Vorrei...
-Un giretto di prova tra la lingerie della Lindalov
-Un ritratto di un fotografo di quelli che sei bella anche se no
-Una casa in campagna piena di cani
-Un uomo che mi sopporti a lungo e che mi porti il caffè a letto
- Una bicicletta nuova
- Una collana di ametista grezza
- Tanti quaderni su cui scrivere, colorati a mano
- Giornate piene di sole e con un leggero venticello.
Mi accontento di poco, è vero...
"È vero, zio Stojil, ho visto una fata che ha trasformato un tizio in fiore." "Meglio così che il contrario," risponde Stojil senza togliere gli occhi dalla scacchiera. "Perché?" "Perché il giorno in cui le fate trasformeranno i fiori in tizi, la campagna diventerà infrequentabile."
Fatacarabina
martedì 11 maggio 2010
sabato 8 maggio 2010
Ti aiuto io
"Ma perché non mi hai detto niente, ti avrei aiutato io, che conosco tutti...Anzi, so che hai un blog, accetti anche racconti di altri?".
Io ho risposto due volte di no.
"No, non ti chiedo aiuto anche se conosci un sacco di gente, perché questa è una cosa che voglio fare da sola".
E "No, i tuoi racconti nel mio blog, no. Al limite ti spiego come aprirne uno di blog".
Adesso, mica devo andar in giro con il cartello sulla pancia. "Io scrivo racconti". Lo dico solo a chi mi va, a chi si interessa davvero a me e non solo alla mia posizione nella società in cui lui o io viviamo.
Non ho intenzione di aggiungere al biglietto da visita "Io scrivo racconti", insomma.
Primo, non so se siano davvero racconti o esercizi. Secondo, non so cosa ne verrà fuori.
Io so solo che mi diverto, che quando scrivo le storie è perché mi piglia il raptus, dentro. E quando arriva, il raptus, io sono felice come un procione sotto la pioggia.
Ma son cose su cui spesso glisso, faccio finta di niente. Non dico molto, è vero. Manco ai colleghi. Qualcuno ha letto qualcosa, perché un altro ha fatto pubblicità. Morta lì.
Che poi quando parli con scrittori che han pubblicato già più di una volta, loro ti dicono che scrivere racconti sul web alla fine mica è letteratura.
Na, dico io, na.
Leggo cose sul web che sono più letteratura di certi libri che mi trovo tra le mani. La differenza non la vedo, sta solo nella qualità e nella forza delle parole usate. E c'è gente che io leggo che ha potenza.
Certo sul web finisce che se uno legge ti dice solo bello o come capita a me spesso non dicono niente.
Un libro ? Lo comperi, lo apri, c'è della manualità e dell'azione e alla fine lo leggi. Anche nel cercare un blog sul web c'è manualità, sì.
Insomma, la differenza sta nella qualità, nella forza. Che io mica so se ce l'ho. A volte credo di sì, altre volte lo scoglio è difficile da raggiungere e stai a farti sbattere dalle onde, e manco godi.
Tutto qua, morta lì.
Io ho risposto due volte di no.
"No, non ti chiedo aiuto anche se conosci un sacco di gente, perché questa è una cosa che voglio fare da sola".
E "No, i tuoi racconti nel mio blog, no. Al limite ti spiego come aprirne uno di blog".
Adesso, mica devo andar in giro con il cartello sulla pancia. "Io scrivo racconti". Lo dico solo a chi mi va, a chi si interessa davvero a me e non solo alla mia posizione nella società in cui lui o io viviamo.
Non ho intenzione di aggiungere al biglietto da visita "Io scrivo racconti", insomma.
Primo, non so se siano davvero racconti o esercizi. Secondo, non so cosa ne verrà fuori.
Io so solo che mi diverto, che quando scrivo le storie è perché mi piglia il raptus, dentro. E quando arriva, il raptus, io sono felice come un procione sotto la pioggia.
Ma son cose su cui spesso glisso, faccio finta di niente. Non dico molto, è vero. Manco ai colleghi. Qualcuno ha letto qualcosa, perché un altro ha fatto pubblicità. Morta lì.
Che poi quando parli con scrittori che han pubblicato già più di una volta, loro ti dicono che scrivere racconti sul web alla fine mica è letteratura.
Na, dico io, na.
Leggo cose sul web che sono più letteratura di certi libri che mi trovo tra le mani. La differenza non la vedo, sta solo nella qualità e nella forza delle parole usate. E c'è gente che io leggo che ha potenza.
Certo sul web finisce che se uno legge ti dice solo bello o come capita a me spesso non dicono niente.
Un libro ? Lo comperi, lo apri, c'è della manualità e dell'azione e alla fine lo leggi. Anche nel cercare un blog sul web c'è manualità, sì.
