Odio il suono della sveglia ma devo odiarlo per svegliarmi.
Sembra assurdo ma mi risolve un sacco di problemi.
Io se dormo, profondamente, fatico a svegliarmi. Se sogno, ancora peggio. Se sogno cose belle, tipo fare sporcacessi con uomini bellissimi, siamo al disastro.
Faccio tardi.
Mi serve un rumore odioso, fastidioso, per alzarmi e strapparmi all'onirico divertimento notturno.
Negli anni ho avuto tante sveglie, rimpiango ancora quella vecchia col batacchio enorme, che la caricavi la sera e poi dormivi con il ticchettio in sottofondo che conciliava.
Poi sono arrivate le radiosveglie, io l'avevo sintonizzata su un canale di classica, e mi sono fatta ronfate epiche con il sottofondo di Mozart e Bach. Mi conciliano il rilassamento.
Poi sono arrivate le suonerie dei cellulari, che sono comode, eviti di avere troppi oggetti sul comodino, che è già occupato dai libri.
I grilli, no, mi fanno tenerezza.
Lo scampanellio della bici, no, che mi spinge a sognare lunghe pedalate.
Il sonar di "Caccia ad ottobre rosso", non si può, è la suoneria ufficiale delle chiamate e non mi piace confondermi.
Le musichette techno semplicemente non le sento.
Sono finita per adottare quel Tan-tan-Taan che parte sommesso e si eleva in un fastidioso crescendo, e dopo cinque minuti, riparte, sommesso, in crescendo.
Una rottura clamorosa.
Mi tocca svegliarmi per porre fine a quel fastidio, una volta aperti gli occhi capisco che è ora di alzarmi e non faccio tardi.
Ringrazio la sveglia ma la odio.
Profondamente.