Ci sono persone che entrano nella mia vita, con il passo leggero, e lasciano impronte indelebili.
Ci sono persone che abbraccio e mi imbarazzano da quanto profumano di buono.
Ci sono persone che con una telefonata son capaci di farmi sorridere la pelle.
Ci sono persone che sono come il pane vero, impastato e lasciato riposare e poi cotto in forno.
Ci sono persone che sono fatte di pasta madre.
"È vero, zio Stojil, ho visto una fata che ha trasformato un tizio in fiore." "Meglio così che il contrario," risponde Stojil senza togliere gli occhi dalla scacchiera. "Perché?" "Perché il giorno in cui le fate trasformeranno i fiori in tizi, la campagna diventerà infrequentabile."
Fatacarabina
giovedì 8 aprile 2010
mercoledì 7 aprile 2010
aggiornamento fattucchiero
Ci ho messo così tanto amore nel tikka masala che è venuto fuori il cibo degli Dei.
Sarà stato nel frattempo che pensavo intensamente e aprivo il mio cuore... sarà stato quello che si sa che le spezie approvano queste cose.
Non posto la foto, perché potreste rimanere sconvolti di fronte a tanta bellezza e comunque non hanno ancora inventato il mac che trasferisce odori e sapori e quindi, niente.
Sarà stato nel frattempo che pensavo intensamente e aprivo il mio cuore... sarà stato quello che si sa che le spezie approvano queste cose.
Non posto la foto, perché potreste rimanere sconvolti di fronte a tanta bellezza e comunque non hanno ancora inventato il mac che trasferisce odori e sapori e quindi, niente.
quanto son tristi le fattucchiere...
Oggi va che ho la bocca silenziosa e un pochino di paura dentro, di esser tutta sbagliata, io, e allora quando son così capita che apro il barattolo delle spezie, quelle che porto a casa dai miei giri. Annuso e le assaggio e mi viene voglia di cucinare che è una cosa che occupa il cervello e mica sempre richiede l'uso della parola.
Roba da fattucchiere ne è venuta fuori.
Non pigliate paura, questa è la marinatura per il pollo tikka masala. Dicono che è un piatto che in realtà in India non esiste, se lo son inventato per gli inglesi.
E' un po' come quando pensi di piacere e invece è tutta fuffa del tuo cervello. Ecco, il tikka masala è fuffa. Però di quella buona, e così mi son messa a seguir la ricetta passo passo. Prima la marinatura, il pollo è adesso silente in frigo.
Roba da fattucchiere ne è venuta fuori.
Non pigliate paura, questa è la marinatura per il pollo tikka masala. Dicono che è un piatto che in realtà in India non esiste, se lo son inventato per gli inglesi.
E' un po' come quando pensi di piacere e invece è tutta fuffa del tuo cervello. Ecco, il tikka masala è fuffa. Però di quella buona, e così mi son messa a seguir la ricetta passo passo. Prima la marinatura, il pollo è adesso silente in frigo.
Poi la salsa: io ci ho messo una cipolla e due scalogni, che son più dolci, mezzo peperone verde, il mix di spezie potenti che con il vapore mi son venute su per il naso e mi han fatto ridere. Poi ci ho aggiunto il pomodoro e alla fine...tocco di classe. Niente yogurt ma latte di cocco che vien meglio. De gustibus...si esatto.
Adesso non mi resta che aspettare. Poi cucinerò in forno il pollo e solo alla fine quando sarà cotto lo unirò alla salsa. E sarà un bel matrimonio di gusti. A me, poi, resterà solo da preparare il riso basmati. Stappare il vino e preparar la tavola per gigio e gigia.
Adesso vado a leggermi un libro. O a scriverlo, se son capace.
martedì 6 aprile 2010
Stasera
Stasera dai Pubbari qualcuno ha fatto così tanta cacca nel wc del pubblico, che si è intasato tutto, e siam finiti a discutere di arte moderna e della merda d'autore di Manzoni alla Biennale. E poi dicono che alla gente non frega nulla della cultura.
Sgrunt
Io odio disturbare, ma tanto. E' una cosa che mi manda in bestia.