Insomma, la differenza sta nella qualità, nella forza. Che io mica so se ce l'ho. A volte credo di sì, altre volte lo scoglio è difficile da raggiungere e stai a farti sbattere dalle onde, e manco godi.
Tutto qua, morta lì.
venerdì 7 maggio 2010
Sincerità
A me, a volte, capita che quando parlo non è il cervello a dirmi quali parole usare. No, quando io sto veramente bene e una situazione mi riempie di soddisfazione, a parlare sono altre parti del mio corpo, e sono sempre quelle più sincere.
Coffi taim
Posso intuire nel momento della colazione mattutina, come evolverà il resto della giornata, dal lavoro della mia moka da tre. A me il caffè piace, lo posso bere a qualsiasi ora senza problemi, tanto prima delle due di notte, io non dormo mai.
E alle 8 del mattino, quando comincio a svegliarmi, la prima cosa che preparo è la moka. In questo periodo ho pure due diverse miscele di caffè e con tanta abbondanza le alterno. Non sto neanche molto a pensarci, prendo uno dei barattoli a caso, come viene. E lavo e preparo la moka, rigorosamente solo con acqua fredda, che sennò si rovina. E poi la metto sul fuoco al minimo, che per il caffè ci vuole pazienza. E aspetto. Beh ci sono giorni che esce un fantastico caffè da tre persone, che ci sta tutto nel tazzone fumante e mette serenità. E ci sono giorni che invece esce un caffè da due, più concentrato e forte. E giorni, come questo, in cui ne esce una specie di cioccolata da mettere in tazzina. Dipende dalle voglie della moka, se si stanca di tenersi dentro tutta l'acqua e la sputa dalla valvola, durante l'azione del fuoco, o no. Ecco quando lei, la moka, mi fa un caffè da uno, lo so, che sarà una di quelle giornate tutto dovere e niente emozione. E rimediare con un'altra lavata e un altro caffè serve a poco.
E alle 8 del mattino, quando comincio a svegliarmi, la prima cosa che preparo è la moka. In questo periodo ho pure due diverse miscele di caffè e con tanta abbondanza le alterno. Non sto neanche molto a pensarci, prendo uno dei barattoli a caso, come viene. E lavo e preparo la moka, rigorosamente solo con acqua fredda, che sennò si rovina. E poi la metto sul fuoco al minimo, che per il caffè ci vuole pazienza. E aspetto. Beh ci sono giorni che esce un fantastico caffè da tre persone, che ci sta tutto nel tazzone fumante e mette serenità. E ci sono giorni che invece esce un caffè da due, più concentrato e forte. E giorni, come questo, in cui ne esce una specie di cioccolata da mettere in tazzina. Dipende dalle voglie della moka, se si stanca di tenersi dentro tutta l'acqua e la sputa dalla valvola, durante l'azione del fuoco, o no. Ecco quando lei, la moka, mi fa un caffè da uno, lo so, che sarà una di quelle giornate tutto dovere e niente emozione. E rimediare con un'altra lavata e un altro caffè serve a poco.
giovedì 6 maggio 2010
mercoledì 5 maggio 2010
Dialoghi
Il mio calzolaio di fiducia oggi era di buon umore. Gli ho portato quattro paia di scarpe da sistemare, tacchi da rifare. Per fortuna che esiste ancora, il calzolaio.
Ha un negozietto piccolo, pieno di forme per le scarpe. Lui una volta le faceva, adesso, che nessuno le compra più, le sistema e basta, le scarpe. E per fortuna che c'è lui, che una scarpa che si è sfaldata per l'uso te la rimette a nuovo con un piccolo lifting.
E' piccolo e ha la faccia simpatica, il mio calzolaio.
Guarda i sandali di pelle di un noto stilista che gli ho portato e solleva l'occhiale per guardarmi meglio. "Non li hai mai messi?", mi dice.
"Una volta solo, poi si è rotto qui".
"Presi in saldo vero?", mi domanda ancora.
"Sì, solo che li ho presi coi saldi invernali e quando li ho messi e si sono subito rotti eran passati mesi". "Guarda, ti rifaccio anche i tacchi", mi dice.
"Ma se son nuovi, mai messi...", ribatto.
"Eh, il fatto è che son vuoti, fai un metro in più e si rompono, meglio se te li sistemo subito".
"Alla faccia della grande firma", gli dico sconsolata.
"Eh, li avrai anche pagati ma restan sempre fatti de merda", mi dice lui.
Ridateci la primavera
Ok, gli scherzi van bene se durano poco.
Quindi, basta, adesso andate e prendete la primavera e la riportate qua. E la mettete al lavoro. Che io mi sono stufata.
