Fatacarabina

Fatacarabina

giovedì 3 febbraio 2011

Palla a spicchi

Oramai sono più di quattro mesi che ogni mercoledì sera, io prendo e vado a giocare a basket. Ci si allena, poi si fa una partitella o un tre contro tre o un due contro due o un uno contro uno. Si gioca. Corsa, stretching, entrate, palleggi sempre, occhio al passi, dai e vai, passa qua, difendi, entra, occhio alla sfonda. Insomma si gioca. Tra donne, che di anni ne hanno dai 40 in sù. Beh certo si suda, si corre, si cade. Io ho già rischiato di lasciarci un ginocchio e un incisivo. L'occhiale si è imberlato sotto canestro. Capita.
Ma vi posso assicurare che non ho mai sudato e riso  così tanto come in questi mercoledì sera in palestra.
Ce lo siamo anche dette ieri sera, durante il tre contro tre, che ridiamo un sacco. La Lella ha dato la giusta spiegazione: è notorio che fa benissimo per gli addominali. Non serve dire altro...

Ah: abbiamo deciso il colore delle maglie, viola giallo se si può o bianco e rosso. 
E pure il nome: le leone. 


martedì 1 febbraio 2011

Per fini solutori

Quasi quasi se faccio un figlio, non lo chiamo Emilio, ma Emiliano Giorgio Baruch

Mille e non più mille

Ho sentito su "Un giorno da pecora" dire che domani sono mille giorni di governo B.
Ho sentito sul tg di Raitre che la disoccupazione giovanile in Italia mai ha toccato questi livelli dal 2004 ad oggi, siamo al 29 per cento.
Un ragazzo su tre non trova lavoro.
Facciamogli far cifra tonda, domani, e poi basta...Grazie

lunedì 31 gennaio 2011

Attorno a re Mida

Eh, ho una cosa dentro, un fastidio, che va su e giù dalla gola all'esofago e insomma c'ho un pochino le balle (figurative) che mi girano, perché in tutta questa storia nazional-popolare di lui che fa i festini e ci invita le ragazzine che magari saran laureate,  ma pensano che andar da lui e farlo tocchignare un attimo o ore ( se è vero, perché vorrei un processo che la legge è uguale per tutti, per cui se ti accusano di un reato te vai davanti al giudice e ti difendi, e non perché hai soldi e la telecamera col gobbo, eviti.. no)  appunto dicevo, loro si fan tocchignare e come il re Mida,  la merda diventa oro, e la vita è tutta facile , è tutta successo, non c'è fatica...

Ecco io un fastidio l'ho provato. Che io son una di quelle che su facebook la fotina di Virginia Woolf l'ha messa, che mi piaceva far pensare qualcuno o qualcuna non tanto al bunga bunga, ma a chi cavolo è questa che con la faccia in bianco e nero. E magari se lo scoprono, mi pensavo,  si dicevano quelli,  'spetta che vado a leggere che ha scritto.  E si mettono a leggere le onde.
Ma il fastidio mica mi è passato perché metter una fotina per un pochino non mi rende mica brava, bisogna andarci a parlar tra donne, in questi giorni, e andar anche tra quelle che firmano per le dimissioni del re Mida, e da me, nella mia città in tre ore hanno firmato quasi in seicento, arrotondo per facilitare, e vi dico che  fanno quasi tre al minuto.
E c'erano donne coi cartelli che dicevano che non erano carne fresca a disposizione del re e altre che al microfono dicevano il nome e cognome e che loro avevano una dignità, e io concordo, che ce l'abbiamo tutte una dignità, ma poi si parlava e c'era qualcuna che diceva che noi, noi ecco, e quello mi ha infastidito, siamo per bene e le altre per male.
E a me è venuto il dubbio che il problema non sta tanto nel chi siamo. In questo casin c'è chi  ha dimenticato che qui si parla di reati, presunti, da dimostrare certo, e non di come ci piace fare sesso e con chi.
E mi son girate un pochino le palle perché quelle toccate dal re Mida, quelle con l'encefalogramma svelto che pensano che il corpo è un salvadanaio, infastidiscono, certo, ma ci sono amiche che le sostengono e genitori che le spingono, proprio come durante il fascismo c'erano quelli che esser fascisti non sapevano manco che significava ma lo erano diventati e magari, dicevano anche lì i genitori e gli amici, quattro soldi entrano in casa.
E la risposta non sta nel dire che siamo meglio, noi,  madri, lavoratrici e professioniste puntandola sul sesso. Perché domani toccherà a quelle che un uomo fisso non ce l'hanno e manco dei figli, sentirsi dire che non sono mica per bene...
Io non la do mica per soldi, la do per allegria. E allora? Dove sta il problema?
Ci han sporcato il sesso, che è una cosa bella perché sporca.
Lo hanno detto altre meglio di me.

Come fa sesso re Mida non è il problema. E neanche come piace a quelle che vanno a casa sua. Il problema è il capire se costui, che ci governa e non dovrebbe esser ricattabile, per prima cosa, ha commesso dei reati, come la concussione. Lo sapremo? Spero.

