E' finita nel modo più inatteso: tutte a far la doccia, correndo da uno spogliatoio all'altro, mescolando le due squadre, per contarsea, raccontarsi. Erano anni che ci non ci si vedeva con alcune. Per la cronaca abbiamo perso.
77 a 45, ma era la prima partita e alcune di noi neanche mai avevano messo piede su un campo prima e giocare la prima partita a 43, 45 anni, e soprattutto averci il fiato, beh insomma, dai, è una soddisfazione comunque. E le avversarie avevano alcune dieci anni di meno e alcune giocano ancora, in divisioni minori. Non per cercar scuse, comunque, che altre avevano la nostra età e si era giocato assieme e contro vent'anni fa. Tipo, una vita fa. E i nomi magari non venivano ma le facce erano tutte riconoscibili, in pantaloncini e maglietta. Ah noi comunque abbiamo fatto anche una porca figura, con la divisa nuova, gialla e blu e pure i numeretti sulla schiena.
E' finita con una grande foto di gruppo e bambini, i figli di..., che scattavano le foto ricordo.
E' finita con tanto sudore e sorrisi, qualche pacca ben assestata e volti stupiti.
"Ma ti, sitto ti? " urlato sotto canestro in attesa di prendere un rimbalzo. " Sì, so mi". *
E ad ogni pausa, giù abbracci.
E' il basket, signori.
* (per i non dotati di dizionario veneziano la traduzione è semplice: "Ma te, sei te?", "Sì sono io").
"È vero, zio Stojil, ho visto una fata che ha trasformato un tizio in fiore." "Meglio così che il contrario," risponde Stojil senza togliere gli occhi dalla scacchiera. "Perché?" "Perché il giorno in cui le fate trasformeranno i fiori in tizi, la campagna diventerà infrequentabile."
Fatacarabina
giovedì 31 marzo 2011
mercoledì 30 marzo 2011
Dicono
Dicono che i blog sono morti e invece a me pare che a tanti è solo passata la voglia di leggere.
domenica 27 marzo 2011
Outfit
:) Siamo precisi :)
sabato 26 marzo 2011
Di api e pietre
In questi giorni ho scritto di cicatrici e assicuro che è vera verità e ci metto pure la testimonianza visiva che chi è bravo la vede, sul palmo, sopra l'attaccatura del polso.
E ho scritto anche di cuori di pietra e pozioni contro l'amore perso. A me l'eliminatore non sta per niente simpatico ma così doveva andare. Mi piace molto, invece, la signora Ersilia.
Mi ricorda quell'ape, se ci penso.
martedì 22 marzo 2011
La mia rete
Io in internet ci sguazzo da poco più di due anni e il mezzo mi permette anche di lavorare e di sapere cose. E in questi giorni che non è facile sorridere pensando al Giappone e alla Libia, che sono proprio fuori da questa finestra davanti alla quale io sto scrivendo, ecco la rete, la mia, che è fatta di persone anzitutto, che spesso poi per strada saluto con un ciao o una stretta di mano, ecco la mia rete mi dice che non è proprio così tutto da buttare, là fuori.
Per tutta la settimana ci sono gli appuntamenti contro il razzismo, un po' qui, un po' lì.
Mercoledì c'è un nuovo reading, il mio racconto non ci sta nella scaletta, va bene lo stesso.
Ci sono soprattutto le due ex dipendenti della libreria Mondadori di Venezia, chiusa nel malumore generale, che sabato a Mestre, di là dal ponte, aprono una loro libreria, di viaggi, e l'hanno chiamata Ulisse. Non so come sarà, se ci entrerò spesso o no, non ho buoni sconto pronti da spendere perché io lo dico ovunque che apre una nuova libreria ed è sempre una occasione di festa. E poi con la primavera i forti ottocenteschi attorno al centro della mia città tornano ad aprire, tutti gestiti da volontari. Gli amici di forte Carpenedo partono con una festa, a forte Marghera riapre con una nuova versione l'osteria dove passare belle serate. E chissenefrega dei musatti.
E poi c'è chi mi dice che ci sono tante cose di cui discutere, dai referendum al nuovo piano di assetto urbanistico alla necessità di un registro comunale dei testamenti biologici.
Ecco, io una rete così proprio la sento come parte della mia vita.
Per tutta la settimana ci sono gli appuntamenti contro il razzismo, un po' qui, un po' lì.
Mercoledì c'è un nuovo reading, il mio racconto non ci sta nella scaletta, va bene lo stesso.
Ci sono soprattutto le due ex dipendenti della libreria Mondadori di Venezia, chiusa nel malumore generale, che sabato a Mestre, di là dal ponte, aprono una loro libreria, di viaggi, e l'hanno chiamata Ulisse. Non so come sarà, se ci entrerò spesso o no, non ho buoni sconto pronti da spendere perché io lo dico ovunque che apre una nuova libreria ed è sempre una occasione di festa. E poi con la primavera i forti ottocenteschi attorno al centro della mia città tornano ad aprire, tutti gestiti da volontari. Gli amici di forte Carpenedo partono con una festa, a forte Marghera riapre con una nuova versione l'osteria dove passare belle serate. E chissenefrega dei musatti.