Se riesco a sopportare l'autunno e l'inverno è perché so con certezza che poi arriva la primavera, e i primi caldi, e poi l'estate, e ci si può mettere le magliette a maniche corte, si può togliere le calze e scordarsele fino ad ottobre.
Certo, si finisce più spesso dall'estetista per la ceretta, per evitare con uno spiacevole effetto sottobosco addosso, ma è un bel modo comunque di volersi bene, no?
Ridatemi la primavera, per favore.
Le cose belle a me sono successe in primavera, e poi d'estate c'è il mio compleanno, e stanotte ho sognato che lo festeggiavo in piumone davanti al caminetto, e no, anche se è una novità, non mi piace. Perché d'estate fa caldo, si va al mare, si fa l'amore tutti umidi, e si festeggia il mio compleanno con una festa all'aperto, non davanti al caminetto. Ecco, quindi sballatemi tutto, ma non toglietemi la bella stagione.
E più penso a sta storia, guardando fuori dal terrazzo, nel grigio non dipinto di blu, penso che è forse un messaggio dei rapitori: a voi che va bene tutto, se vi togliamo la primavera vi abituate pure a quello...
E quindi vediamo se reagite, stavolta...
Ci stan togliendo tante cose, la serenità per prima cosa, poi i diritti acquisiti, la certezza di un lavoro, la libertà di scegliere su tante questioni importanti, adesso c'è chi dice che in Italia di libertà di stampa ce n'è troppa e io penso che non è così perché la libertà di stampa significa anche libertà di parola e quella è sempre meno.
Il federalismo sarà la panacea di tutti i mali e infatti quelli che dicon queste cose hanno un sole nel loro simbolo, e fan le feste celtiche e loro i celti la primavera la adoravano, mi pare di aver letto in un libro. Ma non è lo stesso sole che dice di no alle centrali nucleari, che oggi pare me ne vogliono piazzare una a non tanti chilometri da qui, mentre a pochissimi chilometri da qui dove abito io, ci vogliono mettere un bel inceneritore tra le fabbriche che le han chiuse tutte praticamente.
Ci han abituato a parole che un tempo manco sapevamo.
La primavera invece sì, ce l'abbiamo scritto nel Dna che quella mezza stagione significa rinascita, ricrescita.
Allora se non vi pare già sufficiente quel che succede qui attorno per essere belli incazzati, prendetevela perché vi han fregato la primavera.
Magari questa la capite.
Quindi, basta, adesso andate e prendete la primavera e la riportate qua. E la mettete al lavoro. Che io mi sono stufata.
Se riesco a sopportare l'autunno e l'inverno è perché so con certezza che poi arriva la primavera, e i primi caldi, e poi l'estate, e ci si può mettere le magliette a maniche corte, si può togliere le calze e scordarsele fino ad ottobre.
Certo, si finisce più spesso dall'estetista per la ceretta, per evitare con uno spiacevole effetto sottobosco addosso, ma è un bel modo comunque di volersi bene, no?
Ridatemi la primavera, per favore.
Le cose belle a me sono successe in primavera, e poi d'estate c'è il mio compleanno, e stanotte ho sognato che lo festeggiavo in piumone davanti al caminetto, e no, anche se è una novità, non mi piace. Perché d'estate fa caldo, si va al mare, si fa l'amore tutti umidi, e si festeggia il mio compleanno con una festa all'aperto, non davanti al caminetto. Ecco, quindi sballatemi tutto, ma non toglietemi la bella stagione.
E più penso a sta storia, guardando fuori dal terrazzo, nel grigio non dipinto di blu, penso che è forse un messaggio dei rapitori: a voi che va bene tutto, se vi togliamo la primavera vi abituate pure a quello...
E quindi vediamo se reagite, stavolta...
Ci stan togliendo tante cose, la serenità per prima cosa, poi i diritti acquisiti, la certezza di un lavoro, la libertà di scegliere su tante questioni importanti, adesso c'è chi dice che in Italia di libertà di stampa ce n'è troppa e io penso che non è così perché la libertà di stampa significa anche libertà di parola e quella è sempre meno.
Il federalismo sarà la panacea di tutti i mali e infatti quelli che dicon queste cose hanno un sole nel loro simbolo, e fan le feste celtiche e loro i celti la primavera la adoravano, mi pare di aver letto in un libro. Ma non è lo stesso sole che dice di no alle centrali nucleari, che oggi pare me ne vogliono piazzare una a non tanti chilometri da qui, mentre a pochissimi chilometri da qui dove abito io, ci vogliono mettere un bel inceneritore tra le fabbriche che le han chiuse tutte praticamente.
Ci han abituato a parole che un tempo manco sapevamo.
