Fatacarabina

Fatacarabina

lunedì 31 agosto 2009

C'ho fastidio

Oggi l'ammetto ho un pochino di fastidio che mi monta dentro come un bolo...Va così, non c'è alcun motivo scatenante, magari è lo strascico di una storia triste sentita ieri e che mi ha fatto star male. Vabbè...resta il fatto che sono fastidiosa.
Ci ho provato con il gioco ma...uff...beh..mah.

Idee?

domenica 30 agosto 2009

Premio honest




Il signor Nikkohell
ha pensato bene di passarmi, come si conviene in una catena di Sant'Antonio, questo premio, l'Honest scrap
Ecco le regole, tanto per capirci:
1) Dovete prendere questo premio e postarlo, a patto che diciate pubblicamente 10 (e non di più) cose di voi più o meno note, purchè siano assolutamente vere.
Che cosa scriverete, sono affari vostri. Potete scrivere ciò che vi pare. Ma deve essere vero.
2) Dovete assegnare (Se volete...) a 10 blogger lo stesso premio, avvisandoli anche con un commento breve sul loro blog, che sono stati premiati e dovete dire loro queste regole.

Ecco, le regole sono dette. E visto c'è chi a dieci domande non risponde, allora io fornisco dieci risposte, vere, verissime come è vero che la fatacarabina esiste.

1) Ho un nome da maschio, sì.
2) Ho intenzione di finire i miei anni gestendo una locanda, se possibile in Patagonia.
3) Ho una insana passione per la pelle maschile.
4) Ho anche fatto l'arbitro di basket, ma ho smesso dopo una rissa in campo.
5) Ho impugnato una pistola ( i dettagli, vi prego, no).
6) Ho raccontato alcune bugie, per aiutare alcune persone.
7) Non ho mai tradito.
8) Ho bestemmiato spesso.
9) Un matrimonio di comodo o una travolgente passione? Scelgo la seconda.
10) Il primo dei miei 83 figli si chiamerà Aureliano.

E ora i dieci a cui passo la catena veritiera, con la speranza che se da cosa nasce cosa, l'Italia torni un paese onesto.

Sba
Sancla
Vix
Sidgi
Gianni-sig
Novecento
Matteo
Spinoza
Mic
gli Splendidi

E mò...

Sonniloquio

Io ho sempre pensato una cosa. Che se dormo con qualcuno, questo prima o poi mi ruba i segreti, quelli miei, profondi.
E allora io, quando dormo con qualcuno, mi devo proprio fidare e, spesso per difesa russo, specie quando ho il naso tappato dal raffreddore o da 'sta maledetta aria condizionata o dalle sigarette. Sì, è proprio così.
E' questa la motivazione psicologica del mio russamento, che ogni tanto appare.
Però se russo, nessuno mi parli. Perché finisce che rispondo...

Il problema è che io da piccola all'inizio ero sonnambula, poi ho virato sui sonniloqui. Non me ne sono accorta io, me lo hanno raccontato. Quando vivevo con i miei. Io dormivo nella mia cameretta, mia madre se ne stava nel suo letto ( anche lei pare abbia lo stesso vizietto mio) e quando mio padre rientrava a casa tardi dalle riunioni di partito, ci sentiva parlare nel buio da una camera all'altra.
Accendeva le luci per salutare pensando fossimo sveglie e noi in realtà stavamo dormendo, ma facevamo lunghi discorsi. Erano dei botta e risposta.
Per fortuna, non ci ricordavamo niente la mattina dopo ma mio padre ci raccontò tutto. In quella occasione non dissi molto, se non che avevo baciato uno e che la cosa mi era piaciuta...Ma da allora l'obiettivo è stato andar a viver da sola, avrò avuto 17 anni, massimo.
Capite, se mio padre gli prendeva il vizietto di registrare il vizietto di due che parlano nel sonno...
Comunque secondo me lui ne ha approfittato, e domande ne ha fatte a tutte e due...Ne son sicura.

Sono andata a legger qualcosa su questi sonniloqui e dicono che capita spesso a chi ha la febbre...ma anche ai normali con le apnee notturne e io visto che talvolta, colpa del raffreddore o delle sigarette, finisce che russo, insomma tutto è collegato.

