Ieri sera che camminavo in centro, dopo la pizza, e sono passata davanti alla mia libreria preferita, lì di fronte ho visto un cespuglio così grande che sembra un albero. Un pitosforo, l'ha chiamato il mio amico. Io l'ho guardato e ho pensato che un cespuglio così, che sembra un albero, per me dovrebbe chiamarsi Alberto. Non so perché ma secondo me lui, il pitosforo, si chiama così.
Gli ho fatto una foto nel buio, ad Alberto, e sono rimasta a guardarlo, tondo e largo che sembra una cuccia sotto il quale nascondersi. Il mio amico ridendo ha detto che Alberto assomiglia ai miei capelli. Io invece lo guardavo e pensavo che è anche l'albero cespuglio perfetto per portarci sotto chi dico io e baciarlo, senza fretta e senza tempo. Secondo me Alberto gradisce, una cosa così, che vedi un albero e lo scegli come tetto per baciare chi sai tu. Secondo me i cespugli che diventano alberi queste cose le sentono e forse già più di qualcuno è andato a farlo, a baciarsi là sotto, nella cuccia del pitosforo.
Non ho dubbi, su questo punto.
"È vero, zio Stojil, ho visto una fata che ha trasformato un tizio in fiore." "Meglio così che il contrario," risponde Stojil senza togliere gli occhi dalla scacchiera. "Perché?" "Perché il giorno in cui le fate trasformeranno i fiori in tizi, la campagna diventerà infrequentabile."
Fatacarabina

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