La primavera invece sì, ce l'abbiamo scritto nel Dna che quella mezza stagione significa rinascita, ricrescita.
Allora se non vi pare già sufficiente quel che succede qui attorno per essere belli incazzati, prendetevela perché vi han fregato la primavera.
Magari questa la capite.
lunedì 3 maggio 2010
Inseparabili
Il mio primo giorno all'asilo, l'unica volta che sono stata all'asilo in vita mia, e per di più in un asilo di suore, io sono scoppiata a piangere morsicando un fazzoletto e strillando che volevo mamma. Non tanto per l'odore di pomi cotti che aleggiava in mensa e neanche perché la madre superiore mi diede una pacca sul culo perché disturbavo che ero mancina e mi muovevo sempre per colorare. E manco perché c'era il riposino obbligatorio, dopo mangiato, e si doveva star in silenzio e io invece volevo cantare, che a casa io cantavo sempre. No, sono scoppiata a piangere perchè le altre bimbe mi volevano picchiare, dicevano che io ero quella che aveva i capelli rossi (????) e che aveva detto loro che erano delle sporche al parco. Ma quando, ma dove? A parte che io da neonata ero bionda e non rossa pel di carota...insomma finii in mezzo ad un cerchio di bimbe coi denti da latte e le bocche larghe che mi urlavano che la sporca ero io. Avevano deciso che avevo avuto nella primissima parte della mia vita i capelli rossi, e pure le trecce (????) e lo avevano deciso tutte assieme. Una di loro la ritrovai come vicina di banco in prima elementare. Io le ricordai che era anche merito suo se io al nido c'ero stata solo un giorno e l'edicolante che aveva il negozio accanto all'asilo era dovuta correre a casa di mia madre per avvisarla che la mimi era diventata indemoniata al suo primo giorno dalle suore. Ne abbiamo riso tanto. E siamo diventate amiche, le migliori amiche. Inseparabili fino alla quinta superiore. Abbiamo fatto così tante cose assieme che sembravamo una protuberanza dell'altra. Poi lei andò all'università, io a lavorare. E un giorno, chiacchierando ricordando il passato, mi disse, sottovoce, che era lei quella bimba dai capelli rossi. Quella che urlava che eravamo tutti degli sporchi, al parco.
Da allora, non riuscii più a guardarla allo stesso modo.
Da allora, non riuscii più a guardarla allo stesso modo.
sabato 1 maggio 2010
Togo
Togo in dialetto mestrino significa figo, bello.
Yovo invece significa, nella lingua degli abitanti del Togo, uomo bianco.
Oggi gli amici dell'associazione Yovo hanno organizzato l'annuale festa di primo maggio al forte. Pesce fritto, spritz a gogo, la solita marea di gente, con tanta voglia di divertirsi. Tantissimi bambini, una bella pattuglia di over 60.


Lucio Schiavon
Carnet dal Togo
Edizioni Nuages
Milano
Yovo invece significa, nella lingua degli abitanti del Togo, uomo bianco.
Oggi gli amici dell'associazione Yovo hanno organizzato l'annuale festa di primo maggio al forte. Pesce fritto, spritz a gogo, la solita marea di gente, con tanta voglia di divertirsi. Tantissimi bambini, una bella pattuglia di over 60.
Come ogni anno la festa serve a raccogliere fondi per i progetti ad Agou Klonou , paese del Togo, quella che noi chiamiamo l'Africa nera, dove questi ragazzi hanno portato biciclette, corsi di formazione e due pozzi d'acqua che dissetano oltre 4 mila persone. Adesso raccolgono fondi per formare i manutentori dei pozzi. L'acqua porta vita e serenità e parlarne oggi è fondamentale.
(A proposito, vi ricordate di firmare per i refendum per l'acqua pubblica? grazie)

Quest'anno niente magliette in vendita, ma un libro. Anzi un carnet di viaggio. Lo ha realizzato in uno dei viaggi dell'associazione, Lucio Schiavon che ha raccontato il Togo, l'Africa, e un viaggio attraverso immagini che poi sono diventate un libricino di quelli che è bene avere a portata di anima.

Beh, io mi sono imbalsamata.
Che Togo, il Togo
Lucio Schiavon
Carnet dal Togo
Edizioni Nuages
Milano
La matematica non è una opinione
Disoccupazione al 8,8 per cento, un dato record dal 2002 ad oggi e il peggiore di tutta Europa. I disoccupati in Italia sono 2 milioni e 194 mila, 58 mila in più rispetto ad un mese fa. In un anno sono spariti 236 mila posti di lavoro.
Qualcuno aveva promesso un milione di posti di lavoro in più, ve lo ricordate?
Buon Primo Maggio
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