Io tante cose le dico di getto, quando mi piace quel che sento e che provo.
Mi viene da dirlo di getto e a ripetizione, ad esempio, se qualcuno mi piace.
Mi piace dire quanto mi piace qualcuno che sto imparando a conoscere e se poi trovo che quel qualcuno è pure capace di stupirmi, ecco allora che le parole stupite mi escono a raffica, come una tarantella pazza, e le pronuncio a ripetizione. Come da bambini quando ti attaccavi alla gonna di mamma urlando: "Giostra, giostra!!!".
E' che io dalla giostra non scenderei mai.
Ma c'è una cosa che fatico a dire ed è il bisogno, quello che ti blocca l'intestino e ti fa sentir freddo alle ossa.
Talvolta, quando incontro qualcuno che Mi piace e che Mi stupisce e che odora di buono, scatta il bisogno. Di tornar sulla giostra e di girare così forte, che il mondo attorno cambia prospettiva.
E io quel bisogno non sono capace di dirlo, veloce e ripetuto, come una tarantella. Finisce che incespico.
"È vero, zio Stojil, ho visto una fata che ha trasformato un tizio in fiore." "Meglio così che il contrario," risponde Stojil senza togliere gli occhi dalla scacchiera. "Perché?" "Perché il giorno in cui le fate trasformeranno i fiori in tizi, la campagna diventerà infrequentabile."
Fatacarabina
venerdì 30 ottobre 2009
Io me la ricordo bene
E' sempre stata lei a chiamarmi, lo faceva ogni tanto. Passavano anche mesi senza sentirla, poi, una sera, suonava il cellulare ed era lei. "Ciao, sono appena uscita dall'ospedale", mi ha detto l'ultima volta. E mi ha raccontato delle botte che aveva preso da un cliente, che l'aveva rapinata. E aveva calcato la mano sulla sua faccia, con una rabbia che mi disse, la lasciò, dolorante e sconvolta. Probabilmente se ne è andata, sono andata un paio di volte a vedere dove lavora di solito e non l'ho più vista. Era bionda, alta, muscolosa, con una quinta di seno a cui mancava solo la parola per essere un essere con vita propria. Portava tacchi alti, gonne al ginocchio strettissime e pellicce vistose, di quelle che a me fan venir la desolazione della vista di un cimitero.
La prima volta che è venuta a trovarmi era preoccupata per una collega. Arrivò in taxi con una amica, lei biondissima, l'altra mora. Due superdonne.
I modi gentili, la voce con la cadenza brasiliana, gli occhiali neri firmati, il completo elegante e quelle pellicce lunghe fino ai piedi. Io le ascoltai, presi appunti, feci quello che dovevo fare. Ma i miei occhi curiosi cadevano sui movimenti gentili delle mani, sui piedi ben calzati e ben posizionati a terra, sulle unghie perfettamente laccate, sul trucco eccessivo e sul pomo di Adamo che andava su e giù e che difficilmente non si poteva non notare, tra donne sedute a chiacchierare. I miei colleghi invece sbavavano dal vetro retrostante e ci scappò qualche commento grossolano a volume zero.
Un paio di giorni dopo quell'incontro mi chiamò e lo fece per anni, poi. Ogni tanto. Chiamava per raccontare degli sviluppi di quella storia, ma anche per raccontare delle colleghe picchiate dagli albanesi o delle risse di strada e di quello strano cliente, che aveva il vizietto di drogarle e di consumare poi per un paio di giorni, a gratis, approfittando del loro torpore indotto. Mi diceva sempre: "Non venire a trovarmi, che la strada fa paura. Se arrivi squilla e io mi faccio trovare più lontano che andiamo a berci un caffè". Di clienti ne aveva tanti, mi raccontava. A bere il caffè non ci sono andata, temevo di metterla nei casini sul posto di lavoro.
Ogni volta la telefonata era uno sfogo, che poi finiva con la sua voce quieta che mi chiedeva "Come stai? Li curi bene i tuoi bei capelli?". E più di qualche volta siamo finite a conversare del più e del meno, come due amiche qualunque. In un posto qualunque. Senza transazioni.
La prima volta che è venuta a trovarmi era preoccupata per una collega. Arrivò in taxi con una amica, lei biondissima, l'altra mora. Due superdonne.
