Ve l'ho detto che vivo nella città più bella del mondo? Forse sì.
Beh in qualsiasi città normale, non nella più bella del mondo, se vuoi andare in manifestazione e poi raggiungere gli amici a pranzo, che sono mesi che hai organizzato il pranzo, puoi fare tutte e due le cose, con un minimo di organizzazione. Ecco io vivo nella città più bella del mondo, ma dall'altra parte del
ponte, che misura circa 4 chilometri. E per percorrerlo non conviene la macchina che i parcheggi sono pochi e cari e allora dici, mi alzo presto e vado in manifestazione col bus. Ma per esser comodo che poi devi andare al pranzo, porti la macchina il più vicino possibile al ponte, che è l'unica via di accesso. Avessi un barchin andrei per la laguna e il seno della Seppa, ma il barchin è sfondato. E allora via di macchina, caccia al parcheggio e poi attesa del bus, alla fermata prima dell'imbocco del ponte. E visto che c'è la manifestazione siamo in tanti alla fermata, così tanti che i bus che passano, che sono pochi che è domenica, diostraccaganasse, è domenica, arrivano già pieni e si finisce con l'aspettare quasi tre quarti d'ora. E poi mi tocca dirmi: ok è tardi, rischio che non faccio una cosa e manco l'altra. E mesta me ne sono tornata a prendere la puntina lasciata parcheggiata in divieto di sosta, che tanto i parcheggi sono tutti pieni, sia in infrasettimanale che in festivo. Chi ci è arrivato in campo San Barnaba mi dice che è tutto pieno di gente, che non si riesce più ad entrare nel campo. Tanti sono rimasti ad aspettare il bus per fare quattro chilometri di ponte, che visto da qui, dalla parte brutta della città più bella del mondo, ti pare una via crucis. Anche perché di là sono a manifestare e di qua, ti ritrovi a porconare pure le straccaganasse.
Ah, vi ho detto che vivo nella città più bella del mondo?
"È vero, zio Stojil, ho visto una fata che ha trasformato un tizio in fiore." "Meglio così che il contrario," risponde Stojil senza togliere gli occhi dalla scacchiera. "Perché?" "Perché il giorno in cui le fate trasformeranno i fiori in tizi, la campagna diventerà infrequentabile."
Fatacarabina
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domenica 13 febbraio 2011
martedì 6 ottobre 2009
Tocca ferro
Me ne sono andata a passeggiare a Venezia, che era un pochino che non ci andavo, e oggi, con tutta la gnagnera che mi portavo addosso e la sensazione, evidente, di essere solo un grande ormone in movimento, sono salita sul bus e sono andata a passeggiare. A Venezia c'era mia sorella. E sono finita con lei a vedere una mostra di Totem cinesi, quadri coloratissimi dedicati alla cultura cinese, e c'era anche un enorme Buddha sdraiato che bisognava toccare, ha detto la signorina dell'accoglienza, perché porta fortuna. Ma non sulla testa, ha detto. E allora mi sono messa a stringergli la mano, il mio dito stava nell'incavo della sua mano chiusa perfettamente e ci stava tranquillo. Poi c'era una enorme statua di acciaio, con due palle. Una in basso e l'altra in alto, la terra e il sole, mi hanno spiegato, e in mezzo una curva ad S che simboleggia il dragone, me lo ha detto sempre la signorina di prima . E c'erano una serie di palle incastrate sulla S di acciaio, disposte secondo un calcolo numerico che era riportato su un diagramma alla base della statua con al centro il numero 5, e che mi hanno spiegato, è la base da cui hanno inventato il Sudoku ed è pure il diagramma numerico che sta a significare il Dna, ovvero l'origine della vita. E io ero lì a toccare la statua, che sempre la signorina, diceva che emana energia e che quindi fa bene toccarla e che toccandola si sta bene e si è pieni di vitalità nei punti giusti, quelli che migliorano la vita. E toccavo e mi stupivo perché io tutta quella simbologia mica l'avevo capita alla prima toccata, senza la spiegazione.
Poi siamo uscite, e a mia sorella è squillato il cellulare ( il suo squilla, il mio suona).
E ha raccontato della mostra.
"Gavemo tocà bae ma anca fero", ha detto.
Insomma, mezz'ora e non aveva capito niente.
E io invece ho capito tutto!!
Sono tornata a casa come un grande ormone in movimento, ma pieno di energia.
Poi siamo uscite, e a mia sorella è squillato il cellulare ( il suo squilla, il mio suona).
E ha raccontato della mostra.
"Gavemo tocà bae ma anca fero", ha detto.
Insomma, mezz'ora e non aveva capito niente.
E io invece ho capito tutto!!
Sono tornata a casa come un grande ormone in movimento, ma pieno di energia.
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