Ho sentito su "Un giorno da pecora" dire che domani sono mille giorni di governo B.
Ho sentito sul tg di Raitre che la disoccupazione giovanile in Italia mai ha toccato questi livelli dal 2004 ad oggi, siamo al 29 per cento.
Un ragazzo su tre non trova lavoro.
Facciamogli far cifra tonda, domani, e poi basta...Grazie
"È vero, zio Stojil, ho visto una fata che ha trasformato un tizio in fiore." "Meglio così che il contrario," risponde Stojil senza togliere gli occhi dalla scacchiera. "Perché?" "Perché il giorno in cui le fate trasformeranno i fiori in tizi, la campagna diventerà infrequentabile."
Fatacarabina
Visualizzazione post con etichetta politica. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta politica. Mostra tutti i post
martedì 1 febbraio 2011
giovedì 20 gennaio 2011
Tubo catodico
Guardo il video con cui il B. con un videomessaggio si difende dalle accuse di concussione e rapporti sessuali con una minorenne. E' evidente che usa la televisione come mezzo per raccontare la sua verità, senza il fastidioso contraddittorio a cui sempre si è sottratto. Lo fa anche ora quando i giudici lo chiamano a rapporto. Lo fa usando il mezzo televisivo come una testimonianza davanti all'unica corte che a lui pare in grado di assolverlo, quella dei telespettatori. E allora teniamola spenta la tv e mi sa che lo renderemo un uomo solo. Se spegnessimo tutti quando lui compare sullo schermo, non si sentirebbe così forte.
Perché quest'uomo dimentica un sacco di cose, compreso che non siamo telespettatori ma cittadini.
Perché quest'uomo dimentica un sacco di cose, compreso che non siamo telespettatori ma cittadini.
sabato 6 giugno 2009
La partigiana

Dall'Ansa di oggi: Un dialogo tra il presidente della
Repubblica Giorgio Napolitano e la partigiana Franca Trentin ha
suggellato, davanti a "La Partigiana", per la cerimonia di
riapertura del monumento oggi sulla riva dei Giardini della
Biennale, la visita del presidente alla 53/a Esposizione
internazionale l'Arte di Venezia. "Saluto in Franca Trentin - ha detto Napolitano - tutte le combattenti per la liberta' raccolte qui oggi". La liberta' su
cui poggiano le nostre istituzioni, ha detto il presidente
ricordando il recente 25 aprile "celebrato con ampia
condivisione", deriva da "lunghi mesi di lotta e liberazione"
dei quali "furono protagoniste le donne".
Voglio mandarlo da qui un bacio alle nonne partigiane, molte hanno oggi almeno 90 anni. A Venezia oggi non è stata solo la giornata dello sposalizio del governatore veneto con testimone B. e del voto per le elezioni europee e provinciali.
E' il giorno della restituzione alla città del monumento alla partigiana di Murer e Carlo Scarpa, restaurato per l'apertura della Biennale e che torna ai Giardini di Castello. Un monumento che ricorda le donne che hanno combattuto nella Resistenza per liberarci dall'incubo nazifascista. L'ho visto da piccola la prima volta, con mio padre e mia madre, dopo una manifestazione. Avrò avuto sei anni, credo.
E lì mi sono innamorata delle sculture di Augusto Murer e poi dell'arte e lì ho sentito raccontare la storia di mio nonno, per l'ennesima volta. Non ho mai scritto nulla su mia nonna, invece, che partigiana non è stata.
Elisa è stata la moglie di un partigiano, morto all'indomani della Liberazione. Ha tirato sù da sola i figli, in un paesetto, dove l'unico lavoro decente era raccogliere vermi per la pesca, o andare a fare il muratore.
Per fame aveva dato ad uno dei figli il nome del Duce, ci aveva guadagnato 10 lire.
Ma non lo chiamò mai con quel nome, quel figlio, che tutti chiamano Carlo e che poi è cresciuto da orfano al convitto Biancotto, finanziato dall'Anpi.
Elisa non si è mai lamentata, ha insegnato a nuotare ai figli gettandoli di peso in laguna e aiutandoli ad arrivare a riva con un palo.
Non aveva soldi né cultura, ma sorrideva ai problemi della vita, mi raccontano, e non si è mai lamentata. Tanto che nessuno si era accorto che dalla morte di mio nonno, aveva cominciato ad aver problemi di cuore. Lo hanno capito solo quando è morta.
Ecco dopo giorni di culi e papini, di erezioni ed elezioni, trovo assolutamente consolatorio pensare che sono esistite anche donne di questa pasta.