Se noi, donne, come gli uomini, paro paro, partecipiamo al Pil nazionale con le nostre idee e le nostre capacità, contribuiamo al pagamento dei contributi _ quelli che magari ci daranno una pensione _  non evadiamo le tasse e magari una cena siamo capaci di offrirla noi, siamo per bene.

Per il resto, c'è un amaro.

domenica 30 gennaio 2011

De rerum

L'amicizia, non c'è niente da fare, presuppone che ci sia una incostante attività pratica. Quella del parlarsi, anzitutto, ma anche quella del pensarsi. Perché incostante? Perché noi lo siamo incostanti, è nella nostra natura.
A me capita che sto facendo cose anche impegnative e di colpo mi chiedo: " E tizio, come sta?". E allora o telefono o mando un sms o scrivo una mail o vado a bussare, appena posso, a quella porta. E la cosa bella è che spesso quando agisco poi scopro che anche l'amica o l'amico per il quale mi sono messa in movimento, stava pensando di fare o dire la stessa cosa. Magari con una azione diversa. E se non l'ha fatto per primo è per incostanza, e quindi è normale, o perché attendeva il momento giusto. Ed è normale pure quello.
Ecco io capisco che c'è l'amicizia dalle azioni, dai movimenti, che sono spinta a fare dalla voglia di stare con quella persona. E sento che dall'altra parte c'è rispondenza proprio dalle azioni che vengono messe in campo per sapere che  io, in un punto di questo universo, ci sono e sto realizzando qualcosa.
Non faccio la conta delle azioni. Non sto lì neanche a pormi il pensiero che l'azione abbia un valore, che ne so economico o morale. Il valore c'è ma utilizza una moneta diversa.

Conta quella sensazione di movimento che questo pensiero in me o nell'altro o altra produce. Il valore sta tutto, se devo usare questo termine per farmi capire,  in quel rumorino, a volte impercettibile, di voglia di fare. Anche solo una telefonata. E' come quando sei in terrazza la mattina presto e vedi all'improvviso le corde dello stendipanni che si muovono e allora guardi meglio e lì c'è un passerotto. Che ti guarda, tranquillo, e  resta finché ha voglia. Poi spicca il volo. Ecco una cosa così.

venerdì 28 gennaio 2011

Ticchetetacchete

Io scrivo. Son sempre che faccio ticchetetacchete. Se devo descrivere la mia azione principale, nel corso della giornata, quella è lo scrivere. Mi pagano per farlo e lo faccio perché mi piace anche nel mio tempo libero. Per questo non posso nascondere che sono una persona fortunata.
A volte sento il peso dell'eccesso di parole inutili; altre volte sento quella sensazione, fastidiosa, di non saper spiegare quel che vedo e sento, ma poi, per fortuna, passa tutto. E scrivo. Ci sono volte che scrivo una storiella e boh mi pare che ci sia l'eco attorno. Ma io continuo. Lo faccio perché sento che le mie giornate non sono mai uguali, alla fine. Non mi annoio, se scrivo e racconto. E mi pare che sia già tanto. Però a pensarci bene a me una penna non l'hanno regalata mai...

giovedì 27 gennaio 2011

Succede

Sì capita. Che stai così bene che ogni parola con cui cerchi di descrivere questa condizione pare insufficiente e incapace di spiegare. E allora la scarti e stai in silenzio.
Magari le parole prima o poi arriveranno, o forse no.

martedì 25 gennaio 2011

Noi

Mio nipote, il piccolo, son giorni che ha un dubbio. E' venuto a casa mia con suo nonno, mio padre, e ha visto Arturo nel letto con la copertina rimboccata fin sotto il mento. Si era spostato di lato, l'Arturo, che a lui piace così, e mio nipote lo ha sistemato, così stava meglio. E me l'ha detto dopo: sai, zia, ti ho sistemato l'orso.
Poi gli è venuto il dubbio. E se l'è tenuto dentro per giorni. Poi ieri che ci siamo incrociati, mi ha chiesto se mi poteva parlare un attimo, io e lui, in disparte. E me lo ha chiesto.
Zia, ma l'orso che hai te, l'Arturo, è quello che ti abbiamo regalato noi?. E io gli ho risposto di sì. Ma il dubbio c'era ancora, tutto, bello grosso. Lo sentivo che ondeggiava qua e là tra i suoi ricci.
Ma senti zia, te che hai 50 anni che ci fai  con un orso?. L'ha detto, così.
Tralascio la prima parte della risposta, tutta tesa a ribadire, che ok che ci scherziamo su,  ma darmi dieci anni di più non è carino e che agli adulti si porta rispetto, bla bla bla, io con l'orso ci vivo, gli ho risposto. Ma è un pupazzo e te sei grande, mi ha ribadito.
Lo so, ma  io con lui ci parlo - gli ho risposto - Non è solo un pupazzo, è un amico che mi fa compagnia, specie nei sogni. E se c'è lui, ho meno paura.
Allora lui mi ha guardato con quella faccia che ha lui, ma che ho anche io, in certi momenti, e ci siamo abbracciati stretti sul letto di casa dei miei. E lui si è messo a spiegarmi che anche lui ha paura a volte e che forse ad averci un orso polare accanto, quando si è soli nel sonno, non è male, che noi bambini siamo così.
Ha detto proprio così: noi bambini.


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