Fatacarabina

Fatacarabina

domenica 15 giugno 2008

tera e aqua

Sull'ultimo numero di "Tera&Aqua" edito dagli amici dell'Ecoistituto del Veneto è stata pubblicata la mia poesia "I cani di Valparaiso". 

Medusa



Questo post stavolta e' un omaggio. Ad una amica che ha saputo, tra pochi, conoscermi meglio di tanti altri. Una sorella nel senso meraviglioso di un termine che puo' andare oltre i legami di sangue ed essere altrettanto forte.
La Gigante è un essere strano, quando pensi di conoscerla ti spiazza con una novità inattesa. Quando pensi si sia calmata scopri che invece e' tutta una fuoco. Quando ti da l'idea di non fare nulla, beh invece lei sta covando una marea di idee. E' una che sperimenta, sempre. Ed ha il coraggio di farlo, anche se poi ne esce delusa, se si sente di non valere niente. Di me ha saputo cogliere una essenza che da anni preferisco non far notare al mondo che mi circonda,  e l'ha trasportata in una serie di quadri stupendi che qui, dopo anni, ho finalmente deciso di mettere in mostra.Uno e' nella mia casa, e' come guardarsi allo specchio ogni giorno davanti ad un vetro che guarda oltre la carne.

Spero che la Gigante continui a creare. Questi sono solo dei quadri giovanili, che amo tanto perche' sono un pezzetto di me, ma la Gigante in questi anni ha creato tanto di meglio. 


lunedì 9 giugno 2008

Goditi il silenzio

Goditi Il Silenzio
Parole come violenza
Rompono il silenzio
Arrivano irrompendo
nel mio piccolo mondo
Doloroso per me
Mi trafiggono
Non puoi capire
Oh mia piccola ragazza
Tutto quanto ho mai voluto
Tutto quanto di cui ho avuto bisogno
E' qui nelle mie braccia
Parole sono davvero non necessarie
Possono solo fare male
Le promesse sono dette
per essere spezzate
I sentimenti sono intensi
Le parole sono devianti
I piaceri restano
Cosi il dolore
Le parole sono senza senso
e dimenticabili
Tutto quanto ho mai voluto
Tutto quanto di cui ho avuto bisogno
E' qui nelle mie braccia
Parole sono davvero non necessarie
Possono solo fare male
Goditi il silenzio

sabato 7 giugno 2008

Lo spirito del mate




Ci ha ristorato, protetto ma anche punito.

Gli argentini, anche se l'italianità scorre ampiamente nel loro sangue, hanno imparato a fare a meno del caffè e a preferire il mate. E nei miei viaggi, da cinque anni a questa parte, ho imparato a convivere con questa pianta, tritata, che si beve come un thè ma con un rituale che rende l'appuntamento con mate e bombilla decisamente più divertente.

Perchè il caffè lo puoi bere da solo, ma il mate lo devi assolutamente gustare in compagnia. Meglio se seduti in cerchio, con la zucchetta svuotata che contiene l'amara bevanda che passa di mano in mano. Facile? No.

Perchè non basta bere dalla speciale cannuccia ma bisogna evitare, nonostante la temperatura da ustione, di fare soffi e rigurgiti che possano infastidire lo spirito del mate.

Sì, avete capito bene: anche il mate ha uno spirito. E come tutti gli spiriti, anche se è quello di una pianta, se infastidito si può anche irritare. E allora il viaggio può diventare una vera avventura. Del resto senza colpi di sfortuna, non ci sarebbe nulla da raccontare al rientro a casa. E il mate lo sa...

Lo abbiamo capito subito, a nostre spese

A San Salvador de Jujuy dove , raccontano i residenti, non piove mai, il nostro arrivo dopo una sorsata

di uno dei compagni di viaggio, è stato decisamente....umido. Il tempo di quattro passi nel mercatino coperto del paese e la pioggia è iniziata a scendere.

