Fatacarabina

Fatacarabina

sabato 30 maggio 2009

Dalla Russia con furore

Ebbene sì, per lavoro mi sono ritrovata in questa situazione ieri. E mi han visto, non sono come, in Russia, visto che una amica ha chiamato per chiedere cosa ci facevo vicino a lui.
La risposta? Lavoravo, come sempre




(un grazie a Lorenzo Porcile, per lo scatto allucinato)

Drammi

I ghiaccioli sono finiti e io non ho tempo di andar a ricomprarli e mi servono per pensare...Senza, come faccio?
Me tapina

giovedì 28 maggio 2009

Ho spento la tv

Mi arriva una mail. "Guardalo, potrebbe interessarti" mi dice la Exploradora e io ci vado a vederlo, il documentario Il corpo delle donne.
E ci rifletto, sono tre giorni che ci rifletto.
Sono settimane che non guardo la tv, c'ho la nausea. Vedo il documentario e sono d'accordo. La tv ci offre una immagine della donna che non corrisponde affatto ai bisogni e ai desideri reali delle donne. La questione è seria, i temi in discussione sono tanti, io provo a lasciare qui alcune riflessioni. Non sono una sociologa, una psicologa, io.

Gli attuali canoni di bellezza sembrano imporci il ruolo di stuzzicatrici delle pulsioni sessuali maschili. Come se la bellezza fosse solo l'essere provocanti. E non trovasse posto la bellezza, invece, delle nostre capacità, della nostra intelligenza, del nostro essere persone che contribuiscono con i loro atti e i loro pensieri al miglioramento della società in cui viviamo.
Se sei donna sembra ci siano due sole strade per emergere. Essere bella e sexy oppure essere simile ad un uomo nella scalata alla carriera. Non sembrano esserci altre strade. Non sembra.
Una cosa che ho sempre invidiato agli uomini è la loro capacità di essere sexy, senza necessariamente essere belli. Posso dire che è lo stesso per noi donne? No, siamo noi per prime a criticare i nostri corpi, fino allo sfinimento, se non rispondono ai canoni estetici che la moda, la televisione, lo show biz ci impongono.
Al punto che rischiamo di metter da parte la bellezza del contenuto, solo per ricercare la bellezza del contenitore. L'ho fatto anche io, scrivere questo post non mi assolve.

Ci pialliamo il cervello, nella speranza di piallare fianchi e tette. Ci gonfiamo le labbra e il seno come canotti. Abbiamo crisi fortissime di identità davanti alla nostra cellulite.
Lo stare bene e in salute, con tutto questo, non c'entra assolutamente nulla.
Ho provato magliette in cui neanche a dieci anni ci entravo e mi sono ritrovata a sentirmi inadeguata perché ho un fisico troppo grande per entrarci.
Poi vedo madri di quindicenni che si vestono come sedicenni.
Mia madre quando sono nata io aveva già i capelli bianchi, e aveva 30 anni...
Ecco. Questa rincorsa ad essere sexy a tutti i costi non è solo l'immagine che emerge dalla tv. Non basta, spegnere lo schermo, per cancellarla.
Fuori ci sono donne bellissime, impegnate, intelligenti, che sperimentano. Ma non emergono, cioè non assumono il ruolo di modelli positivi, sono piuttosto delle bellissime mosche bianche. Il problema non è il modello che ci viene imposto, subdolamente, da tv e giornali. Il problema è dentro di noi.
Cosa è bellezza per noi donne? Cosa troviamo sexy ed eccitante, non per i nostri uomini o per la platea dei possibili uomini che vorremmo avere, ma per noi stesse?
Il problema è che i nostri desideri, il più delle volte restano nascosti.
O vengono cancellati.

