M. arriva con gli occhi lucidi e mi chiede se posso aiutarlo, almeno io. Che ha fatto arrivare dal Bangladesh due anni fa la moglie e i due figli, ha il permesso di soggiorno regolare, ma dove lavorava han chiuso tutto pochi giorni dopo, senza manco pagarlo. E due anni dopo, adesso deve affrontare lo sloggio per sfratto. Morosità c'è scritto nel foglio che mi mostra. L'amico si è rivolto al Sunia, al Comune. Ma dicono che una casa pubblica non c'è e che deve entrare nelle graduatorie dell'Ater. E lui, M., mi racconta che adesso trova solo lavori al nero più nero, un giorno si lavora, l'altro non si sa. E manco i soldi per rimandare a casa moglie e figli si fan su in fretta e una casa costa. E l'hanno pure picchiato quando ha chiesto al datore di lavoro, sparito in un soffio di vento, di avere i soldi della paga che gli spettavano. E mi chiede di aiutarlo a mani giunte. "Perché ci siete voi...siete gli unici che si fan sentire". Il giorno dopo mi telefona S., ha lo stesso problema. Sfratto pure lei, con due figli a carico. Italiana, non sa dove finirà. Tutta colpa, racconta, della depressione della madre, titolare dell'appartamento Ater, che dopo la morte del marito, non ha più pagato gli affitti accumulando un debito così alto che S., precaria, non ce la fa a pagare. Manco dilazionato. E mi dice la stessa cosa. "Siete gli unici che si fan sentire".
Ci provo anche da qui, vediamo se qualcuno sente.
"È vero, zio Stojil, ho visto una fata che ha trasformato un tizio in fiore." "Meglio così che il contrario," risponde Stojil senza togliere gli occhi dalla scacchiera. "Perché?" "Perché il giorno in cui le fate trasformeranno i fiori in tizi, la campagna diventerà infrequentabile."
Fatacarabina
giovedì 20 maggio 2010
mercoledì 19 maggio 2010
Difetto congenito
Una volta, non mi ricordo manco più chi, e quindi non era importante, qualcuno mi disse che dire grazie quando qualcuno fa qualcosa per noi, che ci fa stare bene, era da scemi. "Non si dice grazie, non si dice niente", mi disse la tal persona.
A me quelli che son sempre forti, che san sempre tacere senza mai dire, che non espongono al sole manco il mignolo, mi han sempre dato un pochino fastidio.
Io ho quel difetto congenito per cui torno indietro a controllare se l'avversario s'è fatto male (cit. *) , sì. Figuriamoci se io mi vergogno a dire grazie, che ci sei, che mi fai stare bene, che mi dai pace.
Sono anche una che dice parole che pensava di non esser capace di dire più e che le dice, senza aspettarsi, sempre per quel difetto congenito, forse, di sentirsele dire. Le dice, contenta, di aver motivi più che validi per dirle e di saperle ancora dire, bene, con l'entusiasmo necessario.
Sono viva.
Grazie.
* citazione dal numero 1 del canemucco che vi consiglio, vivamente, di leggere.
A me quelli che son sempre forti, che san sempre tacere senza mai dire, che non espongono al sole manco il mignolo, mi han sempre dato un pochino fastidio.
Io ho quel difetto congenito per cui torno indietro a controllare se l'avversario s'è fatto male (cit. *) , sì. Figuriamoci se io mi vergogno a dire grazie, che ci sei, che mi fai stare bene, che mi dai pace.
Sono anche una che dice parole che pensava di non esser capace di dire più e che le dice, senza aspettarsi, sempre per quel difetto congenito, forse, di sentirsele dire. Le dice, contenta, di aver motivi più che validi per dirle e di saperle ancora dire, bene, con l'entusiasmo necessario.
Sono viva.
Grazie.
* citazione dal numero 1 del canemucco che vi consiglio, vivamente, di leggere.
martedì 18 maggio 2010
Cip
Ho aperto gli occhi stamattina e sul cuscino c'era un passerotto.
