Fatacarabina

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martedì 18 agosto 2009

Il tempo di una sigaretta

Quando voglio fumare, vado in strada, fuori dalla porta del mio ufficio. Me ne sto sul marciapiede, sempre che non arrivi qualche ciclista a investirmi, come è già successo, in quel caso passo sul marciapiede dirimpetto. E fumo e mi guardo attorno.
Beh, poco fa, nell'ordine sono passati:
- un ventenne mestrino ( riconoscibile dall'uso diabolico della r arrotata) che discuteva del numero delle scarpe, il 42, con un ragazzetto cinese che gli arrivava come altezza sotto l'ascella.
- Due signore a passeggio con i figli, una africana e l'altra veneziana, e che discutevano animatamente di cucina, nello specifico della preparazione del risotto ( con questo caldo?).
-Una bella ragazza etiope ( o almeno nordafricana) che parlava con l'amica al cellulare dandosi appuntamento in piazza, in un italiano migliore di tanti che sento io blaterare in giro.

Me ne sono rientrata in ufficio, tirando un bel sospiro di sollievo. Qui le ronde proprio non servono a nessuno, anzi a noi, in questa città, ci basta la ronda del piacere, per dirla tutta.

sabato 8 agosto 2009

Palloni

Nella mia città c'è un grande centro culturale ed un bar che serve i visitatori del centro. Entrambi guardano su una piazzetta, dove la gente passa solo di fretta, perché dicono ci sono i drogati e la gente c'ha paura.
Ieri sera sono andata al bar del centro culturale, lo gestiscono due amiche. Mi son seduta ai tavolini che guardano verso la piazza con gli amici miei e c'era movimento. Ho pensato, saran i soliti drogoni, c'era anche un ragazzetto con le dred e i bonghi.

Poi ho sentito delle risate e li ho visti: sei bambinetti sono spuntati dal lato sinistro della piazza, correndo. Rincorrevano un pallone, ridendo tutto tempo. In piazza c'erano solo loro.
Ad un certo punto, qualcuno ha colpito la palla troppo forte e quella è rotolata fin sotto il mio tavolino. E i bimbetti urlando son venuti a reclamare la palla: erano tutti indiani, con gli occhi blu notte e tutti bellissimi. Cioè arruffati, sudati ma belli come solo i bambini contenti sanno essere. Li ho rivisti anche dopo, quando urlando di gioia per la vittoria della squadra dei piccoli contro i più grandi, sono entrati nel bar a chiedere un bicchier d'acqua. Con tanto ghiaccio.
Erano oramai quasi le nove di sera. Siamo andati via dal bar tutti assieme, loro verso casa, noi verso le nostre cose. Sorridendoci a vicenda.
Drogoni, io, ieri, non ne ho visti.
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