Dalla bellezza sembra conseguire la nostra capacità o meno, di ambire ad un ruolo di potere.
E se siamo arrivati alle veline che si candidano alle Elezioni Europee, siamo proprio al culmine del problema.
Anna Magnani considerava un valore aggiunto le sue rughe, oggi una come la presidente della Confindustria non batte ciglio, anzi sorride, se la liquidano con un "sembra una velina".
Velina uguale bella, uguale desiderabile uguale scopabile uguale socialmente accettata uguale persona che ha un ruolo uguale donna.
E' questo l'unico modello femminile possibile?
No.
Io continuo a rifletterci su.

Dopo aver visto il documentario è successo che sono capitata qui e l'immagine che ho visto mi ha colpito. Ecco, quella bionda è senza corpo ed è bellissima.
Oggi come oggi, una immagine come questa è potente, almeno io la vedo così, perché mi dice che la bellezza esce fuori solo se lo cancelli, il corpo.

mercoledì 27 maggio 2009

Sindrome piemontese

Allora, ascoltatemi. Mai dire agli amici, i migliori, quelli per la pelle, che hai per le mani un bel libro di poesie. Di quelle che ti scartavetrano l'ego con il sorriso. Che prima ti perculano, e poi tu che hai uno stile e un'anima, vai e prendi il libro e leggi. E loro fan finta di non ascoltarti, che già sanno che a Torino ti sei divertita, e sei tornata con il sorriso delle grandi occasioni . Invece, loro, ti ascoltano. Fan finta di nulla, perché la poesia, dicono, è una palla. Ma intanto ti ascoltano e al momento dei saluti, ti baciano sul collo e ti dicono che ti vogliono bene, e se ne vanno con la copia di
Motosega, perché, dicon loro, non si sa mai che serva.
E tu li saluti, col sorriso, ma quando la porta si chiude, porconi, perchè senza motosega, che casa è!!

martedì 26 maggio 2009

Pensiero deviato

E' un pochino di tempo che ho dei desideri, diciamo, anche materiali. Voglio una moto, nera. Un kimono nuovo, di seta, stavolta , non di cotone. Voglio coronare quel sogno della libreria , che ho sempre dentro il cassetto e che adesso per colpa di Lei e del suo incredibile entusiasmo, dal cassetto è uscito da solo. Voglio che nella banda ci sia la Gigia, per mescere non solo libri, ma pure vinelli e cibi buoni.
Voglio una casa con il giardino e voglio un cane.
Voglio minuti lenti, voglio lavorare di meno. Voglio scrivere di più le mie storie, voglio scriverle bene, voglio esser sempre felice, scrivendo, perché sono altrove mentre lo faccio.

Mamma mia, quanti voglio. Troppi? Non lo so, certo sono tanti.
Da una parte per realizzarli servono soldi, dall'altra talento.

Insomma, sono fottuta. E manco me la godo.

lunedì 25 maggio 2009

Avvertenze per l'uso

A certi uomini dovrebbero dire di girare con il cartello, una cosa del tipo "Attenzione, caduta massi". da quanto son pallosi.
Ma capita anche di trovare esseri incredibili che dovrebbero essere segnalati con un "Attenzione, banchina cedevole per abbracci intriganti in manovra".
Tanto tempo fa ho conosciuto un ragazzo che quando ti bacia, ti proietta a piè pari in uno scenario romanticissimo da film francese. E tu vorresti anche il terzo e quarto tempo. Senza intervallo.
In questi giorni mi è capitato di inciampare in un uomo che quando ti sfiora con le mani, invece, ti trasforma immediatamente nel cavallo goloso a caccia di caramelle. Basta che posi le sue mani calde sulle tue, e sei fregata.Ci ho messo ore a riavermi dalla sensazione fantastica di quel calore vellutato. Sono onesta, l'effetto dura ancora.
Mi è successa una cosa analoga con un ragazzo che abbraccia come un letto a due piazze, e ha la pelle che sa di bucato fresco, come se non fossimo affatto sotto una cappa di afa, ma in Francia, in una giornata di primavera con le finestre che guardano su un campo di lavanda. Son doti, eh, queste. Doti notevoli, che diventano doti grandiose se i portatori non si accorgono del potere che hanno, e usano labbra, braccia o mani come noi comuni mortali, incoscienti dell'effetto che fanno.
Se sapessero di quelle doti, temo , si trasformerebbero in calcoli e trucchi. Non sapendolo, invece, rimangono in un certo qual modo puri.
Dico che dovrebbero girare con il cartello sulla schiena (così loro non lo vedono e non sanno), questi esseri splendidi, solo per metterti in guardia, che se vuoi la carezza, il bacio o l'abbraccio, almeno sai quel che rischi.