I modi gentili, la voce con la cadenza brasiliana, gli occhiali neri firmati, il completo elegante e quelle pellicce lunghe fino ai piedi. Io le ascoltai, presi appunti, feci quello che dovevo fare. Ma i miei occhi curiosi cadevano sui movimenti gentili delle mani, sui piedi ben calzati e ben posizionati a terra, sulle unghie perfettamente laccate, sul trucco eccessivo e sul pomo di Adamo che andava su e giù e che difficilmente non si poteva non notare, tra donne sedute a chiacchierare. I miei colleghi invece sbavavano dal vetro retrostante e ci scappò qualche commento grossolano a volume zero.
Un paio di giorni dopo quell'incontro mi chiamò e lo fece per anni, poi. Ogni tanto. Chiamava per raccontare degli sviluppi di quella storia, ma anche per raccontare delle colleghe picchiate dagli albanesi o delle risse di strada e di quello strano cliente, che aveva il vizietto di drogarle e di consumare poi per un paio di giorni, a gratis, approfittando del loro torpore indotto. Mi diceva sempre: "Non venire a trovarmi, che la strada fa paura. Se arrivi squilla e io mi faccio trovare più lontano che andiamo a berci un caffè". Di clienti ne aveva tanti, mi raccontava. A bere il caffè non ci sono andata, temevo di metterla nei casini sul posto di lavoro.
Ogni volta la telefonata era uno sfogo, che poi finiva con la sua voce quieta che mi chiedeva "Come stai? Li curi bene i tuoi bei capelli?". E più di qualche volta siamo finite a conversare del più e del meno, come due amiche qualunque. In un posto qualunque. Senza transazioni.
mercoledì 28 ottobre 2009
lunedì 26 ottobre 2009
Peter Parker mi fa una pippa
Fatacarabina esiste davvero, non è una disconnessione mentale, non è manco una scissione della personalità. Fatacarabina nella vita di tutti i giorni, si chiama Mitia. Di cognome fa Chiarin, che in veneziano si dice Ciarin. E l'esser in ciari, in veneziano, significa esser alticci.
La Mitia, ovvero la fata o fatacarabina, fate voi, fa tutti i giorni, spera con onestà, un lavoro. Come tutti.
Nel suo caso, è il giornalismo. Ha cominciato per caso a 17 anni, ed è arrivata a camparci fin quasi ai 40 che scoccano il prossimo anno. Visto che deve arrivare alla pensione, continuerà a lungo, pensa, a far questo mestiere.
Con questo ci campa, ovvero si paga le bollette di casa, si paga i debiti , si mantiene e sopravvive.
Per vivere però Mitia ha bisogno di altro. Ha sempre avuto bisogno di altro.
Di comunicare, essenzialmente. E di raccontare.
Ecco, adesso smetto la terza persona, così fastidiosa. E continuo con la prima... consentitemelo.
Ho sempre scritto. Un volta lo facevo sul diario segreto, poi sulla moleskine, poi sui file salvati in .doc. Poi, un giorno, mi sono accorta di internet e ho aperto un blog su splinder, che non se lo leggeva nessuno, tranne pochissimi, che ci sono ancora oggi. E poi sono passata a blogger e poi...è arrivato friendfeed, grazie ad Andrea Buoso, e la condivisione di parole e contenuti con tanti sconosciuti che oggi, in parte, sconosciuti non sono più. Mi serviva un nome.
Era Remedios poi è virato in Fatacarabina.
Sempre Mitia è alla fine.
Questo volevo dirvi, che Peter Parker a me mi fa una pippa.
E io lo frego, perché se lui non dice di essere l'uomo ragno, io lo dico che sono la Fatacarabina.
Anche se poi in giro, dico, che non voglio nomi, grazie. Non per vergogna, ma perché io ancora oggi mi stupisco, di tutto, e voglio stupirmi tutti i giorni e sentirmi libera di dire e inventare. Di chiedere agli amici di aiutarmi a provare a fare una cosa assieme, o di chiudermi una sera sola in casa a scrivere una storia.
Che le storie son quella cosa che ci unisce a me e a te che mi leggi.
