«Anche a Raissa, città triste, corre un filo invisibile che allaccia un essere vivente a un altro per un attimo e si disfa, poi torna a tendersi tra punti in movimento disegnando nuove rapide figure cosicché a ogni secondo la città infelice contiene una città felice che nemmeno sa d'esistere». (Italo Calvino)
Stanotte ho ammazzato D'Artagnan
e le sue guardie.
Ho rotto il muro della fortezza.
Avevo chiuso le vecchie tensioni
nelle prigioni sotterranee
ma le loro voci continuavano
a sussurrare.
Fastidiose. Malevole.
E allora, si deve combattere
ma con strumenti diversi.
Niente parate, mi devo lasciar colpire.
Si tolgano le difese.
Via le armi, si aprano le porte.
Passi l'aria a far pulizie delle
scorie negative.
Tutti fuori di qui!
Lasciatemi con me
a non aver paura
del nuovo che avanza.
"È vero, zio Stojil, ho visto una fata che ha trasformato un tizio in fiore." "Meglio così che il contrario," risponde Stojil senza togliere gli occhi dalla scacchiera. "Perché?" "Perché il giorno in cui le fate trasformeranno i fiori in tizi, la campagna diventerà infrequentabile."
Fatacarabina

giovedì 23 ottobre 2008
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