Fatacarabina

Fatacarabina

giovedì 23 giugno 2011

Mattina




Io in mattine come queste che mi guardo e non mi trovo il dritto e vedo solo un grande scarabocchio ascolto questa canzone. Sarà l'effetto mimico degli schiaffi :D

martedì 21 giugno 2011

Di getto

Io mica son fatta per vivere senza sorrisi, baci, carezze, strette di mano, risate. Io non sono fatta per sentirmi pressata come la carne in scatola, costretta a non fare, creare, dire, anche sbagliare. Non sono fatta per fingere e manco per nascondere ilarità e incazzature. Non sono fatta, ecco.

domenica 19 giugno 2011

La mistrica

Quando hai a che fare con il prossimo tuo, sia uomo, donna, animale o minerale, prima di agire e invadere il suo spazio vitale con la tua presenza, accertati di non fare mai l'effetto del gatto attaccato ai maroni.
Fatti la domanda, datti la risposta. E se è giusta, lascia perdere

mercoledì 15 giugno 2011

Dell'utilità del kimono di due taglie più grandi

Alzi la mano chi non è inciampato in un desiderio univoco...Ecco, vi vedo, siete tanti. Desiderare è una azione fondamentale, ci toglie di dosso tutte le sovrastrutture sceme delle nostre personali armature e ci proietta a correre, epitelio al vento, verso l'ignoto. Non mi soffermo sul tipo di campo, ciascuno ha il suo. Va così, non possiamo farne a meno, è una spinta che si propaga tra pancia e cervello, una specie di stato di bisogno. Abbiamo la necessità di esaudirlo, quel desiderio.
Per cosa? Per sentirci meglio, credo. Per concedere a qualcun altro, non a noi soli, per un pochino almeno, il compito di contribuire a farci stare bene.
Perché siamo unici e cerchiamo sempre qualcuno o qualcosa che riempia i vuoti di cui siamo fatti.

Premi il pause: i vuoti, a volte sono così pesanti e invece, in teoria, il vuoto dovrebbe essere leggero e spesso vorremmo farlo, ma non alleggeriamo niente. Non so come mai, ci penso e non la trovo una risposta così su due piedi. E quindi torno al discorso di partenza. (togli il pause)

Ah mentre scrivo ballo il tip tap con Arturo sul mio umore, e noi due, anche se litighiamo  alla fine ci capiamo, che siamo della stessa stoffa, noi. Solo che ad Arturo il kimono non serve, lui non se ne cura mentre a me, quando capita che inciampo in un desiderio univoco e mi fermo dopo la corsa nel campo, tutta sudata, e mi accorgo che sono sola, e nuda ( perché quando desideri ti mostri e quando ti mostri ti spogli di tutte le armature e resti come  sei), e resto magari con la penna in mano dopo aver desiderato di scrivere su una schiena il romanzo più dolce che potevo pensare di scrivere, beh, allora il kimono serve, per coprirsi. E se è di due taglie in più, causa errato acquisto, tanto meglio.
Serve quello, stoffa lieve, cotone che accarezza. Che l'armatura pesa troppo e i desideri sono ancora lì, che galleggiano tra pancia e cervello e secca vederli costretti. E succede che li guardi galleggiare ed ecco, ti accorgi, che loro sono più leggeri di tanti vuoti. E li trovi belli anche se solitari.
Nell'esser pieni di desiderio, con quei vuoti coperti dalla autoproduzione, beh, vi sfido a sentirvi brutti.

domenica 12 giugno 2011

Io parlo da sola

Io, a volte, mi parlo. Insomma faccio quella cosa che per molti è parlare da soli. Io ho la fortuna che parlo a me, che sono forse la persona che meno mi annoia. Io mi arrabbio con me, perché non concedo più il lusso ad altri di farmi il classico pelo e contropelo, magari a gratis, solo per il piacere di mostrarsi superiori. Non lo concedo perché prima ci ho pensato io, a farlo, senza quel vezzo dell'umiliazione come strumento infimo di elevazione. No, io se mi incazzo con me è con tutto l'affetto dell'interesse.
Io mi coccolo, io mi ascolto.
Io mi lamento con me stessa e quando lo faccio so che non mi sopporto. Ma mi sento parlare e lascio fluire il veleno dell'insoddisfazione, che tanto lo so che sparisce in fretta. Perché lo trovo un motivo, un gesto, un battito di ciglia, un sorriso che mi fa dimenticare tutto.
Io mi incito, io mi piaccio.
Io, quando mi ascolto, scopro cose nuove di me ma soprattutto degli altri, affino i miei gusti e ho persino cominciato ad imparare a pretendere. E ho imparato pure a dire, quello di cui ho bisogno, a volte.
Io mi guardo, io mi sorrido.

