Fatacarabina

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lunedì 27 agosto 2012

Tan-tan-taan

Tan-tan-taan.
Odio il suono della sveglia ma devo odiarlo per svegliarmi.
Sembra assurdo ma mi risolve un sacco di problemi.

Io se dormo, profondamente, fatico a svegliarmi. Se sogno, ancora peggio. Se sogno cose belle, tipo fare sporcacessi con uomini bellissimi, siamo al disastro.
Faccio tardi.
Mi serve un rumore odioso, fastidioso, per alzarmi e strapparmi all'onirico divertimento notturno.
Negli anni ho avuto tante sveglie, rimpiango ancora quella vecchia col batacchio enorme, che la caricavi la sera e poi dormivi con il ticchettio in sottofondo che conciliava. 
Poi sono arrivate le radiosveglie, io l'avevo sintonizzata su un canale di classica, e mi sono fatta ronfate epiche con il sottofondo di Mozart e Bach. Mi conciliano il rilassamento.

Poi sono arrivate le suonerie dei cellulari, che sono comode, eviti di avere troppi oggetti sul comodino, che è già occupato dai libri.
I grilli, no, mi fanno tenerezza.
Lo scampanellio della bici, no, che mi spinge a sognare lunghe pedalate.
Il sonar di "Caccia ad ottobre rosso", non si può, è la suoneria ufficiale delle chiamate e non mi piace confondermi.
Le musichette techno semplicemente non le sento.
Sono finita per adottare quel Tan-tan-Taan che parte sommesso e si eleva in un fastidioso crescendo, e dopo cinque minuti, riparte, sommesso, in crescendo.
Una rottura clamorosa.
Mi tocca svegliarmi per porre fine a quel fastidio, una volta aperti gli occhi capisco che è ora di alzarmi e non faccio tardi.
Ringrazio la sveglia ma la odio.
Profondamente.

giovedì 19 aprile 2012

Niente sogni

Stanotte non ho sognato niente, non volevo, volevo solo dormire davvero. Senza un pensiero che fosse uno a girarmi libero per il cervello.
Ogni sogno che arrivava lo scacciavo con la mano, il povero Arturo ha fatto le evoluzioni per schivare la manate, alla fine però abbiamo dormito.
Stamattina c'era la tigre che mi leccava il naso, che ieri l'ho sbattuto forte, e dolorava. E' stata carina.

lunedì 19 settembre 2011

Sto benissimo in Shantung

Io non lo so se è stato il ticchettio sulle persiane o se è stato il cambio di temperatura o che, ma io stanotte  ho rivisto in sogno tutti i baci che ho dato finora. Non so se ricordate gli ultimi tre minuti del "Nuovo Cinema Paradiso", quello di Tornatore, con l'attore che se ne sta in saletta e rivede tutti gli spezzoni tagliati dei film. Ecco, al posto dell'attore c'ero io con un vestito di seta selvaggia verde e mi riguardavo tutti i miei baci, i primi da piccina, poi quelli incasinati dell'adolescenza, quelli incasinati dei vent'anni, quelli incasinatissimi dei trenta e pure gli ultimi incasinati uguale di questi 40 e passa, e li osservavo con attenzione e passavo dalla lacrima alla risata, come facevo da piccola  che prima soffrivo e poi ridevo che comunque non mi ero fatta poi così tanto male.
Sono arrivata alla fine, all'ultimo, e ho sorriso di più forse perché l'ultimo è quello che te lo ricordi meglio che hai ancora tutte le papille gustative sollecitate e loro, le papille, di queste cose tengono memoria e non dimenticano mica mentre magari noi ci conviene di farlo per mille motivi.
Poi mi sono svegliata e c'era la tigre che mi leccava i piedi.
Adesso mi devo comperare un abito di seta verde, che sto benissimo.
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