Fatacarabina

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mercoledì 9 febbraio 2011

Io guardo i cani

Mi è venuto in mente di botto, così, che io quando vedo il gregge delle pecore, che per fortuna ogni anno, ancora adesso, passa per una  campagna qua vicino e io in macchina mentre vado a lavorare, mi capita che lo vedo, finisce che le pecore non le vedo. Passa  il gregge e va nel campo, io passo e mi fermo, scendo dalla macchina e mi metto a guardare. Ma mi è venuto in mente che io alle pecore, che sono tantissime, alla fine riservo solo una occhiata da sinistra a destra,  sempre da lì parto, per vedere quante sono e poi vado in cerca, con l'occhio, del cane. Ne ho visto di bianchi, di marroni, di neri. Qualche pastore tedesco, due pastori forse alsaziani, ricordo. Ecco io i cani, dentro al gregge, me li ricordo tutti. Per non parlar dell'asino. Se  c'è.

sabato 22 gennaio 2011

Gentilezze

C'è bisogno di gentilezza nell'aria.
Anche di questo c'è bisogno, in questi tempi bui. Ieri involontariamente ho stupito i miei amici, che son persone comunque gentili loro ma vivono pure loro questi tempi duri, come me.
Siamo usciti dal buso, dove avevamo pranzato in allegria, e siamo andati alla vicina pasticceria della piazza per il caffè e un piccolo dolcetto, che anche quello è un gesto gentile a ben pensarci. Io mi sono accesa una sigaretta e ovviamente nei quattro passi quattro che dividono il buso dal pasticcere stiloso, quella era ancora praticamente integra. E per entrare, ovviamente, dovevo spegnerla. Allora ho visto che poco più in là c'era il Mario, sotto il porticato, con la sua barba lunga e lo sguardo che vaga dove vuole solo lui. E' sempre lì il Mario, se ha voglia chiede soldi, altrimenti sta lì e pensa alle cose sue. E allora sono andata da lui e gli ho dato la sigaretta accesa. Perché la finisse lui, che so che gli piace fumare e ogni  tanto non chiede l'elemosina, ma una sigaretta. E infatti aveva voglia di fumare.
L'ho salutato e son tornata in pasticceria e i miei amici erano usciti sul porticato per vedere dove ero sparita. E li ho visti che si sono un attimo stupiti.
Poi ieri sera  ho passato buona parte della fine della serata a discutere con un signore bengalese, venditore di rose, di paternità, lavoro che non c'è e di letti affittati a 125 euro al mese. E vedevo altri miei amici, stupiti, osservarmi mentre tentavo un discorso con un signore che mi capiva poco, perché c'è una montagna di differenze culturali, tra me e lui. Poi mi han detto: ma hai tempo da perdere? Tanto non cambia mica nulla...
Dal signore bengalese non ho comperato manco una rosa ma lui me l'ha regalata, anche se non la volevo. Perché avevo già una bella rosa rossa tra le mani, un gesto d'amicizia bello e spontaneo.
Ma lui è stato gentile, uguale.
E io ho pensato che siamo davvero dentro tempi bui, se perfino una cosa semplice come la gentilezza stupisce quando arriva. E invece, lei, la gentilezza, dovremmo praticarla a piene mani, senza problemi, senza manco il patema dell'attendere un grazie dopo.

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