"Attenzione, caduta carezze".
Magari un minimo ti prepari, così poi non passi la notte in bianco a pensar come sia possibile aver mani così morbide, che la morbidezza oggi è quasi un'arma letale, specie se non te l'aspetti. Poi, mentre sto qui a scrivere, mi viene da cancellar tutto. No, il cartello, mica va bene. Perché, per esempio ad una come me, piacciono le sorprese.
E scoprire simili doti nascoste, e così tanta morbidezza, beh, è una di quelle sorprese a cui personalmente non vorrei rinunciare anche se poi resto intontita ore a pensare a queste botte di fortuna galattiche, che le vorrei pure io o che semplicemente tiran fuori il lato goloso di me.
No, niente cartelli, niente roba strillata.
Meglio un bugiardino, cucito nel risvolto interno dei pantaloni o, ancora meglio, un codice a barre tatuato sulla nuca.
Avvertenze per l'uso, per dare un nome al sintomo e tranquillizzarsi alla lettura delle controindicazioni.

"Questa carezza produce un aumento del battito cardiaco, salivazione eccessiva, rossore dell'epitelio e in casi documentati, il bisogno di un rum invecchiato".

Ma poi, continuo a pensare mentre scrivo, tutti saprebbero prima da chi andare per cercare emozioni indimenticabili, e allora, cambio di nuovo idea. No, neanche questo va bene.
Perché l'emozione non è cosa da richiesta a comando.
No, alla fine il cartello dovremmo averlo noi, non loro, questi portatori sani di emozioni vanno lasciati liberi di vagare, a nostra insaputa. Quelli da segnalare siamo noi.

"Attenzione, movimentazione di esseri comuni".

domenica 24 maggio 2009

Sunday morning

Domenica mattina, il sole mi sveglia e io gli sorrido. Fuori gli uccellini mi cantano una allegra canzone di buongiorno. La radio trasmette musica classica, ci sta un Mozart, eccome se ci sta. Il caffè è pronto, attorno a me quiete. Un risveglio perfetto,giro per casa così come sono, in mutande, e va bene. Tanto lo faccio sempre, ma oggi è domenica, c'è il sole, ci sono gli uccellini e il caffè.
Poi l'occhio cade sulla gamba...
( Adesso immaginatevi un vecchio giradischi, la puntina che all'improvviso scivola sul vinile...Ve lo ricordate il rumore?)

Cartavetrata, fastidio, rumori eccessivi.

Se domani l'estetista non mi riceve, la trasformazione in Tasmanian sarà completa.
E tutta questa quiete sarà un ricordo.
Buongiorno.