Ho pensato fosse un sogno e l'ho sfiorato col dito, è volato via.
Si è messo sulla tavola della cucina, sotto il vaso dei fiori.
Piccolo, marrone e grigio, con gli occhi neri.
Se lo toccavo ancora, sarebbe volato contro i muri come un pazzo.
Allora ho aperto la finestra della terrazza, quando si è stufato di guardarmi
preparare il caffè, è volato via.
Ho pensato fosse un sogno e l'ho sfiorato col dito, è volato via.
Si è messo sulla tavola della cucina, sotto il vaso dei fiori.
Piccolo, marrone e grigio, con gli occhi neri.
Se lo toccavo ancora, sarebbe volato contro i muri come un pazzo.
Allora ho aperto la finestra della terrazza, quando si è stufato di guardarmi
preparare il caffè, è volato via.
domenica 16 maggio 2010
LitCamp 2009 - Torino 16.05.09
Un anno fa, vedevo finalmente in faccia il mio migliore amico immaginario.
E' stata una giornata fantastica, quella.
Grazie a Silvia con cui ho fatto il viaggio in auto più divertente della storia.
E' stata una giornata fantastica, quella.
Grazie a Silvia con cui ho fatto il viaggio in auto più divertente della storia.
sabato 15 maggio 2010
La strada è ancora molto lunga
Ho scritto due post fa che crescere significa imparare a non rompere gli zebedei al prossimo, specie a quei prossimi che ti piace che ti stiano, diciamo, appiccicati addosso spesso...
Mi han dato della saggia.
Uh, lo sapevo io che se scrivo qualcosa simile ad una goccia di saggezza, poi rovino tutto con una figuretta delle mie.
A dimostrazione che la saggezza è tutt'altro che mia amica, oggi mi son venute delle pare (traduzione dal mestrino= paranoie, pensieri contorti) che ho finito con l'essere una gran rompi-zebedei. C'è gente che dovrebbero far santa, per colpa mia.
Altro che saggia :)
Mi han dato della saggia.
Uh, lo sapevo io che se scrivo qualcosa simile ad una goccia di saggezza, poi rovino tutto con una figuretta delle mie.
A dimostrazione che la saggezza è tutt'altro che mia amica, oggi mi son venute delle pare (traduzione dal mestrino= paranoie, pensieri contorti) che ho finito con l'essere una gran rompi-zebedei. C'è gente che dovrebbero far santa, per colpa mia.
Altro che saggia :)
venerdì 14 maggio 2010
Crescere
Crescere significa imparare a non rompere le palle al mondo.
Da piccola quando mi sentivo persa scalciavo finché non venivano ad abbracciarmi per calmarmi.
A trent'anni, innamorata persa, scalciavo e spesso l'unico risultato era quello di scassare gli zebedei, ad un ritmo di pata-pata.
Alla soglia dell'età senza età, vorrei scalciare e reclamare abbracci che mi calmino le paure, e invece ho imparato che gli zebedei altrui si lasciano intonsi, e si sta in un angolino ad attendere che la tempesta passi.
Da piccola quando mi sentivo persa scalciavo finché non venivano ad abbracciarmi per calmarmi.
A trent'anni, innamorata persa, scalciavo e spesso l'unico risultato era quello di scassare gli zebedei, ad un ritmo di pata-pata.
Alla soglia dell'età senza età, vorrei scalciare e reclamare abbracci che mi calmino le paure, e invece ho imparato che gli zebedei altrui si lasciano intonsi, e si sta in un angolino ad attendere che la tempesta passi.
giovedì 13 maggio 2010
Certezze
Io per fortuna ho amiche che si prendono cura di me.
La mia estetista è prima di tutto mia amica. Ci sono volte che il divertimento che prova nel farmi urlare durante la ceretta, mi fa pensare che ha una vena, dentro, da dentista de "Il maratoneta".
