Fatacarabina

Fatacarabina

mercoledì 7 ottobre 2009

Opera n. 1845 meno 45

Mille e novantacinque più settecentoecinquanta.
Allora, cinque più zero, cinque.
Nove più cinque, fa quattordici.
Allora segno quattro e riporto uno.
Sette più zero, sette più uno che riporto da prima fa otto.
Uno delle migliaia, è un migliaio.
Allora mille e novantacinque più settecentocinquanta fa milleottocentoequarantacinque.
Ah, attenzione ma visto che, colpa della dislessia, la base di partenza
non era settecentocinquanta ma settecentoecinque
facciamo meno quarantacinque
così il risultato finale è un bel milleottocento

Ps1:indecorosamente copiata l'idea da le Opere di Learco Pignagnoli
Ps2:grazie a tutti quelli che hanno votato ai Blogstar Awards per il collettivo voci e le storie di Mitia
Ps3 ultim'ora bisogna togliere 45 perché la dislessia mi ha tradito, ho sistemato scusatemi :D

Articolo 3

La legge è uguale per tutti

Costituzione italiana

(copio con piacere dall'amico Gilgamesh)

Come stai?

Come sto? Me lo chiedevo bevendo il primo caffè della giornata. Fuori, c'è una nebbia pazzesca e mi tocca tener chiusa la finestra del terrazzo, sennò il grigio vuole entrare. Io non ho voglia di grigio, ho voglia di colore, oggi. E se tengo la finestra chiusa, quello che c'è fuori non si vede. Poi ci penso meglio, è sbagliato, sarebbe come negare l'evidenza e rifugiarmi in un sogno. Colorato e senza nebbia.
E allora la apro la finestra, così entra anche l'aria frizzantina, e lascio che il grigio della nebbia si mescoli con i colori della mia casa. Che è incasinata e rappezzata, come la mia vita. E mi vien da riderci su.
Ho porte e finestre gialle, vecchie, dovrei sistemarle ma quel giallo mica lo ritroverei. Ci sono io in un quadro, e mi saluto tutte le mattine, rossa e arancione come il fuoco. Ci sono i vasi delle mie piante grasse, che virano dall'arancio al paglierino e al verde. C'è il mio bagno tutto verde, compresi i mobili, perché costavano poco e io quando ho messo su casa non avevo tanti soldi.
C'è il letto bianco e color ecru, grande, con il copriletto rosso fuoco, perché è dove ci dormo io.
Ci sono cose ovunque, libri ovunque, carte ovunque.
Ci sono scarpe ovunque.
C'è l'enorme kimono nero e bianco che è la mia coperta di Linus.
Non ho pezzi di design, ci ho messo dentro solo quello che mi serve e mi piace.
C'è il divano vecchio di pelle, il maschio di casa, davanti alla tv grigia ( guarda caso) che resta sempre più spesso spenta.
Ci sono i ninnoli scacciasfiga appesi alla porta di casa, la civetta ricavata da un pezzo di cocco, la bambolina di Humahuaca. C'è la scatola del mate di coca, viola e gialla e l'enorme maschera africana comprata in un mercato. C'è pure lo specchio a forma di sole, color dell'oro. C'è la Mano de dios, con le sue lunghe foglie verdi e sode.
Mi perdo in questi colori, e il grigio della nebbia, deforma poco, alla fine, la percezione di quel che vedo.
E sorrido perché lo vedo, nebbia a parte, che io qui sto bene.

