"È vero, zio Stojil, ho visto una fata che ha trasformato un tizio in fiore." "Meglio così che il contrario," risponde Stojil senza togliere gli occhi dalla scacchiera. "Perché?" "Perché il giorno in cui le fate trasformeranno i fiori in tizi, la campagna diventerà infrequentabile."
Fatacarabina
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mercoledì 30 marzo 2011
giovedì 3 febbraio 2011
Palla a spicchi
Oramai sono più di quattro mesi che ogni mercoledì sera, io prendo e vado a giocare a basket. Ci si allena, poi si fa una partitella o un tre contro tre o un due contro due o un uno contro uno. Si gioca. Corsa, stretching, entrate, palleggi sempre, occhio al passi, dai e vai, passa qua, difendi, entra, occhio alla sfonda. Insomma si gioca. Tra donne, che di anni ne hanno dai 40 in sù. Beh certo si suda, si corre, si cade. Io ho già rischiato di lasciarci un ginocchio e un incisivo. L'occhiale si è imberlato sotto canestro. Capita.
Ma vi posso assicurare che non ho mai sudato e riso così tanto come in questi mercoledì sera in palestra.
Ma vi posso assicurare che non ho mai sudato e riso così tanto come in questi mercoledì sera in palestra.
Ce lo siamo anche dette ieri sera, durante il tre contro tre, che ridiamo un sacco. La Lella ha dato la giusta spiegazione: è notorio che fa benissimo per gli addominali. Non serve dire altro...
Ah: abbiamo deciso il colore delle maglie, viola giallo se si può o bianco e rosso.
E pure il nome: le leone.
giovedì 14 ottobre 2010
Respirare
Ieri sera a basket, all'allenamento delle Carampane (sì ci chiamiamo così, ehmbé ?) abbiamo prima fatto lo stretching e abbiamo anche respirato, stese a terra, per scaricare la tensione. Poi via a correre, entrate da sinistra e da destra, passa e vai, corsa per tutto il campo a passaggi e infine la treccia, che io non me la ricordavo più ma mi sono divertita un casino che ho ricordato poi al primo passo e io ridevo. Rido sempre quando gioco a basket.
Poi alla fine ai tiri liberi, erano tutte agitate che tante non si ricordavano più come fare e avevano paura di sbagliare, e mia sorella spiegava il tiro perfetto ma mancava una cosa. E allora l'ho detta io: bisogna respirare prima di tirare. Casso, dopo han fatto tutte canestro. Che roba eh...
Poi alla fine ai tiri liberi, erano tutte agitate che tante non si ricordavano più come fare e avevano paura di sbagliare, e mia sorella spiegava il tiro perfetto ma mancava una cosa. E allora l'ho detta io: bisogna respirare prima di tirare. Casso, dopo han fatto tutte canestro. Che roba eh...
giovedì 24 giugno 2010
Ciuff
Allora, te sei lì, sistemi i piedi bene che la riga bianca della lunetta, non la devi oltrepassare. Devi stare con i piedi dietro la riga bianca, devi tenere le gambe larghe ma non troppo. Palleggi, poi ti posizioni per il tiro e...respiri. Se non respiri, non puoi fare un buon tiro libero. E' fondamentale la posizione dei piedi, quella della mano, ma senza il respiro, quello profondo e rilassato, stai sicuro che sbagli. Deve essere un respiro senza paura, senza fatica, senza tensione. E' un momento tutto tuo; sei in pantaloncini e sudata, a fissare il canestro e per far centro devi, non puoi non farlo, respirare.
Come per vivere.
Come per vivere.
sabato 15 agosto 2009
Son anni che non lo vedo più
Oggi mi sono svegliata con la voglia di andar a giocare a basket. Io ci ho giocato per anni, dicono che i miei muscoli son stati formati lì, dall'infanzia ai diciott'anni, sul palquet in quindici anni di gioco. E' bello il basket, è uno sport di gruppo e c'è contatto fisico. E a me il contatto fisico piace.
Io prima giocavo pivot, poi mi passarono ala. Tiravo benissimo da tre ma soprattutto ero addetta allo sfracassamento. Degli arti altrui. Mi usavano come macchina da sfondamento, gli allenatori. A me sarebbe piaciuto far le evoluzioni alla Michael Jordan e invece mi tenevano sotto canestro a tirar saccagnoni a destra e a manca per un rimbalzo. Mi appiopparono quel ruolo da piccola, avevo 5 anni, andavo al minibasket. Durante una partita feci contesa di palla con una bimbetta con trecce e occhiali che era la metà di me. Io semplicemente tirai la palla verso di me e poi vidi volare l'avversaria sul parquet. Poi in campo entrò sua madre urlante a soccorrer la piccolina...E mi gridò che ero una assassina. Per fortuna c'era mia mamma, che entrò pure lei in campo per difendermi dal linciaggio...Ma tanto bastò ad appiopparmi quella nomea.
Per allenarmi mi mandavano anche a giocare con i maschi. Lì le prendevo, eh, o finivo irrimediabilmente sotto la doccia vestita, come punizione per i miei trucchetti. Tipo la mossa del gatto: afferri senza farti notare la pelle dell'avversario all'attaccatura tra collo e schiena e vedi come la molla la palla...
Insomma, la verità è questa.
