Se non fosse che siamo davvero ad un passo dall'affogare nella cacca nazionale, sarebbe da lasciarlo lì da solo a urlare.
No, perché quello là, quello che sa come si fa un paese normale, e per dirlo non fa che insultare, ecco secondo me lui sa che il paese sta per fare quel passo, ma a lui interessa ora, soltanto, che tutti gli altri gli urlino "Hai ragione tu!!!".
E io a quelli e quelle che pensano solo che devono aver ragione loro e quando discutono (che bello che è il discutere, il confrontarsi) hanno l'unico obiettivo non di fare un passo non verso la cacca, ma verso una sana mediazione che sia di miglioramento collettivo, ma solo di ribadire che hanno ragione loro, io quelli, ecco, li lascerei da soli a urlarlo. Al cielo.
E manco quello li ascolta.
"È vero, zio Stojil, ho visto una fata che ha trasformato un tizio in fiore." "Meglio così che il contrario," risponde Stojil senza togliere gli occhi dalla scacchiera. "Perché?" "Perché il giorno in cui le fate trasformeranno i fiori in tizi, la campagna diventerà infrequentabile."
Fatacarabina
sabato 2 marzo 2013
lunedì 25 febbraio 2013
in realtà
in realtà il post precedente comprendeva tutta una parte che ho cancellato, perché sono affari miei.
Comunque questa cosa che mi autocensuro deve finire.
Comunque questa cosa che mi autocensuro deve finire.
Votare è sperare
Ieri mattina, domenica, giorno di riposo, giorno di elezioni.
Mi sono svegliata con una carica che mi diceva "vai, muoviti, vai a votare e esprimi quello che senti, dillo cosa senti".
Era un pezzo che non andavo a votare con tanta soddisfazione. Al seggio ho trovato i vicini di casa, anche loro mi hanno detto che sentivano una emozione dentro, e la stessa cosa mi han detto alcuni amici, incrociati per caso, all'ingresso della scuola. Abitiamo vicini ma non lo sapevamo, scambio di sorrisi, complimenti inattesi a me, io ho sorriso. Sono andata avanti tutto il giorno a sorridere. Anche se poi in una discussione sul voto ai grillini mi sono arrivate addosso le parole di Gaber, durissime verso il mio lavoro, e un pochetto mi sono risentita. Perché è facile darci addosso a noi, è facilissimo, ed è pure facilissimo disquisire di come fare o non fare il mio lavoro senza mai porsi il problema di averlo mai provato, ma questo è un altro discorso e quindi tralascio perché è inutile mi sa spiegare meccanismi di quel tipo. Sono andata da mia madre, che non sta bene, e seppure lei ha dolori ovunque anche lei è andata a votare col sorriso.
Insomma ieri si è sorriso tanto a casa mia, anche il cane sorrideva più del solito.
Le preoccupazioni di domani e dei prossimi anni non sono mica svanite, la crisi mica scompare, i soldi mica si raddoppiano ma votare è sempre un bel momento, ci si sente liberi di dire come la si pensa.
Ci si sente liberi di sperare che, dai, sarà diverso.
Mi sono svegliata con una carica che mi diceva "vai, muoviti, vai a votare e esprimi quello che senti, dillo cosa senti".
Era un pezzo che non andavo a votare con tanta soddisfazione. Al seggio ho trovato i vicini di casa, anche loro mi hanno detto che sentivano una emozione dentro, e la stessa cosa mi han detto alcuni amici, incrociati per caso, all'ingresso della scuola. Abitiamo vicini ma non lo sapevamo, scambio di sorrisi, complimenti inattesi a me, io ho sorriso. Sono andata avanti tutto il giorno a sorridere. Anche se poi in una discussione sul voto ai grillini mi sono arrivate addosso le parole di Gaber, durissime verso il mio lavoro, e un pochetto mi sono risentita. Perché è facile darci addosso a noi, è facilissimo, ed è pure facilissimo disquisire di come fare o non fare il mio lavoro senza mai porsi il problema di averlo mai provato, ma questo è un altro discorso e quindi tralascio perché è inutile mi sa spiegare meccanismi di quel tipo. Sono andata da mia madre, che non sta bene, e seppure lei ha dolori ovunque anche lei è andata a votare col sorriso.