Ps: quel figlio di nome Benito è mio padre. Non chiamatelo mai con quel nome, rischiate la vita.
martedì 10 febbraio 2009
L'uso delle parole
Le parole in questi giorni, e non lo sento solo perché convivo con questa nausea da italianità, vengono usate come armi di distruzione. Anzitutto dei pensieri e della dignità delle persone che la pensano diversamente. E' terribile l'uso facilone e quindi ancor più odioso, di parole pesanti, che sono condanne senza appello.
Un padre che conduce una battaglia per difendere le scelte della propria figlia, diventa "boia" e "giudice". Illustri giornalisti parlano di una battaglia per i diritti come di una difesa del "diritto alla morte", in netto contrasto con la loro morale, specificano, tutta tesa invece alla tutela del "diritto alla vita".
Chi in questi giorni ha detto no alla strumentalizzazione di questo caso , voluta per obiettivi politici ben diversi, viene additato come "assassino" e finisce irrimediabilmente ad ingrossare le fila di quello che viene oramai considerato, da taluni, come il "partito della morte". Concedere ad una persona il diritto ad una morte che metta fine a sofferenze di decenni è un "omicidio", che va fermato altrimenti si può incappare nel reato di "omissione di soccorso".
E' capitato in Parlamento ma anche in qualche Consiglio comunale, come sui blog di alcuni che hanno espresso la loro volontà di avere una legge sul testamento biologico, di sentir urlare quel "assassini".
Una parola che è una condanna senza appello, non un tentativo di comprensione di una opinione diversa. L'esagerazione nell'uso delle parole è un pericolo che ritorna costantemente in Italia. Ogni volta che si parla di aborto, di cura delle malattie rare con l'utilizzo delle cellule staminali, di coppie di fatto o di scelte sessuali.
L'aborto è un "omicidio", chi non sceglie il matrimonio compie "un attentato" all'istituto della famiglia. Alcune scelte sessuali sono "contro natura". Chi è di sinistra, mettiamoci dentro anche questo esempio, è un "comunista", poi. Termine che si riferisce ad un grande partito italiano ma che oggi, a suon di essere ripetuto con odio, viene visto da molti come un insulto, fortemente negativo.
In un paese che ha fatto dell'amoralità un vanto nazionale, oggi si colpiscono storie personali, convinzioni, scelte a colpi di morale, dividendo la nazione tra chi andrà in Paradiso e chi invece finirà all'inferno.
E le parole sono le armi per questa operazione che ha molto a che fare con il razzismo dilagante nei confronti degli immigrati, con le schedature di barboni, l'obbligo alla delazione anche dei medici.
Si scheda la nostra società. Si separano i buoni dai cattivi. Per capire meglio chi colpire, poi.
Un padre che conduce una battaglia per difendere le scelte della propria figlia, diventa "boia" e "giudice". Illustri giornalisti parlano di una battaglia per i diritti come di una difesa del "diritto alla morte", in netto contrasto con la loro morale, specificano, tutta tesa invece alla tutela del "diritto alla vita".
Chi in questi giorni ha detto no alla strumentalizzazione di questo caso , voluta per obiettivi politici ben diversi, viene additato come "assassino" e finisce irrimediabilmente ad ingrossare le fila di quello che viene oramai considerato, da taluni, come il "partito della morte". Concedere ad una persona il diritto ad una morte che metta fine a sofferenze di decenni è un "omicidio", che va fermato altrimenti si può incappare nel reato di "omissione di soccorso".
E' capitato in Parlamento ma anche in qualche Consiglio comunale, come sui blog di alcuni che hanno espresso la loro volontà di avere una legge sul testamento biologico, di sentir urlare quel "assassini".
Una parola che è una condanna senza appello, non un tentativo di comprensione di una opinione diversa. L'esagerazione nell'uso delle parole è un pericolo che ritorna costantemente in Italia. Ogni volta che si parla di aborto, di cura delle malattie rare con l'utilizzo delle cellule staminali, di coppie di fatto o di scelte sessuali.
L'aborto è un "omicidio", chi non sceglie il matrimonio compie "un attentato" all'istituto della famiglia. Alcune scelte sessuali sono "contro natura". Chi è di sinistra, mettiamoci dentro anche questo esempio, è un "comunista", poi. Termine che si riferisce ad un grande partito italiano ma che oggi, a suon di essere ripetuto con odio, viene visto da molti come un insulto, fortemente negativo.
In un paese che ha fatto dell'amoralità un vanto nazionale, oggi si colpiscono storie personali, convinzioni, scelte a colpi di morale, dividendo la nazione tra chi andrà in Paradiso e chi invece finirà all'inferno.