Io che per lavoro sono abituata a disturbare, quando si tratta di vita vera, quella cosa bella che si chiamano rapporti con gli altri, ecco io odio disturbare. Odio farlo, odio quando mi accorgo inconsapevolmente di farlo. Perché volontariamente io mai...disturbare.
Porcapupazzaladraimpestata.
Io che per lavoro sono abituata a disturbare, quando si tratta di vita vera, quella cosa bella che si chiamano rapporti con gli altri, ecco io odio disturbare. Odio farlo, odio quando mi accorgo inconsapevolmente di farlo. Perché volontariamente io mai...disturbare.
Porcapupazzaladraimpestata.
lunedì 5 aprile 2010
Banalità di Pasquetta
Io, davanti ad un piatto di pasta aglio, olio e peperoncino, mi commuovo.
Mi commuovo allo stesso modo quando guardo un film con una bella storia d'amore.
Niente di melenso, please, no, parlo di quelle storie d'amore, che sembrano fondamentali. E io che di parlar d'amore non son capace, penso che l'amore è come la pasta aglio, olio e peperoncino.
Che quando la fai bene, è fondamentale.
Ci vuole l'aglio, uno spicchio a testa, tagliato a metà. E l'aglio cosa è se non la voglia di sperimentare.
Ci vuole l'olio buono, fatto dal contadino di fiducia. E cosa è se non il rispetto.
Ci vuole il peperoncino più pungente che ci sia e quello, beh, ovvio, è la passione.
E ci vuole la pasta di ottima qualità, non quella roba che ci spacciano per tale al supermercato.
E la pasta è il nostro carattere, la personalità di ciascuno di noi che si scalda nel desiderio.
Fondamentali sono gli ingredienti e pure temperature e tempi per una ottima riuscita.
Qualcuno alla fine ci mette pure della pepazza o del prezzemolo fresco, ma quelli sono solo cose in più, no?
Mi commuovo allo stesso modo quando guardo un film con una bella storia d'amore.
Niente di melenso, please, no, parlo di quelle storie d'amore, che sembrano fondamentali. E io che di parlar d'amore non son capace, penso che l'amore è come la pasta aglio, olio e peperoncino.
Che quando la fai bene, è fondamentale.
Ci vuole l'aglio, uno spicchio a testa, tagliato a metà. E l'aglio cosa è se non la voglia di sperimentare.
Ci vuole l'olio buono, fatto dal contadino di fiducia. E cosa è se non il rispetto.
Ci vuole il peperoncino più pungente che ci sia e quello, beh, ovvio, è la passione.
E ci vuole la pasta di ottima qualità, non quella roba che ci spacciano per tale al supermercato.
E la pasta è il nostro carattere, la personalità di ciascuno di noi che si scalda nel desiderio.
Fondamentali sono gli ingredienti e pure temperature e tempi per una ottima riuscita.
Qualcuno alla fine ci mette pure della pepazza o del prezzemolo fresco, ma quelli sono solo cose in più, no?
sabato 3 aprile 2010
Sabato prima di Pasqua
Tutti in coda, tra sbuffi e discorsi sul numero ridottissimo di casse, due, quelle aperte, alla Coop nel sabato prima di Pasqua. Io con un pacco di farina, che mi servirà chissà quando, e con un pacco di zucchero di canna, che mi serve perché l'ho finito. Al mio fianco mia madre con il suo pacco di spinaci surgelati. Dietro una signora con gli occhi blu e la faccia triste, che c'erano solo due casse aperte nel sabato prima di Pasqua.
Davanti, un ragazzone con il carrellino pieno di roba, e la faccia triste di quello che si accorge che c'erano due casse aperte nel sabato prima di Pasqua. Più avanti dieci persone, dietro altre trenta. Tutti a sbuffare davanti alle due casse aperte.
E poi arriva lei. Cappotto color cammello anni Trenta, i capelli viola, quel viola che secondo me le parrucchiere si divertono a sperimentarlo sulle vecchie. Con la scarpe tipo quelle ciabatte da casa di feltro ( no, non peltro, ma feltro) e l'occhiale da presbite.