Un signore del mercato guarda fuori e rivela sicuro: "Smette subito". Certamente.

Siamo stati investiti da un nubifragio che ha trasformato le strade in torrenti ed il nostro unico obiettivo è stato quello di rimetterci in fretta in viaggio. Fortunati? No, lo spirito del mate ci ha inseguito strada facendo, regalandoci pochi chilometri fuori da San Juan mentre procedevamo verso Catamarca, anche il primo brivido con la rottura di una gomma. Finiamo a bordo strada, sotto una pioggia battente e neanche i poliziotti di passaggio si fermano ad aiutarci.

La salvezza saranno i volti perbene di due camionisti boliviani, capaci di mettere in funzione il "gato" ( ovvero il crick) del nostro furgone a noleggio che intanto si era completamente allagato, mandando fuori uso pure le plafoniere delle luci interne. Quando con il buio siamo arrivati a Catamarca, nell'ostello Malka dove avevamo prenotato, eravamo sopraffatti; bagnati fradici, infreddoliti, stanchi. L'ostello era una meraviglia, stanze con letti di legno e coperte calde, un bagno accogliente. La stanchezza grazie ad una doccia calda diventa affrontabile ( non per tutti, M. crolla sul letto e si farà 14 ore di sonno ininterrotto) ma poi è l'immancabile rito del mate a salvarci da una quasi certa influenza.

E stavolta tutto fila liscio, anzi la stanchezza lascia il posto all'allegria con una spassosa partita a domino in cucina e poi l'allegra passeggiata nel paesino, con una illuminazione pubblica che garantisce assoluto buio e tra le case di terra, verso l'unico ristorante. Una "pèna", ovvero una locanda, dove si suona e si mangia tutti assieme in un clima rilassato. E anche lo spezzatino di lama diventa una leccornia da alta cucina. Lo spirito del mate tutto disfa e tutto rimette a posto.

Con il passare degli anni, e gli assaggi, il mate ha capito che eravamo amici, lontani, ma fedeli. Ed ha scelto di sopportare i nostri errori. Ma ogni volta che tocchiamo la zucchetta, ora stiamo decisamente più attenti.

Lo spirito del Mate ci controlla, è meglio non dimenticarlo mai.


ma che succede

Venezia si e' scoperta razzista? Il campo Sinti che il Comune di Venezia intende realizzare a Mestre, al posto del vecchio campo aperto da anni nella stessa strada, ma dall'altra parte della circonvallazione è stato osteggiato in questi giorni dalla Lega Nord e dal Pdl. Si spendono soldi per dare case nuove a popolazioni nomadi, quando in città tanti cittadini sono alle prese con il problema della casa . Questa e' la critica.
  Dissentire è lecito ma i toni utilizzati in questa protesta che ha visto impegnati i futuri vicini di casa dei Sinti e i partiti del Pdl contro il progetto che da qualcosa come dieci anni attende di essere realizzato ha portato alla luce un problema che nella nostra città, da sempre a sinistra , se ancora ha un senso usare questo termine, si è cercato di non vedere.
 Tanti non hanno compreso cosa c'era dietro la decisione della giunta Cacciari che ha applicato, tra i pochi Comuni in Italia, le direttive che prevedono di tutelare e favorire l'integrazione dei Sinti, in quanto minoranza etnica. Troppo facile criticare politiche a favore dei cosidetti zingari, termine che comunemente finisce con il far rima con delinquente. Le cose non stanno così. I Sinti sono cittadini italiani, residenti nel nostro Comune. Cittadini come noi a cui va garantito un diritto sancito per legge. Quello di vivere con dignità la loro condizione di comunità, nel rispetto delle loro tradizioni. In campi non melmosi, ma in un bungalow dignitosi.
E' sbagliato tutto questo o la paura del diverso, di ciò che non conosciamo ci spinge a non rispettare le leggi e le decisioni della politica, approvate in passato anche con il voto dell'opposizione che oggi protesta. Poco importa se i manifestanti erano pochi. In realtà c'è chi dal salotto di casa ha approvato la protesta. Ho conosciuto tempo fa un giovane camerunense che mi ha candidamente spiegato di preferire il rigore leghista della città di Treviso all'incoerenza di centrosinistra di Venezia, dove tutti a parole sono tolleranti mentre nei fatti invece ti negano una casa in affitto se sei di colore e il lavoro, beh quello c'è ma in nero, perchè conviene. Integrazione nei fatti, non solo nelle parole, è quella di cui abbiamo bisogno.
Venezia deve capirlo in fretta e rimboccarsi le maniche affinchè il germe del razzismo non abbia facile presa anche a casa nostra. 

