Fatacarabina

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venerdì 27 febbraio 2009

Pietra

La lascio su queste pietre la ragazza paurosa. Le ho preparato la valigia: ci ho messo dentro i respiri trattenuti per i timori, i sensi di colpa.
Ho aggiunti alcuni libri e cd, cosi' di notte non si sente sola ed una coperta in cui avvolgersi per non sentir freddo, tra queste pietre. Una lampada ad olio per uscire di notte a sentir il vento, che a lei piace tanto. Le ho dato un bacio in fronte e me ne sono andata per la mia strada, senza girarmi per non vederla nel buio, tra le pietre, pianger lacrime inutili e urlare solo che lei vuole.

martedì 10 febbraio 2009

L'uso delle parole

Le parole in questi giorni, e non lo sento solo perché convivo con questa nausea da italianità, vengono usate come armi di distruzione. Anzitutto dei pensieri e della dignità delle persone che la pensano diversamente. E' terribile l'uso facilone e quindi ancor più odioso, di parole pesanti, che sono condanne senza appello.
Un padre che conduce una battaglia per difendere le scelte della propria figlia, diventa "boia" e "giudice". Illustri giornalisti parlano di una battaglia per i diritti come di una difesa del "diritto alla morte", in netto contrasto con la loro morale, specificano, tutta tesa invece alla tutela del "diritto alla vita".
Chi in questi giorni ha detto no alla strumentalizzazione di questo caso , voluta per obiettivi politici ben diversi, viene additato come "assassino" e finisce irrimediabilmente ad ingrossare le fila di quello che viene oramai considerato, da taluni, come il "partito della morte". Concedere ad una persona il diritto ad una morte che metta fine a sofferenze di decenni è un "omicidio", che va fermato altrimenti si può incappare nel reato di "omissione di soccorso".
E' capitato in Parlamento ma anche in qualche Consiglio comunale, come sui blog di alcuni che hanno espresso la loro volontà di avere una legge sul testamento biologico, di sentir urlare quel "assassini".
Una parola che è una condanna senza appello, non un tentativo di comprensione di una opinione diversa. L'esagerazione nell'uso delle parole è un pericolo che ritorna costantemente in Italia. Ogni volta che si parla di aborto, di cura delle malattie rare con l'utilizzo delle cellule staminali, di coppie di fatto o di scelte sessuali.
L'aborto è un "omicidio", chi non sceglie il matrimonio compie "un attentato" all'istituto della famiglia. Alcune scelte sessuali sono "contro natura". Chi è di sinistra, mettiamoci dentro anche questo esempio, è un "comunista", poi. Termine che si riferisce ad un grande partito italiano ma che oggi, a suon di essere ripetuto con odio, viene visto da molti come un insulto, fortemente negativo.
In un paese che ha fatto dell'amoralità un vanto nazionale, oggi si colpiscono storie personali, convinzioni, scelte a colpi di morale, dividendo la nazione tra chi andrà in Paradiso e chi invece finirà all'inferno.
E le parole sono le armi per questa operazione che ha molto a che fare con il razzismo dilagante nei confronti degli immigrati, con le schedature di barboni, l'obbligo alla delazione anche dei medici.
Si scheda la nostra società. Si separano i buoni dai cattivi. Per capire meglio chi colpire, poi.
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