Insomma ieri si è sorriso tanto a casa mia, anche il cane sorrideva più del solito.
Le preoccupazioni di domani e dei prossimi anni non sono mica svanite, la crisi mica scompare, i soldi mica si raddoppiano ma votare è sempre un bel momento, ci si sente liberi di dire come la si pensa.
Ci si sente liberi di sperare che, dai, sarà diverso.
domenica 24 febbraio 2013
sabato 23 febbraio 2013
domenica 17 febbraio 2013
sabato 16 febbraio 2013
Canto che mi è passata
Io non ho mai amato il karaoke, andare nei locali e cantare davanti alla gente, cantare le canzoni melodiche studiate a casa per mesi.
No, io amo cantare così, come mi sento.
Non sono brava, ho solo il senso di capire che quando una canzone mi piace io il senso del canto lo riconosco e la canto quella canzone, magari ridendo, magari biascicando in un orrendo inglese, ma ci provo, mi butto, me ne frego, canto e son contenta.
Mi butto e canto.
Io ho un amico con una casa che è il massimo dell'ospitalità perché ha la stanza per cantare, col seggiolino e due microfoni e nessuno fuori sente e tu fai quel che vuoi. Con gli amici da lui cantiamo un sacco e fa bene. Si esce afoni ma leggeri.
Poi ho un amico con l'animo da crooner e col pianoforte e quando con lui ho cantato, e chissenefrega di accordi e parole sbagliate, è stato un gran cantare. Vorrei tornare a cantare con lui, ne sento il bisogno.
Poi ho un amico che suona la tromba a modo suo e con lui abbiamo fatto un sacco di cori, anche l'inno dell'Urss, che è diventato il canto amicale come "Nero nero", che ne ho scritto altrove, che sa di seppie in nero e di cheba (galera), concetti molto veneziani.
(Cercate bruttochef su google e ci arrivate al testo e al nesso con le seppie, e se ci arrivate a me fa piacere che sento il coro in lontananza e se volete ve lo registro, prima o poi, tanto "Nero nero" si canta sempre).
Ho cantato anche per amore, nell'ultimo anno tantissimo, blues e Dalla, Dalla e Pink Floyd, gli acuti della Motown che nessuno sentirà mai che fanno schifo all'arcobaleno, ma io ho cantato. Anche Anthony ho cantato, vergognandomi di metter la mia voce vicino a tanta meraviglia.
Canto quando sono stanca, canticchio sarebbe meglio dire.
Mi chiedono se ho paura a dire certe cose di me e io ho paura sempre, ho paura specie da quando ho capito che sono una fata ignorante e a me l'ignoranza ha impaurito sempre più della bruttezza.
Io ignoro, io non so dimenticare.
Vengo invece facilmente dimenticata.
Strano, stavolta avrei detto di no.
Meglio dire avevo sperato.
Ma io ignoro.
E quindi canto.
Canto che mi è passata.
No, io amo cantare così, come mi sento.
Non sono brava, ho solo il senso di capire che quando una canzone mi piace io il senso del canto lo riconosco e la canto quella canzone, magari ridendo, magari biascicando in un orrendo inglese, ma ci provo, mi butto, me ne frego, canto e son contenta.
Mi butto e canto.
Io ho un amico con una casa che è il massimo dell'ospitalità perché ha la stanza per cantare, col seggiolino e due microfoni e nessuno fuori sente e tu fai quel che vuoi. Con gli amici da lui cantiamo un sacco e fa bene. Si esce afoni ma leggeri.
Poi ho un amico con l'animo da crooner e col pianoforte e quando con lui ho cantato, e chissenefrega di accordi e parole sbagliate, è stato un gran cantare. Vorrei tornare a cantare con lui, ne sento il bisogno.
Poi ho un amico che suona la tromba a modo suo e con lui abbiamo fatto un sacco di cori, anche l'inno dell'Urss, che è diventato il canto amicale come "Nero nero", che ne ho scritto altrove, che sa di seppie in nero e di cheba (galera), concetti molto veneziani.