Tutto qua.
La Mitia, ovvero la fata o fatacarabina, fate voi, fa tutti i giorni, spera con onestà, un lavoro. Come tutti.
Nel suo caso, è il giornalismo. Ha cominciato per caso a 17 anni, ed è arrivata a camparci fin quasi ai 40 che scoccano il prossimo anno. Visto che deve arrivare alla pensione, continuerà a lungo, pensa, a far questo mestiere.
Con questo ci campa, ovvero si paga le bollette di casa, si paga i debiti , si mantiene e sopravvive.
Per vivere però Mitia ha bisogno di altro. Ha sempre avuto bisogno di altro.
Di comunicare, essenzialmente. E di raccontare.
Ecco, adesso smetto la terza persona, così fastidiosa. E continuo con la prima... consentitemelo.
Ho sempre scritto. Un volta lo facevo sul diario segreto, poi sulla moleskine, poi sui file salvati in .doc. Poi, un giorno, mi sono accorta di internet e ho aperto un blog su splinder, che non se lo leggeva nessuno, tranne pochissimi, che ci sono ancora oggi. E poi sono passata a blogger e poi...è arrivato friendfeed, grazie ad Andrea Buoso, e la condivisione di parole e contenuti con tanti sconosciuti che oggi, in parte, sconosciuti non sono più. Mi serviva un nome.
Era Remedios poi è virato in Fatacarabina.
Sempre Mitia è alla fine.
Questo volevo dirvi, che Peter Parker a me mi fa una pippa.
E io lo frego, perché se lui non dice di essere l'uomo ragno, io lo dico che sono la Fatacarabina.
Anche se poi in giro, dico, che non voglio nomi, grazie. Non per vergogna, ma perché io ancora oggi mi stupisco, di tutto, e voglio stupirmi tutti i giorni e sentirmi libera di dire e inventare. Di chiedere agli amici di aiutarmi a provare a fare una cosa assieme, o di chiudermi una sera sola in casa a scrivere una storia.
Che le storie son quella cosa che ci unisce a me e a te che mi leggi.
Tutto qua.
anche io persona orribile
allora io oggi mi sono svegliata con la voglia di una sola cosa.
Che questa settimana non posso fare.
La dieta della mia vita, questa settimana, prevede cibi senza sapore eccessivo, acqua , poco zucchero e niente cioccolato fondente. E stavolta mi pesa, perché quando ti abitui al fondente, è difficile pensare di star senza una settimana. Almeno per me che sono notoriamente golosa, e ho i segni sul corpo, della mia golosità. Chi mi conosce sa che sono una curva, mi piaccio così, in media quasi tutti i giorni. Una volta ero molto più rotonda, oggi diciamo che sono ovoidale. Sempre curva sono alla fine.
Da piccola, mi difendevo dalle sgridate di mia madre per le mie quotidiane marachelle, mettendo il muso, facendo spuntare due lacrime ai bordi degli occhi, e con la faccia più pentita possibile, andavo da lei e le dicevo: "Ti perdono".
Adesso che so che per tutta la settimana dovrò solo sognarmelo il fondente e tutto quello che scatena dentro di me, ho aperto il cassetto, ho tirato fuori la stecchetta della cioccolateria artigianale e l'ho aperta. Ne ho preso un quadratino, uno , e l'ho messo in bocca. E mi sono ritrovata con il cervello da tutt'altra parte. Il tempo di sentirlo sciogliere in bocca e sentire tutte le terminazioni del mio corpo reagire assieme.
Una scarica così non puoi non averla, almeno una volta la settimana.
Adesso lo chiamo il dietologo e gli dico: "Ti perdono". Ma senza lacrime, che sono cresciuta, come persona orribile
Che questa settimana non posso fare.
La dieta della mia vita, questa settimana, prevede cibi senza sapore eccessivo, acqua , poco zucchero e niente cioccolato fondente. E stavolta mi pesa, perché quando ti abitui al fondente, è difficile pensare di star senza una settimana. Almeno per me che sono notoriamente golosa, e ho i segni sul corpo, della mia golosità. Chi mi conosce sa che sono una curva, mi piaccio così, in media quasi tutti i giorni. Una volta ero molto più rotonda, oggi diciamo che sono ovoidale. Sempre curva sono alla fine.
