A me capita, ancora. Di guardare una faccia, studiarla senza farmi troppo notare, seguirne le curve del naso e del viso, guardare le mani, cosa fanno, come lo fanno. Seguire l'andamento di una voce, di un piede che cammina. Sentirmi senza niente e starci benissimo.
Assaggiare, annusare.
Pensare all'improvviso: "fammi bene". E scoppiare a ridere, felice.
"È vero, zio Stojil, ho visto una fata che ha trasformato un tizio in fiore." "Meglio così che il contrario," risponde Stojil senza togliere gli occhi dalla scacchiera. "Perché?" "Perché il giorno in cui le fate trasformeranno i fiori in tizi, la campagna diventerà infrequentabile."
Fatacarabina
martedì 13 settembre 2011
domenica 11 settembre 2011
11 Sept 1973
Ci sono tanti 11 settembre da non dimenticare.
http://it.wikipedia.org/wiki/Golpe_cileno_del_1973
giovedì 8 settembre 2011
1986
Io nel 1986 ero al liceo, brufolosa e bruttina, tutta basket e musica e sax e pianti per il latino. Loro erano al Montreux Jazz Festival.
mercoledì 7 settembre 2011
lunedì 5 settembre 2011
Nero nero
Così, cercando una cosa, ho trovato in internet il testo di una vecchia canzone popolare che cantavamo in autobus quando si andava a far festa in val di Non.
NERO NERO
(canzone popolare)
Il primo furto da me compiuto
è stato quello della signora,
co’l pugnale nella gola
quanti schei che ghe gò ciavà.
Cinquecento marenghi d’oro
mescolati ad altri argento,
sono andato a cuor contento
in ostaria a magnare e a ber.
Quando suona la mezzanotte
arrivava la polizia,
circondava l’ostaria
a Santa Maria i me gà portà.
A tradirmi fu un grande amico
che di nome si chiamava Nero,
lo credevo un amico sincero
e invece il vile m’ha rovinà.
O secondino fammi il favore
di prestarmi inchiostro e penna
voglio scrivere alla mia bella
che mi venga a ritrovar.
O Nero Nero dove tu
sei ingannator della vita mia,
tu sei stata una malaspia
che in galera me gà mandà.
Oh Nero Nero…
NERO NERO
(canzone popolare)
Il primo furto da me compiuto
è stato quello della signora,
co’l pugnale nella gola
quanti schei che ghe gò ciavà.
Cinquecento marenghi d’oro
mescolati ad altri argento,
sono andato a cuor contento
in ostaria a magnare e a ber.
Quando suona la mezzanotte
arrivava la polizia,
circondava l’ostaria
a Santa Maria i me gà portà.
A tradirmi fu un grande amico
che di nome si chiamava Nero,
lo credevo un amico sincero
e invece il vile m’ha rovinà.
O secondino fammi il favore
di prestarmi inchiostro e penna
voglio scrivere alla mia bella
che mi venga a ritrovar.
O Nero Nero dove tu
sei ingannator della vita mia,
tu sei stata una malaspia
che in galera me gà mandà.
Oh Nero Nero…
Your Soul and Mine
Ho sentito parlare di lui, Gill Scott Heron, da una delle poche trasmissioni di RadioDue, Moby Dick, che fanno vera informazione musicale. Considerato il padre del rap, era un cantante ma soprattutto un poeta. Heron è morto lo scorso maggio. Nella sua vita ha avuto un bel po' di problemi, come tanti.
Ho cercato in rete questo suo lavoro e quando è arrivato il cd a casa ero tutta curiosa. Beh, ecco, è una delle più belle cose che le mie orecchie hanno sentito ultimamente. C'è un sacco di vita dentro questo lavoro di poesia e hip hop.
Ho cercato in rete questo suo lavoro e quando è arrivato il cd a casa ero tutta curiosa. Beh, ecco, è una delle più belle cose che le mie orecchie hanno sentito ultimamente. C'è un sacco di vita dentro questo lavoro di poesia e hip hop.
domenica 4 settembre 2011
Spallucce
Ho imparato un po' di cose quest'estate.