domenica 18 maggio 2008

Solitaria

Sono una solitaria ma non vivo affatto in solitudine.
Amo il mondo attorno a me, il cicaleccio tranquillizzante degli amici, l'affetto delle persone che sono la "mia" famiglia, che è sicuramente più estesa di quella biologica.
Ma a volte ho bisogno di un momento in solitaria, di stare sola con me, di pensare solo a volermi bene. Nessuno mi ama più di me stessa.
Sono stata a lungo la peggior giudice della mia condotta ed ora ho deciso, dopo tante sentenze e condanne senza appello, di essere anche il mio miglior avvocato difensore, il medico e la spalla su cui contare nei momenti del bisogno. Non è una sensazione facile da gestire.
Ci sono a volte dei "No" da dire, senza per questo dover motivare che si ha bisogno di stare con una persona decisamente importante, ovvero noi stessi.
Mica tutti lo capirebbero.
E a volte, se lo spieghi, ci si sente non compresi.
Mica tutto si può dire, spiattellare, al prossimo senza sentirsi poi un pochino nudi.
L'ho scoperto anche con le mie poesie.
Che siano belle o brutte non è questo l'importante, in questo momento.
Sono pezzi, brandelli di emozioni e sensazioni della mia vita presente e passata, e la scelta di farli leggere ad alcune persone ha prodotto reazioni decisamente contrastanti.
Gli amici più cari, la "famiglia", ha reagito con affetto e condivisione ma anche stupore.
Alcune persone che invece ritenevo pronte ad entrare a far parte della "famiglia" hanno reagito con assoluto distacco ed indifferenza. Come se avessero letto un qualsiasi banale annuncio su un giornale. E persone lontane, che neanche conosco realmente, hanno invece saputo cogliere dei particolari che mi hanno fatto intuire che avevo trasmesso con quel che scrivevo la sensazione che provavo nell'attimo esatto in cui posavo la penna sul foglio di carta.
E mi sono sentita nuda davanti ad un perfetto estraneo e completamente vestita davanti a chi credevo fosse interessato a conoscere di più di me.

sabato 10 maggio 2008

Incomunicabilità

Non parlare perchè non ho alcuna intenzione di ascoltare

Capita anche di sentirsi dire questo, nella vita. E l'effetto è quello di uno schiaffo
diretto al viso, di quelli che lasciano la pelle dolorante, con un fastidioso
effetto di bruciore che sembra non volersene mai andare.

Perchè senza parole, c'è solo silenzio. Imposto.

lunedì 5 maggio 2008


Questa è un'opera del celebre artista
Banksy.
O siamo capaci di sconfiggere le idee contrarie con la discussione, o dobbiamo lasciarle esprimere. Non è possibile sconfiggere le idee con la forza, perché questo blocca il libero sviluppo dell'intelligenza

Ernesto Che Guevara

sabato 3 maggio 2008


Oggi mi sono imbattuta, controllando il sito delle mamme di Juarez, in questa fotografia.
Non è un film, non è fantasia.
Creative Commons License
hotelushuaia is licensed under a Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 3.0 Unported License.
Based on a work at www.hotelushuaia.blogspot.com. Questo blog non è una testata giornalistica ma uno spazio di libera espressione del pensiero personale