E le parole sono le armi per questa operazione che ha molto a che fare con il razzismo dilagante nei confronti degli immigrati, con le schedature di barboni, l'obbligo alla delazione anche dei medici.
Si scheda la nostra società. Si separano i buoni dai cattivi. Per capire meglio chi colpire, poi.
venerdì 6 febbraio 2009
Mio nonno
Post del 26 aprile 2008
Mio nonno è un giardino.
Ci passo davanti spesso
Guardo verso di lui e lo saluto.
Col frusciare degli alberi
lui ricambia a volte con vigore,
a volte con un lieve rumore di foglie
Non ho ancora capito bene se
assieme al saluto
arrivi anche un messaggio.
Io la sua voce non l'ho mai sentita
Una granata gli ha impedito
oramai troppi anni fa
di conoscermi, di insegnarmi
a camminare e a giocare.
Ma lui esiste ancora
accanto ad una quercia
che non smette di crescere.
Arturo Chiarin (Mestre 1907 - Silea, Treviso 1945).
Nato a Favaro, visse come pescatore a Favaro, a Burano (Venezia) e a Campalto. Diventò partigiano dal 1943 al 1945, quando morì in un'imboscata dell'esercito tedesco. Nel 1985 fu premiato con la Croce di merito di guerra alla memoria. Gli è stata intitolata una via a Campalto.
Pochi mesi dopo...
Siamo al 6 febbraio 2009
Ripenso a questa poesiola, scritta all'indomani del 25 aprile dopo esser andata a trovare mio nonno in cimitero. Lo faccio da anni perché anche se non l'ho mai conosciuto di persona, io lo amo. Io sono parte di lui. Mio padre, suo figlio, mi ha insegnato a rispettare tutte le idee ma a battermi, fino in fondo, per difendere le mie. E a non aver paura di combattere, se necessario, per difendere una idea. A sei anni mio padre mi aiutava a studiare e mi faceva leggere la Costituzione, spiegandomi che mio nonno era morto per difendere la libertà del suo paese e per consentire a me di vivere in pace, libertà e democrazia. Protetta dalla Costituzione.
Davanti alle parole di queste ore, davanti ai decreti legge razziali, davanti all'obbligo alla delazione, mi rendo conto che adesso sono io che devo proteggerla la Costituzione affinché lei continui a proteggere me.
Mio nonno è un giardino.
Ci passo davanti spesso
Guardo verso di lui e lo saluto.
Col frusciare degli alberi
lui ricambia a volte con vigore,
a volte con un lieve rumore di foglie
Non ho ancora capito bene se
assieme al saluto
arrivi anche un messaggio.
Io la sua voce non l'ho mai sentita
Una granata gli ha impedito
oramai troppi anni fa
di conoscermi, di insegnarmi
a camminare e a giocare.
Ma lui esiste ancora
accanto ad una quercia
che non smette di crescere.
Arturo Chiarin (Mestre 1907 - Silea, Treviso 1945).
Nato a Favaro, visse come pescatore a Favaro, a Burano (Venezia) e a Campalto. Diventò partigiano dal 1943 al 1945, quando morì in un'imboscata dell'esercito tedesco. Nel 1985 fu premiato con la Croce di merito di guerra alla memoria. Gli è stata intitolata una via a Campalto.
Pochi mesi dopo...
Siamo al 6 febbraio 2009
Ripenso a questa poesiola, scritta all'indomani del 25 aprile dopo esser andata a trovare mio nonno in cimitero. Lo faccio da anni perché anche se non l'ho mai conosciuto di persona, io lo amo. Io sono parte di lui. Mio padre, suo figlio, mi ha insegnato a rispettare tutte le idee ma a battermi, fino in fondo, per difendere le mie. E a non aver paura di combattere, se necessario, per difendere una idea. A sei anni mio padre mi aiutava a studiare e mi faceva leggere la Costituzione, spiegandomi che mio nonno era morto per difendere la libertà del suo paese e per consentire a me di vivere in pace, libertà e democrazia. Protetta dalla Costituzione.
Davanti alle parole di queste ore, davanti ai decreti legge razziali, davanti all'obbligo alla delazione, mi rendo conto che adesso sono io che devo proteggerla la Costituzione affinché lei continui a proteggere me.
Iscriviti a:
Post (Atom)

hotelushuaia is licensed under a Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 3.0 Unported License.
Based on a work at www.hotelushuaia.blogspot.com. Questo blog non è una testata giornalistica ma uno spazio di libera espressione del pensiero personale