Da piccola, mi difendevo dalle sgridate di mia madre per le mie quotidiane marachelle, mettendo il muso, facendo spuntare due lacrime ai bordi degli occhi, e con la faccia più pentita possibile, andavo da lei e le dicevo: "Ti perdono".
Adesso che so che per tutta la settimana dovrò solo sognarmelo il fondente e tutto quello che scatena dentro di me, ho aperto il cassetto, ho tirato fuori la stecchetta della cioccolateria artigianale e l'ho aperta. Ne ho preso un quadratino, uno , e l'ho messo in bocca. E mi sono ritrovata con il cervello da tutt'altra parte. Il tempo di sentirlo sciogliere in bocca e sentire tutte le terminazioni del mio corpo reagire assieme.
Una scarica così non puoi non averla, almeno una volta la settimana.
Adesso lo chiamo il dietologo e gli dico: "Ti perdono". Ma senza lacrime, che sono cresciuta, come persona orribile
sabato 24 ottobre 2009
Not in my bed
"Non nel mio letto". Penso questo quando la religione nel mio paese cerca di dettare comportamenti e condotte della sessualità dei cittadini. Dall'aborto alla scelta del partner.
Dopo questa giornata, penso lo stesso anche della politica.
So che questa mi tirerà addosso qualche buuu di dissenso , ma non importa.
Non credo che la mia opinione su qualcuno cambi a seconda di chi sceglie di portarsi a letto.
Conta invece un principio di fondo. L'onestà.
Se un politico dice il falso, mi arrabbio. Chi si porta a letto, non è motivo per me di incazzatura.
E' invece l'ipocrisia del dover nascondere per passare per una cosidetta "persona per bene" a rendere fastidioso il tutto.
Se un politico è onesto e non pensa solo al suo interesse personale, in termini economici e di potere, ma davvero svolge il ruolo per cui è stato eletto, perché dovrei considerarlo un "poco di buono" se preferisce baciare un uomo o un transgender e non una donna?
In un paese dove se due uomini si baciano oggi scatta il linciaggio, non è facile ammettere i propri gusti sessuali.
Invece dovrebbe essere normale, visto che la sessualità è tra le massime espressioni della nostra personalità.
Dopo questa giornata, penso lo stesso anche della politica.
So che questa mi tirerà addosso qualche buuu di dissenso , ma non importa.
Non credo che la mia opinione su qualcuno cambi a seconda di chi sceglie di portarsi a letto.
Conta invece un principio di fondo. L'onestà.
Se un politico dice il falso, mi arrabbio. Chi si porta a letto, non è motivo per me di incazzatura.
E' invece l'ipocrisia del dover nascondere per passare per una cosidetta "persona per bene" a rendere fastidioso il tutto.
Se un politico è onesto e non pensa solo al suo interesse personale, in termini economici e di potere, ma davvero svolge il ruolo per cui è stato eletto, perché dovrei considerarlo un "poco di buono" se preferisce baciare un uomo o un transgender e non una donna?
In un paese dove se due uomini si baciano oggi scatta il linciaggio, non è facile ammettere i propri gusti sessuali.
Invece dovrebbe essere normale, visto che la sessualità è tra le massime espressioni della nostra personalità.
giovedì 22 ottobre 2009
La strategia
« Fascisti non si diventa, ma si nasce; il fascismo è insito nel DNA »
(Carlo Tassi)
Mi sono fatta una idea, che è tutta strategia. Studiata molto bene e che bene sta funzionando. Così bene che pare tutto normale. Normalissimo.
Parto dalla fine: Facebook e il gruppo per il quale il governo si mobilita chiedendone la chiusura con tanto di annuncio di denuncia a tutti i partecipanti. Riprendo da Repubblica: Maroni parla di "apologia di reato" e di un "problema di cultura". Una strada pericolosa, soprattutto "se passa il concetto che uno può scrivere impunemente queste cose".