sabato 23 maggio 2009

Pubbari /3 - il bene e il male

A metter le etichette alle persone, bisogna star attenti. Non si può, non si deve giudicare al primo sguardo, all'abito, all'atteggiamento vocale. Non conta neanche la capacità di metter bene assieme le frasi. Ci sono cattivi che si nascondono dietro ad abiti, frasi, atteggiamenti che ti mettono a tuo agio. E ci sono buoni che invece ti appaiono sotto le spoglie di esseri grevi, ruvidi, fastidiosi, negativi anche nel vestire.
Prendi il Gino, un enorme armadio a quattro ante, che ho visto qualche sera fa.
Un omone che solo a guardagli le mani ti mette paura, perché sei là che lo fissi e fai il conto di quante piroette potresti fare su te stesso se il Gino ti tirasse uno schiaffone.
Beh, il Gino l'altra sera era su di giri e si sa che un armadio su di giri diventa una bomba H. E lo guardi mentre gesticola con le manone che vanno a destra e sinistra e ti aspetti che se la prenda con qualcuno da un momento all'altro. Tutti ridono per tenerlo buono, che non si sa mai che volino schiaffi.
E poi entra nel bar Amir con il suo mazzo di rose e il sorriso prestampato da bravo ragazzo bengalese. Con un Gino fai cinque Amir, stai lì a calcolare le proporzioni, mentre il bengalese avanza per vendere le sue rose e proprio da chi si ferma? Dal Gino, che sbuffa, comincia a canzonarlo, lo prende in giro con battute che potrebbero apparire se non razziste ma comunque di disprezzo.
Con un Gino fai 35 mazzi di rose di Amir.
Scende il silenzio attorno, perché Gino prende in giro Amir, lo canzona parlandogli come si parlerebbe ad un bambino che non sa l'italiano. Amir regge lo sguardo, sorride al gigante, lo fissa con le sue rose rosa in mano. Non molla, forte il piccoletto.
Poi Gino mette le mani in tasca...Oddio, tutti pensano quel che penso io.
Che adesso tira fuori la tessera della Lega o peggio un qualche oggetto pericoloso e poi gli molla un ceffone sonoro su quella faccia dal sorriso, beh, diciamolo, anche un pochino tendente all'ebete.
No, Gino tira fuori il portafoglio, prende venti euro e si compra tutte le rose.
Gino sorride, Amir sorride.
"Oi senti, marochin, cossa ti bevi?", dice poi al venditore di rose.
"Vaffanculo, sarai te marochin. Io bengalese. Una birra piccola", risponde Amir.
Ecco, quei due con la cattiveria avevan poco a che fare

venerdì 22 maggio 2009

C'ho le fisse

Io sono una persona che parla con tutti, che non ha difficoltà a confrontarsi con le persone, ma sono anche una che ha le sue fisse. C'ho le fisse.
Per me ci sono valori che pesano. E così faccio davvero fatica a ritenere amici...
- Chi non legge libri
- Chi mangia solo insalata e cibi rigorosamente privi di calorie
- Chi si dimentica sempre di chiedermi come sto
- Quanti non usano manciate di ironia per prendermi in giro
- Gli astemi, di cui non mi fido
- Gli integralisti cattolici, che mi annoiano
- Le donne che odiano gli uomini
- Gli uomini che odiano le donne
- Chi si scandalizza per una indianata a Non t'arrabbiare
- Chi non apprezza una partita a briscola alle due di mattina
E di fondo
- Chi non mi ritiene l'essere più megafantastico e simpatico apparso sul pianeta dopo scimmie e zebù.

giovedì 21 maggio 2009

Lo dico qui

Lo devo dire, prendetela come volete.
Da quando ho deciso di mettere qui i miei racconti, colta dalla sindrome narcisista di non tener chiuso quel cassetto, io arrossisco facilmente. Se mi arriva un complimento arrossisco e penso sempre che l'interlocutore abbia sbagliato persona e parli in realtà di qualcun altro.
Ecco, l'altra sera, oltre che arrossire, ho avuto problemi di respirazione perché la birra mi è andata di traverso, quando un amico che non vedevo da settimane è entrato nel bar degli amici, i pubbari, e quando mi sono girata per baciarlo mi ha guardato fisso e mi ha chiesto come faccio a scrivere certe cose e che aveva letto tutto, proprio tutto. Io sono diventata un gamberone sbollentato. E la birra mi è andata di traverso.
Secondo me, aveva sbagliato persona.
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