raccontarti una storia di abusi sul posto di lavoro perché finalmente sono stufa di subire come lavoratrice e soprattutto come persona di sesso femminile - femmina - donna.
Lavoro in un un discount, posto dove con trenta euro riempi il carrello ma senza accorgerti di quello che succede intorno poiché l'azienda offre al cliente un magnifico parco giochi tenendo bassissimi i costi alla fonte e sfruttando i dipendenti ...

1. siamo tenuti sotto organico
2. alle cassiere viene contata una produttività di cassa sulla quale viene stilata una pagella. Devi fare un cliente al minuto e nel minuto comprendere il controllo merce in uscita. Se non rispetti i tempi vieni richiamato pesantemente.
3. alle cassiere viene chiesto di pulire i locali e i bagni clienti e dipendenti ( esula dal contratto nazionale )
4. siamo costrette ad imparare oltre ottanta codici di frutta e verdura a memoria ( cambiano periodicamente )
5. veniamo sottoposte al test del carrello. Cos'è ? (...) Ci sottopongono ad una umiliante prova di memoria e di caccia alla volpe .... Devi stanare la merce che loro fingono di rubare ovviamente il tutto innanzi alla clientela attonita che spesso ci invita a denunciare. Alla fine ci viene fatto firmare un foglio di cui non viene mai rilasciata una copia.
6. non ci è mai stato dato l'orario fisso come da contratto. Nonostante le richieste continue a molte colleghe vengono negati gli orari agevolati per necessità famigliari e durante l'orario lavorativo a chi fa più di sei ore non viene data la pausa. Ma gli uomini ce l'hanno
7. nonostante le ripetute rapine e le ripetute richieste non c'è mai stata data una guardia giurata armata. Dicono che costa troppo. Ma quanto costa la vita di un dipendente?
8. abbiamo l'anti-taccheggio al massimo due volte a settimana e solo al mattino. Noi chiudiamo alle 21 e spesso siamo solo in tre a volte entrano tipi assurdi E NOI ABBIAMO PAURA e come se non bastasse ci è stato detto che quando un inventario va male è colpa nostra e che quindi saremo sottoposti di nuovo ai test . (...)
9. tiriamo su quintali di merce a spalla. Abbiamo solo due muletti ormai usurati (...) e a volte c'è chi si arrampica e ci sono colleghi che si sono fatti male
10. ci è stato detto di andare in un altro posto a fare la spesa perché così si è certi che l'inventario andrà bene dato che il dipendente potrebbe anche rubarla la merce e inoltre non possiamo tenere l'acqua al lavoro alla cassa.
11. ci viene vietato di essere rappresentati sindacalmente.

Vorrei solo che questi giganti del commercio ogni tanto diventassero nani.
sono stanca (...)
grazie ancora, Nuvola.


Questa mail è reale, l'ho ricevuta alcuni giorni fa e quando l'ho letta mi sono arrabbiata. Perché non ritengo tollerabile che nel 2009 i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici siano ancora carta straccia. Perché mi stupisco che non si riesca a garantire una forma di tutela sindacale per gli sfruttati. Non so che altro termine usare per racconti come questo, che mi mostrano cosa c'è davvero dietro al gesto del carrello della spesa che arriva alla cassa per pagare. E perché molti giovani oggi non pensano di poter entrare in una sede sindacale per tutelare i propri diritti, perché spesso si ritrovano da soli ed hanno paura di ripercussioni. E in un momento di crisi generale come questo, queste situazioni rischiano di moltiplicarsi per il timore, comprensibile, di perdere il posto di lavoro.
Allora ho scelto, con il consenso di Nuvola, di pubblicare sul mio sito questo suo sfogo. Perché si sappia come se la passano i lavoratori di certi supermercati dove andiamo a fare la nostra spesa.
Ho omesso volutamente una serie di indicazioni, per un semplicissimo motivo. C'è uno spazio per riflettere, questo, e uno spazio per denunciare: ma a quello ci si arriva con i dovuti tempi e le dovute tutele. Senza speculare sulle vite altrui.
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