Per me questi gruppi sono delle enormi cretinate, lo chiarisco subito, ma non credo neanche che questo sia oggi il problema principale del nostro paese. Temo invece che questo servirà a gettare una luce negativa sul mondo di internet, perché chi lo vive da fuori, è abituato a far due più due. E quindi se Facebook è covo di potenziali istigatori di assassini, lo diventa, agli occhi di chi poco sa e lo sa male, tutta la Rete. E questo è un modo per screditare un luogo, la Rete, appunto, dove c'è, ancora, libertà di pensiero.
Poi c'è il problema dei problemi, il controllo dei mezzi di informazione. Da una parte la Rai, che è terreno di conquista dei partiti da decenni, mica da ieri. Dall'altra le reti della famiglia del premier che arrivano a pedinare, cosa mai vista, un giudice che ha emesso una sentenza contraria al gruppo editoriale di riferimento. E' l'atto conseguente ad una campagna che parte da lontano, e non sarò certo io, nel mio piccolo, a doverla ricordare.
Basta che andiate a rileggere qua e poi ditemi se non ci trovate qualcosa di
familiare.
Poi ci sono i respingimenti degli immigrati, in barba ai diritti sanciti per la tutela di quanti fuggono da guerre e da persecuzioni politiche, in una società che ha un forte bisogno di manovalanza dall'estero. Ma c'è l'ipocrisia della sanatoria per le utili badanti e gli altri, si arrangino.
Ci sono i tentativi ben riusciti di distruggere l'unione sindacale. C'è una opposizione che pare stanca in partenza, si getta al centro a caccia di voti, e trova più facile indossare un paio di calzini che tornare davvero a parlare tra la gente, non alla gente.
Ci sono i tentativi in costante agguato di modificare le leggi sull'aborto. C'è il no alla libera scelta su una morte decente e dignitosa. C'è la legge contro l'omofobia che annega in Parlamento mentre fuori tornano i picchiatori, finalmente sdoganati. C'è la crisi economica, quale condizione migliore, e ci sono famiglie che non ce la fanno a campare con uno stipendio per quattro settimane e vanno dai sacerdoti a chiedere i pacchi di sostentamento assieme a tanti immigrati, ma la solidarietà non è fatto nazionale ma privato.
E se qui, dove abito io, i conflitti non sono esplosi, non sono tanto orba da non vedere che altrove ci sono.
C'è un problema morale della politica, che condannata la prima Repubblica, mi sa che fa peggio.
C'è Prodi che ricordava, mesi fa, come l'Europa stia andando a destra e mica tante risposte decenti le ho sentite...
Nel 1919 nasceva il fascismo in Italia e un signore come Benito Mussolini disse, tra le tante cose, questa frase: « Noi ci permettiamo di essere aristocratici e democratici, conservatori e progressisti, reazionari e rivoluzionari, legalisti e illegalisti, a seconda delle circostanze di tempo, di luogo e di ambiente. »
Ecco, non è una strategia, questa?
(Carlo Tassi)
Mi sono fatta una idea, che è tutta strategia. Studiata molto bene e che bene sta funzionando. Così bene che pare tutto normale. Normalissimo.
Parto dalla fine: Facebook e il gruppo per il quale il governo si mobilita chiedendone la chiusura con tanto di annuncio di denuncia a tutti i partecipanti. Riprendo da Repubblica: Maroni parla di "apologia di reato" e di un "problema di cultura". Una strada pericolosa, soprattutto "se passa il concetto che uno può scrivere impunemente queste cose".
Per me questi gruppi sono delle enormi cretinate, lo chiarisco subito, ma non credo neanche che questo sia oggi il problema principale del nostro paese. Temo invece che questo servirà a gettare una luce negativa sul mondo di internet, perché chi lo vive da fuori, è abituato a far due più due. E quindi se Facebook è covo di potenziali istigatori di assassini, lo diventa, agli occhi di chi poco sa e lo sa male, tutta la Rete. E questo è un modo per screditare un luogo, la Rete, appunto, dove c'è, ancora, libertà di pensiero.
Poi c'è il problema dei problemi, il controllo dei mezzi di informazione. Da una parte la Rai, che è terreno di conquista dei partiti da decenni, mica da ieri. Dall'altra le reti della famiglia del premier che arrivano a pedinare, cosa mai vista, un giudice che ha emesso una sentenza contraria al gruppo editoriale di riferimento. E' l'atto conseguente ad una campagna che parte da lontano, e non sarò certo io, nel mio piccolo, a doverla ricordare.