mercoledì 1 giugno 2011

In fondo, voglio solo annusarti

Potrebbe essere un bell'inizio di un racconto, questa frase che sono alcuni giorni che mi ronza dentro la testa, perché è l'unica, onesta, spiegazione.
Secondo me c'è un momento incredibile, che ci  prende quando proviamo attrazione. Davanti ad un volto, una stretta di mano, un abbraccio fugace. Ad esser precisi sono solo volti, strette di mano, abbracci. Come tanti ne riceviamo tutti i giorni. Invece, no.
Alcuni sono come una scossa elettrica. Stai lì a ricordarteli e ti dici, da sola: "cavoli, ne vorrei ancora".
Mica lo sai se si ripeteranno, anzi visto che la sfiga, lo sai, ci vede benissimo, c'è un pezzo di cervello che te lo dice che sarà solo un attimo, passeggero e fugace.
E quindi cercare il bis è da idioti.
Ma in quell'attimo c'è anche l'altra parte di cervello che di tutto questo discorso se ne sbatte altamente e mentre te dici che non sta bene, lui è là con le braccia alzate al cielo come il giocatore di basket dopo l'assist perfetto, che si fa la ola da solo e sculetta pure, di soddisfazione e se ne esce con quel: "scusa, ho voglia di annusarti", la verità.
(chi scopre la citazione, è bravo)
Non credo ne servano altre di spiegazioni. Che è un attimo, tutto e niente, assieme.
 E' un grande punto interrogativo che può schiantarsi sulla prima porta a disposizione o sfrecciare in alto come un gabbiano che ha sentito l'odore di salso.
Peccato non si possa usare, quella frase nelle normali conversazioni con chi ci piace.
Pensateci bene: è francamente impensabile prepararsi a pronunciare una frase del genere e aspettarsi un "Wow, eccoti la spalla. Annusa quanto vuoi".
No, piuttosto il destinatario o la destinataria della preziosa richiesta rimarrebbe là, per un attimo interdetta, a chiedersi:"Ma se ho fatto la doccia due ore fa, puzzo?".
L'odore, specie quello dell'umanità, fa paura.
E sono convinta che ci sono donne che preferirebbero un pazzo sconosciuto che si presenta, manco invitato, con l'anello di fidanzamento nel taschino, piuttosto di un tipo che le fissa e le dice " ti va, se ti annuso un pochino?".
E ci sono uomini che sul telefonino comporrebbero subito il numero del 118, richiedendo un T.S.O. immediato di fronte ad una fanciulla che se ne esce con una simile profferta.
Io, se avessi davvero coraggio, lo direi "Posso annusarti per un poco?".
Una frase sola, sintesi ottimale del "ti  voglio scoprire e se ci piacciamo tanto, beh, ti posso far spazio sul lato sinistro del letto".
Poi, comunque, se sei sano, te lo devi anche ribadire che la scoperta prescinde dall'idea che ti sei fatto.
Perché, mettiamocelo in testa, quando ti piace qualcuno non credo sia importante quanto assomiglia all'immagine ideale dell'uomo o della donna perfetti che abbiamo in testa, e che, in quanto perfetti, non esistono, punto, ma piuttosto della loro capacità e curiosità di poter pensare che provare vale la pena.
E proprio, partendo dall'odore, le vedremmo quelle minuscole reazioni, che sono la base della chimica dei sentimenti.

domenica 29 maggio 2011

Fatacarabinese

C'ho amici e conoscenti in giro per lo stivale che quando parlo forse, penso, non è che tutto capiscono perché il gergo, scritto e parlato, è spesso una cosa personale e il veneziano ci sguazza. allora mi pare il tempo di pensare ad un piccolo glossario, il Fatacarabinese.

Tasi va: se lo dico, non è per esortare al silenzio, ma è una esclamazione dall'intento consolante.
Esempio: Soggetto A: Non sono più andato in ospedale, eh
F: Tasi va ( con intonazione sul sorridente andante mosso)

Duri i banchi: vecchio detto dei veneziani che andavano per mare, i banchi sono per la cronaca le assi di legno su cui ci si siede in barca per remare. Ovvero in caso di onda ci si tiene lì per non cadere in acqua. Detto oggi utilizzato per darsi forza.

Infrappuìo: Lo diceva la mia nonna, nella terraferma; lo dico anche io. Quando qualcosa si stropiccia, ego compreso, io lo definisco così.

