Fatacarabina

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domenica 19 ottobre 2008

Una domenica per sperare

Oggi pomeriggio, in un ritaglio di libertà dal lavoro, sono corsa in piazza Ferretto. Non volevo perdermi l'evento: l'incontro tra i residenti della terraferma veneziana e le comunità straniere che qui vivono e lavorano. Ventitremila persone arrivate dall'Oriente, dai Balcani, dalla Cina o dalla Macedonia che a Mestre lavorano in alberghi, ristoranti, fabbriche come i cantieri della Fincantieri oppure fanno le badanti, accudendo gli anziani soli.
"Voi non ci vedete, ma noi siamo tra voi tutti i giorni", raccontava un portavoce della comunità del Bangladesh. E c'è da credergli, perchè oggi pomeriggio gli immigrati di Mestre, i mestrini del mondo, sono stati i padroni di piazza Ferretto dove hanno mostrato le loro tradizioni e la loro cultura in decine di stand e banchetti. E centinaia di mestrini per la prima volta si sono accorti di loro, hanno visto e capito che immigrato non è per forza sinonimo di irregolare o peggio di delinquente. Che la mamma bengalese quando segue lo spettacolo della figlioletta non è diversa dalla mamma mestrina che freme per la recita del figlio.
Poi siamo andati tutti al teatro della nostra città, il Toniolo, con i 700 posti che sono andati esauriti in breve tempo, per uno spettacolo con cui le comunità straniere si sono presentate, raccontandosi.
Sono arrivata a teatro da un ingresso laterale, per evitare la ressa.
Da una finestra,due bambine macedoni in abiti tradizionali, coloratissimi, mi hanno salutato con due splendidi sorrisi.
Salendo le scale mi sono trovata davanti ad una ventina di donne e ragazze thailandesi. Bellissime e sorridenti, mi è scappato involontariamente un "quanto siete carucce". E giù risate. Sorrisi anche al danzatore bengalese che faticava ad inserire la caviglia in un grosso anello d'argento. L'ho visto poco dopo danzare, orgoglioso e sinuoso sul palco del Toniolo ed ho faticato ad immaginarmelo durante il giorno a lavar piatti nel retro di un ristorante del centro storico veneziano. Poi ho incontrato un imprenditore edile, macedone. In Italia dal 1991, scappato dalla guerra nei Balcani, è arrivato a Mestre ed ora si occupa di restauri, garantisce lavoro stabile a trenta connazionali e partecipa alle gare d'appalto pubbliche, con lo stesso prezziario _ mi spiega _ dei concorrenti italiani. Un ex immigrato clandestino oggi è un imprenditore con giacca e cravatta eleganti, il taglio di capelli all'ultima moda.
Ho salutato una ragazza cinese laureata a Ca' Foscari e che lavora in una multinazionale. E un afghano che sogna di organizzare eventi culturali per spiegarci finalmente come stanno le cose nel suo paese, dove i nostri soldati sono andati in missione.
Mi sono sentita non solo mestrina ma anche cittadina del mondo, io che il mondo per fortuna posso andarlo a vedere viaggiando. Spero che anche i miei concittadini si siano sentiti non parte di un microcosmo nel profondo Nordest ma di un mondo colorato, dove la diversità non è divisione ma condivisione.
Di sicuro i bambini, quelli che qualcuno vorrebbe suddividere in classi differenziate, questo lo hanno già capito benissimo.

1 commento:

S.B. ha detto...

C'è ancora speranza per questo pazzo mondo ..

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