Basta che andiate a rileggere qua e poi ditemi se non ci trovate qualcosa di
familiare.
Poi ci sono i respingimenti degli immigrati, in barba ai diritti sanciti per la tutela di quanti fuggono da guerre e da persecuzioni politiche, in una società che ha un forte bisogno di manovalanza dall'estero. Ma c'è l'ipocrisia della sanatoria per le utili badanti e gli altri, si arrangino.
Ci sono i tentativi ben riusciti di distruggere l'unione sindacale. C'è una opposizione che pare stanca in partenza, si getta al centro a caccia di voti, e trova più facile indossare un paio di calzini che tornare davvero a parlare tra la gente, non alla gente.
Ci sono i tentativi in costante agguato di modificare le leggi sull'aborto. C'è il no alla libera scelta su una morte decente e dignitosa. C'è la legge contro l'omofobia che annega in Parlamento mentre fuori tornano i picchiatori, finalmente sdoganati. C'è la crisi economica, quale condizione migliore, e ci sono famiglie che non ce la fanno a campare con uno stipendio per quattro settimane e vanno dai sacerdoti a chiedere i pacchi di sostentamento assieme a tanti immigrati, ma la solidarietà non è fatto nazionale ma privato.
E se qui, dove abito io, i conflitti non sono esplosi, non sono tanto orba da non vedere che altrove ci sono.
C'è un problema morale della politica, che condannata la prima Repubblica, mi sa che fa peggio.
C'è Prodi che ricordava, mesi fa, come l'Europa stia andando a destra e mica tante risposte decenti le ho sentite...
Nel 1919 nasceva il fascismo in Italia e un signore come Benito Mussolini disse, tra le tante cose, questa frase: « Noi ci permettiamo di essere aristocratici e democratici, conservatori e progressisti, reazionari e rivoluzionari, legalisti e illegalisti, a seconda delle circostanze di tempo, di luogo e di ambiente. »
Ecco, non è una strategia, questa?
Russamenti ( e siam a 500)
Pensando a certa gente che dorme benissimo, mi sono messa a pensare al fatto che io quando dormo con qualcuno scopro irrimediabilmente che russo. Come dice qualcuno ben più intelligente di me, quando si è da soli, questa scoperta non la si fa mai e si dorme benissimo.
E dopo che lo hai scoperto, la cosa è di un imbarazzante tale, che cerco di non dormire , se posso, e se proprio mi capita di dormire della grossa (e qualcuno dopo il Gazzo camp lo sa bene) poi mi vergogno, al punto che penso che a me non mi sposerà mai nessuno proprio per quel motivo.
E io che volevo per me un destino da sax contralto, finirò con l'invecchiare come un trombone zitello.
E dopo che lo hai scoperto, la cosa è di un imbarazzante tale, che cerco di non dormire , se posso, e se proprio mi capita di dormire della grossa (e qualcuno dopo il Gazzo camp lo sa bene) poi mi vergogno, al punto che penso che a me non mi sposerà mai nessuno proprio per quel motivo.
E io che volevo per me un destino da sax contralto, finirò con l'invecchiare come un trombone zitello.
Dormi
Io non so come fai a dormire così, con il sorriso sulle labbra, la faccia che si rilassa man mano che passano i minuti e si trasforma in un qualcosa che non so dire. Tu dormi e io no, io dormicchio, io mi muovo, io quando sono ad un passo dall'abbandonarmi completamente, mi sveglio un attimo, perché non ci credo che al mio fianco c'è qualcuno che dorme così, con il sorriso sulle labbra. Che pensavo che un sonno sorridente fosse il massimo e poi ti guardo e non so manco dirlo quanto bello è vederti dormire. E poi, nella penombra, mi vergogno di spiarti e mi giro, dandoti le spalle, e cerco un sonno tutto mio, sereno al par tuo. Ma poi, tu sposti il braccio, cerchi una nuova posizione e io che tradita dall'abbandono, pensavo di esser sola, rinvengo e mi giro e ti rivedo, con quella bocca che mi sorride e resto estasiata nel veder quanta pace hai dentro. Tu.
martedì 20 ottobre 2009
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