Te verzo come 'na canocia: L'ho usato pochissime volte. E chi l'ha sentito proferire, si narra, prima ha preso paura per la mia evidente incazzatura. Poi è scoppiato a ridere della grossa. La Canocia è la cicala di mare. L'azione descritta è quella della rottura delle piccole chele per cibarsi dell'interno. Il crack è d'obbligo.

'More: non va inteso come frutto del gelso e neanche come riferimento alla caducità della nostra condizione terrena. Significa Amore, si può usare con chiunque per cui si prova affetto senza intenti diversi.

Tatao: Ciao, riservato a pochi e comprensivi amici. Conseguenza dello choc patito alla vista dei Teletubbies

Il procione ti saluta: ovvero la mia parte istintiva sta prendendo il sopravvento; spesso conseguenza di stimolazioni chimiche dette anche oddio c'ho l'ormone ringalluzzito.

Cavite dal semicerchio: togliti dal semicerchio. Ovvero dammi spazio, che stai invadendo la mia area personale.

Me paro (lui o lei): mi sembra di essere lui o lei. Paro da parere, in veneziano sembrare.

Sboronismi: Detto di molti che si danno le arie.

(post in progress - ne metterò altre quando mi vengono in mente)

lunedì 23 maggio 2011

Sbottamenti

Vivere stanca, ho letto da qualche parte. Sono rimasta a bocca aperta. Sicuramente è uno scherzo, mi sono detta, e di certo lo era. Ma quella frase mi ha girato in mezzo ai ricci per un pochino. Vivere stanca, ma vuoi mettere?, mi sono detta da sola. E' una reazione incondizionata la mia quando leggo frasi del genere.
Non ce la posso fare, sbotto.
Come l'umarell davanti al cantiere che sa sempre tutto più dell'operaio specializzato. Rido per il paragone, ma rende e ringrazio l'amico Lele per la suggestione. Un tempo, direi decadi fa,  mi piaceva un sacco un tipo che mi diceva sempre che lui non viveva, ma sopravviveva. Ma quando stava con me viveva, diceva. A me restava il dubbio che uno che sopravvive poi fatica comunque a regalarsi momenti di vita...Vabbè.
Io gli rispondevo sempre: preferisco vivere, piuttosto che sopravvivere. Con te e senza di te.
Perché la prima azione, il vivere, comporta l'essere protagonisti di quello che ci succede. Lo scegliere ma soprattutto affrontare la vita con la giusta predisposizione d'animo. I dispiaceri ci sono, per il resto è meglio praticare la leggerezza. Che non significa non essere pieni.
Ma se vuoi far salire in alto la mongolfiera, butti la zavorra. E' fondamentale.
La seconda, il sopravvivere, presuppone che si resta lì a vedersi scivolare addosso le cose, senza reagire.
E' quel che credo io che non lo so fare. Penso che non ci si prova, si attende gli altri. Non si rischia, non si fa il passo oltre lo steccato, non si butta la zavorra.
Di chi invece pratica l'arte meticolosa della lamentela ho già detto.
Ecco, indiscutibilmente, a me risulta complicato il non reagire. Certo vivere, stanca, ma vuoi mettere la soddisfazione? Il dare, soprattutto. Il poter cambiare e non essere mai uguali a come si pensava di essere fino a pochi giorni prima. Il guardarsi allo specchio e farsi l'occhiolino da soli, perché tutto sommato ci piacciamo così come ci siamo conciati, anche se arruffati,  è un gesto di intesa affascinante.
Io la penso così. Non vuol dire che tutto di me mi piaccia, oggi, anzi sono la persona con cui baruffo con più piacere. Perché c'è quella parte di me che entra in conflitto con l'altra parte di me; quella riflessiva e sensibile se la prende con la barricadera. L'assenza di stimoli, spesso, porta a momenti statici che sembrano non finire mai.
Se si resta vigili, però si riesce a cogliere. La penso così.
Fossimo sempre sorridenti e felici saremmo un branco di ebeti e invece il dubbio va praticato, certo, ma anche un bel attacco di istintività, tutta umori, nervi e sensazioni di pori e di bulbi piliferi che si sollevano, credo valga la pena. Vivere stanca, insomma, ma poi ci si fa un bel bagno e si ricomincia.

( me paro lo splendido e ci sorrido sopra, perché lui in fatto di leggerezza è un professore) :)
Creative Commons License
hotelushuaia is licensed under a Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 3.0 Unported License.
Based on a work at www.hotelushuaia.blogspot.com. Questo blog non è una testata giornalistica ma uno spazio di libera espressione del pensiero personale