
"È vero, zio Stojil, ho visto una fata che ha trasformato un tizio in fiore." "Meglio così che il contrario," risponde Stojil senza togliere gli occhi dalla scacchiera. "Perché?" "Perché il giorno in cui le fate trasformeranno i fiori in tizi, la campagna diventerà infrequentabile."
Fatacarabina
sabato 28 giugno 2008
Missione compiuta

venerdì 27 giugno 2008
Manifestiamo
Sindacato Giornalisti del Veneto
Unione Nazionale Cronisti Italiani
Dei 18 articoli del Disegno di legge sulla tutela della privacy solo il 17° riguarda veramente nuove norme sulla riservatezza dei dati. Tutti gli altri sono stati pensati per impedire ai giornalisti di scrivere. Il tutto in una forma che va a colpire il diritto dei cittadini di essere informati e il nostro diritto di informare in quanto giornalisti.E state attenti: giornalisti di tutti i tipi saranno imbavagliati: giudiziaristi che non scriveranno più nulla, neristi che non potranno scrivere nemmeno più di arresti o confessioni (atti giudiziari), colleghi di bianca che non dovranno disturbare gli amministratori, dato che ogni problema (esposti, notifiche ecc) che sia oggetto d'indagine non potrà più essere trattato.Con un panorama del genere si può ancora parlare d'informazione?Per questo come Gruppo cronisti veneti, assieme a Sindacato giornalisti del Veneto, Unione nazionale cronisti italiani e Federazione nazionale della stampa italiana abbiamo organizzatoSabato 28 giugno, alle 9 a Rialto, Venezia (di fronte al tribunale, fermata Linea 1 Mercato Rialto)la prima risposta a livello nazionale per dire "No ai bavagli, sì al diritto d'informazione" e per spiegare ai cittadini i pericoli nascosti in questo disegno di legge per il futuro della libertà di stampa e della democrazia.Concluderemo alle 11 in piazza San Marco.Al nostro fianco ci saranno i rappresentanti di Unci, Fnsi, Sgv e Ordine.Riguarda tutti, partecipiamo tutti, nessuno escluso.
giovedì 26 giugno 2008
No schedatura
Una petizione indirizzata al presidente Berlusconi è su internet al sito
www.ipetitions.com/petition/noschedatura
Basta una firma per esprimere il nostro dissenso
Io l'ho già fatto
mercoledì 25 giugno 2008
Pedalare
Vita da palestra, eppur bisogna andare.
Per non cadere nel torpore, per ricordare al nostro corpo di produrre utili sostanze che ci regalino, dopo tanta stanchezza, un attimo di serenità.
Su e giù per la montagna, in 40 metri quadri, e posso anche permettermi di correre senza gli occhiali. Tanto anche se non ci vedo, non ammazzo nessuno.
Non ci sono valli incantevoli, alberi secolari, attorno a me. Piuttosto mascelloni e tipette, appena usciti da una sfilata di moda sportiva. Io invece, come la Giorgia Cantini, amo sporcarmi le mani, anche con il sudore. Ed allora, l'imperativo in questi giorni afosi è pedalare. Per il resto, vedremo che aria tira.
il bicipite
Lo vedo muoversi, fermarsi ad un passo da me e sussulto.
Cosa sia?
Vorrei tanto morderlo, per sapere che gusto ha.
Mi immagino abbia il sapore del mare, frizzante e pungente
Un odore di quelli che richiamano alla mente follie estive.
Ma poi si allontana, ed allora lo cerco ma solo con gli occhi
per non perderne le movenze.
Lo vorrei più vicino ma al solo pensiero mi viene anche da ridere.
Mi sono innamorata di un bicipite.
domenica 15 giugno 2008
tera e aqua
Medusa