Passa accanto alla coda, arriva fino all'imbocco della cassa, indugia un attimo con il carrellino pieno di roba. Guarda con l'occhio da bambi prima dello scannamento il ragazzone e gli si piazza davanti. Il ragazzone indugia, ha la parlata margherina, ma è un buono. Si gira e mi guarda sbalordito. Poi sfiora la spalla della signora. "Scusi ma ci sono 40 persone in coda e lei passa davanti a tutti?".
La signora replica: "Sono nuova, è la prima volta che vengo qui".
"Beh si metta in coda come tutti, signora", replica mia madre.
La vecchia sbuffa, si sposta di lato, mi si mette a fianco. E poi molla l'occhio da bambi, guardandomi. "Beh, vi lascio passare, proprio perché son nuova".
Io scoppio a ridere e la guardo.
Lei mi ricambia lo sguardo, ma si frega, non tiene più l'occhio da bambi. No, c'ha la faccia da faina, e a me esce spontaneo un tono sarcastico.
"Grazie, che buona che è lei".
E la vecchia: "Eh sì, dovreste proprio ringraziarmi, che ho una certa età".
Allora mi son fatta seria. No, perché va ben tutto, ma non mi faccio prendere per il culo, io.
E l'ho fissata di nuovo e lei a guardarmi con la faccetta da faina, speranzosa di passar per bambi per aver la precedenza, rispetto a noi, tristi per le sole due casse aperte nel sabato prima di Pasqua, mi si mette a fianco. Poi si fa sotto, convinta che l'avrei fatta passare, mossa da compassione verso la terza età.
Quando mi è stata vicina vicina, le ho sussurrato: "Te non sei vecchia, sei solo furba. E adesso aspetti".
Sì, ho sussurrato...lo giuro. Solo che hanno riso tutti, compresa la commessa di una delle due casse aperte del sabato prima di Pasqua.
Davanti, un ragazzone con il carrellino pieno di roba, e la faccia triste di quello che si accorge che c'erano due casse aperte nel sabato prima di Pasqua. Più avanti dieci persone, dietro altre trenta. Tutti a sbuffare davanti alle due casse aperte.
E poi arriva lei. Cappotto color cammello anni Trenta, i capelli viola, quel viola che secondo me le parrucchiere si divertono a sperimentarlo sulle vecchie. Con la scarpe tipo quelle ciabatte da casa di feltro ( no, non peltro, ma feltro) e l'occhiale da presbite.
Passa accanto alla coda, arriva fino all'imbocco della cassa, indugia un attimo con il carrellino pieno di roba. Guarda con l'occhio da bambi prima dello scannamento il ragazzone e gli si piazza davanti. Il ragazzone indugia, ha la parlata margherina, ma è un buono. Si gira e mi guarda sbalordito. Poi sfiora la spalla della signora. "Scusi ma ci sono 40 persone in coda e lei passa davanti a tutti?".
La signora replica: "Sono nuova, è la prima volta che vengo qui".
"Beh si metta in coda come tutti, signora", replica mia madre.
La vecchia sbuffa, si sposta di lato, mi si mette a fianco. E poi molla l'occhio da bambi, guardandomi. "Beh, vi lascio passare, proprio perché son nuova".
Io scoppio a ridere e la guardo.
Lei mi ricambia lo sguardo, ma si frega, non tiene più l'occhio da bambi. No, c'ha la faccia da faina, e a me esce spontaneo un tono sarcastico.
"Grazie, che buona che è lei".
E la vecchia: "Eh sì, dovreste proprio ringraziarmi, che ho una certa età".
Allora mi son fatta seria. No, perché va ben tutto, ma non mi faccio prendere per il culo, io.
E l'ho fissata di nuovo e lei a guardarmi con la faccetta da faina, speranzosa di passar per bambi per aver la precedenza, rispetto a noi, tristi per le sole due casse aperte nel sabato prima di Pasqua, mi si mette a fianco. Poi si fa sotto, convinta che l'avrei fatta passare, mossa da compassione verso la terza età.
Quando mi è stata vicina vicina, le ho sussurrato: "Te non sei vecchia, sei solo furba. E adesso aspetti".
Sì, ho sussurrato...lo giuro. Solo che hanno riso tutti, compresa la commessa di una delle due casse aperte del sabato prima di Pasqua.
venerdì 2 aprile 2010
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