Sono qui alle prese con il gran premio della montagna, in 40 metri quadri. Nelle orecchie un buon sano rock, nella mente ancora l'ultima puntata di "Quo vadis, baby". Attorno a me gente che manco conosco, passa e con un cenno saluta.
Vita da palestra, eppur bisogna andare.
Per non cadere nel torpore, per ricordare al nostro corpo di produrre utili sostanze che ci regalino, dopo tanta stanchezza, un attimo di serenità.
Su e giù per la montagna, in 40 metri quadri, e posso anche permettermi di correre senza gli occhiali. Tanto anche se non ci vedo, non ammazzo nessuno.
Non ci sono valli incantevoli, alberi secolari, attorno a me. Piuttosto mascelloni e tipette, appena usciti da una sfilata di moda sportiva. Io invece, come la Giorgia Cantini, amo sporcarmi le mani, anche con il sudore. Ed allora, l'imperativo in questi giorni afosi è pedalare. Per il resto, vedremo che aria tira.
"È vero, zio Stojil, ho visto una fata che ha trasformato un tizio in fiore." "Meglio così che il contrario," risponde Stojil senza togliere gli occhi dalla scacchiera. "Perché?" "Perché il giorno in cui le fate trasformeranno i fiori in tizi, la campagna diventerà infrequentabile."
Fatacarabina

mercoledì 25 giugno 2008
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