E poi c'è chi mi dice che ci sono tante cose di cui discutere, dai referendum al nuovo piano di assetto urbanistico alla necessità di un registro comunale dei testamenti biologici.
Ecco, io una rete così proprio la sento come parte della mia vita.
domenica 20 marzo 2011
Non so bene quale sia il nesso, in generale
All'incirca nel periodo in cui cominciai a pensare, da adolescente brufolosa dalla forma della barbabella , che io nella mia vita volevo fare solo una cosa, ovvero la corista dei Pink Floyd, e star lì con loro a spaccarmi l'ugola in giro per il mondo, ecco all'incirca in quel periodo, diciamo alla fine della terza media, quando si doveva scegliere a che scuola superiore andare, e io cinque anni dopo avrei festeggiato la conquistata maturità sulla carta ascoltandoli i Pink Floyd fronte Riva degli Schiavoni, nel più disastroso concerto della storia italiana, forse, moderna diciamo, ecco io all'incirca in quel periodo mi cominciavo allegramente a dar da fare a frequentare adolescenti brufolosi, con la banana in testa. Già allora ero affascinata dagli uomini, chiamarli così era troppo, diciamo i ragazzini. Ci stavo bene con loro, ci giocavo volentieri, facevano un sacco di scherzi e battute e non si tiravano indietro se si trattava di correre in bicicletta. Insomma, mi piacevano. All'incirca in quel periodo, quello della decisione più seria presa in vita mia, prima di prenderle le decisioni serie, io un pomeriggio sono andata a mangiare un gelato con il fratello maggiore di un mio compagno delle medie, che mi invitava sempre.
E io mangiavo il cono sulla panchina, e lui mangiava il cono e poi ha smesso con il cono e ha cominciato con il mio orecchio destro. A me lui non piaceva tanto. Mi stava simpatico, ma aveva tutti dei modi suoi però mi piaceva che mangiava il mio orecchio. E' andata avanti fino al ritorno a scuola. Non mi ha mai chiesto di essere la sua fidanzata, ma mi prendeva, ovunque fossi, mi faceva anche gli agguati a sorpresa e si metteva a leccare il mio orecchio destro, finché non si tranquillizzava e si andava a giocare con gli altri e a correre in bicicletta.
Quando l'ho rivisto un paio d'anni fa, per caso, lui con la moglie, io con un amico, mi ha abbracciato e ha voluto vedere come stava l'orecchio. Gli ho dato il numero di telefono di una tipa che mi stava antipatica.
Ecco, non so bene, collegare il tutto, ma secondo me un nesso c'è , in questa storia.
E io mangiavo il cono sulla panchina, e lui mangiava il cono e poi ha smesso con il cono e ha cominciato con il mio orecchio destro. A me lui non piaceva tanto. Mi stava simpatico, ma aveva tutti dei modi suoi però mi piaceva che mangiava il mio orecchio. E' andata avanti fino al ritorno a scuola. Non mi ha mai chiesto di essere la sua fidanzata, ma mi prendeva, ovunque fossi, mi faceva anche gli agguati a sorpresa e si metteva a leccare il mio orecchio destro, finché non si tranquillizzava e si andava a giocare con gli altri e a correre in bicicletta.
Quando l'ho rivisto un paio d'anni fa, per caso, lui con la moglie, io con un amico, mi ha abbracciato e ha voluto vedere come stava l'orecchio. Gli ho dato il numero di telefono di una tipa che mi stava antipatica.
Ecco, non so bene, collegare il tutto, ma secondo me un nesso c'è , in questa storia.
Incontri quater
Poi ieri sera ho visto una cinquantenne, mia conoscente, con il suo nuovo fidanzato, sessantenne. Belli, decisamente. Sorridenti in mezzo a un sacco di gente che parlava e ascoltava musica e beveva, si divertivano con gli altri ma con il mignolo della mano si cercavano in continuazione. Lui metteva il mignolo nella tasca della maglia di lei o sullo scollo del maglione. Lei infilava il mignolo nel passante dei pantaloni di lui, tutto così. Facevano quel gesto, involontario, secondo me come se fosse la cosa più banale di questo mondo. E quando il mignolo partiva in spedizione, si lanciavano occhiate soddisfatte. "Ecco, ci sei", si dicevano. Ecco, secondo me l'amore è anche quello: guardarsi e dirsela quella frasetta lì, magari solo in testa.
Incontri - tris
Ieri a pranzo, al baretto, vicino al lavoro c'è una signora seduta vicino a me che mangiava e si lamentava in continuazione. "Questo non mi piace" e " non ho spazio per mettere il piatto e mangiar tranquilla" e "che schifo sta cosa" e "la mia birra diventa calda ma non berla tu". E l'amico che era con lei mi guardava, con una faccia che era un misto tra uno scusami e un toglimi sta cosa di dosso, e io avevo un sorriso e uno sguardo di risposta, tra lo stupito e il compassionevole. Lui avrà pensato di starmi simpatico, io invece pensavo che se a 50 anni devo diventare un caglio di donna andato a male, è meglio l'eutanasia. Sempre.
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