(Cercate bruttochef su google e ci arrivate al testo e al nesso con le seppie, e se ci arrivate a me fa piacere che sento il coro in lontananza e se volete ve lo registro, prima o poi, tanto "Nero nero" si canta sempre).
Ho cantato anche per amore, nell'ultimo anno tantissimo, blues e Dalla, Dalla e Pink Floyd, gli acuti della Motown che nessuno sentirà mai che fanno schifo all'arcobaleno, ma io ho cantato. Anche Anthony ho cantato, vergognandomi di metter la mia voce vicino a tanta meraviglia.
Canto quando sono stanca, canticchio sarebbe meglio dire.
Mi chiedono se ho paura a dire certe cose di me e io ho paura sempre, ho paura specie da quando ho capito che sono una fata ignorante e a me l'ignoranza ha impaurito sempre più della bruttezza.
Io ignoro, io non so dimenticare.
Vengo invece facilmente dimenticata.
Strano, stavolta avrei detto di no.
Meglio dire avevo sperato.
Ma io ignoro.
E quindi canto.
Canto che mi è passata.
venerdì 15 febbraio 2013
Quel momento
C'è un momento mentre lavoro, di solito di pomeriggio, quando smetto di telefonare e discutere e insomma mi ritrovo impegnata solo a raggruppare i pensieri e a scrivere e comincio a picchiettare sulla tastiera e poi mi accorgo che non sono solo io, che siamo tutti là a picchiettare, ognuno con il suo ritmo e modo di essere, (che c'è un modo di essere pure nel battere i tasti), ecco in quel momento lì io adoro davvero il mio lavoro.
E mi manca un sacco il rumore delle vecchie macchine da scrivere.
Perché non hanno inventato una tastiera che lo riproduce quel rumore lì, gioioso?
giovedì 14 febbraio 2013
Balla, ballerino
Oggi si balla con www.onebillionrising.org.
In tutto il mondo, anche a Venezia.
Per dire basta alla violenza contro le donne.
Oggi che è la festa dei cioccolatini, la celebrazione del rito collettivo dell'amore, che sa di plastica.
E non lo dico perché io sono tra quelli che non lo festeggiano.
L'evidenza c'è tutta dopo anni passati a dire che un giorno d'amore di plastica non è romanticismo.
Questa è solo l'ennesima festa creata per farci consumare, è la festa dei fioristi, dei cioccolatieri, delle profumerie, dei gioiellieri. Non è la festa di chi ama, degli amanti.
Amante, colui che ama, è un moto a dare.
Agire spesso complesso, faticoso, a volte anche solitario.
Nel giorno del rito di plastica come non scordare che abbiamo passato mesi e mesi a dire che non esistono delitti passionali ma solo violenza, che l'uccidere per amore è una copertura all'incapacità di accettare un no, di mediare, di non sfogare sugli altri le proprie frustrazioni.
E allora è giusto ballare, oggi.
In tutto il mondo, anche a Venezia.
Per dire basta alla violenza contro le donne.
Oggi che è la festa dei cioccolatini, la celebrazione del rito collettivo dell'amore, che sa di plastica.
E non lo dico perché io sono tra quelli che non lo festeggiano.
L'evidenza c'è tutta dopo anni passati a dire che un giorno d'amore di plastica non è romanticismo.
Questa è solo l'ennesima festa creata per farci consumare, è la festa dei fioristi, dei cioccolatieri, delle profumerie, dei gioiellieri. Non è la festa di chi ama, degli amanti.
Amante, colui che ama, è un moto a dare.
Agire spesso complesso, faticoso, a volte anche solitario.
Nel giorno del rito di plastica come non scordare che abbiamo passato mesi e mesi a dire che non esistono delitti passionali ma solo violenza, che l'uccidere per amore è una copertura all'incapacità di accettare un no, di mediare, di non sfogare sugli altri le proprie frustrazioni.
E allora è giusto ballare, oggi.
mercoledì 13 febbraio 2013
Tu dove sei?
Tu dove sei? - Voi siete qui - Openpolis
test per gli indecisi, quelli che non hanno le idee chiare. Openpolis fa un gran bel lavoro.
Ciao
test per gli indecisi, quelli che non hanno le idee chiare. Openpolis fa un gran bel lavoro.
Ciao
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