E me le segno qua, perché è bene ricordarsele.
Anzitutto c'è gente che non fa assolutamente nulla per il proprio bene personale se non stare a criticare quello che gli altri fanno e provano un sottile gusto a sentirsi sempre e comunque migliori se a quegli altri le cose non vanno benissimo. Io oramai davanti a questi esempi di vita morigerata non vado oltre la faccia da "mavacagher". Ho imparato a fare spallucce: affari loro, se non si sporcano mai. Non sapranno, dopo, come pulirsi.
Ho imparato poi che probabilmente mai sono stata depressa e mai lo sarò perché davvero io sono un bicchiere mezzo pieno e mai mezzo vuoto. Mi voglio molto bene per questo. C'entra anche lo scrivere, che è il mio modo di comunicare, evidentemente.
(A proposito è in arrivo una bella novità - vi dirò a tempo debito).
Ho imparato che forse proprio perché sono piena di mediocrità mi salva questa fame, che ho dentro, di migliorare me stessa e la vita che faccio. Ma rispetto al passato, quando vivevo questo stato con ansia, oggi sono diventata più paziente e questo aiuta, cavolo se aiuta. Non penso più che il futuro è là e io devo correre. Il futuro è oggi, e allora faccio spallucce ai pensieri negativi.
Ho imparato anche che ci sono persone che voglio nella mia vita ma non so bene come e allora sto zitta ma non faccio spallucce.
E me le segno qua, perché è bene ricordarsele.
Anzitutto c'è gente che non fa assolutamente nulla per il proprio bene personale se non stare a criticare quello che gli altri fanno e provano un sottile gusto a sentirsi sempre e comunque migliori se a quegli altri le cose non vanno benissimo. Io oramai davanti a questi esempi di vita morigerata non vado oltre la faccia da "mavacagher". Ho imparato a fare spallucce: affari loro, se non si sporcano mai. Non sapranno, dopo, come pulirsi.
Ho imparato poi che probabilmente mai sono stata depressa e mai lo sarò perché davvero io sono un bicchiere mezzo pieno e mai mezzo vuoto. Mi voglio molto bene per questo. C'entra anche lo scrivere, che è il mio modo di comunicare, evidentemente.
(A proposito è in arrivo una bella novità - vi dirò a tempo debito).
Ho imparato che forse proprio perché sono piena di mediocrità mi salva questa fame, che ho dentro, di migliorare me stessa e la vita che faccio. Ma rispetto al passato, quando vivevo questo stato con ansia, oggi sono diventata più paziente e questo aiuta, cavolo se aiuta. Non penso più che il futuro è là e io devo correre. Il futuro è oggi, e allora faccio spallucce ai pensieri negativi.
Ho imparato anche che ci sono persone che voglio nella mia vita ma non so bene come e allora sto zitta ma non faccio spallucce.
sabato 3 settembre 2011
Ciappino
Che poi quando coltivi le amicizie e la conoscenza supera lo stadio iniziale di studio e allora ti rilassi per bene, bisogna ricordarsi di chi si è. Io ecco ieri sera mi ero dimenticata che in testa c'ho un procione selvaggio e nel caldo della pizzeria affollata, lui ha deciso di farmi un caldo sahariano sulla coppa. E ad un certo punto, io che ero con i miei amici e pure bella rilassata, ho dovuto far fronte al fastidio e prendere il ciappino per sollevare i capelli. Tanto, ho pensato, mi vogliono bene uguale anche se non sono perfettina. Solo che avevo dimenticato il procione e lui, sto stronzo, era là che mi ballava sulla testa. Non son cose, proprio.
Iscriviti a:
Post (Atom)
hotelushuaia is licensed under a Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 3.0 Unported License.
Based on a work at www.hotelushuaia.blogspot.com. Questo blog non è una testata giornalistica ma uno spazio di libera espressione del pensiero personale