Questo post stavolta e' un omaggio. Ad una amica che ha saputo, tra pochi, conoscermi meglio di tanti altri. Una sorella nel senso meraviglioso di un termine che puo' andare oltre i legami di sangue ed essere altrettanto forte.lunedì 9 giugno 2008
Goditi il silenzio
Parole come violenza
Rompono il silenzio
Arrivano irrompendo
nel mio piccolo mondo
Doloroso per me
Mi trafiggono
Non puoi capire
Oh mia piccola ragazza
Tutto quanto ho mai voluto
Tutto quanto di cui ho avuto bisogno
E' qui nelle mie braccia
Parole sono davvero non necessarie
Possono solo fare male
Le promesse sono dette
per essere spezzate
I sentimenti sono intensi
Le parole sono devianti
I piaceri restano
Cosi il dolore
Le parole sono senza senso
e dimenticabili
Tutto quanto ho mai voluto
Tutto quanto di cui ho avuto bisogno
E' qui nelle mie braccia
Parole sono davvero non necessarie
Possono solo fare male
Goditi il silenzio
sabato 7 giugno 2008
Lo spirito del mate
Ci ha ristorato, protetto ma anche punito.
Gli argentini, anche se l'italianità scorre ampiamente nel loro sangue, hanno imparato a fare a meno del caffè e a preferire il mate. E nei miei viaggi, da cinque anni a questa parte, ho imparato a convivere con questa pianta, tritata, che si beve come un thè ma con un rituale che rende l'appuntamento con mate e bombilla decisamente più divertente.
Perchè il caffè lo puoi bere da solo, ma il mate lo devi assolutamente gustare in compagnia. Meglio se seduti in cerchio, con la zucchetta svuotata che contiene l'amara bevanda che passa di mano in mano. Facile? No.
Perchè non basta bere dalla speciale cannuccia ma bisogna evitare, nonostante la temperatura da ustione, di fare soffi e rigurgiti che possano infastidire lo spirito del mate.
Sì, avete capito bene: anche il mate ha uno spirito. E come tutti gli spiriti, anche se è quello di una pianta, se infastidito si può anche irritare. E allora il viaggio può diventare una vera avventura. Del resto senza colpi di sfortuna, non ci sarebbe nulla da raccontare al rientro a casa. E il mate lo sa...
Lo abbiamo capito subito, a nostre spese
A San Salvador de Jujuy dove , raccontano i residenti, non piove mai, il nostro arrivo dopo una sorsata
di uno dei compagni di viaggio, è stato decisamente....umido. Il tempo di quattro passi nel mercatino coperto del paese e la pioggia è iniziata a scendere.
Un signore del mercato guarda fuori e rivela sicuro: "Smette subito". Certamente.
Siamo stati investiti da un nubifragio che ha trasformato le strade in torrenti ed il nostro unico obiettivo è stato quello di rimetterci in fretta in viaggio. Fortunati? No, lo spirito del mate ci ha inseguito strada facendo, regalandoci pochi chilometri fuori da San Juan mentre procedevamo verso Catamarca, anche il primo brivido con la rottura di una gomma. Finiamo a bordo strada, sotto una pioggia battente e neanche i poliziotti di passaggio si fermano ad aiutarci.
La salvezza saranno i volti perbene di due camionisti boliviani, capaci di mettere in funzione il "gato" ( ovvero il crick) del nostro furgone a noleggio che intanto si era completamente allagato, mandando fuori uso pure le plafoniere delle luci interne. Quando con il buio siamo arrivati a Catamarca, nell'ostello Malka dove avevamo prenotato, eravamo sopraffatti; bagnati fradici, infreddoliti, stanchi. L'ostello era una meraviglia, stanze con letti di legno e coperte calde, un bagno accogliente. La stanchezza grazie ad una doccia calda diventa affrontabile ( non per tutti, M. crolla sul letto e si farà 14 ore di sonno ininterrotto) ma poi è l'immancabile rito del mate a salvarci da una quasi certa influenza.
E stavolta tutto fila liscio, anzi la stanchezza lascia il posto all'allegria con una spassosa partita a domino in cucina e poi l'allegra passeggiata nel paesino, con una illuminazione pubblica che garantisce assoluto buio e tra le case di terra, verso l'unico ristorante. Una "pèna", ovvero una locanda, dove si suona e si mangia tutti assieme in un clima rilassato. E anche lo spezzatino di lama diventa una leccornia da alta cucina. Lo spirito del mate tutto disfa e tutto rimette a posto.
Con il passare degli anni, e gli assaggi, il mate ha capito che eravamo amici, lontani, ma fedeli. Ed ha scelto di sopportare i nostri errori. Ma ogni volta che tocchiamo la zucchetta, ora stiamo decisamente più attenti.
Lo spirito del Mate ci controlla, è meglio non dimenticarlo mai.
ma che succede

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