Poi ci sono giornate come oggi, dove guardandomi i piedi con le unghie laccate di fresco, mi dice tutta contenta: "Te pensa a scrivere che di te, dei tuoi piedi e delle tue mani, mi prendo cura, io. Oggi e domani ". E' bello, avere delle certezze.
La mia estetista è prima di tutto mia amica. Ci sono volte che il divertimento che prova nel farmi urlare durante la ceretta, mi fa pensare che ha una vena, dentro, da dentista de "Il maratoneta".
Poi ci sono giornate come oggi, dove guardandomi i piedi con le unghie laccate di fresco, mi dice tutta contenta: "Te pensa a scrivere che di te, dei tuoi piedi e delle tue mani, mi prendo cura, io. Oggi e domani ". E' bello, avere delle certezze.
Dei miracoli
Quando ero piccola e mia nonna materna era ancora viva quando tornava da Lourdes mi portava la bottiglietta di acqua miracolosa. Io la bevevo di nascosto, perché ero curiosa come una talpa, e volevo vedere se era vero quel che diceva mia nonna, che era l'acqua dei miracoli. La bottiglietta è ancora in una scansia di casa dei miei, solo che dentro c'è banale acqua dell'acquedotto comunale. I miei se ne sono dimenticati, io ho mantenuto il segreto in nome della ricerca scientifica.
L'acqua di Lourdes me la sono bevuta tutta io e non è successo niente, tranne un periodo prolungato di stitichezza, ricordo.
Anni dopo, giovine donne in vacanza con l'amica, sono passata per Fatima. Siamo scappate da quanto brutto era quel posto, con le statue dei santi in vendita col 3 per 2, più alte di noi.
Una vera sofferenza, altro che.
L'acqua di Lourdes me la sono bevuta tutta io e non è successo niente, tranne un periodo prolungato di stitichezza, ricordo.
Anni dopo, giovine donne in vacanza con l'amica, sono passata per Fatima. Siamo scappate da quanto brutto era quel posto, con le statue dei santi in vendita col 3 per 2, più alte di noi.
Una vera sofferenza, altro che.
mercoledì 12 maggio 2010
Spettabile signor Canemucco
Io appena ho saputo che c'era Coreingrapho , sono corsa a leggermelo , con parsimonia e senza ingordigia, che le cose belle devono durare.
Poi avete detto al mondo che usciva il Canemucco e io sono corsa ad abbonarmi. Che lei , signor Makkox, la leggo, mi perdo nelle sue storie, e mi fa l'effetto che mi faceva Andrea Pazienza, quella volta che fregai i fumetti di mia sorella.
Son quelle cose che scattano, che dici Io a questo ci voglio bene, solo perché c'è e non importa se lui sa che io penso questo. Lui c'è.
Ho anche capito che ci vuole tempo, ci han detto. E io aspetto, che vorrei tanto leggermelo in santa pace 'sto Canemucco che so che altri lo han già visto, chi l'ha comperato in edicola, chi ha avuto la copia di cortesia, chi gli è arrivato l'abbonamento. Insomma, pare la gara a chi ce l'ha più lungo, e io ancora, no. Quindi, io aspetto, con affetto...
Sua
Prociona.
Poi avete detto al mondo che usciva il Canemucco e io sono corsa ad abbonarmi. Che lei , signor Makkox, la leggo, mi perdo nelle sue storie, e mi fa l'effetto che mi faceva Andrea Pazienza, quella volta che fregai i fumetti di mia sorella.
Son quelle cose che scattano, che dici Io a questo ci voglio bene, solo perché c'è e non importa se lui sa che io penso questo. Lui c'è.
Ho anche capito che ci vuole tempo, ci han detto. E io aspetto, che vorrei tanto leggermelo in santa pace 'sto Canemucco che so che altri lo han già visto, chi l'ha comperato in edicola, chi ha avuto la copia di cortesia, chi gli è arrivato l'abbonamento. Insomma, pare la gara a chi ce l'ha più lungo, e io ancora, no. Quindi, io aspetto, con affetto...
Sua
Prociona.
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