Io che non sono affatto cattiva, che non darei uno schiaffo se non ne andasse della mia incolumità o non fossi incazzata come una bestia, ero nelle squadre in cui giocavo quella che menava di più. Soprattutto per il fatto che se mi toccavano, a me, non mi facevano di solito male. Dicevano...e invece a me basta una pressione eccessiva sulla pelle e mi riempio di ematomi, figuriamoci. La mia adolescenza era tutta un ematoma e chi non sapeva, temeva che a casa mi picchiassero...capita anche adesso, che non gioco più perché ho un ginocchio mal messo e non mi voglio operare. Perché io son distratta e sbatto sulle cose e poi il giorno dopo mi risveglio con la pelle blu...
Capita anche se qualcuno stringe troppo forte, divento blu. Ma continuan tutti a pensare che sono una roccia. E che meno duro. Lo pensa anche il povero amico arbitro che in una partita finì al pronto soccorso, causa mia, disse. Causa sua, dico io. Marcavo stretta una tipina di Burano che pensò bene di liberarsi di me tirandomi un calcio in mezzo alle gambe. Io le caddi addosso, lui, l'arbitro, fischiò contro di me lo sfondamento. Io caddi a terra dolorante, con la palla in mano, che la palla non la devi mollare mai, lo guardai e gliela tirai. Volevo che la prendesse lui...ma sarà stato il male più che l'incazzatura per il fallo ( il quinto, eh) fischiatomi contro erroneamente, io quella palla gliela tirai con la mano sinistra, quella che quando lancia fa male assai, e lui prese la palla diritta tra naso e bocca e cadde all'indietro battendo la testa...Lui pensa ancora che sia colpa mia. Sono anni che non lo vedo più, ma dopo quella partita quando mi incrociava per strada mi salutava sempre ma andava diritto sul lato opposto del marciapiede.
E io ricambiavo e sorridevo...tanto sapevo che se avevo la palla in mano, anche se era dall'altra parte della strada, lo centravo di sicuro... Ma mi spiace che pensi che io ero una che faceva male...
Io prima giocavo pivot, poi mi passarono ala. Tiravo benissimo da tre ma soprattutto ero addetta allo sfracassamento. Degli arti altrui. Mi usavano come macchina da sfondamento, gli allenatori. A me sarebbe piaciuto far le evoluzioni alla Michael Jordan e invece mi tenevano sotto canestro a tirar saccagnoni a destra e a manca per un rimbalzo. Mi appiopparono quel ruolo da piccola, avevo 5 anni, andavo al minibasket. Durante una partita feci contesa di palla con una bimbetta con trecce e occhiali che era la metà di me. Io semplicemente tirai la palla verso di me e poi vidi volare l'avversaria sul parquet. Poi in campo entrò sua madre urlante a soccorrer la piccolina...E mi gridò che ero una assassina. Per fortuna c'era mia mamma, che entrò pure lei in campo per difendermi dal linciaggio...Ma tanto bastò ad appiopparmi quella nomea.
Per allenarmi mi mandavano anche a giocare con i maschi. Lì le prendevo, eh, o finivo irrimediabilmente sotto la doccia vestita, come punizione per i miei trucchetti. Tipo la mossa del gatto: afferri senza farti notare la pelle dell'avversario all'attaccatura tra collo e schiena e vedi come la molla la palla...
Insomma, la verità è questa.
Io che non sono affatto cattiva, che non darei uno schiaffo se non ne andasse della mia incolumità o non fossi incazzata come una bestia, ero nelle squadre in cui giocavo quella che menava di più. Soprattutto per il fatto che se mi toccavano, a me, non mi facevano di solito male. Dicevano...e invece a me basta una pressione eccessiva sulla pelle e mi riempio di ematomi, figuriamoci. La mia adolescenza era tutta un ematoma e chi non sapeva, temeva che a casa mi picchiassero...capita anche adesso, che non gioco più perché ho un ginocchio mal messo e non mi voglio operare. Perché io son distratta e sbatto sulle cose e poi il giorno dopo mi risveglio con la pelle blu...
Capita anche se qualcuno stringe troppo forte, divento blu. Ma continuan tutti a pensare che sono una roccia. E che meno duro. Lo pensa anche il povero amico arbitro che in una partita finì al pronto soccorso, causa mia, disse. Causa sua, dico io. Marcavo stretta una tipina di Burano che pensò bene di liberarsi di me tirandomi un calcio in mezzo alle gambe. Io le caddi addosso, lui, l'arbitro, fischiò contro di me lo sfondamento. Io caddi a terra dolorante, con la palla in mano, che la palla non la devi mollare mai, lo guardai e gliela tirai. Volevo che la prendesse lui...ma sarà stato il male più che l'incazzatura per il fallo ( il quinto, eh) fischiatomi contro erroneamente, io quella palla gliela tirai con la mano sinistra, quella che quando lancia fa male assai, e lui prese la palla diritta tra naso e bocca e cadde all'indietro battendo la testa...Lui pensa ancora che sia colpa mia. Sono anni che non lo vedo più, ma dopo quella partita quando mi incrociava per strada mi salutava sempre ma andava diritto sul lato opposto del marciapiede.
E io ricambiavo e sorridevo...tanto sapevo che se avevo la palla in mano, anche se era dall'altra parte della strada, lo centravo di sicuro... Ma mi spiace che pensi che io ero una che faceva male...
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