venerdì 28 agosto 2009

Son nervosa? E' tutta una impressione

Io non lo so dove cavolo mi è saltata fuori questa paura fottuta di disturbare gli altri che mi porta da una parte a sparire, appena io penso di poter arrecar disturbo, e dall'altra a finire con l'interrogarmi anche troppo su questo, quello e quell'altro gesto, con il risultato che finisco con il disturbare, mentre c'ho l'intento di non farlo.
E l'azione finale, che non corrisponde affatto alla motivazione di spinta del mio agire, finisce con l'infastidirmi quanto il sapere di aver arrecato davvero disturbo. Che è fastidioso davvero il sapere che una cosa non la vuoi fare perché pensi sia il tuo peggior peccato e invece finisci irrimediabilmente con il farla.
Io di cose che non volevo fare e che ho finito con il fare, ne ho un elenco. Io non volevo fare il liceo, ho finito con il sorbirmi 5 anni di latino. Non volevo fare la pecora nera di casa, lo sono diventata come se fosse la cosa più naturale a questo mondo. Non mi piaceva manco fumare e son diventata tabagista. Volevo una vita spericolata e mò faccio i turni.
Non volevo manco usare il cannello per la crema catalana, l'altra sera, per ustionar la pancia del mio amico. Come definirlo involontario il gesto della mano che impugna l'arnese e che si sposta improvvisa, davanti a quella pelle pelosa che appare davanti agli occhi, giusto il tempo di un cambio di posizione sul divano e del lembo della camicia che si sposta.
Va così alla fine per tutto. Basta un attimo. Un cambio di posizione, un pensiero traverso, un secondo di vuoto, l'impressione che tutto sia banale, e le cose vanno in un modo completamente diverso da come vuoi tu.
Un secondo prima eri tranquilla, un attimo hai l'ansia.
Ellamadonna! Dirà qualcuno.
No, è proprio così. Un minuto prima sei serena, un attimo dopo ti posizioni volontariamente davanti al calcinculo per la tua dose quotidiana.

Un segreto

Ho così tanti dubbi su di me che a volte mi viene pure il dubbio di esser solo una distorsione della mente. Di chi? Boh

mercoledì 26 agosto 2009

Uffa (esclamativo infantilista)

Mi sa che devo decidermi a curare i miei infantilismi

Son quella che alla soglia dei quarant'anni ci sta male ancora se una serata coi fiocchi le salta per un nonnulla.

Sono quella che se un amico o aspirante tale scompare, perché hai i suoi problemi magari, ci resta sempre da chiulo come se l'avessero abbandonata.

Sono quella che va a rompere le scatole al suo miglior amico, chiedendo anche solo un bacino virtuale per tirarsi su.

Sono quella che ha bisogno di sentirsi amata dagli altri.

Uffa! ( esclamativo infantilista)

Soli

Allora, c'è 'sta cosa da ieri mi assilla un pochino. Mi racconta un collega che ha chiamato una signora in ufficio, è gentilissima, fin troppo; si scusa, diciamo, una ottantina di volte per aver chiamato. Dice, scusandosi, che è anziana, malata e sola.
E vorrebbe dire che è durissima star soli, da vecchi.

Sul giornale ho letto che nel mio ospedale, nella mia città, i reparti sono pieni di anziani, non malati gravi e in fin di vita, ma sofferenti più del solito, causa il caldo, e soprattutto soli. I figli sono in ferie, loro han avuto un malore passeggero, ma non c'è nessuno che si prenda cura di loro. E allora l'ospedale sopperisce al vuoto.

Ieri sera sono uscita con gli amici e c'era quel tipo, l'Orso, al bancone del bar , quello che non parla mai, che conosce tutti ma non ha amici che vadano a tirargli pacche sulla spalla, dicendogli : "Hey , sei qua!". E' solo a 47 anni ma io so che quella birra solitaria, in mezzo alla folla che balla e mangia e ride, è come una manna dal cielo per lui: i suoi genitori sono entrambi malati e anziani e lui ha pure perso il lavoro per accudirli. Le sue giornate devono esser davvero dure. E allora ogni volta che lo vedo io gli sorrido e lo saluto con la mano in alto anche da lontano. Lui non parla, certo, ma io lo tratto come fosse un vecchio amico, di quelli che è una vita che non vedi.

Poi sento del dibattito sull'immigrazione clandestina e dei respingimenti e dei 500 euro da pagare per metter in regola la badante, che quella serve, va regolarizzata, mentre gli altri mica servono, son tutti criminali potenziali, e penso che la povertà è il più grande business della storia...ma ci aggiungo anche la solitudine, adesso.

Che c'entra? , direte voi.

lunedì 24 agosto 2009

La mia prima volta

E' stato un gioco estivo, bello, divertente, ideato dal simpatico e bravo Remo Bassini, l'autore de "La donna che parlava con i morti" che mi è piaciuto tanto.
Un gioco che mi ha permesso di conoscere
Giuseppe Guidotti
simpatico e disponibile. L'idea gli è venuta di colpo, io l'ho seguito senza indugi. Ci siam trovati insomma...
Per me è la prima volta, son finita in un Ebook, quello che racconta l'estate di
Racconti a quattro mani. Cliccando lo potete scaricare.

Per me significa, molto.
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