martedì 6 ottobre 2009

Tocca ferro

Me ne sono andata a passeggiare a Venezia, che era un pochino che non ci andavo, e oggi, con tutta la gnagnera che mi portavo addosso e la sensazione, evidente, di essere solo un grande ormone in movimento, sono salita sul bus e sono andata a passeggiare. A Venezia c'era mia sorella. E sono finita con lei a vedere una mostra di Totem cinesi, quadri coloratissimi dedicati alla cultura cinese, e c'era anche un enorme Buddha sdraiato che bisognava toccare, ha detto la signorina dell'accoglienza, perché porta fortuna. Ma non sulla testa, ha detto. E allora mi sono messa a stringergli la mano, il mio dito stava nell'incavo della sua mano chiusa perfettamente e ci stava tranquillo. Poi c'era una enorme statua di acciaio, con due palle. Una in basso e l'altra in alto, la terra e il sole, mi hanno spiegato, e in mezzo una curva ad S che simboleggia il dragone, me lo ha detto sempre la signorina di prima . E c'erano una serie di palle incastrate sulla S di acciaio, disposte secondo un calcolo numerico che era riportato su un diagramma alla base della statua con al centro il numero 5, e che mi hanno spiegato, è la base da cui hanno inventato il Sudoku ed è pure il diagramma numerico che sta a significare il Dna, ovvero l'origine della vita. E io ero lì a toccare la statua, che sempre la signorina, diceva che emana energia e che quindi fa bene toccarla e che toccandola si sta bene e si è pieni di vitalità nei punti giusti, quelli che migliorano la vita. E toccavo e mi stupivo perché io tutta quella simbologia mica l'avevo capita alla prima toccata, senza la spiegazione.
Poi siamo uscite, e a mia sorella è squillato il cellulare ( il suo squilla, il mio suona).
E ha raccontato della mostra.
"Gavemo tocà bae ma anca fero", ha detto.
Insomma, mezz'ora e non aveva capito niente.
E io invece ho capito tutto!!
Sono tornata a casa come un grande ormone in movimento, ma pieno di energia.

lunedì 5 ottobre 2009

Sfogo

Se mai prendessi un giorno un colpo in testa e diventassi così una brutta persona, da guardare il mondo attorno a me con la puzza sotto il naso; al punto da sentirmi infastidita sentendo tutti gli odori e i sapori perché sanno di umanità e l'umanità mi facesse così schifo perché non esisto solo io e quei quattro che ritengo superiori, e mi ritrovassi a calcolare la qualità altrui dalla taglia e dalla marca... fatemi un favore grandioso: sparatemi alla nuca con una pistola calibro 7.65.

domenica 4 ottobre 2009

Banale

Ho passato una vita a tentar di essere speciale, per la mia famiglia che mi considerava sempre la pecora sbagliata, nera a sufficienza, per gli amici, per gli amori, a cui pareva di dover dimostrare chissà che...e ora...
ora sto così bene nel mio esser banale, normale, uguale a centinaia di altre donne e persone, ad esser confusa e instabile, che tiro un respiro di sollievo grande come un Aconcagua.

Mi fai del bene

Dovrei aver coraggio e dirtelo che avrei bisogno del tuo abbraccio, ora, adesso, per non aver paura.
Dovrei aver coraggio e dirlo che avrei voglia di perdermi tra le tue braccia, perché quello è il porto sicuro dove vorrei tornare, ogni volta che sono stanca di viaggiare.
Dovrei aver coraggio di dirlo che quando ci sei, mi fai del bene. In silenzio.

sabato 3 ottobre 2009

Progressi

Allora, si fanno progressi. E questo significa come penso io, che tutto è sempre in movimento e che la sfiga è dietro l'angolo ma mica è perenne.
Il Learco Pignagnoli è saltato fuori, finalmente. Ci sono voluti 8 minuti per trovarlo. Era praticamente in vetrina...
L'altro libro, ordinato, invece, mi dice ( è la trilogia di K) arriverà mercoledì. Non resta che sperare, intanto mi sono portata a casa anche l'ultimo di Carlotto. Che sarà dal mio libraio ai primi di novembre. In carne ed ossa.

Botanica

Ho piantato i bulbi di tulipano, li ho messi in un bel vaso in terrazzino, sotto uno strato di terra mescolata a fondi di caffè. E adesso aspetto...
La mano de Dios mi ha guardato in tralice, mi sa che è gelosa. Sono andata a coccolarla e le ho parlato con gentilezza, spiegandole che lei resta tra le mie preferite.
Ha fatto finta di capire, ma lei è una testa dura.
Arturo sta benissimo, sulla libreria, accanto ai palloni da basket. Da lì può guardare tranquillamente che succede oltre la finestra, gli è anche spuntata a fianco una piantina che a guardarla sembra grano. Bah, vedremo che succede.
Ida e Pina, assieme all'Adele, vogliono restare ancora in terrazzo.
Truciola invece continua ad attorcigliarsi, è una assolutamente incasinata. Ricorda me...E allora la lascio fuori con le altre.
Anche se il freddino sta arrivando.

venerdì 2 ottobre 2009

Ho sonno

Uno scoiattolo passeggia nel bosco, all'improvviso si trova davanti un ranocchio con gli occhi gonfi.
"Ma che ti sei fumato?", gli dice.
"Crack".
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